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“I’m a fOcking rocket scientist!”

martedì, novembre 29th, 2011

Forse non tutti sanno che a MG non ho la televisione. Di fatto non ho proprio nessun apparecchio atto a ricevere trasmissioni televisive (capito, RAI? Non insistere oltre nel tormentarmi) e questo perché il mio interesse nella scatolina magggica nei miei ultimi tempi a casa a Arezzo si riduceva ai cartoni animati (pochi) e ai polizieschi (meno ancora).
Già, i polizieschi! Forse non tutti sanno che sono un’appassionata di gialli classici, soprattutto del giallo all’inglese, nonostante sulla carta il mio preferito e imbattuto sia lo sferico Nero Wolfe, signore indiscusso del suo genere (che è a metà tra la detective story e il giallo scientifico – dio come l’amo). Questo fa di me anche una discreta estimatrice di serie televisive nel segno del giallo, ma com’è ovvio nell’era pre-internet non avevo la possibilità di godermele in lingua originale. E infatti per anni le ho seguite, sì, ma mai con così tanto interesse.

E poi è arrivato il Peer-to-Peer. Grazie, mamma, per avermi fatto studiare inglese fin da pischellotta, grazie!
Un mondo di infinita delizia fonetica mi si è aperto davanti… un mondo in cui espressione facciale e gestualità FINALMENTE hanno qualcosa a che vedere con le parole e il modo in cui vengono pronunciate! Ah, soavità! Ah, tripudio! Ah, soddisfazione perversa! (Se prendo una seconda laurea sarà in Linguistica, sapevàtelo.)

Poiché svegliarsi alle 7.10 in una mattina in cui potresti dormire di più e non riuscire a prendere sonno rende rigonfi d’astio ma anche generosi, voglio segnalarvi tre serie tv che potrete apprezzare davvero solo ed esclusivamente se le guardate in lingua originale, non importa se capite una cippa di quel che viene detto o no. E’ come per i film giapponesi: se li guardi doppiati pensi che gli orientali siano tutti mezzi psicotici, ma se hai il coraggio di ascoltare (capire sarebbe eccessivo) la versione originale un intero mondo di mimica facciale a noi estranea prende improvvisamente significato.

La prima. CASTLE. La trasmettono anche su Rai Uno, mi raccontano i miei genitori, che la apprezzano anche così.
Io ho sentito la pubblicità alla radio e ne ho intravisto un 10 secondi netti in tv. ORRIBILE. Una serie così gradevole, con personaggi così simpatici e intriganti… una tragedia. Lui, scrittore piantagrane ma brillante e preparato, voce calda e molto espressiva in origine, diventa un fastidio vivente con la cassa di risonanza dimezzata. Immaginate un uomo non bellissimo ma fascinoso, non proprio filiforme, che parla con una vocetta stretta e ossuta da segaligno. Peggio del gesso sulla lavagna. O vogliamo dire qualcosina sul Capitano Mongomery, un bell’afroamericano distinto e maturo con la voce da pescivendolo ariano, o sulla povera detective Kate Beckett, una dura infinita con una bella voce sensuale all’occorrenza che invece si ritrova a parlare come una bionda post-adolescente? No, non vogliamo.
Ma mica ce l’ho con i doppiatori. A volte riescono addirittura a migliorare un film con la loro performance. In questo caso invece le scelte fatte hanno portato a un’unica, indiscutibile conclusione: se guardate Castle in italiano, state guardando una serie diversa da quella americana. Non fatevi ingannare dalle trame uguali e dagli attori così somiglianti. V’hanno inculato.

E un’altra sonora bottiglia si intrufola nel vostro sfintere se decidete di spaparanzarvi in poltrona per godervi (HA!) la versione italiana di un’altra piacevolissima serie, SHERLOCK (perché la BBC produce certi splendori e noi no? RAI, perché vuoi che la gente intelligente ti paghi un qualsivoglia canone per le futilità che trasmetti tu?). Non esiste. La serie italiana non esiste. Il doppiatore di Benedict Cumberbatch (che interpreta felicemente Sherlock Holmes,  gran bell’ “high functioning sociopath”) è stato costretto con una pistola alla tempia a prestare la sua voce, di sicuro, non si spiega altrimenti. E’ come se Bud Spencer si mettesse improvvisamente a parlare come Terence Hill – con la sua vera voce, intendo, quella di Don Matteo. Non ho avuto il coraggio di guardarlo a sufficienza per sentire Watson. Tenero, dolce Watson. In gamba Watson. No, no, via, non me lo rovinate. Non capite l’inglese? Fa niente, davvero, limitatevi a fare come se steste ascoltando la musica mentre leggete i sottotitoli. Ci vuole poco allenamento e ne vale davvero la pena.

