C’è un dirigibile marrone…

L'impasto dello sformato, che poi avrebbero dovuto essere polpette ma non c'avevo voglia, e poiché mi sono scordata di fotografarlo prima di mangiarmelo non lo metterò sul blog delle Pancine Satolle :(

L’impasto dello sformato, che poi avrebbero dovuto essere polpette ma non c’avevo voglia, e poiché mi sono scordata di fotografarlo prima di mangiarmelo non lo metterò sul blog delle Pancine Satolle 🙁

Alla fine ho deciso che ricomprare tutti i vestiti poteva non essere conveniente, così l’ho fatto. Mi so’ messa a dieta davvero.
Arrivata ai nient’affatto onorevoli 77 chili della fungia mi sono finalmente decisa.
E ora patisco come un cinghiale da soma (provate a far trasportare un ballino di cemento a uno di questi augusti et onorati animali e poi me lo ridite).

Ma lasciate che io condivida con l’universo le mie pene… considerando l’attrazione che il mangiar luculliano esercita su di me, è evidente che poche non sono. E infatti.

Che poi tipo otto anni fa veleggiavo intorno ai 57 chili e stavo una favola con me stessa, con il mio guardaroba, con la mia pancetta, con le mie coscione sempre cicciottelle ma che non strusciavano odiosamente l’una sull’altra provocandomi dermatiti e irritazioni, con i miei piattoni di frutta a gogò, con la mia modesta avversione per il pane, con i miei polpacci da terzino sinistro che mai sono riuscita ad infilare in un paio di stivali senza lacci. Mica ero una silfide, però non avevo il fiatone dopo due scalini, non mi stringevano tutte le maniche delle magliette, non mi sentivo un insaccato, etc etc. Vero è che i capi di vestiario sembrano ormai concepiti in modo da non adattarsi in nessun caso alla tua figura a meno che tu non abbia la consistenza e la linea di una forassite, però almeno la roba che ti stava prima potrebbe starti ancora bene addosso e invece nisba.

Insomma D I E T A.
Dopo aver parlato con care amiche e amici, costretto il mio paziente (e cicciotto) compare ad ampliare la sua cultura medica anche all’arte (ché di arte si tratta, del resto sembra che nessuno sia mai d’accordo con l’altro) della nutrizione e riesumato gli sforzi fatti a suo tempo dalla mia dietologa, io e il Frank abbiamo approntato un programma ad hoc che dovrebbe rimetterci in carreggiata, o quanto meno indirizzarci sulla giusta via.
Premetto che se non lo facessimo entrambi e non ci sostenessimo a vicenda niente di tutto questo sarebbe possibile.
Manco lontanamente.
Quindi, per cominciare, grazie Frankino.

Comunque, prima settimana, anzi, primi cinque giorni e mezzo: proteine a gogò, con l’ausilio di crusca e poco più. E BASTA. A volontà, si potrebbe dire, ma non avrei mai pensato di poter dire che il pesce potesse stuccarmi. Mi sento la bocca sempre impastata, e non importa quante tisane o orzi ci beva dietro. La carne poi… avendo disimparato a mangiarla per amor dei miei calcoli, mangiarne così tanta e da sola mi dà la nausea al pensiero. I latticini non mi piacciono quindi alé. In nessun caso potrei campare così più dei cinque giorni stabiliti. Ma il Frank dice che possiamo farcela, ergo ce la faremo. E che la debolezza e i giramenti di testa all’inizio sono all’ordine del gioco. Stai cambiando dieta, cretina, rilassati e fatte ‘na tisanina. Come mantra poteva essere peggio.

Ma seddiovole poi c’è la seconda settimana! L’attendo come una manna dal cielo… VERDURA, finalmente, da abbinare a ciccia e pesce. Giuro che sabato mentre sono in viaggio per l’Amiata (verso Casone! Verso le amichette!) mangio un cestello di carote crude. Scondite. Finché non mi scappano dalle narici.

E poi? E poi pacchia. La dieta che mi avevano dato a suo tempo è abbastanza facile, variegatissima, c’è tutto quel che mi serve e anche di più, ovviamente senza esagerare. E c’è la verdura a volontà a tutte le ore. E tanta frutta, anche se non in quantità industriali come quando andavo in bici tutti i giorni.

Già, la bici! Come ho fatto a starne lontana così tanto tempo? Come? COME?
Sabato, miracolo, non ha piovuto e quindi sono partita da sola per un giretto tranquillo, con giusto un paio di salite inevitabili. Ho smesso perché mi faceva male il sedere, ma un’ora e mezza l’ho più o meno sfangata, con calma e senza fretta. Bello, però, smettere per via delle chiappe gonfie e non per il dolore lancinante alle gambe. Consolante.
Meno consolanti le risatine e le occhiate degli altri ciclisti supergonfi o di automobilisti e corridori anzianotti. Non sai mai se sono di sostegno (Oh, guarda qua che brava, pur con l’attrezzatura un po’ fai da te, guarda che eroina che è quella simpatica ragazza paffuta, su una bici da uomo addirittura! Guardala, mangia una pera per reintegrare un po’ di zuccheri, questo è il modo sano per approcciarsi alla nobile arte delle due ruote! Salutiamola con un sorriso di sincero rispetto e incoraggiamento cameratesco!) o di commiserazione pura (Ma guarda te sta grassone sfatta co’ la mountain ike del su’ babbo, spera di buttar giù qualche grammo strafogandosi di insalubre frutta a ogni chilometro! Non sarà mai come noi professionisti del cerchione, guarda che fisichini che abbiamo, manco un filo de grasso!! Sorpassiamola a duecentochilometriorari in salita per umiliarla definitivamente!). 
Nel dubbio, tendo ad odiare tutti.

Insomma ce la posso fare. Vado a farmi una tisanina. Cretina.

4 Responses to “C’è un dirigibile marrone…

  • Ciofo
    7 anni ago

    Ce la devi fare.

    Quindi faccela.

    E ovviamente FALLO!!! B-) (perche’ i ditini su esYgono)

    Non vedo l’ora di rivedervi come eravate nelle foto di qualche annetto fa, e non vedete l’ora nemmeno voi, e’ un ordine!!

  • Come ti capisco, sorella… Ho i tuoi medesimi problemi e una storia molto simile…

  • @ciofo: FALLO! e anche tu potrai esserne MEMBRO! (fa sempre ridere, è inutile)

    @Idabeth: Soffriamo insieme da buone consorelle di malasorte!

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