“I’m a fOcking rocket scientist!”
Forse non tutti sanno che a MG non ho la televisione. Di fatto non ho proprio nessun apparecchio atto a ricevere trasmissioni televisive (capito, RAI? Non insistere oltre nel tormentarmi) e questo perché il mio interesse nella scatolina magggica nei miei ultimi tempi a casa a Arezzo si riduceva ai cartoni animati (pochi) e ai polizieschi (meno ancora).
Già, i polizieschi! Forse non tutti sanno che sono un’appassionata di gialli classici, soprattutto del giallo all’inglese, nonostante sulla carta il mio preferito e imbattuto sia lo sferico Nero Wolfe, signore indiscusso del suo genere (che è a metà tra la detective story e il giallo scientifico – dio come l’amo). Questo fa di me anche una discreta estimatrice di serie televisive nel segno del giallo, ma com’è ovvio nell’era pre-internet non avevo la possibilità di godermele in lingua originale. E infatti per anni le ho seguite, sì, ma mai con così tanto interesse.
E poi è arrivato il Peer-to-Peer. Grazie, mamma, per avermi fatto studiare inglese fin da pischellotta, grazie!
Un mondo di infinita delizia fonetica mi si è aperto davanti… un mondo in cui espressione facciale e gestualità FINALMENTE hanno qualcosa a che vedere con le parole e il modo in cui vengono pronunciate! Ah, soavità! Ah, tripudio! Ah, soddisfazione perversa! (Se prendo una seconda laurea sarà in Linguistica, sapevàtelo.)
Poiché svegliarsi alle 7.10 in una mattina in cui potresti dormire di più e non riuscire a prendere sonno rende rigonfi d’astio ma anche generosi, voglio segnalarvi tre serie tv che potrete apprezzare davvero solo ed esclusivamente se le guardate in lingua originale, non importa se capite una cippa di quel che viene detto o no. E’ come per i film giapponesi: se li guardi doppiati pensi che gli orientali siano tutti mezzi psicotici, ma se hai il coraggio di ascoltare (capire sarebbe eccessivo) la versione originale un intero mondo di mimica facciale a noi estranea prende improvvisamente significato.
La prima. CASTLE. La trasmettono anche su Rai Uno, mi raccontano i miei genitori, che la apprezzano anche così.
Io ho sentito la pubblicità alla radio e ne ho intravisto un 10 secondi netti in tv. ORRIBILE. Una serie così gradevole, con personaggi così simpatici e intriganti… una tragedia. Lui, scrittore piantagrane ma brillante e preparato, voce calda e molto espressiva in origine, diventa un fastidio vivente con la cassa di risonanza dimezzata. Immaginate un uomo non bellissimo ma fascinoso, non proprio filiforme, che parla con una vocetta stretta e ossuta da segaligno. Peggio del gesso sulla lavagna. O vogliamo dire qualcosina sul Capitano Mongomery, un bell’afroamericano distinto e maturo con la voce da pescivendolo ariano, o sulla povera detective Kate Beckett, una dura infinita con una bella voce sensuale all’occorrenza che invece si ritrova a parlare come una bionda post-adolescente? No, non vogliamo.
Ma mica ce l’ho con i doppiatori. A volte riescono addirittura a migliorare un film con la loro performance. In questo caso invece le scelte fatte hanno portato a un’unica, indiscutibile conclusione: se guardate Castle in italiano, state guardando una serie diversa da quella americana. Non fatevi ingannare dalle trame uguali e dagli attori così somiglianti. V’hanno inculato.
E un’altra sonora bottiglia si intrufola nel vostro sfintere se decidete di spaparanzarvi in poltrona per godervi (HA!) la versione italiana di un’altra piacevolissima serie, SHERLOCK (perché la BBC produce certi splendori e noi no? RAI, perché vuoi che la gente intelligente ti paghi un qualsivoglia canone per le futilità che trasmetti tu?). Non esiste. La serie italiana non esiste. Il doppiatore di Benedict Cumberbatch (che interpreta felicemente Sherlock Holmes, gran bell’ “high functioning sociopath”) è stato costretto con una pistola alla tempia a prestare la sua voce, di sicuro, non si spiega altrimenti. E’ come se Bud Spencer si mettesse improvvisamente a parlare come Terence Hill – con la sua vera voce, intendo, quella di Don Matteo. Non ho avuto il coraggio di guardarlo a sufficienza per sentire Watson. Tenero, dolce Watson. In gamba Watson. No, no, via, non me lo rovinate. Non capite l’inglese? Fa niente, davvero, limitatevi a fare come se steste ascoltando la musica mentre leggete i sottotitoli. Ci vuole poco allenamento e ne vale davvero la pena.