Altra serie intraducibile (e incomprensibile, qui ci vogliono davvero i sottotitoli a meno che non siate londinesi puri, credo) è MISFITS. Non siamo più nel genere, ma vale la pena di guardarsela mentre si pasteggia. Purtroppo, ho appena scoperto che esiste una versione doppiata in italiano. Non ci provate nemmeno, fate un favore a voi stessi e non fatelo neva-eva. M’inquietava l’idea che a doppiare Kelly (la vera tamarra nell’immagine e nell’idioma) ci mettessero Ilaria d’Amico (“Eragoooon! Cccioè, così non vva fra nnoi, il nostro rapporto ddeve essere più, ccciè, non mi bbbasta….”) e non è successo, ma mi rifiuto di avere un altro trauma uditivo di qualunque genere.

E’ come per il doppiaggio italiano di Sheldon Cooper (TBBT) o Olivia Dunham (Fringe), che in realtà parlerebbe come Vera De Milo, ovvero con il pitch abbassato a palla. Non mi potete rivoltare così le performances altrui. Eh.

Ottimo, per scrivere questo post sterilmente polemico ho impiegato ampia parte di questa mattinata. Suvvia, vediamo di compicciare qualcosa. Tipo, che ne so, scendere dal letto e vestirmi…

Nel nome dell’O(c)io

lunedì, novembre 21st, 2011

Della serie, “il blog non serve a niente, però aiuta”, eccoci pronti per una nuova puntata di ODIO SENZA FRONTIERE! Evvivaaaa!

Diciamo che la mattinata parte subito bene alla volta dell’ospedale San Donato per una sudata visita di controllo (reparto nefrologia, l’antipastino), visita prenotata tramite l’utilissimo Cup telefonico (servizio che non ha funzionato per due settimane, ma transeat): la gentilissima (davvero) operatrice si era raccomandata di andare a pagare il ticket il giorno stesso della prenotazione (“mi raccomando, eh!”) al Cup dell’ospedale (“mi raccomando, eh! Lì!”) e armata di pazienza e buona volontà mi reco lì un’ora prima dell’esame (che è alle 10).
Ore 9: settanta persone davanti.
E vabbeh, dico al Lurker, ci sono sette postazioni, ce la faranno, no?
No.
Perché nel frattempo le postazioni attive diminuiscono, con la tizia alla n°2 che comunica telefonicamente con non so che reparto in non so quale parte dell’universo, le tizie della 8 e 6 che discutono fittamente di qualcosa, la tipa alla 1 che è fuori per colazione. E intanto chi prende il numero via via si ritrova davanti 80, 90, 100, 110 persone. Dov’era la meravigliosa comodità nel prenotare via telefono? Mi sfugge…
Alle 9.45 (ancora 20 persone davanti) mando il Lurker a implorare compassione dal nefrologo, mordicchio nervosa la mia ricetta rosa e finalmente, alle 10.10, tocca a me. Trenta secondi e ho fatto. Ovviamente l’ambulatorio dove devo andare è dall’altra parte del mondo.
E va bene, no? Va bene. Considerato poi che le indicazioni del nefrologo sono… mhh. Strane. Tralasciamo.

