Archive for the ‘a message to you rudy’ Category

Tanti Uguri!!!!

giovedì, dicembre 23rd, 2010

Ooooohhh, non ero sparita! Sono viva!

Avrei barattolate di roba da raccontare ma sono pigra, irrimediabilmente PIGRA!
(secondo me è l’influenza del lurker, oppure Dragon Age: Origins che fa danno) (che poi ho anche letto la Spada di Shannara e vorrei parlavervene) (una delusiooooone) (e invece finalmentew ho anche ritrovato il primo volume delle Leggende del Mondo Emerso e quindi finalmente sia io che la mi’ mamma possiamo leggercela) (che anche su questo ci sarebbe da dire) (o anche no) (e poi abbiamo provato le prime battute di Knights of Cydonia) (che ha il video più kitsch dell’universo) (che poi non fateci caso, ora sono felicemente ubriaca e mangio arancio condito e lychies o come si scrive) (che poi vivaaaa!!!! Auguri!!!!! se volete le ricette chiedete!!!!!) (pauaaaaaaaaa!!!!!)

Insomma auguri  a tutti!!!! Ma tanti tanti!!!!

PS: perché la musica di sottofondo è così meravigliosamente trash? PErché anche noi lo siamo!!! THEHOBBITSTHEHOBBITSTHEHOBBITSTHEHOBBITS – TO ISENGARD! TO ISENGARD! GARD! (è l’ebbrezza, è l’ebbrezza!)

Noir. Lumière. Exit.

lunedì, ottobre 25th, 2010

No, no. Non voglio pensare al grandissimo figlio di pu**ana che mi ha intasato il blog con qualche malware che il supremo Val ha rimosso con amore e dedizione (grazie, grazie, grazie, grazie…).
E nemmeno ai luridi ammassi di m3rda che mi hanno truffata (chiudiamola qui, per il momento).
E nemmeno alla mia ingenuità, alla mia buona fede, al fatto che non riesco a schiodarmi da una situazione lavorativa incerta, al fatto che i soldi non bastano mai perché oggettivamente non possono bastare, alla fibromialgia, ai calcoli, ai medici, a tutte quelle cose che non funzionano e che mi assillano la mattina quando mi sveglio, mi portano alle lacrime, mi impediscono di godermi i bei momenti fino in fondo, si approfittano di ogni momento di stanchezza e mi sensibilizzano così tanto che non riesco più a valutare oggettivamente e lucidamente le situazioni.

No. Voglio pensare ad altro.

Voglio pensare alla gente che si è fatta in quattro per darmi una mano ogni volta che le ho chiesto di aiutarmi.
All’entusiasmo di Imp.Bianco quando gli ho proposto quella faccenda di maggio (seguiranno spiegazioni).
Alla bella giornata trascorsa con la Ghià a sentire gente per la succitata faccenda.
A quante volte Val mi ha tolto castagne informatiche dal fuoco.
A Hachi e al Menco che anche adesso che sto scrivendo mi tengono occupata su msn e mi impediscono di pensare a tutto quel che mi tormenta.
A un amico avvocato che mi ha soccorsa mentre ero nella valle di lacrime – e spero me ne tiri fuori.
Alle persone a cui penso volentieri, tra cui molte che frequentano questo blogghino, o ci lurkano dentro.
A quella persona là che c’è sempre, anche con una buona ottantina di chilometri nel mezzo.
Al fatto che – vaffancu£o – devo reagire e posso farlo, perché non sono da sola.

No, maledizione, no.

Cadeau

lunedì, maggio 24th, 2010

No, non ho avuto un’ispirazione dadaista, e non è mia intenzione parlare di Man Ray. Non adesso, per lo meno…

Insomma è andata così.

Lunedì 17
Ore 4: suona la sveglia in quel di Montegiovi e due anime un po’ impastate si alzano barcollanti, bevono un caffé (avete letto bene: un caffé. Nessuno di noi due lo prende mai. MAI.) e partono mentre la notte è ancora fonda, fermandosi solo dieci minuti a fare metano e a comprare anche una guida ai metanari d’Italia. Servirà, si dicono. Profetici. Servirà sì, ma solo fino a Savona. Poi, i metanari si eclissano misteriosamente. Forse c’è un portale che li risucchia, chissà.

Ore 9.30 circa: i due si trovano nelle vicinanze di Genova (io oooodio Genova) e bestemmiano copiosamente per tentare di aggirare la città senza perdersi in mezzo agli svincoli, maledette autostrade strette dove la gente va a 140 km/h, camion compresi.

Ore 12: arrivati a Vallecrosia, a 2 km da Ventimiglia, i due si sistemano in un campeggio già noto alla sezione femminile della coppia e, visto che l’ora è propizia, danno fondo alle provviste. Le orecchiette ai broccoli della Coop non sono poi così male, se accompagnate al plumcake ricotta, pollo, funghi e pomodori secchi preparato la sera prima (e già smaltito abbondantemente come colazione durante il viaggio).

E già si nota sotto gli occhi un vago alone nerastro... che sarà mai? La tisi? Mah.

Ore 13.45: i due ripartono, satolli e emozionati, alla volta del confine con la Francia. Uno si aspetterebbe una sorta di continuità linguistica e semantica destinata ad assestarsi lentamente man mano che ci si allontana dalla frontiera, e invece è una cesura netta, aut aut: di qua Francia, di là Italia. Zit.

