Archive for the ‘apocalcryptica’ Category

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lunedì, novembre 14th, 2011

E’ vero, sono latitante.
Ma come spesso accade, sono a un bivio e non so cosa succederà nel futuro immediato. Poiché appartengo alla corrente di pensiero “non ci credo ma ci spero” riguardo alcuni fenomeni sovrannaturali / filosofie assortite / creature fantastiche & mitologiche, in una visioone del tutto dylandogghiana dell’universo, mi concedodi tanto in tanto un po’ di scaramanzia, che in questo caso specifico si traduce nel fatto che preferisco non sbilanciarmi su nulla. Insomma, un etto di battute sprecate per dirvi -cosa? Niente.
Però ormai sono qui, e dopo tutto ci sono millemila altre cose da condividere…
Cosa preferite, il menù di stasera, ovvero un paio di tranci di salmone da marinare e gustare a tocchettini accompagnati da champignon a fettine con scaglie di bufalino stagionato (ovvai)? Un paio di tirate lunghe sulla precarietà della salute in generale, e più specificamente della mia, che ha un equilibrio mooooolto delicato da tener sempre presente, altrimenti TA-TAHN – giù dolori? Oppure una disquisizione sul nostro prem- OPS! ex premier e sui suoi amichetti e su quanto ancora la loro presenza nelle nostre vite sarà opprimente, di strascico o da lontano – che poi lontano mai sarà?
No.
Preferisco condividere con voi la mia gioia. Nella mia umile vita c’è solo una cosa, dopotutto, solo una singola cosa che non ha ancora trovato una sua strada (ed è il lavoro, niente di originale rispetto al resto del mondo). Per il resto, ho avuto talmente tanta fortuna con le scelte che ho fatto e per i casi della vita non dipendenti da me che non posso fare a meno di sentirmi il cuore pieno.
E’ vero, ci sono tante cose che non ho mai fatto e mai farò, persone che avrei potuto conoscere etc etc etc… ma che importa di ciò che non è stato? Se ne sa una sega, soprattutto? NO! La cosa che conta è che ciò che è stato ha portato a ciò che è adesso: una figata.
A parte l’incredibile sequela di coincidenze e trinagolazioni astrali che mi ha portato a condividere (informalmente, per ora) proprio questa casa qui con proprio quel lurker là, l’altra sera ho chiamato il buon vecchio Cbicp e mi sono ritrovata a pensare a quante belle persone ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi 10 anni. Persone che non avrei avuto la speranza di incontrare altrimenti, fra l’altro. Molte fra queste le ho conosciute tramite questo blogghino che ormai perdura dal 2003 e che si è trasformato, spostato, privatizzato, riaperto, sviscerato and so on… una cosa che un social coso qualsiasi non può fare (anche se riconosco senza difficoltà la sua immensa utilità per rimanere in contatto con gente che già si conosce). Mi si sono quasi inumiditi gli occhietti. E un altro aspetto esaltante della questione è che gli amici sono preziosi e quindi è un gran bel regalo condividerli. E’ bello quando fai da ponte e vedi cosa succede. E’ bello sapere che tutte quelle splendide coincidenze sono servite a qualcosa.
Adoro questa sensazione di pienezza. Di soddisfazione. Di affetto profondo verso un numero davvero consistente di persone. Indipendentemente da quanto o come ti frequenti.
Sto bene.

(Ecco, scaramanzia vuole che quando uno dichiara che le cose vanno bene, indubbiamente succede qualcosa di orrendo per pareggiare i conti. O vediamo cosa succede adesso. Se mojo – grat grat – mi raccomando, fate tesoro! Mai dire che ci si sente soddisfatti, MAI!)

(E beccatevi ‘sto video, va’. Quando uno dei tuoi allievi ti propone di suonare un pezzo del genere, non puoi non sentirti orgoglioso e gonfio come un pavone in amore)

Incubus

martedì, ottobre 18th, 2011

Ma che ci devo convivere solo io con i rumori allucinanti di un autoclave con seri problemi di identità?
Ma che ci devo bestemmiare solo io contro la sistematica devastazione del testicolo interiore?
Ma che ci devo moccolare solo io contro le domande assurde del cosiddetto censimento?
Ma che ci devo…

No, eh. Beccatevi anche voi un po’ di inquietudine.

