No, non ho avuto un’ispirazione dadaista, e non è mia intenzione parlare di Man Ray. Non adesso, per lo meno…
Insomma è andata così.
Lunedì 17
Ore 4: suona la sveglia in quel di Montegiovi e due anime un po’ impastate si alzano barcollanti, bevono un caffé (avete letto bene: un caffé. Nessuno di noi due lo prende mai. MAI.) e partono mentre la notte è ancora fonda, fermandosi solo dieci minuti a fare metano e a comprare anche una guida ai metanari d’Italia. Servirà, si dicono. Profetici. Servirà sì, ma solo fino a Savona. Poi, i metanari si eclissano misteriosamente. Forse c’è un portale che li risucchia, chissà.
Ore 9.30 circa: i due si trovano nelle vicinanze di Genova (io oooodio Genova) e bestemmiano copiosamente per tentare di aggirare la città senza perdersi in mezzo agli svincoli, maledette autostrade strette dove la gente va a 140 km/h, camion compresi.
Ore 12: arrivati a Vallecrosia, a 2 km da Ventimiglia, i due si sistemano in un campeggio già noto alla sezione femminile della coppia e, visto che l’ora è propizia, danno fondo alle provviste. Le orecchiette ai broccoli della Coop non sono poi così male, se accompagnate al plumcake ricotta, pollo, funghi e pomodori secchi preparato la sera prima (e già smaltito abbondantemente come colazione durante il viaggio).

E già si nota sotto gli occhi un vago alone nerastro... che sarà mai? La tisi? Mah.
Ore 13.45: i due ripartono, satolli e emozionati, alla volta del confine con la Francia. Uno si aspetterebbe una sorta di continuità linguistica e semantica destinata ad assestarsi lentamente man mano che ci si allontana dalla frontiera, e invece è una cesura netta, aut aut: di qua Francia, di là Italia. Zit.
Attraversano dunque i luoghi che già la lei visitò in terza media, ovvero ormai la bellezza di 16 anni fa, durante il suo primo gemellaggio in terra straniera con la scuola; vengono additate cose vecchie e nuove, raccontati aneddoti, rievocati momenti con bonaria nostalgia. Oltrepassano Monaco, Nizza, Antibes passando accanto a alte frange rocciose bianche candide, e poi a spiagge più o meno affollate, sfrecciando (?) sulla Promenade des Anglais per rifarsi del traffico onnipresente (io oooodio Nizza) e il lui gongola, pensando che può definitivamente aggiungere un’altra terra straniera all’esile lista di quelle già visitate.
Ore 16: i nostri eroi giungono infine a Cannes e possono alfine rimirare da dentro la Melanzana Isterica tutta la Croisette gremita di gente strana, un po’ allezzita e un po’ glam, un po’ patetica e un po’ stilosissima. Si sa, il Festival è il Festival, molto di più di quanto Sanremo possa essere Sanremo.

Fra l'altro, ieri ho scoperto che preciso quel giorno presentavano il tanto discusso film di Kitano... KITANO, cazzo! Magari avessi scorto anche solo un lembo di camicia di quell'uomo...
Dopo essersi infilati in un parcheggio relativamente a buon mercato, essi si recano in passeggiata sull’immenso viale lungomare dove avvengono le cose più disparate, tra le quali l’incontro con un italiano che canta felicemente “Gelato al cioccolatooo dolce un po’ salatoooo”. Dei, che vergogna essere italiani, ma ancor più aretini, e aver dato i natali a Pupo… ma tralasciamo. Perché seddiovole sulla spiaggia ci sono cose più gradevoli da guardare.