Attraversano dunque i luoghi che già la lei visitò in terza media, ovvero ormai la bellezza di 16 anni fa, durante il suo primo gemellaggio in terra straniera con la scuola; vengono additate cose vecchie e nuove, raccontati aneddoti, rievocati momenti con bonaria nostalgia. Oltrepassano Monaco, Nizza, Antibes passando accanto a alte frange rocciose bianche candide, e poi a spiagge più o meno affollate, sfrecciando (?) sulla Promenade des Anglais per rifarsi del traffico onnipresente (io oooodio Nizza) e il lui gongola, pensando che può definitivamente aggiungere un’altra terra straniera all’esile lista di quelle già visitate.

Ore 16: i nostri eroi giungono infine a Cannes e possono alfine rimirare da dentro la Melanzana Isterica tutta la Croisette gremita di gente strana, un po’ allezzita e un po’ glam, un po’ patetica e un po’ stilosissima. Si sa, il Festival è il Festival, molto di più di quanto Sanremo possa essere Sanremo.

Fra l'altro, ieri ho scoperto che preciso quel giorno presentavano il tanto discusso film di Kitano... KITANO, cazzo! Magari avessi scorto anche solo un lembo di camicia di quell'uomo...

Dopo essersi infilati in un parcheggio relativamente a buon mercato, essi si recano in passeggiata sull’immenso viale lungomare dove avvengono le cose più disparate, tra le quali l’incontro con un italiano che canta felicemente “Gelato al cioccolatooo dolce un po’ salatoooo”. Dei, che vergogna essere italiani, ma ancor più aretini, e aver dato i natali a Pupo… ma tralasciamo. Perché seddiovole sulla spiaggia ci sono cose più gradevoli da guardare.

Peccato che abbiamo beccato solo il risultato finale dell'esecuzione... Riko Narumi presentava il suo "Shodo Girls!!"... penso che andrò a vederlo se esce in Italia, ma ne dubito, merde (alla francese)...

Ore 18 circa: benché riluttanti a lasciare un posto così fyne (e caro dannato) e dopo aver fallito la cerca del pain au chocolat (ci credereste? non un baretto, non una pasticceria, non una panetteria qualsiasi) e della bottiglia di cydre a buon mercato (nemmeno al corrispettivo francese della Sma), i due prendono l’autostrada francese (che meriterebbe un capitolo a sé) e ripassano da Montecarlo, che all’andata avevano solo aggirato. Fatto significativo: il giorno prima c’era stato il GP. Sfrecciare con un pandino viola in mezzo a gradinate  e barriere ancora da smontare non ha prezzo.

Ore 22: Dopo un piatto di riso ai porcini e zafferano made in Coop (eh, oh,  in dotazione c’era solo un fornelletto, che altro si poteva cucinare così, di corsa?) e un caffé d’orzo ben caldo, nanne obbligatorie. Per forza.

Martedì 18
Ore 7: suona la sveglia, ma i due la ignorano.
Ore 8: ri-suona la sveglia, e stavolta i due ascoltano il suo dolce pigolio, smontano baracca e burattini e ripartono alla volta del lungomare, impiegando un’ora solo per uscire da Sanremo (io oooodio Sanremo). Attraversano monti e città, passano sotto bellissime gallerie romane, aggirano di nuovo Genova, sentono lodare sperticatamente la Melanzana a Sestri Levante, passano sotto gli antichi tunnel strettissimi fra Sestri-Moneglia-Deiva Marina (l’inferno, l’infernoooo!!!! Ma perché ci sono voluta ripassare, perchéééé!!!!) preparando il riso alla pescatora Coop mentre aspettano il verde del semaforo (che scatta ogni 20 minuti…) e infine giungono a Levanto, dove finalmente possono piantare la tenda.

Ore 17 e qualcosa: i due prendono il treno e balzellon balzelloni visitano quattro delle Cinque Terre. Per la precisione, prima Monterosso, dove c’è la rupe scolpita a gigante e la spiaggia tutta sassi.

Inquietante come le scarpe siano sempre le stesse ormai da anni...

Poi Vernazza, dove i bambini andrebbero tenuti al guinzaglio, ci sono le facce sulle lastre dei pavimenti e l’acqua davvero ghiacciata, cosa che però non impedisce ai baldi idiot eroi di fare il bagno.

Ed era pure pieno di granchi....

In seguito, messi a scelta da priorità ferroviarie, saltano Corniglia e si recano a Manarola, dove i gatti di mare sono particolarmente grossi e dove i pesci affollano le strade.

Questa è una cosa da vedere, se passate di là...

Infine, affamati ma non paghi, l’invincibile duo scende a Riomaggiore e subito si dà a un’accurata spunta dei ristoranti disponibili, optando infine per “La Lanterna”, dove gustano in pace ottime specialità locali, per la precisione un piatto di spaghetti con le alici fresche e i pinoli che diceva “amami amami”, uno di penne  al ragù di palamita da farci il bagno dentro e la torta allo sciachetrà che rimane inevitabilmente nel cuore ma non nelle coronarie.

Ivi è esemplificata la difficoltà di scelta incontrata dall'immarcescibile coppia. Bisognerebbe tornare là e assaggiare qualcos'altro.

Ore 21.35: esausti e sconvolti, ma con i pancini belli tesi, i due prendono il treno, fanno ritorno al campeggio e si mettono a dormire della grossa praticamente all’istante (o quasi).

Il giorno successivo, ve la faccio breve, la sveglia è alle 8, il rientro a Siena alle 13.30 e il tempo intercorso tra il momento in cui la vostra Lypsak tocca il letto e quello in cui perde coscienza di sé è di 10 secondi netti. Fino alle 16, ché poi c’è la Peter Pan Orchestra e si lavora.

