Anatomia di un’estate

E’ stata un’estate strana, bisogna dirlo. E’ anche difficile raccontarla tutta. Ci proverò con delle foto casuali. Un bel post lungo, eh? Magari avessi voglia e tempo di scriverne di più, sì, ma rapidi e indolore… e invece, tanto questo è un diario, no? Chi ca$$o li legge più, i blogghi personali, se non i loro autori e giù di lì? No, si fa per dire, eh.

Fuga #1 – che nemmeno le bustine da tè
Avevo accennato qualcosa riguardo al fatto che anche solo un giorno al mare può rimettetti al mondo, vero? Ecco. E’ esattamente questo il filo conduttore di questa estate iniziata tardissimo.
Tra tempo atmosferico infausto, il finale di campagna con le TdA, le fatiche esagerate per Orizzonti Fantasy, la tesi mancata (del Frank, io ho già dato), i soldi che non arrivavano (e non arrivano) mai, i malanni, i funerali, le incertezze, gli incidenti e quant’altro, io e il mio compagno di avventure siamo arrivati in lacrime alle soglie dell’immancabile Gézz.
In mezzo a tutto questo marasma abbiamo deciso di scappare via due giorni e il mare, per quanto non al massimo della sua forma, ha lavato via buona parte del nervoso che covavamo dentro, ognuno a modo suo.
La sera del nostro arrivo eravamo più o meno così, e stranamente foto e trucco migliorano di parecchio il nostro stato (il che è tutto dire):

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Poi le occhiaie si sono assottigliate notevolmente, ci siamo riempiti di gelati e il Gézz è ricominciato…

Intermezzo #1 – ancora il Gézz
E’ stato uno dei seminari più tranquilli degli ultimi dieci anni ed abbiamo svolto eroicamente uno dei lavori più infami mai concepiti dopo lo scrostamento dei davanzali dalle cacche di piccione e l’eterna lotta fra l’uomo (o meglio, lo schiavo gézz) e il residuo di scotch sulle porte: tale attività consisteva in estrarre come file separati tutte le pagine dei Real Book in pdf in tutte le tonalità disponibili, rinominarle tutte a manina, riunire i brani di più pagine e duplicare le pagine che ne contenevano più di uno. Ore e ore e ore di lavoro utilissimo, certo, ma stimolante come una pera di valeriana. Però ogni tanto la noia veniva deliziata da titoli bizzarri o altamente evocativi, soprattutto per gli amanti di una certa qual serie televisiva tipo, che ne so, Warehouse 13

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E in mezzo al Gézz qualche concerto con l’Arbia Big Band, che non guasta mai… soprattutto per l’autostima… e poi, finito il Gézz, due giorni con i nostri amichetti francesi finiti un po’ di corsa, un’altra camera ardente (perché quest’anno sembra non dare tregua a nessuno), e la misura era di nuovo colma…

Fuga #2 – Ferragosto crepa, crepa, CREPA!
Avete presente quando mi lamentavo delle donnine sorde e ululanti a metà luglio alle otto di mattina? Ecco. Non era niente. Ferragosto è il Male anche con la crisi, anche se adesso in tenda adesso trovi posto (quindici anni fa era impensabile) perfino in un posto piccino come il Camping Rosmarina. Ci sarà sempre comunque troppa gente per i miei canoni.
Comunque si parte con la Pandina del Frank (no, niente vespa nemmeno stavolta. Volevamo fare i signori, capite, con le pentoline e il fornellino e ogni comfort, sempre secondo i nostri canoni barboni) con la nostra tenda nuova di pacca, ché l’altra piccola Ferrino è per l’appunto parecchio piccola, anzi, parecchio BASSA (e dopo dieci anni e passa una delle aste della verandina ha pure tirato le cuoia, ma la ripareremo ché qui non si butta via nulla, si sappia!). Il tempo è bello e seddiovole si sta bene. (E’ il minimo, mi viene da pensare. Stolta me che ancora non mi rendevo conto.)

