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Sottile linea color perla

domenica, febbraio 6th, 2011

E’ quella che vedo adesso dalla finestra della mia postazione pc. Una bella giornata, nemmeno tanto fredda. Dovrei essere molto allegra, godermi questa botta di luce che invade queste stanze, che di luce ne vedono poca visto che la casa è a nord, inforrata fra le colline, e il sole la becca sempre di striscio.

Dovrei, ma mi viene da pensare che tutto è maledettamente complicato.
Vi faccio un esempio? Ve lo faccio.
Oggi non mi sento ottimista, premetto.

Mettiamola così: come alcuni di voi sanno insegno musica d’insieme ai bambini al SJ ormai da qualche anno e dalla primavera scorsa seguivo un percorso didattico al Museo d’Arte per Bambini, che finalmente aveva ingranato bene e funzionava a meraviglia. Perché ho detto “seguivo”?
Perché sembra che il Vicesindaco * di Siena ritenga (son parole sue, a quanto pare, messe nero su bianco sul giornale) che istituzioni come le due sopracitate e il Museo Santa Maria della Scala (e forse anche la Chigiana? chi può dirlo?) sono un peso e non dovrebbero esistere e quindi a metà anno è d’uopo tagliar loro i fondi. Che già erano stati definiti in bilancio, quindi in parte erano già stati spesi.
E quindi?
E quindi per ora la PPO regge, ma niente più laboratori per me. Sennò con che mi pagano? E quindi si stringe la cinghia fino all’anno prossimo.
Tralasciamo il fatto che ancora non so comunque quando arriveranno i soldi che serviranno a ridare aria al mio disastrato conto in banca. Tralasciamolo, che mi si stringe il cuore.
Insomma, c’ero quasi. Voglio dire, ho la fortuna di non dover pagare l’affitto, quindi mi bastava poco di più per arrivare a starmene un pochino tranquilla (o almeno ad andarci in pari) economicamente parlando.
Invece niente, perché in questo paese della minchia la cultura e l’educazione valgono meno di zero. Non sono valori. Sono cifre in passivo in un bilancio che tiene conto solo di ciò che produce qualcosa di materiale e mercificabile, come soldini sonanti, automobili, cibo, oggetti sadomaso. Il resto non serve a niente. E’ un per di più e se ne può fare a meno.
E’ un discorso che ho sentito fare a casa mia, tra l’altro. Non da familiari, almeno.
Filosofia, storia, antropologia, letteratura, musica, arte… tutto fine a se stesso. Non produce ricchezza, quindi è inutile. Scema io a volerne fare un lavoro, a pensare che sia importante avvicinare i ragazzi all’arte e alla musica, a renderli critici e consapevoli riguardo a ciò che vedono o che ascoltano, o per lo meno provarci nel poco tempo che si può dedicare a questo tipo di attività. Certo, anche loro sono smazzati fra scuola, sport, attività varie ed eventuali. Non so quando trovino il tempo di giocare e seguire i loro interessi.
Comunque il punto è questo.
Che senso ha studiare arte? Fare ricerche archeologiche? Apprendere lingue antiche o sconosciute? Suonare uno strumento? Leggere poesie? Scrivere? Recitare? A che ti servirà mai tutta questa roba nella vita?
Mandiamo i nostri ragazzi a fare un bel corso di marketing, invece! Quello sì che li renderà pronti ad affrontare il loro futuro!

Dei, mi viene da piangere a pensarci. Obama lì a dire che togliere fondi all’educazione è come pensare di alleggerire un aereo buttando via il motore… e qui? Dov’è finito tutto il filo-americanesimo di questo stronzo paese? Vi piacciono gli americani solo quando vi pare, eh?
Ne ho le palle piene di questa situazione di ipocrisia e dittatura diffusa e capillare, vorrei che esistesse un modo per alzare la testa e spaccare il muso a tutti quei culetti d’oro che se ne stanno aggrappati alle proprie poltrone colle unghie e coi denti, vorrei davvero che avesse un senso quello che sto scrivendo, che i MILIARDI di parole spese sul web e altrove avessero un qualche significato, che quelli che son sordi perché non vogliono sentire invece dovessero esser costretti a sbatterci il muso contro e a capire, invece di farneticare e di bersi tutto quel che raccontano loro i politici e i loro pulpiti televisivi e non.

