2015? Vaffanculo.

24 anni. Ieri c’era. Ora non più.
Non la conoscevo nemmeno così bene. Me l’ha presentata cinque anni fa una mia carissima amica in quel marasma che era Lucca Comics, l’ho rivista un anno dopo vestita da Tardis, l’ho seguita su Facebook condividendo di tanto intanto commenti su serie tv che apprezzavamo entrambe.
Leggere i suoi status mi strappava sempre un sorriso, sapere che si era laureata dopo mesi di capo basso mi aveva fatto molto piacere, ammirare le sue creazioni e sentirla parlare dei suoi futuri progetti era sempre piacevole.
Non so cosa le sia successo. A 24 anni cosa ti può succedere, checcazzo? Un incidente? Una malattia genetica latente? Un fottuto infarto?

Ci sono stati dei lutti in questi ultimi mesi, ma di persone che non stavano molto bene. Persone anche più vicine alla famiglia. E mi è dispiaciuto moltissimo, davvero.
Ma ci sono morti che un pochino puoi spiegarti, un pochino riesci a contestualizzare in mezzo alla malattia, l’età, qualunque cosa.
E lei, invece?
Non riesco a smettere di piangere pensando a tutti quei vestiti che lei voleva realizzare che nessuno cucirà mai. Alle serie che avrebbero fatto impennare le sue ovaie e che non vedrà mai. A queste cazzate, perché la vita è fatta di cazzate dopotutto, che la identificavano come viva e reale e di cui lei non scriverà mai più su Facebook né da nessun’altra parte.
Non la incontrerò mai più a Lucca come cinque anni fa.
Eppure aveva 24 anni. Meno di me. Statisticamente c’erano miliardi di persone a dover morire prima di lei, io compresa. E di certo non ci pensava, a morire proprio adesso.
Non esiste nessun perché. Nessuna giustificazione. E’ successo e basta.
Nessun disegno divino può giustificare la morte di una ragazza di 24 anni, che non faceva altro che vivere al meglio la sua vita come se avesse ancora un mucchio di cose da fare.

Siamo proprio dei fragili idioti.
Non c’è niente che si possa fare, a parte far finta che va tutto bene così, che è il ciclo naturale delle cose o che c’è sicuramente un buon motivo da qualche parte per il quale la gente muore giovane, aspetta che lo cerco, o beh, da qualche parte c’è sicuramente.
Siamo costretti a far scivolare in un cassetto in fondo al nostro armadio la consapevolezza che un giorno ci sei e il giorno dopo BAM!, altrimenti impazziremmo. E’ un rumore di fondo che si cerca di non ascoltare mai, ma c’è. Alcuni lo accettano, altri lo ignorano il più possibile. A me fa paura, mi terrorizza talmente tanto che a volte mi attacca nel dormiveglia, quando non ho modo di difendermi, e mi si mozza il respiro.

Ma tutto questo non c’entra nulla.
L’unica cosa importante è che lei non c’è più e non serve a nessuno disperarsi, tanto le lacrime non la riporteranno indietro, né le daranno conforto. Nessuno può darle conforto. Il conforto serve a noi.

Proverò a ricordarmela sempre così.
4068145413_998ef1cf55_o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.