Ma tutto questo, perché?
Perché il 18 maggio lui compiva 25 anni. Un quarto di secolo per il miglior compagno di viaggio che possa esistere. E io non avrei saputo in che altro modo fargli gli auguri se non regalandogli una fuga in piena regola.

Ancora buon compleanno, Frankie.

Byonda per davvero

mercoledì, marzo 31st, 2010

Carissimi, visto che a questo punto un post ad essa dedicato è doveroso, mi accingo a decantarvi le lodi della bibita misteriosa per eccellenza, ovvero la SPUMA BIONDA (divyna).

Essa è di fatto la bevanda tipica dei circolini toscani, ma la si trova senza problemi ovunque nella regione, forse anche ai Martini Point, perché se non hanno la spuma bionda non son nemmeno da prendere in considerazione.
Trattasi di un liquido di colore scuro-ambrato, come la birra ma più trasparente, gassato (a meno che il barista non sia un bastardo e te l’abbia rifilata vecchia di qualche giorno, nel qual caso sa di stantio, non frizza e fa anche un po’ cacà).

Non si conosce l’esatta ricetta per ottenere la spuma bionda, e infatti ciò ha dato origine a varie scuole di pensiero:

  • Bava di vecchio (l’ipotesi più accreditata)
  • Prima spremitura dei frutti della china (la seconda porta inesorabilmente al chinotto)
  • Pulitura del pavimento della botteghina di Gragnone (anch’essa meriterebbe un post a sé… eh eh eh eh eh)
  • Acqua, zucchero e roba strana (del tutto improbabile)
Spuma storica, però se non è in vetro non è bona come potrebbe...

Spuma storica, però se non è in vetro non è bona come potrebbe...

C’è chi dice che dovrebbe avere il sapore dell’uva moscatella, chi dell’uva sultanina, chi del sambuco, chi della marjuana… In realtà la spuma bionda ha un sapore incomprensibile e al di fuori da qualsiasi tentativo di paragone, per questo circolano tante leggende sulla sua composizione chimica. E, peraltro, la si può fare anche in casa, anche se questa è un’esperienza mistica che mi manca del tutto.

Narrano Elio e le Storie Tese che esiste anche una spuma nera o scura, ma oggettivamente non l’ho mai vista. Più comuni sono la spuma al cedro (no, si dice cedrata, ca£$o! Non è spuma!), all’arancio (ti danno l’aranciata, altro che spuma), al ginger (è gingeeer! O che c’entra la spuma?), tipo gazzosa (aridagli…). Ottima come aperitivo, apri-stomaco, apri-pista e si dice fantastica nella versione 50-50 con la birra o col vino rosso.

In realtà non è vero che la spuma bionda è prerogativa solo dei Toscani, che vengono abbondantemente presi per il culo o guardati con du’ occhi così se si azzardano a chiederla in altre regioni. Certo, per noi è un po’ la bibita di quando eravamo piccini, quella che ti impastava la bocca ma che ti permetteva di fare aperitivo come i grandi (che invece mandavano giù un bianchino o, se raffinati, un prosecchino, magari smezzandolo con la spuma, appunto), ma in realtà si trova anche altrove. Peraltro, una delle aziende storiche che la produce è la Paoletti, che ha sede a Marino del Tronto, e riceveva le botti con le essenze dalla Sicilia… e la Spumador è di Como… per non parlare poi della Nocera Umbra… insomma, la Toscana non c’entra una $ega!

Per la mia esperienza personale, la spuma è assolutamente immancabile alle feste (sarà forse per la nostalgia dei bei tempi quand’eravamo giòvini giòvini?) e durante le sessioni di D&D da tavolo, e ogni tanto ci faccio aperitivo o anche colazione (tipo stamani), tanto sta bene su tutto e si sposa con tutto. Ci gira anche un po’ le palle quando non la troviamo buona, o è troppo dolciastra, o sembra sciacquatura di teglia umida.

In ogni caso, se vi riesce di trovarla, fate anche voi come Giulia! Mandate in cu£o la Cocacola(m3rda) e bevetevi una bella spuma freschina, che poi vi viene anche una bella mossa di corpo, alé!

Il Coraggio del Montaggio (faggio)

venerdì, marzo 5th, 2010

Ohh, che bello tornare a casa ed essere accolti da una quintalata di spam genuino!

Ma a parte queste amenità, vi racconterò che martedì sono stata alla laurea di Miralys. Fin qui tutto bene, no?

Sì, grazie, non c’è male.

Arriviamo dunque in un luogo che non preciserò in quanto rappresentante l’eterna dicotomia fra luogo antico di interesse storico necessitante urgenti restauriluogo di apprendimento artistico necessitante urgente restyling, ma che avreste potuto ammirare in fig. 1 se solo, e vorrei ancora capire come, la foto non si fosse cancellata praticamente da sola (rifiuto atavico del fissaggio in immagine dell’assoluto? Bah, chi può dirlo).
Oltre un pregevolissimo gruppo scultoreo basato su una pila di antichi termosifoni abbandonati a se stessi (che peccato non essere abbastanza vicini per fotografarlo!), il luogo è saturo di interessanti opere d’arte in fieri e organizzato come un vero e proprio dungeon in miniatura, compensivo di trappole, scale che non portano da nessuna parte (apparentemente, ma vi sono sempre le porte nascoste da considerare), percorsi escheriani e presumibile mostro finale ai livelli inferiori.