Poi, saltato un impegno di lavoro, si torna indietro verso Subbiano: di prima mattina nella posta ho trovato sia l’avviso di una raccomandata da ritirare (e non son mai buone notizie) che quello riguardante alcuni misteriosissimi documenti in giacenza dai vigili che urgentissimamente lallallà. Con l’angoscia nell’anima vado in Comune (“o tò, stamani c’è pure il mercato… Fammi scendere qui, va’…“). L’ufficio è chiuso. Salgo le scale cercando un vigile, un santo, un’entità superiore qualsiasi che mi faccia entrare. Faccio il percorso due volte. Arriva il Lurker trafelato. Arriva il colon irritato. Arriva un vigile sbarbato. Yeeeh!
Egli (il vigile), con fare quasi di scusa, mi porge il grimorio del mistero: accertamento ICI, signorina mia, qua lei non ha pagato, sa? (Non lo dice il vigile, ma il grimorio). Vada su di sopra all’ufficio tributi che le sapranno dire. (Non lo dice il grimorio, ma il vigile)
Vado. C’è maretta perché un principino ultracinquantenne ha saltato la fila causando ulteriore spargimento d’odio. Sorrido istericamente, so ormai da ore che la giornata può solo peggiorare e mi sfogo pure con l’omino inca$$ato. Poi entro. La responsabile è davvero una grandissima donna (e quando sono così bisogna riconoscerglielo e lodarne imperituramente l’operato) e cerca di aiutarmi in tutti i modi, asciugandomi praticamente i lacrimoni e ignorando con fare materno la mia voce lievemente spezzata dal pianto incipiente. Esco con l’animo turbato ma consolata a dovere. Chiamo mia mamma. “Guarda che l’ICI l’abbiamo pagato, sai. Esattamente quella quota lì, ma senza mora”. Ah. No, dico, AH. Brutte m3rde, ma che volete da me? Cosa? Che? CHEEEEE?

Ma non è colpa del Comune. Dell’Ufficio Tributi. Della meravigliosa responsabile. Neanche della Madonna, evidentemente, però la chiamo in causa uguale, per tenerla informata.
Vabbeh, dai, ci penserà la commercialista. Dai, sì, crediamoci, ca$$o.

Ma poi eccola, finalmente, la sacra raccomandata! La botta finale! Prima o poi dovevo riceverla… maledetti infami truffatori… qui non dico altro, vi rimando a un vecchio post che non mi sento nemmeno di andare a cercare (e tanto non diceva niente, come al solito). Parte la telefonata a un’amica. Avvocato. Era improbabile che mollassero l’osso. Infami carogne. O vediamo chi ha il capo più duro.

Arrivata a casa, decido che è il momento buono per accatastare tutti i motivi di frustrazione possibili e immaginabili su questa giornata, in modo da poterli esorcizzare tutti in gruppo, invece di dover fare una fatica immane per poi rifarmi daccapo il giorno dopo.
Faccio un paio di telefonate per capire come stanno le cose per la PPO. Mi deprimo, ma non troppo.
Controllo i barattoli in frigo. La meravigliosa bomba di Suverato ha fatto muffa. Ci siamo dimenticati di rimetterci sopra l’olio, o io o il Lurker. O entrambi. Mi metto a ridere, perché piangere mi fa fatica.
Il Lurker mi fa sedere sulle sue ginocchia. Gli propongo l’eventualità di andare ad abitare ad Ayers Rock, tipo. Perché questa mattina da sola ha sbancato tutti i miei sforzi precedenti nell’evitare lo stress. Quanto guadagnato in mesi di condotta quasi esemplare in termini di equilibrio fisico e mentale è stato risucchiato via in meno di 4 ore. Insomma, mi rifa male la schiena. Serotonina, dove sei? Torna, torna da me. Torna.

Ve lo avevo detto, no? Mai dire che le cose vanno bene. MAI! Lamentarsi, sempre e comunque, a ragione o a torto.

Nel nome dell’odio. E dell’ocio.

UaaaaaaAAAAAAaaaagh.

domenica, novembre 20th, 2011

Dato che Splainder è sempre stato paraginabile a un felino di qualunque taglia attaccato strenuamente alle parti più delicate del corpo umano, ho migrato il blog dell’Arbia Big Band su wordpress. Ho anche migrato il blog (lasciato a se stesso, almeno finché le giornate non diventeranno di 48 ore) del Lurker, perché per quanto attualmente in pausa è ricco di ricordi e testimonianze significative.

Ma per migrare il buon vecchio Entroglifero mi ci vorranno secoli e secoli. Amen. E poi ci sono anche gli ALTRI… dei, speriamo che Splainder non chiuda a caso, così.

E vabbeh. Sarà anche il caso che mi prepari qualcosina per la lezione di mercoledì al museo. Quest’anno pensavo di trattare i fumetti… che dite (SONDAGGIO), ne caveremo fuori le gambe?

a) NO.
b) No.
c) Mah.
d) Beh.
e) Sì.
(no, dai, questa togliamola.)