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Passiamo un po’ di tempo anche con i nostri amichetti grossetani trascorrendo ore piacevolerrime e giocando a giochi bellissimi (tipo Kingsburg, lo voglio!) che solo un associazione figa come Bandus! può avere (pubblicità per nulla occulta), ma ad essere sincera la maggior parte del tempo la trascorro bestemmiando contro il mare non proprio bellissimo (davanti al campeggio soprattutto) e il pigio di gente ovunque. Diventa difficile anche parcheggiare, e per raggiungere gli scogli di Castiglione della Pescaia, mèta vicina e semplice, impieghiamo esattamente il tempo che ci vuole per farmi passare da uno stato di zen marittimo a un raptus di bestemmia a singhiozzo.
Però, anche lì, in cu£o all’appiccicaticcio e alle reti di protezione per la caduta massi, progettiamo una delle più insensate piste per biglie (?) immaginarie mai concepite, la quale non solo ha resistito per svariate ore senza essere distrutta da pargoli e adolescenti truzzi, ma ha anche provocato l’ammirazione di alcuni bimbetti intenditori:

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Da notare che a guardia delle mura ci sono dei Kaiju (no, nessuno di noi è andato a vedere Pacific Rim al cinema…).

Comunque, dopo essermi resa conta che stavo seriamente meditando lo sterminio di massa di interi nuclei familiari, ci siamo decisi a imbarcarci nuovamente in un’esperienza avventurosa e faticosa, quindi si siamo alzati prestissimo e alle 7.15 eravamo già in marcia per raggiungere Castiglioni da Marina di Grosseto via mare. FINALMENTE abbiamo avuto a che fare con spiagge deliziosamente vuote e una luce incommensurabilmente affascinante… e con dei manufatti di origine e funzione sconosciuta:

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Appagante. E da qui abbiamo desunto definitivamente una delle regole fondamentali per sopravvivere ai Ferragosti a venire: mai andare in spiaggia fra le 9 e le 18. Fa male all’equilibrio e anche al Feng Shui universale. E poi vuoi mettere ponderare un bagno quando sulla spiaggia ci siete solo tu, il tuo innamorato e un ciclista particolarmente tenace?

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Intermezzo #2 – amici  qua e là
L’estate non sarebbe estate senza le grigliate e le amiche che ti vengono a trovare per cazzeggiare a casa tua… perché d’inverno è freddo e il relax totale è ostacolato dalle temperature inquietanti, ma d’estate it’s paradise, come diceva una nota (?) canzone… Ed è bello quando le amiche rimangono più giorni con la famiglia e ti vengono a sentire quando vai a suonare in mezzo alla Val d’Orcia, e ti fanno pure delle foto davvero splendide… (e si sa che il soggetto in questo caso è riottoso e poco collaborativo)

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Ma è bello anche quando le amiche ti vengono a trovare un giorno solo, pigiando fra loro millemila impegni solo perché hanno voglia di vederti… e si accodano a una sessione assurda di Pathfinder ambientata su Marte coloniale con altri cari amici e se la ridono alla grande interpretando le Sorelle San Bernardo e ricordando da dove provenissero le gemelle Monica e Tonica, anche quando il sonno sembra avere la meglio su di loro… 😀

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Intermezzo (?) #3 – Icasticanti
Già, agosto ad un certo punto era lì che voleva finire e noi ancora non eravamo andati a vedere ICASTICA! Una volta che ad Arezzo fanno qualcosa di interessante e legato all’arte contemporanea la sottoscritta (che ha studiato storia dell’arte all’università, ricordiamocelo di striscio) non ci va? No, dico! Sarebbe mostruoso da parte mia! E questa parte meriterebbe un post a sé, che non so se scriverò mai, quindi intanto provo a sintetizzare.

Ovviamente non si potevano fare foto, quindi beccatevi uno screencapture dal sito di un'opera di Yin Xiuzhen davvero inquietante...