Con un ritardo quasi compensibile considerata la difficoltà della masticazione caratteristica di certe fasce d’età, precoce negli artisti, la Commissione composta da tre augusti membri (sì, c’è il doppio senso) si presenta per martoriare la candidata, la quale è tuttavia agguerrita e non si lascia intimidire nemmeno quando uno del Trio Sympathyzia si incaponisce a volerle fare domande (incomprensibili ai più) sull’eterno dilemma che ogni regista affligge:  come affrontare il montaggio.

Dieci minuti buoni sono quindi impiegati nel tentativo della candidata di far capire al doppiamente membro (come sopra) della commissione, inarrestabile amante del suono della sua propria voce, che ha già risposto alla sua domanda almeno in sei modi diversi. Dopo che la parola montaggio viene pronunciata dall’inana creatura almeno 6.834 volte, di cui un buon 70% in modo totalmente superfluo, la surreale conversazione si conclude con una sperticata (?) lode alla prode Miralys, che ha evidentemente affrontato il montaggio in modo coraggioso. (Perplessità massima nei volti degli astanti)

Infine, avidi e ansiosi ci predisponiamo ad attendere il verdetto finale, che consta di un plauso al filmato (il segreto è un montaggio coraggioso, ricordatelo SEMPRE) e di un successivo stroncamento dei quadri presentati. Insomma, tarattattà… 109.

Breve, chiara e concisa la precisazione di Nonna Sofia: “Che stronzi“.

E come darle torto?

Precisato che il voto d’uscita, ahimé, in certe discipline non conta proprio una $ega, che la guerra fra artisti e intenditori d’arte è una battaglia fra poveracci per contendersi i pidocchi, che le opere d’arte non possono essere giudicate con facilità, che hai fatto trenta e potresti anche far trentuno, che se sei membro dovresti renderti conto che la tua candidata è lì per obbligo legale ma soprattutto per sodisfazione personale…

…ma vai in cu£o, vai, te e il montaggio coraggioso!

H!

Laurea Cri

Che poi l'abbiamo rilaureata noi, la candidata... Se la conoscete, controllate su Feisbuk...

Mazzi di smazzi

venerdì, gennaio 29th, 2010



Si potrebbe pensare che questo post è una risposta a quest’altro, ma non è esattamente così. Più che altro, quest’ultimo mi ha fatto riflettere.

A questa tenera età da me raggiunta ormai potrei arrischiarmi a dire che forse – e dico forse – per me il periodo del brancolamento nel buio dovrebbe esser giunto al termine. Forse anche da un bel pezzo, direbbero alcuni. Non ci sperate troppo, ribatterei io. Ma comunque.

L’ho detto molte volte ma mi piace ripeterlo: non c’è niente di poetico, romantico o bello da ricordare dell’adolescenza.
Quel periodo informe che va dai 12 ai 19 anni circa, in cui sei lì come una cogliona a cercar di tirare fuori la tua identità in mezzo a tutto quel marasma che ti circonda e che ti soffoca, impedendoti di vedere chiaramente cosa vuoi, dove sei e cosa ca$$o stai facendo.
Sì, proprio quello.
Quel periodo in cui ogni graffio diventa una ferita profonda e scomoda da leccare, che più cerchi di alleviarla e più ti fai male da qualche altra parte.
Quel periodo in cui non ti sta bene mai niente ma non sai se dare la colpa a te stessa o al resto del mondo, in cui non riesci a trovare agevolmente una via di mezzo, in cui tutto purtroppo non si riduce a trovare un responsabile, chiunque esso sia, ma anche a tormentarsi il più possibile comunque stiano le cose.
Quel periodo in cui o vivi sereno senza farti domande o sprofondi nell’abisso delle migliaia di quesiti insoluti; o sei tu che sei sbagliato o sono gli altri che non ti capiscono; o nuoti con stile ed eleganza o annaspi come un cane.

Che poi è anche quel periodo in cui vorresti qualcosa che non puoi o non vuoi avere, in cui sai che tutto sta cambiando ma non capisci dove tutto questo trasformarsi voglia andare a parare, in cui quelli che ti stanno intorno sono disorientati quanto te ma non sanno come spiegartelo perché devono da contratto darti dei punti di riferimento.

Il guaio, l’ho capito adesso, è che da fuori non esiste nulla che si possa dire o fare per migliorare le cose. O meglio, si può, ma la comunicazione è difficile. Figuriamoci se nel magico periodo del terrore avevo piacere che qualcuno mi facesse esplicitamente capire che ne sapeva più di me, che le mie paure o i miei dolori erano bazzecole in confronto ai veri problemi, quelli da grandi. In realtà, poi, questa è pure un’emerita ca$$ata. Le cose che ci fanno stare male lo fanno e basta, sia che abbiamo 3 anni che 30 che 60. Ci ho messo un po’ per capirlo, ma è così. I torti che ci vengono fatti sono gravi se li percepiamo come tali, non è che ci sia da discutere su questo. Se uno sta male, porca miseria, perché stare a sindacare su quanto sia sensato o no il suo dolore? Innanzitutto c’è. Ha una sua causa. Può fare i suoi bei danni, alla lunga.
A volte basta solo un attimo per incrinare il meccanismo dorato degli affetti, dell’amore, dell’amicizia. Se uno piange, l’ultima cosa che si vuol sentir dire sul momento è che piange per una cazzata. O meglio, dimmelo pure che sto facendo una tragedia per niente, ma prendimi sul serio. Il mio dolore è serio e reale. Cagami, ca$$o.