Attendo fiduciosa il vostro giudizio. Stay tuned.

Incubus

martedì, ottobre 18th, 2011

Ma che ci devo convivere solo io con i rumori allucinanti di un autoclave con seri problemi di identità?
Ma che ci devo bestemmiare solo io contro la sistematica devastazione del testicolo interiore?
Ma che ci devo moccolare solo io contro le domande assurde del cosiddetto censimento?
Ma che ci devo…

No, eh. Beccatevi anche voi un po’ di inquietudine.

L’inconcludente martedì

martedì, ottobre 4th, 2011

Un po’ l’informatica che mi si rivolta contro, un po’ la lontananza dal lurker che anche se sta buono buono in un angolo mi è comunque di stimolo per compicciare qualcosa, un po’ le giornate superstimolanti alternate a momenti di pura assenza di voglia… Insomma, questi due giorni potevano essere più prolifici.

Meno male che ho le mie bambine.

Di pirati e altre amenità

martedì, settembre 27th, 2011

Iniziamo quest’ennesimo inutile post con un paio di testimonianze:

Nella prima domenica di tempo brutto dopo un mese e mezzo di calura, proprio nel giorno in cui il centro era chiuso al traffico per invitare la gente a spostarsi a piedi e vivere la città, e in occasione della giornata mondiale del “Parla come un Pirata”, una sessantina abbondante di giovani sciamannati si sono agghindati al meglio delle loro possibilità e hanno dato l’assalto alla città, riversandosi lungo le strade dell’Arezzo vecchia, intonando canti marinareschi, azzuffandosi amichevolmente, arrembando turisti, cercando mappe del tesoro e via dicendo. Inutile dire che io ero lì in mezzo, perché quando si parla di fuffa non posso esimermi dal dare il mio contributo.

Peccato che la città era tristemente vuota.
Hai voglia te a limitare il traffico (e comunque qualche guascone passava uguale, chissà come mai) se poi lasci tutto lì. Non un’iniziativa, non un negozio aperto a parte i soliti, non uno stimolo, non una cippa.
Comunque, io mi so’ divertita, ho conosciuto gente, mi so’ fatta una passeggiata sbraitando senza che nessuno lo trovasse strano, sono stata insieme a molti cari amici. E’ vero che mi basta poco per essere contenta… ma me ne vanto e ne godo, tiè.

Momenti rari e preziosi, questi. Ora si va in una stagione che non promette poi molto di buono. Vediamo come procede fino a dicembre e cosa si combina con qualche laboratorio che ho in ballo… vediamo se riesco a vendere le mie creaturine… sto cucendo roba con gli scampoli e gli scarti che ho in casa, e devo dire che la cosa non mi sta venendo male…

…vediamo se il GRV può diventare un minimo remunerativo… sennò vediamo di trovare un altro lavoro. Del tutto. Cosa che mi dispiacerebbe, ma così non si va più avanti.

E vediamo se il Lurker domani si leva di torno gli ultimi due esami, e a dicembre la tesi, e poi… e poi, miseriaccia ladra, poi ci si vedrà sempre meno. Quest’estate siamo stati meravigliosamente gomito a gomito qui a casa, ma poi lui starà a Siena e io boh, vattelapesca. E sarà una faccenda lunga. Anni. L’idea non mi piace per niente, ma mi sa che o bere o affogare.

Son momenti di pensieri, e non tutti meravigliosi. Per questo poi quando tiri giù un catino dalle scale con dentro dei tappeti insieme alla tua amica bionda per spaventare il povero Lurker che studia al piano di sotto e ridi fino alle lacrime come una deficiente apprezzi enormemente l’attimo.

Son fugaci, gli attimi. Vanno coccolati. Come i diciotto gatti che circolano intorno a casa mia.