Basta, via. Basta che mi faccio troppo il sangue cattivo e poi la fibromialgia me ne fa pentire.

*ErrataCorrigiona: avevo inteso male, l’assessore alla Cultura seddiovole non c’entrava niente, sorry for the misunderstanding :(
Però il concetto è sempre che sia il Governo o siano gli enti locali, cultura e educazione sono la pedina sacrificabile sull’altare delle finanziarie, accidenti a loro. Dei del livore continuo e costante, sosteneteci.

Fugge, fugge, fugge.

martedì, novembre 16th, 2010

Chiunque abbia scattato questa foto l’ha fatto per sbaglio. Io o il Lurker, intendo.
Ma non è male, a parte il fatto che è mossa. Mossa di corpo, sì.

Sono stati giorni strani, da mal di stomaco immotivato. Oppure motivato ma senza motivo apparente a giustificarlo. O insomma sì.
Volevo scrivere un bel post introspettivo, o aggiornarvi su questo e su quello, o scrivere qualcosa di cui non si sarebbe capito un accidente (come sempre). Però no. Niente, l’ispirazione è sfuggita. Magari poi torna.
Magari è solo in un angolo del foglio, che cammina distrattamente verso di me.
Con un cappotto rosso addosso.
Così rosso che mi abbaglia e a malapena mi accorgo di lei.

Shit.

Ma buongiorno, che Behemoth ti sia propizio!

mercoledì, novembre 10th, 2010

Stanotte non ho dormito granché. Mi sono addormentata tardi e con una certa difficoltà, come se qualcuno o qualcosa mi desse uno scrollone ogni volta che mi assopivo.
Poi la £$%&£$ mi si è insinuata nei sogni trasformandoli in veri e propri incubi ossessivi. Insomma, alle 6 ero sveglia. Ma non volevo dargliela vinta, nossignore. Mi sono messa a leggere, fiduciosa. Dai, dai che ti riaddormenti, dai! Non pensare a quella creatura squilibrata. Mh.
Verso le 7.30 finalmente stavo per riaddormentarmi (un’oretta, dai! una sola! Non farti rubare il sonno, è preziosissimo!) sento un tonfo tremendo e una voce terrorizzata che mi chiama. Balzo fuori dal letto e vedo la mi’nonna stesa in terra con la mi’mamma preoccupatissima che cerca di rialzarla. Lì per lì – in quella frazione di secondo che ti separa dalla comprensione – penso al peggio, mi attraversa tutta una serie di considerazioni del tipo “ovvai, prima o poi doveva capitare, ma così, senza preavviso, pork, che devo fare, qui e là, ma che sto pensando, boh, mah” e sono talmente sbalestrata (o è un sangue freddo inaspettato? O l’abitudine alle prodezze familiari?) che non mi preoccupo e metto direttamente la mano sul telefono, pronta a chiamare un’ambulanza. Così, quasi con tranquillità, come fosse normale.
Sì, forse è stato il fatto che la mi’nonna ha 89 anni ma riesce a escogitare metodi sempre nuovi per farsi male o non farsi male ma farci prendere un colpo. Perché anche stavolta era stata solo una piccola disavventura: era scivolata all’indietro mentre si rialzava dopo aver dato da mangiare al gatto, aveva battuto una culata sonora e poi si era stesa per la sorpresa di esser caduta.
Insomma, niente di rotto e niente di grave, dopo due minuti era già arzilla come un grillo – frallaltro l’avessi io la sua vitalità. Mia nonna è un osso durissimo, fortunatamente.
Però intanto niente sonno. Però ci volevo riprovare, che mi attende una lunga giornata. Mi sono rimessa a leggere un po’. Stavo per addormentarmi, dai, almeno una decina di minuti… niente, troppo tardi. La mia sveglia-lurker ha suonato puntualissima intorno alle 9, ma fin qui tutto bene. Dopotutto, è l’appuntamento più piacevole della mattinata quando lui è a Siena e io qua. Ma non mi sono goduta nemmeno quella telefonatina rapida: mentre stavamo parlando, il telefono di casa ha squillato. L’Enel. Per sapere se vogliamo la bolletta via mail, capite, è importante.

Ho concluso il risveglio con un bestemmione interno. Ci voleva, di prima mattina.

O vediamo come si evolve la giornata. Almeno a sera un paio di soddisfazioni dovrei togliermele, visto che io e il compagno di sbafate siamo a cena da Cbicp e la cosa è positiva di per sé.
Però non si sa mai. Tra l’altro, ripiove. Eddai.