Ecco, cosa direi io adesso a me stessa nel passato?
Tieni duro, ragazza, per cominciare.
Poi mi direi che il periodo nero spesso è sfumato di egoismo. Ma tale egoismo viene sistematicamente rifiutato, il più delle volte.
Invece la cosa è semplice. Ci sei tu, ci sono gli altri. Prima metti a posto te stessa. Impara ad amarti, ad ascoltarti, a consolarti tu per prima. Datti la possibilità di stare male senza rotture di scatole. Dopo che ti sei tranquillizzata, solo dopo inizia a farti un esame di coscienza. Dopo, non prima, non durante. Dopo. Tanto, finché non arrivi a un compromesso con te stessa, le cose col resto del mondo andranno sempre in malora. Genitori, amici, amori.
Scopri quello che ti piace di te prima di riversarti furiosamente su quello che ti fa schifo. Non si possono far tutte dritte, ma finché si ha vita si può sempre migliorare.
E poi ricorda, cara me stessa del passato, che anche gli altri fanno ca$$ate, e alcune non le puoi parare. Altre non le puoi cambiare. Altre ancora davvero non stanno né in cielo né in terra. Ma cambiare gli altri non è un potere magico che ci è concesso possedere, seddiovole. L’importante è non farci troppo capo. Se vale la pena, va bene tentare il dialogo, il confronto. Se vale la pena ma da quell’orecchio proprio non ci sentono, vabbeh, nessuno è perfetto, basta evitare accuratamente ogni tipo di sollecitazione. Se non ne vale la pena, vadano a prendersela in cu£o. Stronzi.
Non è che si deve sempre soffrire inutilmente. Visto che il mondo è già abbastanza incasinato, meglio non cominciare a fustigarsi da soli, no? Non tutto quello che non piace agli altri va cambiato. A volte va solo sfumato, stemperato, valorizzato. A volte basta solo incontrare chi è pronto ad apprezzare anche quell’aspetto. A volte le due cose insieme.

Seddiovole, a me stessa nel passato non avrei mai dovuto ricordare che tutti hanno il pieno diritto di essere se stessi, il pieno diritto alla felicità, il pieno diritto di esprimere al propria opinione, che vale come quella di chiunque altro. Non avrei mai dovuto ricordarle che talvolta alzarsi e puntare i piedi aiuta molto di più che stare zitti e ingollare i rospi. E nemmeno che una sana discussione animata per difendere la propria posizione non è solo un’attività faticosa, ma ha molti lati positivi, soprattutto guardando al futuro.
Semmai, avrei dovuto dirle di stare un po’ calmina, ogni tanto, che non c’è bisogno di far sempre polemica.

Ma, se anche avessi la possibilità di dirglielo, non so se mi ascolterebbe.
Non è facile essere veramente ragionevoli e lucidi da dentro quel buco nero.

No, non è per niente facile.

Thirty questions

sabato, gennaio 23rd, 2010

Ok, ok. Dai, ci provo.

1) Se non era per la mi’nonna che si impuntava per cercare un medico qualsiasi in tutta la maternità, probabilmente un’ostetrica cretina avrebbe fatto fuori sia me che la mi’mamma. Non ricordo bene con esattezza cosa sia accaduto ma, quando ne parla, la mi’nonna continua a minacciarla anche dopo tutti questi anni. E non è una persona rancorosa.

2) La prima volta che ho visto il mare avevo sette mesi. La leggenda narra che già volessi buttarmi a mollo, tendendo le braccine cicciotte spasmodicamente verso l’acqua. Un grande amore nato quasi subito.

3) La mia primissima amica si chiama Chiara, ha i capelli rossi e fino alle medie è stata sempre molto, molto, molto più alta di me. Ma roba che ci chiamavano mamma e figliola. Adesso sono più alta io di lei, e mi sento quasi a disagio.

4) Quando ancora costruivano i caminetti in modo approssimativo (…) e io ero in fasce o giù di lì, andò a fuoco una specie di materiale a me ignoto che mettevano nel cassettino della cenere. Di notte la casa si riempì di fumo e non ricordo chi fra la mi’mamma e la mi’nonna si svegliò, evitandoci una dolce e silenziosa morte per asfissia.

5) Ruppi il fidanzamento con il mio grande amore dell’asilo perché iniziò a perdere i denti da latte.

6) Ho perso il primo dentino a 7 anni suonati e l’ultimo a 17, in classe, dopo sei mesi di dringolamento.

7) Odio le bambole, mi fanno paura, e questo anche da piccola. L’unica che mi regalò una fidanzata di qualcuno che non ricordo la buttai nella spazzatura davanti ai suoi occhi. Seppi poi che i due si lasciarono poco dopo.

8) Un giorno imprecisato del 1983 la mi’mamma a scuola (fa l’insegnante alla materna) ricevette una telefonata trafelatissima di mia nonna.
N: Oddio oddio! e’ successa una cosa! Oddio!
M (che già aveva un infarto in corso): Oddio! Che è successo? La bimba sta male?
N: oddio!!! Era davanti alla televisione!!! (n.b. all’epoca la mattina su alcuni canali c’erano ancora le prove tecniche del televideo e niente programmi)
M (sempre più angosciata): oddio! Ma come sta? che è successo?
N: oddio! M’ha chiesto che vuol dire “contemporaneamente”!!!
M (boccheggia): come scusa?
N: l’ha letto sul televideo!!! LEGGE!!!!
M: (attimo di silenzio, respiro che ritorna normale, odio che inizia a trapelare) Ah. E non lo sapevi? M’hai fatto prendere un colpo. (bestemmie silenziose)
N: sì ma…
M: (click)

9) Ho dato il mio primo bacio a 11 anni in una doccia di un campeggio a Marina di Grosseto. Con me c’era la vittima predestinata e una mia carissima amica, di due anni più grande di me. Ella mi fu testimone.