Che poi uno… visto, no!

lunedì, maggio 23rd, 2011

Dopo aver scoperto che i calcoli presenti nei miei poveri piccoli reni sono misti (fifty-fifty ossalato di calcio e acido urico, un gran bel mix), dopo la tromba d’aria che ha funestato la domenica a Ludogrifo (dalla quale noi delle TdA siamo dovuti scappare a gambe levate), dopo il cambio della giunta comunale a Castiglion Fibocchi (luogo in cui, ve lo ricordo, domenica 29 si svolgerà Orizzonti Fantasy), dopo il tremendo bruciacu£o che mi affligge da diversi giorni, vi prego, aiutatemi a ripetere questo mantra:

DOMENICA NON DEVE PIOVERE
DOMENICA NON DEVE PIOVERE
DOMENICA NON DEVE PIOVERE
DOMENICA NON DEVE PIOVERE
DOMENICA NON DEVE PIOVERE
DOMENICA NON DEVE PIOVERE

(…no, perché ci mancherebbe solo questo.)

Nu.

martedì, maggio 10th, 2011

“…Potresti aggiornare il blog…”

Eh, il Lurker la fa facile. Non è mica una cosa semplice scrivere quando proprio le parole ti sfuggono, non hai voglia di produrre niente, tutto quel che fai ti sembra poco utile, etc etc etc…

Secondo me anche loro soffrono un po' di reni.

In realtà avrei anche un aggiornamento piuttosto consistente da darvi, ovvero che il 9 giugno bombarderanno Godzilla, il calcolo da 8 mm.
Evviva, è un buon inizio!, potreste dire voi.
Sì, beh. In realtà intorno a questa data girano ancora molte incognite, sia riguardo il “prima” che il “dopo”.

Prima, devono ancora arrivare i risultati dell’analisi del calcolo. Di che sarà fatto? Si romperà facilmente dissolvendosi in una nebbiolina di ossalato di calcio? O si dividerà in calcolini meno massicci ma ugualmente perniciosi di qualche altro materiale più coriaceo?
E ancora, che dirà il nefrologo? Avrò segnato bene gli esami del sangue, riuscirò ad avere i risultati in tempo?

Dopo, ancora più oscuro. Mi prenderà una colica subito dopo? Sarà il male di un’oretta di paura, o mi terrà di nuovo inchiodata al letto per una settimana? E gli altri tre calcoli nel rene, che faranno? Si muoveranno? Usciranno? Quando? E i due a destra? Si sentiranno in dovere di fare qualcosa anche loro?  Riuscirò ad andare all’evento di GRV di due giorni che abbiamo l’11 giugno (due giorni dopo il giorno X!) o sarò a contorcermi all’ospedale? Mi perderò anche il matrimonio della mia cuginetta, che è l’evento dell’anno (sempre l’11, è incredibile, quando le cose decidono di accavallarsi…)?

Bah, cerco di non pensarci. Non stasera. No, decisamente stasera no, perché è il modo migliore per intristirmi definitivamente.
Non va bene, così ripiglio anche i chili che avevo perso. E’ incredibile cosa ti viene voglia di mangiare quando non ci sono abbastanza endorfine in circolazione, pur sapendo che sei troppo malmessa per metterti a smaltire seriamente.
Considerato che fra me e il Lurker ci sono una novantina di chilometri, è difficile procurarsele in altro modo.

Decisamente stasera non è una buona serata.
Proverò coi fumetti.

Taglia l’Itaglia

venerdì, marzo 18th, 2011

Si potrebbero fare gli auguri all’Italia. Si potrebbe anche quasi essere spinti a cedere a un po’ di ottimismo, a credere che magari prima o poi questa benedetta identità nazionale partorirà qualcosa di positivo.
Poi uno ascolta il giornale radio e ascolta quella brancata di dementi che parlano. Tutti, di tutte le fazioni. (FAZIONI, sì, non partiti. L’accezione negativa ci sta tutta). E bestemmia.

Per essere una che non ci teneva a parlare di politica su questo blog, devo averne davvero i marròn pieni.

Sapete che c’è? Vado a cucinare. La vedo un’attività più remunerativa, rilassante e piacevole al prossimo.
Oggi lo chef prepara gnocchetti ai broccoli e speck ripassati in forno. Niente besciamella, sono a dieta (cazzate, la verità è che ho dimenticato il latte).
Poi uno dice che mangiare deve essere solo un mezzo per nutrirsi e non per godere. O tò, e toglieteci anche questo, di piacere! Considerato tutto, considerato anche quanto è breve la vita, se a una persona togliete il cibo e/o il sesso (a tutto tondo), che le rimane per star bene? Tanto, ormai la cultura e l’arte sono state mutilate in tutti i modi possibili e immaginabili… almeno la Gastronomia! Almeno il Kamasutra!