(PS: Ieri sera ho buttato giù un paio di inutili capitoli. C’è qualche sconsiderato che – appena prende forma – ha voglia di dare una letta all’insensato parto letterario?)

Eppure novembre è.

domenica, novembre 7th, 2010

Domenica, finalmente. Una domenica passata a cazzeggiare, fare lavatrici, leggere Scott Pilgrim sul divano, cucinare la sorella minore della grande zucca e dimenticare per poche ore tutte le cose che continuano a martellarmi in testa.

Che di truffe non ne ho prese solo io, che i vicini di casa sanno essere molto molesti se ci si impegnano, che la gente può crearti molti problemi anche se tu non hai fatto niente per meritarteli. Che poi sono molto sensibile, e queste cose mi attanagliano il sonno, mi fanno svegliare di colpo la mattina, mi tormentano nei momenti più impensati.

Così oggi cerco di non pensare a nulla se non alle tazze glam che ora dimorano in una delle mensole del tè e a quello che ci ho messo dentro. Me le hanno portate Ninna, l’Orso e Rebecca martedì, quando sono venuti a pranzo in questa landa sperduta. Sarà che non ci vedevamo da troppo, sarà che è un periodino, ma avere ospiti così graditi alla tavola della mia casa mi ha fatto davvero piacere. Poco importa che dieci minuti dopo che erano partiti (sigh) mi si sia rotto il motore della lavastoviglie e mi si sia allagata la cucina. Poco importa che la £$%&£”^ sia una serpe velenosa e la sera me lo abbia dimostrato ampiamente. Poco importa.

E poi, venerdì dopotutto ho rivisto la mia cuginetta di Firenze. Che si sposa a giugno, ed è più piccina di me. E poi, sabato ero a Lucca per incontrare delle belle persone (tipo questa creatura soave qua accanto) che non vedevo da un bel po’ e anche quello è stato un momento topico. Ho ribeccato Impo, la mia figliola spirituale, gente folle da tutta Italia. Purtroppo non ho imbroccato Val, ma lo costringerò a una gita appenninica, prima o poi.

Mi piacerebbe molto raccontare di gente che veniva e che andava, di personaggi equivoci e di risate, o anche delle due ore per uscire da Lucca, del mal di piedi atavico, e del delirio affrontato per arrivare indenni al day after, ovvero quando con le Terre degli Angeli avremmo dovuto infestare tutto il borgo di Santa Mama (vicino ad Arezzo) per Halloween… anche quella una bella esperienza, nonostante le piogge torrenziali fino alle quattro del pomeriggio e la gente che arrivava alla spicciolata e che (beh, meglio) sembrava non accennare a smettere di farsi un giro.
Insomma, una bella conquista anche quella, un esperimento che è andato a buon fine. Però, ecco, mi piacerebbe essere dell’umore giusto per raccontare aneddoti, per lanciare qualche microaccidente a qualche ragazzino pestifero che (non) ha allietato la nostra performance, per gasarmi abbestia per quanto fatto/visto/mangiato (ahhhh, la trippa al sugo! I panini con la salsiccia calda! Le castagne con zucchero e grappa!). Invece niente. Cerco solo di pensare il meno possibile, di accarezzare di tanto in tanto la nuca del mio lurker di casa che le fasi finali di Final Fintasy X accanto a me, di sorseggiare il mio tè “Sweet Chili“, che vi consiglio caldamente perché è strabuono e stradelicato.

Ecco, nient’altro.
Poi magari domani sera l’incontro di “lavoro” (cosa sarà? ancora non lo so!) andrà a meraviglia, forse invece sarà un fake e quindi metterò quell’inserzione per fare la cuoca a domicilio, oppure la tipa di cui sopra continuerà a mandarmi sms minatori senza motivo, o anche niente di tutto questo.Che poi mercoledì sera non andrò alle prove, ma per un buon motivo visto che sarò insieme al mio matematico preferito (e al lurker, che in queste occasioni smette di essere lurker e quindi intangibile e mangia come un caimano con la benedizione di tutto l’Olimpo). Forse inizierò a scrivere il libro su cui sto arpeggiando in questi giorni.Ci sono cose al fuoco, alcune brutte e altre belle. Ma sono inquieta e non penso in modo lucido. Eppure,  sono convinta che tanta confusione non può non produrre qualcosina di positivo.
Forse.
O no?