Altra serie intraducibile (e incomprensibile, qui ci vogliono davvero i sottotitoli a meno che non siate londinesi puri, credo) è MISFITS. Non siamo più nel genere, ma vale la pena di guardarsela mentre si pasteggia. Purtroppo, ho appena scoperto che esiste una versione doppiata in italiano. Non ci provate nemmeno, fate un favore a voi stessi e non fatelo neva-eva. M’inquietava l’idea che a doppiare Kelly (la vera tamarra nell’immagine e nell’idioma) ci mettessero Ilaria d’Amico (“Eragoooon! Cccioè, così non vva fra nnoi, il nostro rapporto ddeve essere più, ccciè, non mi bbbasta….”) e non è successo, ma mi rifiuto di avere un altro trauma uditivo di qualunque genere.
E’ come per il doppiaggio italiano di Sheldon Cooper (TBBT) o Olivia Dunham (Fringe), che in realtà parlerebbe come Vera De Milo, ovvero con il pitch abbassato a palla. Non mi potete rivoltare così le performances altrui. Eh.
Ottimo, per scrivere questo post sterilmente polemico ho impiegato ampia parte di questa mattinata. Suvvia, vediamo di compicciare qualcosa. Tipo, che ne so, scendere dal letto e vestirmi…
Categories: a volte si sfavano, facezie, intermezzi


Valberici
Dai un’occhiata anche a Luther…ovviamente in lingua originale.
stone
mi hai ricordato di “the walking dead”… oggi dovrebbe esserci la settima puntata su emule…
ps
c’è! finalmente!
ciofo
E pensare che in Italia abbiamo (avevamo??) un’ottima scuola di doppiatori, che a volte riuscivano anche a migliorare quelloc he doppiavano.
Ma si vede che appartiene al passato, come tutto il resto delle nostre passate glorie.
Lypsak
@Val: i tuoi consigli son sempre ascoltati… Psychoville era favoloso
@Stone: ancora non l’ho visto!
@ciofo: a volte lo facevano… pensa a Roberto del Giudice, mai abbastanza compianto… non ce la faccio a guardare Lupin senza di lui, preferisco vederlo in lingua originale
Paoloplas
Lyppuccia! Da oggi mi trovi su WordPress, me and my amenities.
http://plastardo.wordpress.com/
Abbracci, Plas.
Rea
Meno male che non guardo la televisione, no neanche morta!
Poichè, come saprai, Splinder tira le cuoia, mi sto organizzando diversamente, indi ti scrivo ‘na mela.
stone
Reuccia, fai sapere anche a me! “ricordate deji amici”
Ghià
Come sai, te l’appoggio in tutto e per tutto
Pezzetti
Chi fu?
Nacqui sotto la neve del 23 gennaio del 1980, precisa precisa nell'ora in cui non c'era un medico in tutto l'ospedale, circa 11 giorni dopo la data in cui ero attesa.
Subito fu chiaro a tutti dove io volessi andare a parare.
Pubblicità occulta!
Chi cerca, cerca
Cose da non trascurare
Dissero e ridissero
Quella persona
Roba anche mia
Gente nota
Gente meno nota
Gente ignota
Amici che non cazzeggiano
Pacchi di parole
Sapevàtelo!
Scrivo cazzate sul web fin dal 2003.
Mi so' laureata con una tesi sulla Banda Osiris, ma ancora non ci credo.
Ho una casa tutta per me e un letto a due piazze da paura, HA!
Ho anche qualcuno con cui condividerlo.
Insegno musica jazz ai bambini, ma ciò non mi basta per campare, quindi faccio altri tremila lavoretti.
Che ancora non mi bastano per campare.
Direi che sono quasi apposto.
Quindi nel 2012 il mondo finirà di sicuro.
Anni e anni di logorrea
si parlava di…?
Loginne
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