Ovviamente non si potevano fare foto, quindi beccatevi uno screencapture dal sito di un’opera di Yin Xiuzhen davvero inquietante…

Reclutiamo dunque il buon Testi e andiamo a scoprire luoghi che da tempo non vedevamo o non avevamo mai visto della nostra città… che è splendida, ricordiamocelo! Nessuno ci fa caso, a nessuno importa, forse, ma nasconde dei tesori di cui non ci viene parlato abbastanza! La Casa Museo di Ivan Bruschi, ad esempio, lo sapete che esiste? Ecco, perché nemmeno io mi ero mai resa conto della sua esistenza, e ho fatto male! E’ un’esperienza da fare assolutamente! Certo, ha delle pecche, perché gli oggetti esposti (che sono sistemati sia in teche che a zonzo per la stanza, come effettivamente dovrebbe essere a casa di qualcuno appassionato del genere – cosa che adoro) non sono ben identificabili a volte… voglio dire, almeno dentro alle teche dammi qualche idea senza dover controllare continuamente sul foglietto non aggiornato che c’è in ogni piano, eh, così non mi finisco gli occhi e non impazzisco cercando spiegazioni che non ci sono… Ma bisogna andarci. Così come al Museo di Arte Medievale e Moderna, che è pure gratuito, una vera e propria chicchina, e dove attualmente c’è una mostra di Lorenzo Bonechi, artsista scomparso da qualche anno che se uno è appassionato di arte medievale/rinascimentale DEVE andare a vedere (no, non mi so’ scolata un gotto di grappa… anche qui ci sarebbe da parlare ore…).

E ancora, ancora altri luoghi di Arezzo spesso poco valorizzati o nascosti, installazioni all’aperto, al chiuso, ovunque e di qualunque tipo, action painting di cui abbiamo mancato il momento performativo, ma possiamo ancora vederne il risultato… non tutte le opere sono convincenti, non tutte sono efficaci, però più o meno tutte mi hanno lasciato qualcosa, raramente un vago senso di indifferenza e incredulità, più frequentemente qualcosa su cui riflettere e misteri da svelare. Tutto sommato, quindi, nonostante le dichiarazioni programmatiche della biennale mi abbiano lasciato un po’ perplessa e alcune opere siano sinceramente mal inserite nel contesto (il tavolo esposto a San Domenico è oggettivamente messo lì in modo arbitrario e casuale, diciamocelo) e alcuni degli operatori dello staff non avessero idea di come funzionasse esattamente l’accesso ai luoghi indoor nemmeno a tre giorni dalla chiusura della biennale… tutto sommato Icastica mi ha soddisfatto molto e ne vorrei parlare approfonditamente ma no. S’era detto di no.

Fuga #3 – I want to ride my snorkel
Però le palle si gonfiano velocemente, di nuovo e per vari motivi. E allora “Dai Frank, se il tempo è bello facciamoci una vacanza avventurosa, in culo a tutto! Prendiamo la vespa rossa e andiamo all’Argentario! Esploriamo un po’ di cose, almeno!”… e niente. Al momento di prendere il potente mezzo esso si rivela carente di batteria. Smembrata, non scaricata. Nessuna speranza di partire con un mezzo a due ruote, anche perché quel grandissimo testa di ç%(£$/”)£ e %£$& di un certo meccanico si sta tenendo la mia adorata vespina bianca PK125 da TRE ESTATI e io gli auguro la peste e tutta una serie di cose ed è una storia lunga, ma comunque resta il fatto che no vespa. Direte voi, meglio saperlo subito che in mezzo all’Amiata, e avete ragione.

A dispetto di un’incazzatura che rasenta l’isteria e dei bagagli fatti svogliatamente e a ca$$o, il Frank tenta di convincermi che è meglio partire lo stesso e fortunatamente ci riesce. Purtroppo devo comunque mangiare svariati pacchetti di patatine di infima categoria per compensare l’odio, ma vabbeh. Una volta raggiunta la Spiaggia Lunga tutto sparisce, nonostante la via impervissima per arrivare e la mia incapacità di camminare sulle spiagge di ciottolini sassosissimi… e poi via verso la Feniglia, incastrati fra la duna e Cala Galera: alle 18.30 lì fa buio e fare il bagno immersi nell’ombra calpestando una sabbia finissima e compatta fa tanto strano… La mattina dopo in compenso il posto è luminosissimo almeno quanto i bagni del campeggio puzzano di pipì anziana. Ce ne andiamo rapidi e raggiungiamo una cala (il Mar Morto) che per me vince il titolo di luogo più bello del mondo (o almeno del poco mondo visto da me finora):