努力

martedì, ottobre 26th, 2010

…no, via, ancora non ho ingranato.

Certo, ho prodotto questa:

Pollo al lime cotto nel latte + sughino di cottura, menta, uova sode, arance, lamponi appena colti, insalata gentile, crema di aceto balsamico... eccoci.

Però ancora devo pulire la cucina. Devo togliermi i pantaloni del pigiama. Devo decidermi a fare qualcosa di più. Un po’ gli eventi mi hanno remato contro, stamani, ma anche io sto qui e non faccio niente di utile.

Quando mi girano le scatole, davvero, divento un’ameba.  Non va bene.

Donnino di casa mode: ON

lunedì, ottobre 11th, 2010

Scrivo essenzialmente per una sorta di inerzia, stasera. Perché in realtà non ho molto da dire, tranne che il lunedì, se possibile, riesco a compicciare meno degli altri giorni.

Beh, in realtà ho dato una pulita generale alla casa. E’ bello stare in un posto così grande, ma è impegnativo. O meglio, potrebbe essere impegnativo per una persona amante delle case perfettamente in ordine, ma io non riesco a tenere ordinata nemmeno la mia vita, figuriamoci i miei spazi. (E qui torrenti di lacrime rotolino giù dalle vostre palpebre socchiuse per la tristezza)

Comunque la cucina è sempre più o meno agibile – e del resto non cucinerei mai sul porcajo – quindi state sereni: quando verrete a pranzo o a merenda da me (e mi auguro che lo farete) non spaventatevi se troverete cose in posti dove evidentemente non dovrebbero stare. Sotto al caos apparente regna non solo l’ordine, ma anche la pulizia.
A parte l’orrido impegno dello Spolverare, attività che mi è intollerabile (e infatti sugli scaffali a parte i libri non ci deve entrare nient’altro) ma tutto il resto dei lavori di casa lo tollero abbastanza bene. A parte stirare. Non è così male, ma non ho mai tempo. O non voglio trovarlo, ecco. Ma del resto ci sono tante cose che tento di bypassare appena posso. Anche cose gradevoli. E’ che sono pigra, inqualificabilmente pigra. Ho anche sorpassato i 70 kg. Ormai è ufficiale.
Lo sapevo che l’autunno m’avrebbe fregato. Autunno unito alla pigrizia, ovviamente.

Bah, inconcludente.

Keep yourself alive

martedì, ottobre 5th, 2010
Sissì, la cantavano pure i Queen negli anni Settanta, lo so.
Oh, un giorno da sola a casa e a parte trovare dodicimila annunci per lavori tipo callcenter (e ci sarebbe da fare un post lungo lungo al proposito, sì) non ho compicciato niente. Non ho nemmeno cucinato. Ho mangiato un po’ quel che era rimasto in dispensa (poco, maledizione, pochissimo!) e non è da me.
O meglio, è da me, visto che quando devo fare le cose per me stessa divento pigrissima.
Stasera per mettere in ordine la cucina ho dovuto costringermi a pensare che giovedì qualcuno ci avrebbe messo piede dentro, ed è carino arrivare a casa e non dover rimettere a posto il delirio (così ti puoi dedicare ad altro, nda) (zozza) (sì) (ma poi come!) (oggiù basta, s’è capito).
E dire che quando siamo in due partorisco cose del genere:

Che poi la ricetta del dolce (che chiamasi Torta Madeira, non si sa perché visto che non c’entra niente il liquore) l’abbiamo presa da un libro che ci ha regalato il grande Panca e il merito di averla sperimentata per primo sta proprio al Compagno Lurker. I lamponi invece vengono dal mio orto. Vi passerò la ricetta che è semplice ed efficace, fidatevi.

Basta, devo smettere di finire sempre a parlare di mangiare. Sembra che io non faccia altro tutto il giorno.  (…)

Insomma domani si ricomincia con la Peter Pan.
Devo finire i compiti di giapponese.
Mi fa male la schiena.
Niente Mostro di Pietralba.
Piove.
Il letto è più freddo del necessario.
Quindi vado a letto.
E leggo qualcosa di veramente sopra le righe (chissà se Val me lo conferma…).