O no?

Scopro or ora che esiste anche un Kamasutra Culinario... devo indagare...

Soprassediamo. E porto sei.

lunedì, marzo 14th, 2011

Sorvoliamo a giro radente su certe dichiarazioni più che discutibili che si sentono aleggiar per l’aere in questi giorni, tipo “Comprendo la preoccupazione e la delusione del mondo della cultura in seguito alle ultime notizie riguardanti una ulteriore previsione di riduzione degli investimenti. A questo punto posso solo confidare che mi succederà a breve abbia l’autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l’attuale situazione” (ovvero sono un fallito, via, ora mi dimetto che tanto mi so’ ciucciato i dìti e basta per tutto questo tempo, anche una scolopendra potrebbe far meglio di me) o altre chicche espulse dall’indecente MariaSssssSSSSsss tanto cara a LaProf. Sorvoliamo, perché sennò mi vien da pensare che le rogne più grosse son capitate proprio ai due settori che potevano darmi il pane quotidiano. Sorvoliamo, che sennò mi rabbuio e dopo non ho più voglia di tendere i panni, tanto come minimo mi ci piove.

E non pensiamo nemmeno al delirio che sta succedendo in Giappone, semmai indugiamo col pensiero a come la gente comune sta affrontando la tragedia. Non pensiamo al fatto che pur essendo preparatissimi cercar di evitare un disastro nucleare sarà un’impresa allucinante, altrimenti poi potrebbe venirci in mente che c’è chi preme perché le centrali riaprano anche in Italia (considerata la totale assenza di legami fra svariate cosche di vario tipo e l’edilizia, saremmo a cavallo – a dondolo, o di Troia. Alla prima scossa di assestamento – PAHN!!!! E la colpa non è mai di nessuno, in questi casi).

Pensiamo infatti a cose più amene e frivole, tipo le simpatiche 5 regole proposte da vari ascoltatori del Ruggito del Coniglio perché la convivenza fra un uomo e una donna possano essere perfette e prive di scazzi di alcun genere. Ad esempio, vediamo alcune delle cinque regole proposte dalle donne, che hanno la stessa imperatività delle leggi bibliche:

1) Io sono la tua unica donna. Le altre non esistono.
Condivisibile. Sì, dai, condivisibile. Diciamo che dovrebbero esistere solo per ricordare all’interessato quanto sono più figa io. :D
2) Non paragonarmi a tua madre, soprattutto quando cucino, perché potrei decidere di rimandarti da lei. In una scatola.
Fortunatamente non soffro più di questo problema. Prima ho bestemmiato tanto a causa di tanti fidanzati poco delicati, ma seddiovole la mamma del Lurker non ama cucinare; in compenso il su’babbo è un genio con le salsine e io sono sempre lì a pregare il mio distratto compagno di carpire i suoi segreti. La gastronomia vince su tutto, sempre.
3) Non mi interessa se c’è il Derby, quel branco di bufali non entra in casa!
Seddiovole il lurker non è un grande appassionato di calcio e i bufali che frequentano casa nostra sono essenzialmente giocatori di ruolo famelici amici di entrambi. Certo, rimangono in casa un po’ di più che se ci fosse la partita, con quel che ne consegue, ma come farne a meno? :D
4) Se torno a casa distrutta dal lavoro e tu hai fame, rimboccati le maniche e prepara la cena o al massimo vai a prendere due pizze
Magari avessi un lavoro che mi distrugge… ma comunque, visto che la fibromialgia mi riduce comunque uno straccio o dopo la PPO arrivo a casa tardi, il Lurker cucina spesso e volentieri, ed è pure bravo.
5) Ricordati che c’è la parità dei diritti, quindi i mestieri, la spesa e cucinare si fanno al 50%
In generale me basta che il Lurker spolveri e/o pulisca i piani, cosa che odio atavicamente, ma comunque siamo troppo pigri e rispettosi della pigrizia altrui per non dividerci equamente i compiti.
6) Non sindacare sul numero delle scarpe e delle borse presenti nell’armadio di tua moglie
Penso di essere fra le poche donne a non provar soddisfazione nel comprare le scarpe. Avendo piede piccolo combinato a polpaccio da terzino sinistro, gli stivali non mi entrano mai, gli anfibi sono difficili da trovare, le scarpe da ginnastica buone costano tanto e ai saldi finiscono sempre il mio numero per primo, le ciabattine mi fanno male alle piante dei piedi, decolletées e ballerine mi stanno malissimo e via dicendo. Mi prendono le crisi di nervi quando devo comprarne un paio nuovo. Ne ho tante solo perché non le butto MAI via, solo se sono a brandelli, e molto a malincuore. Ne ho una decina in tutto, fra estive e invernali, escludendo gli stivali fuffa per il GRV e le ciabattine rotte che non metto mai ma ci sono affezionata. Con le borse, stesso discorso. Le tengo anche se tritate, sapete, per ricordo. Ma anche lì si viaggia su numeri bassi.
7) Abbassa sempre la tavoletta del water
Il Lurker è troppo pigro per fare pipì da in piedi. E poi come potrebbe leggere gli Omi Ragni del Ciofo se non stesse comodamente seduto per circa mezz’ora?
8) Non addormentarti sul divano
A me piace dormire sul divano. Piace a entrambi. Possibilmente insieme, in un pigro pomeriggio d’estate dopo aver fatto uno schema di difficilissime parole crociate. In cu£o alla televisione, tiè.
9) In quei giorni, taci!
Taci? Macché! Parliamone! Festeggiamo! Sono arrivate! Yippiehhh!!! Niente maternità inattesa! Niente paternità distruttiva! Il Triminulet non tradisce! Evvai!
10) Devi riuscire a fare almeno due cose insieme (sono esclusi pensare e parlare che devono essere azioni consequenziali)
Impossibile. Secondo il Lurker, che studia Medicina e queste cose le sa, un uomo può fare solo una cosa per volta. Sennò si impalla e tocca resettarlo. O rottamarlo.