10) Visto che mi piaceva tanto il mare ma con la ciambella ogni tanto mi rovesciavo, mi mandarono in piscina a imparare. Fu tutto bellissimo finché non fu il momento di andare in vasca grande. Pianti e disperazione inaudita. Solo grazie allo zio della sopracitata Chiara, che mi accompagnò braccio a braccio lungo il bordo vasca, la grande impresa fu possibile.

11) Il mio ricordo più antico penso sia un greppetto di margherite vicino alla scalinata della maternità col mi’ babbo un 8 marzo di tanti anni fa. Poi, buio per diversi anni.

12) A parte la Chiara e ogni tanto la mia vicina di casa non giocavo mai con molte persone. Passavo un sacco di tempo all’aria aperta e nel pollaio, e ogni tanto ipnotizzavo le galline accarezzandole.

13) Ogni tanto sogno le scale di casa di mia zia piene e rigonfie di scatoloni. Eppure sono convinta di averla vista, questa scena.

14) Per anni sono stata terrorizzata dai campanili, e abitare davanti a una chiesaccia moderna con un campanile particolarmente brutto non mi ha aiutato granché. Passavo sotto le finestre di cucina per non farmi vedere e facevo incubi tremendi in cui il campanile di questa chiesa mi inseguiva ovunque, avvicinandomi ovunque andassi. M’è passata quando m’hanno raccontato quando era iniziata.

15) A Bocca Seriola, per cercare di acchiappare i girini, finii dentro un ruscello battendo una memorabile culata bagnata.

16) AL Luna Park salivo sempre da poche parti, ho lo stomaco debole anche adesso. Mai salita sul Tagadà manco da grande.

17) Ho iniziato a scrivere diari privati e segreti più o meno a sei anni.

18) Con la Chiara passavamo mattinate intere alle elementari a rimodificare gli slogan pubblicitari infarcendoli di parolacce.

19) Sono sempre stata per le storie lunghe e testarde: per tutte le elementari mi è piaciuto un bambino che non m’ha mai preso in considerazione. Alle medie uguale. Alle superiori ho capito che così non poteva funzionare.

20) La mia prima volta è stata nel garage di un amico attrezzato a sua stanza privata. Non con lui, ovviamente.

21) La terza media è stato l’anno più tremendo della mia vita. E lo dico pur sapendo che anche di recente ci sono stati momenti orrendi. Inutile quello che dicono i “grandi”, l’adolescenza non è affatto il periodo più bello della vita di una persona. Semmai l’esatto contrario.

22) Quando ho odiato veramente qualcuno, di solito erano tutte femmine. Le ferite più grandi però me l’hanno inferta la mancanza di sensibilità di alcuni maschi.

23) Quando mi arrabbiavo da piccola mi infilavo il cuscino in bocca per morderlo, e un po’ mi calmavo.

24) Sono sempre stata manesca, ma quasi mai per prima. L’eccezione è il primo anno dell’asilo, in cui fui costretta ad andare a scuola con la mi’mamma. Chiunque si avvicinasse a lei o le saltasse in braccio, io lo tonfavo di brutto. Una situazione deliziosa, soprattutto per la mi’mamma.

25) Ho fatto l’Azione Cattolica Ragazzi, e per mia scelta. Poi qualcosa si è incrinato irrimediabilmente.

26) Ho preso la patente a 18 anni essenzialmente perché volevo guidare la vespa 125 senza problemi in due. Poi ho capito che anche la macchina era utile, sopratutto perché ero al più grande di uno dei miei gruppetti di amici e toccava sempre provvedere a me. Che lunghi anni di gente che vomitava e io a reggere le teste…

27) Fin da piccolissima ho sempre partecipato alle Feste dell’Unità, e fin da allora ho sempre dato una mano, anche solo a preparare i rotoli di tovagliolo e posate. In una di queste feste nella Fortezza Medicea io e la Chiara (sempre lei) a 7-8 anni ci siamo fatte tutto il giro delle mura della fortezza di notte, mentre i nostri genitori lavoravano in pizzeria. In un lato (non tanto piccino) non si poteva passare perché era in ristrutturazione, così l’abbiamo fatto tutto camminando a pelo aggrappate alla rete di recinzione che dava su un buco piuttosto profondo, finché non siamo approdate sane e salve su un bastione. Al di là della rete si vedeva il cimitero illuminato… che comodo: se cadevamo, potevano portarci direttamente lì!

28) Una volta ho fatto una sana maratona orizzontale in una piscina pubblica all’aperto. Vi assicuro che nessuno si è accorto di niente. Ero giovane e scavezzacollo, e meno cicciotta di ora.

29) Da piccina ho letto “Uccelli di Rovo” e più tardi i libri di Richard Bach. NAll’epoca non mi sono nemmeno dispiaciuti tanto. Ma un trauma da qualche parte doveva pur esserci.

30) Stamattina, finalmente, sono andata a donare il sangue. Un buon modo per festeggiare l’ultimo giorno da ventinovenne.