Foto-sconquasso

martedì, luglio 5th, 2011

No, via, vi voglio bene quindi non vi meritate un lungo post sulle ventimila cosa che vorrei raccontarvi. Non ve lo meritate e quindi mi limiterò a un post pieno di foto e con meno parole possibili. Mi tocca un po’ selezionare, eh.

#1


Anche se è un po’ scura, spero che si capisca che cosa stiamo facendo. E’ metà maggio, ci siamo appena sparati una fritturona in quattro sotto lo stand TdA a Ludogrifo e adesso è il momento di mangiare il profiterol portato da un amico.
Con le mani.
Mi piacciono sempre tanto questi momenti di porcilajo puro. Mi fanno sentire al posto giusto con la gente giusta. Forse questo dovrebbe preoccuparmi, eh?

#2

Non ho foto degli ultimi concerti della Peter Pan Orchestra, purtroppo. Voglio dire, immagino che i genitori dei ragazzi ne abbiano, ma io niente, sigh. Un po’ d’amaro in bocca, fra l’altro, a pensarci. Ma tralasciamo, anche perché stamani il mio amato pendrive/lettore mp3 ha misteriosamente smesso di funzionare. Del tutto.
Voglio dire… dentro c’erano due anni di arrangiamenti e non sono sicura di avere una copia di ogni cosa.
Sì, sì, stendiamo un velo pietoso, non ci voglio pensare adesso, via!

#3

Eccoci, questo è un rapido ricordo di quel che è successo a Orizzonti Fantasy. Purtroppo non c’è tutto quello che avrebbe dovuto esserci (nel filmato, intendo) perché incredibilmente non avevamo abbastanza foto di tutto. Ma spero si capisca.
Comunque, ora che la bufera è passata, onestamente non ci voglio più pensare per almeno due mesi. Poi, poiché mi conosco bene, mi ributterò a capofitto nell’idea di riorganizzarlo e stavolta più in grande e meglio. Però, per ora il mio cervello si svuoterà allegramente perché ho una crisi di rigetto pesantissima verso tutte queste cose… lallallà lallallaaaaahh!!!

#4

Due giorni dopo una simpatica litrotrissione (ovvero il bombardamento di Godzilla che attendeva perfido nel rene sinistro), dopo una notte al Pronto Soccorso iniziata col Contramal e terminata con il trionfo della morfina (che ti trascina sempre alla sagra del vomito contro la tua volontà), alle 8.30 di mattina (con 4 ore di sonno, nota bene) io e il Lurker siamo partiti per Spianessa (vicino Pistoia) per fare presenza all’evento delle TdA… o meglio, lui è riuscito a fare quello che doveva fare (ovvero arrivare e venire arrestato XD), io invece ero ancora sballottata dalla morfina quindi non ho impersonato la tipa che vedete qui sopra mirabilmente interpretata dalla Cri… e, con l’amaro in bocca, sono andata a onorare l’altro impegno della giornata, ovvero il matrimonio di mia cugina.

Potrei dire che era bella, la sposa, ma mentirei spudoratamente in quanto era molto, molto più che bella. Sarà che è la mia cuginetta del cuore, quella più vicina a me per età, con la quale abbiamo condiviso di tutto fin da piccole nonostante abitiamo in due città diverse… sarà che aveva un sorriso che avrebbe spaccato anche un iceberg al polo nord… sarà stata la faccia del mi’ zio mentre l’accompagnava all’altare… sarà stata la morfina… saranno stati i dolori che andavano e venivano… sarà stato quel che vi pare, ma appena l’ho vista entrare dal portone mi sono commossa come mai avevo fatto a un matrimonio prima d’ora. Anzi, un tempo nemmeno mi piacevano i matrimoni. In realtà in generale non mi piacciono nemmeno adesso, con eccezioni, e anche in questo c’era da pagare il solito fio (quello di aver 31 anni, un compagno studente, nessun lavoro che ti dia garanzie e nessuna fretta di avere una prole combinati a una famiglia in cui i genitori plurimi si sprecano e i “e te quando ti sposi?” fioccano in tutte le occasioni – ma d’altronde c’è chi sta peggio, tipo un certo cugino trentanovenne… soprassediamo!), ma lei, anzi, LORO erano splendidi e questo bastava a rischiarare a giorno qualsiasi ombra.
Queste sono cose preziose, e vanno tenute care.