Peccato che abbiamo beccato solo il risultato finale dell'esecuzione... Riko Narumi presentava il suo "Shodo Girls!!"... penso che andrò a vederlo se esce in Italia, ma ne dubito, merde (alla francese)...
Ore 18 circa: benché riluttanti a lasciare un posto così fyne (e caro dannato) e dopo aver fallito la cerca del pain au chocolat (ci credereste? non un baretto, non una pasticceria, non una panetteria qualsiasi) e della bottiglia di cydre a buon mercato (nemmeno al corrispettivo francese della Sma), i due prendono l’autostrada francese (che meriterebbe un capitolo a sé) e ripassano da Montecarlo, che all’andata avevano solo aggirato. Fatto significativo: il giorno prima c’era stato il GP. Sfrecciare con un pandino viola in mezzo a gradinate e barriere ancora da smontare non ha prezzo.
Ore 22: Dopo un piatto di riso ai porcini e zafferano made in Coop (eh, oh, in dotazione c’era solo un fornelletto, che altro si poteva cucinare così, di corsa?) e un caffé d’orzo ben caldo, nanne obbligatorie. Per forza.
Martedì 18
Ore 7: suona la sveglia, ma i due la ignorano.
Ore 8: ri-suona la sveglia, e stavolta i due ascoltano il suo dolce pigolio, smontano baracca e burattini e ripartono alla volta del lungomare, impiegando un’ora solo per uscire da Sanremo (io oooodio Sanremo). Attraversano monti e città, passano sotto bellissime gallerie romane, aggirano di nuovo Genova, sentono lodare sperticatamente la Melanzana a Sestri Levante, passano sotto gli antichi tunnel strettissimi fra Sestri-Moneglia-Deiva Marina (l’inferno, l’infernoooo!!!! Ma perché ci sono voluta ripassare, perchéééé!!!!) preparando il riso alla pescatora Coop mentre aspettano il verde del semaforo (che scatta ogni 20 minuti…) e infine giungono a Levanto, dove finalmente possono piantare la tenda.
Ore 17 e qualcosa: i due prendono il treno e balzellon balzelloni visitano quattro delle Cinque Terre. Per la precisione, prima Monterosso, dove c’è la rupe scolpita a gigante e la spiaggia tutta sassi.

Inquietante come le scarpe siano sempre le stesse ormai da anni...
Poi Vernazza, dove i bambini andrebbero tenuti al guinzaglio, ci sono le facce sulle lastre dei pavimenti e l’acqua davvero ghiacciata, cosa che però non impedisce ai baldi idiot eroi di fare il bagno.

Ed era pure pieno di granchi....
In seguito, messi a scelta da priorità ferroviarie, saltano Corniglia e si recano a Manarola, dove i gatti di mare sono particolarmente grossi e dove i pesci affollano le strade.

Questa è una cosa da vedere, se passate di là...
Infine, affamati ma non paghi, l’invincibile duo scende a Riomaggiore e subito si dà a un’accurata spunta dei ristoranti disponibili, optando infine per “La Lanterna”, dove gustano in pace ottime specialità locali, per la precisione un piatto di spaghetti con le alici fresche e i pinoli che diceva “amami amami”, uno di penne al ragù di palamita da farci il bagno dentro e la torta allo sciachetrà che rimane inevitabilmente nel cuore ma non nelle coronarie.

Ivi è esemplificata la difficoltà di scelta incontrata dall'immarcescibile coppia. Bisognerebbe tornare là e assaggiare qualcos'altro.
Ore 21.35: esausti e sconvolti, ma con i pancini belli tesi, i due prendono il treno, fanno ritorno al campeggio e si mettono a dormire della grossa praticamente all’istante (o quasi).
Il giorno successivo, ve la faccio breve, la sveglia è alle 8, il rientro a Siena alle 13.30 e il tempo intercorso tra il momento in cui la vostra Lypsak tocca il letto e quello in cui perde coscienza di sé è di 10 secondi netti. Fino alle 16, ché poi c’è la Peter Pan Orchestra e si lavora.
Ma tutto questo, perché?
Perché il 18 maggio lui compiva 25 anni. Un quarto di secolo per il miglior compagno di viaggio che possa esistere. E io non avrei saputo in che altro modo fargli gli auguri se non regalandogli una fuga in piena regola.
Ancora buon compleanno, Frankie.