Difficile raccontare 30 cose successe in questi 30 anni. Ma più difficile è raccontarne 30 un minimo interessanti.
E insomma, alla fine, attraverso tutto questo e anche molto di più, eccomi qua!

ultimo da 29

Requiescat, Mondieu.

martedì, dicembre 29th, 2009

Avevo preannunciato che dovevo/volevo scrivere di qualcosa che avrebbe un po’ rattristato l’aria festosa che domina questi giorni di pace e letizia (ma ‘ndo? A cccchi?). Forse non sarà nulla di che, ma sento l’imprescindibile dovere di farlo.

Quando facevo le medie, un novembre che già si coglievano le olive, il mi’ babbo e la mi’ nonna fecero un incidente con la Ford nuova nuova (beh, due anni di carriera) e si ribaltarono contro un filare di viti, sopravvivendo senza un graffio (miracoli inspiegabili della tecnica).
DSC00810Poiché quella povera automobile non era più recuperabile, nella nostra casa fece il suo ingresso un’elegante e sobria Ford Mondeo nuova di un colore che non sono mai riuscita a definire. Nonostante fosse una berlina, aveva il culo tagliato, come già all’epoca avevano iniziato a costruire le auto, e la cosa mi faceva ridere.
A 18 anni presi la patente imparando a guidare un po’ con lei, un po’ sull’autocarro del mi’babbo, un po’ sulla mitica Mini 3 Innocenti, che se sapevi guidare quella potevi guidare anche un tir (ma non una 500 vecchia, quella era un mondo a parte). E quando mi diplomai, iniziai a guidare questo macchinone regolarmente, bestemmiando perché non era possibile sistemarlo negli infimi buchini dei parcheggi senesi, ma apprezzandolo per la sua infinita affidabilità e solidarietà nelle cose avverse.
Ad esempio, quando aveva le gomme lisce e alle tre di notte andai a sbattere contro una macchina parcheggiata poco dopo esser ripartita da un semaforo, in salita, nel bel mezzo di Siena. Avrò fatto 20 km/h.
Oppure come quando mi tamponarono a catena alla rotonda, noi due in cima alla fila ad accusare il colpo.
Oppure quando, pochi anni fa, finimmo al rallentatore (a 10 km/h?) dentro un fosso di un metro per via del ghiaccio. Avevo pure il tempo di scendere e cercare di spingerla dall’altra parte (che scena cretina sarebbe stata!), ma non ebbi la presenza di spirito. Si ammaccò tutta per il suo stesso peso.

DSC00811Quante avventure abbiamo vissuto insieme, io e la Mondieu, come la chiamava una mia vecchia fiamma che non mi ha mai cacato! Centomila chilometri glieli ho fatti fare tutti io, e ne aveva 138 all’attivo… e il viaggio fino ad Antibes con la Kirsty, ce lo vogliamo mettere? Festeggiammo tutte e tre insieme i 500 km percorsi, poi i 1000, poi i 1500… ascoltavamo a palla gli Ska-P passando nel centro di Nizza, facendo scomparire i truzzetti sulle Twingo che ascoltavano musica techno-commerciale… gettavamo baci ai ciclisti, inveivamo contro i camioncini dei sanitari (Elvio…), passavamo con sgomento sotto strette gallerie a ogiva… E vivevamo dentro la Mondieu, era un viaggio a tre…

Però qualche anno fa si inizia a parlare di cambiare macchina. Nel frattempo, la Mini moribonda ci ha lasciati, lasciando il posto a una panterosa Fiesta nera dagli occhi storti. Ma la Mondieu regge bene. Ne difendiamo la salute, la vogliamo ancora con noi anche se beve come un tribunale veneto. Ci piace, la Mondieu, perché cambiarla? E’ tutta ammaccata, ma che importa? E’ storica, la Mondieu. Ha tanti anni ma viaggia sempre in pompa magna, la Mondieu.

DSC00812E ancora una settimana fa era così. Ma purtroppo io mi bevo tutto quel che guadagno in benzina per andare a Siena, anche se guido la Fiesta. La Mondieu è anche peggio. Non va bene. E non si parcheggia bene, la Mondieu. E si paga uno sfacelo di bollo.
Non sta bene a nessuno di cambiarla, ma la abbandoniamo. Fra le lacrime, soprattutto mie e della mi’ mamma, la portiamo al suo ultimo viaggio. E’ orribile, mi viene da piangere anche adesso a scriverne. Una cosa tremenda fatta a una macchina tanto fedele e paziente, soprattutto con me. Ci piango tutt’ora e non mi vergogno ad ammetterlo. Era una compagna. Come fa certa gente a cambiare la propria auto ogni cinque anni tanto a cuor leggero? Non me lo spiego.

Al suo posto, è entrata una Panda Viola a metano, ribattezzata Melanzana Isterica. Avrebbe preferito entrare in punta di piedi, lo vedo, è una Panda e quindi non è che si crede chissà chi. Lo capisce, non è mica scema. Ma ha quel colore così eclatante… Stride. E’ chiassosa. Tutti la guardano e commentano o pro o contro, niente mezze misure. Eppure è elegante, a modo suo. Credo che le vorrò bene, a modo mio. Ma di eli parlerò quando mi sarò un po’ ripresa, e la questione è lunga.

E poi non sarà mai la Mondieu, l’auto che nessuno voleva dare via, ma… così è stato, dopo 16-17 anni di onorato servizio. Mi manca.
So che un’auto non può provare né dolore né emozioni, ma siamo creature fatte di carne e tendiamo ad umanizzare qualsiasi cosa. Per tornare in un discorso affrontato da Val recentemente, la ragione mi dice che la Mondieu non ha sofferto perché oggettivamente non può. Ma il sentimento mi dice tutt’altra cosa e non posso fare a meno di tormentarmi.
Mi manca, la mia compagna di viaggio. Anche se non può saperlo e non gliene può importare, questo voleva essere un omaggio a lei.
Grazie per tutti i viaggi, Mondieu.
Grazie per avermi sempre riportata sana e salva a casa.
Grazie.