Un ascoltatore suggerisce anche una guida strategica ad uso e consumo dei mariti:

1) Guadagnare più dei mariti delle amiche di tua moglie
Per il momento, l’unica che guadagna qualcosa (…) sono io, quindi direi che la cosa non mi tange.
2) Unire armoniosamente il fisico di Rambo al glamour di 007. Gli occhi di Paul Newman costituiscono titolo preferenziale.
No, no. Io sono per la filosofia dei Noi Nati Male. Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle. E, aggiungo, il sesso è meno soddisfacente se non c’è un po’ di pancina a creare attrito. Il problema è quando ce n’è troppa… ehm.
3) Approvare incondizionatamente lo shopping ossessivo compulsivo
Il Lurker è portatore sano del cosiddetto Gene Biondo che gli ha trasmesso una certa sensibilità e attrazione verso lo shopping. Fatta eccezione per i tappezzieri o venditori di tende in generale, potrebbe andare in giro per negozi per ore senza comprare niente (ma solo perché è più al verde di me). E io non sono né ossessiva né compulsiva perché non ho mai una lira.
4) Guardare con sincero interesse tutte le fiction trasmesse in tv
Quale tv? Siamo stati concordi su questo: la tv può andare a cagare. Esistono i dvd e internet. E la PS2. Basta.
5) Giubilare gaudenti all’arrivo della suocera
Nemmeno io giubilo quando arriva la mi’mamma… Diciamo che spesso finisce che io e lei ci scazziamo mentre il lurker, tatticamente, scompare da qualche parte col mi’babbo a montare mobilio inesistente o a valutare lavori che verranno fatti forse di qui a vent’anni. Oppure, in assenza del mio augusto genitore, si eclissa comunque evitando accuratamente di prendere le parti di chicchessia. Saggio Lurker. Saggio.

Insomma, fa figo pensare di non ritrovarsi nelle classiche cose che fanno disperare le donne riguardo i loro fidanzati. In questi chiari di luna, è molto, molto consolante.
E bisogna sempre attaccarsi a pensieri consolanti, no?
Soprattutto quando hai appena finito di stendere i panni e il cielo si rabbuia in modo inappellabile, scaricando in pochi secondi decine di mm3 di preziosa acqua sul tuo bucato. Tu li ritiri in fretta e, chiaramente, smette di piovere.
Alé.