E’ tutta questione di pappatoria

mercoledì, agosto 18th, 2010

Sento il dovere di  consigliarvi cladamente questo post di Val. In realtà vi consiglio tutti i suoi post, ma questo mi sembra particolarmente significativo, visto che parla da sé.

Esaurita (…) questa specifica questione, vi aggiorno. Per il momento i calcoli rimangono dove stanno, solo cercheremo di non farli ingrossare ulteriormente.
Come?
Anche se non è certo cosa li stia provocando, intanto vediamo di tenerli sotto controllo via ecografia, di bere un botto e di depennare dalla lista tutte le cose che portano ossalati, visto che è l’opzione più comune. E cosa, quindi?
Barbabietole rosse. (ok, mi piacciono ma posso convivere con la loro eliminazione)
Spinaci. (No, pork… d’inverno ne mangio a chili… e vabbeh…)
Acetosella. (Non ne faccio uso, bene)
Fichi secchi. (Mi piacciono solo appena colti, ottimo)
Cacao e cioccolata. (No, il mio medico non ha avuto il coraggio di togliermeli)
Tè. (IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)

No, cioè, il tè. IL TE‘.

Bestia nera maledetta.

Non posso farcela. D’inverno è la mia consolazione (insieme alla cioccolata, che è anche la mia salvezza, e il gelato al cioccolato, per quando la cioccolata non c’è). Quando me lo ha nominato m’è preso lo sconforto nero. Già mi erano venuti i lacrimoni quando, anni fa, mi sono resa conto che non ne potevo più bere una tazza dietro l’altra perché sono ipersensibile alle sostanze eccitanti (volete ridere? fatemi bere un caffé), e mi son girate le scatole perché lo adoro e ne ho di tutti i tipi. Sono una patita del Tè Nero Chai, ad esempio. Che ora si è trasformato nella Bestia Nera Chai.
Ma no, non devo tirarmi giù. Ci sono le tisane. C’è il rooibos. Sì, dai. Su, su, non buttiamoci giù, eh?

E poi non è così tutto chiarissimo e cristallino. Voglio dire, la vitamina C non aiuta coi calcoli, però  il succo di limone si ritiene essere un toccasana. Il prezzemolo compare in una lista come da evitare, altrove invece dice che aiuta. Che cazz’, mettevi tutti d’accordo, vi prego.

Io so solo che se non vado da una dietologa che mi infila un laccio al collo continuerò a non capire come e cosa devo fare. Ma costa tanto.

Comunque oggi andavo in giro per la città vuota con i sudori di debolezza addosso, e la mia mente se ne andava qua e là, vagando attraverso ricordi e la meravigliosa sensazione che esistono momenti in cui la città è davvero solo tua. E di qualche bambino che gioca nel parco.

Nonostante i reni, il tempo di merda, il freddo, l’umidità e i dolori assortiti, direi che sono comunque tenacemente felice.

Fiiiiiii… Rotta.

lunedì, agosto 16th, 2010

Ormai questo sembra il diario di una novantenne.

No, anzi, non è vero: la mi’ nonna ha 89 anni e molti meno acciacchi di me. E secondo me è anche parecchio più lucida di quanto non sia io.

A parte i calcoli, a parte una sympatyca (come il vomito su per il naso) vulvovestibulite (che va a braccetto con my dear fibromyalgia, oh yes), a parte i morsi feroci delle zanzare tigre che vanno messi in conto, a parte il tessuto cicatriziale del mio dito tagliato che ancora non se ne va… da venerdì non posso più star seduta a lungo che mi prende un dolore fisso e fitto al fianco destro (sì, è sempre il destro, mi viene tutto a destra, e la tetta di destra è anche più piccola!). Pensavo fosse intestino, poi ho optato per il rene, poi magari era il VAIRUS che mi ha passato Noctulio… insomma, intanto so’ qui e me lo sto tenendo.

No, dico, basta, alò. Un po’ di tregua. Almeno fatemi ripigliare da una…

E niente foto da postare: ha smesso di funzionarmi la macchina fotografica del telefono. Non mi posso portare dietro la mia gloriosa Nikon. Mi ci vogliono fior di guadrini fra pellicola e sviluppo… e anche eoni per produrre qualcosa.

Insomma, ‘na ciofega.

Tre cose a caso

mercoledì, luglio 7th, 2010

Una cosa gustosa.

Una cosa ridicola.


Una cosa orribile.

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/07/news/aquila_corteo-5446113/?ref=HREA-1