Il terzo suono di Tartini

venerdì, novembre 20th, 2009

Sappiate che prendo spudoratamente spunto da questo post, di cui il seguente è un’accorata e incompleta risposta. Sì, perché mica voglio proprio proprio commentare tutto. Sarebbe difficile.

PENSIERI SPARSI RISONANTI

III

Buon vecchio sovraffollamento di impegni!
Se mi avessero pagato un euro per tutte le ore che impiego o ho impiegato in attività non esattamente lavorative, adesso sarei miliardaria. Ma non l’hanno fatto e non lo faranno.
A volte mi chiedo se non sarebbe stato meglio concentrarsi su una cosa sola e fare solo quella, magari anche bene.
No, oddio, NO! Gli dei me ne scampino.

V

Proprio per quello di cui sopra ho preso la decisione di non rassegnarmi a fare la prima cosa che mi capita solo perché mi è capitata. Posso permettermi ancora, credo, di rifiutare lavori a provvigione che non hanno niente a che vedere con quello che mi piace e quello che faccio. (Che tra l’altro, senza manco un fisso, ma chi me lo fa fare, perché costringersi e castigarsi?)
E non mi peserebbe affatto farne tre o quattro, di lavori, con orari variabili, incerti ma che danno soddisfazione.
Infatti sto seriamente pensando di proporre (ormai per l’anno prossimo, però) laboratori a sfondo artistico e musicale nelle scuole. Perché no, dopotutto? Verrebbe incontro alla mia continua esigenza di cambiare, di fare attività sempre diverse, perché anche la cosa che può darmi più soddisfazione (la musica, l’arte) se monopolizza tutta la mia attenzione alla lunga inizia a sfasciarmi le tasche.
Non ho un grande sogno da coltivare o inseguire per mari e per monti. Ne ho tanti piccoli, e in continua trasformazione.

XII

Certo, non sarà mica facile gestire una vita così. Considerato poi il fatto che ci tengo ad essere completamente indipendente, non sarà decisamente facile.
Ma che importa, dopotutto? Quali progetti ho io, per il futuro?
Beh, sono fortunata, intanto; o meglio, mi ci reputo. Se guardo avanti, mi vedo in buona compagnia. Un ottimo compagno di viaggi e avventure, e immagino un buon compagno anche per tutto il resto.
E’ vero, fra qualche mese avrò trent’anni, e non sono pochini pochini, per una ragazza. Se bisogna prendere certe decisioni, non si può aspettare altri dieci anni. Ma nemmeno aver fretta. Insomma, mi piacerebbe, prima o poi, metter su famiglia, ma c’è urgenza? No, ovviamente. E nemmeno mezzi, peraltro. E men che meno voglia, che è la cosa fondamentale.
Insomma, la vita (fino a prova contraria, precisiamo per i più pignoli! XD) è una e ci voglio far entrare più cose possibili. Guardarmi indietro e non aver poi così tanti rimpianti (che qualcuno c’è già, e ce ne saranno altri, sicuramente).

XI

E poi, dopotutto, non è che io abbia molte esigenze.
Ho un posto che posso chiamare casa, anzi, ne avrei anche più d’uno, donna fortunata.
Non ho grandi sogni da inseguire, perché quello che mi serve per stare bene è tutto a portata di mano.
Per quello che non è a portata di mano, tutto quello che metto da parte se ne va già nei viaggi. Piccoli, brevi, lunghi, raffazzonati, ma viaggi in piena regola. Non le gite organizzate, o le esperienze un po’ farlocche. Non mi importa se non andrò mai a Sharm El-Sheik a rosolarmi al sole in una gabbia dorata o alle Mauritius insieme a orde di coppiette in luna di miele. Che palle, fra l’altro, pensare un viaggio così. Ma forse quella è piuttosto una vacanza, eh? Ma per me il succo non cambia molto.
La mia idea di vacanza è il viaggio, non la meta. Ma la mia idea di vacanza è anche godermi la mia casiccia massona, arrostire una tegamata di castagne sul fuoco, guardarmi due film di Kitano a fila con una tazza di tè fumante sulla mensola sopra il divano. Con la differenza che durante un viaggio imparo sempre qualcosa di inedito, di magico, e mi porto a casa sapori e colori e odori nuovi; a casa mi stupisco di cose che spesso conosco già, e mi ci crogiolo dentro, beata come un gattone davanti al camino acceso.
There’s a treasure everywhere, dicevano Calvin e Hobbes. Avevano ragione, secondo me.
Due cose diverse, ma sotto sotto anche parecchio simili.
O no.

XII

Pagherei oro colato perché Cbicp raccontasse cosa ha fatto una volta con quella tipa.

BONUS TRACK

Mi piace quando scrive, il matematico più contrabbassista che esiste. Spero che qualcun altro oltre me glielo dica, di tanto in tanto, che è bravo anche in questo.
Comunque, le serate a casa sua sono impagabili.
Però stavolta non ci siamo alcolizzati a sufficienza, secondo me.
Arriveranno tempi più sereni, e sbronze più profondamente radicate.  Me lo sento.
Anche loro, they’re COMING SOON

Grazie a Frank per la foto…