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Credetemi, la foto fatta col cellulare non rende PER NIENTE la bellezza dei colori, la ricchezza degli odori, la limpidezza dell’acqua e la varietà di qualunque forma di vita o formazione minerale presente nell’area. Fra i sassi a riva che vedete qui all’inizio della mattinata abbiamo visto una stella marina di una quindicina di centimetri rossa, ma di un rosso quasi fosforescente, tipo questa ma di più! E tra l’altro c’è una casa lì a picco sul mare… ecco, lì è decisamente dove passerei volentieri almeno quattro mesi all’anno, lontano da tutto e da tutti… e tra l’altro ci si arriva anche relativamente bene, perché la strada è meno scoscesa di altre e meno incasinata nella vegetazione. E c’è tutto quello che potete volere. Almeno, c’è tutto quello che potrei volere io, più il Frank (ma lui me lo porto direttamente da casa <3 ).

Dopo aver lasciato a malincuore questo posto meraviglioso con la promessa solenne di fare snorkeling per il resto della mia vita come sport estivo e tornarci appena la temperatura si farà gentile a primavera, esploriamo anche i Bagni di Domiziano, dall’altra parte dell’Argentario, e scopriamo la fitta vita dei microgamberetti sotto i sassi in mezzo a quel che rimane della peschiera dell’antica villa romana. E finalmente mi taglio anche un piede. Strano che sia successo solo all’ultimo…

In sostanza pappiamo in tutti i posti da noi amati, ci ristoriamo, godiamo della minore quantità di gente in giro (ma le comitive di bambini ululanti si manifestano in ogni stagione, ahimé). Soprattutto il gelato non manca nel nostro piano d’azione e la Gelateria Da Carla non ci delude mai (ah, il biscotto artigianale… ah, la granita siciliana…):

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E la mattina dopo ripartiamo, perché l’estate stavolta è finita davvero, e si porta appresso un carico di esperienze talmente vasto che è anche difficile ricordarsele tutte in fila. Per questo ho scritto un post così inutilmente lungo. Perché questa estate me la voglio ricordare bene. Non ho scritto tutto, sarebbe impensabile, ma spero di essermi fatta un promemoria. Ogni tanto i ricordi ti tradiscono, quindi certe cose vanno fissate. Così le vai a rileggere e ti dici “ah, giusto, a Ferragosto meglio portarsi un machete!”

E adesso me ne vado a nanna da sola, ahimé… era da tanto che non succedeva che io e il Frank si dormisse separati e la cosa mi fa così strano… meno male che c’è un Ominotigre che dorme su una sedia in cucina… 

4 Responses to “Anatomia di un’estate

  • Lypparola, è sempre bello vederti. Anzi, ogni volta è “tutto di più”.

  • Bella, codesta estate, altro che. Io comincio ad odiarla, d’estate mi succedono sempre cose brutte: l’ictus de la mi’ mamma, il colpo di calore al mare…
    Com’è, il camping Rosmarina? Io, dopo l’incendio dell’anno passato, non ho avuto più il coraggio d’andarlo a vedere…

  • @Ninna: Ti scriverò dei cuori da bimbeminkia: <3 <3 <3 <3

    @Ibadeth: mi dispiace davvero e ti capisco, per me l'inverno è andato un po' tutto così… spero che le cose si siano rimesse un pochino in sesto, ma tanto per tirarti su di morale la situazione a Marina non è bella, ma la parte nord (via delle Colonie, per capirsi) non è stata toccata dallo scempio. Invece, intorno al Camping Il Sole c'è una voragine, con la vegetazione bassa che però sta già provando a ricrescere, e in alcuni punti stanno già ripiantando i pini… è una ferita brutta, orribile, ma sembra che la natura se ne voglia fregare e gli uomini cerchino di darle una mano. Comunque anche solo per questo ci frigno un po' quando ci passo davanti…

  • Ciofo
    6 anni ago

    a Ferragosto ci vuole la motosega, altro che il machete! uccidi uccidi, vedrai poi come sei rilassata!

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