Soprattutto perché poi le coliche sono andate avanti per otto giorni prima di espellere tutti i ghiaiottoli.

#5

Già, i ghiaiottoli! Le coliche! Sembra che adesso siamo solo a quota cinque (tre calcoli a sinistra vs. due a destra) e almeno quelli a sx non sono vicini ai calici, quindi per un po’ si spera se ne stiano buonini… in compenso è venuta a trovarmi sora Ragade-A-Ore-Dodici e il mio colon si è irritato enormemente per tutto questo via vai di urologi-nefrologi-proctologi. La morale della favola è che per mandar via sora R.A.O.D. (la quale si è presentata in quanto stizzita dalla presenza massiccia di farmaci in circolazione a Pasqua) il mio colon mi ha dichiarato guerra non si sa come mai, indi lo stomaco ha deciso arbitrariamente di non togliermi lo stimolo della fame, anzi, di combinarlo alla nausea continua, in modo da rendermi confusa e infelice (ma soprattutto dolorosamente stitica, ecco). Insomma, qui ‘un s’arguvisce.

Ma sapete che c’è? Mi importa una cippa. Domani accompagno il Lurker a fare l’esame di Radiologia (incrociate ogni appendice, potrebbe servirgli) a Siena e vada come vada poi si va. Dove si va? Mare, che diamine. Con la Vespa e in tenda, as usual. abbiamo un budget ridottissimo, ma lo faremo fruttare. Ce lo meritiamo. Ho bisogno di staccare da tutte le cose poco liete che mi sono successe. Ho bisogno di pensare lucidamente. Mi servono due giorni di puro nulla.

#6

Un’ultima cosa: vi segnalo un capolavoro. Un capolavoro che questa persona non potrà vedere. Ne ho già parlato, lo so, e all’epoca fu un colpo davvero amaro, ma ero convinta che il tempo avrebbe attenuato e lenito il dolore, che guardare un bel film e riconoscerlo come tale sarebbe stato un modo per rendere omaggio alla persona che era e a quanto era riuscito a trasmettere anche a una taona come me.
Mi sbagliavo. Ogni capolavoro che riuscirò a vedere sarà un dito in una piaga che non si rinsalderà mai del tutto. Un capolavoro che lui avrebbe visto e che a me sarebbe piaciuto sentirgli commentare. Indipendentemente dal fatto che forse non avrei capito molto delle sue considerazioni.
Comunque è qualcosa che non passa. Devo prenderne atto. Non può passare. Lui non c’è più e non vedrà mai né questo né nessun altro film. E dire che sembravano prendere vita solo per lui, perché lui potesse parlarne e condividerne i significati con il resto del mondo.
Beh, se non l’avete fatto, godetevi questa piccola perla, voi che potete.

E ora basta, il post è sufficientemente sconclusionato…

Quel tizio lì

mercoledì, maggio 18th, 2011

Rimandiamo a un’altra volta qualsiasi ilare aggiornamento sulla salute della vostra Lypsak. Ci sarà tempo.

Oggi volevo parlarvi di un tizio che ho conosciuto qualche anno fa. A vederlo sembrava un po’ uno di quei bambini cicciottelli sfigati, di quelli che le madri incoscienti rapano a zero inseguendo non so quale segreta speranza. Però, a differenza di quei poveri bimbi sventurati, non solo era sulle soglie della maggiore età, ma era anche dotato di un paio di grandi fanali di un azzurro sfacciato, di lunghe ciglia scure e di labbra dalla forma inusuale su cui spesso campeggiava un gran bel sorriso solare. Inoltre, su di lui la gente esprimeva solo pareri positivi: “è uno di cui ci si può fidare, tanto bravo, tanto intelligente, tanto responsabile, un vero amico, come un fratello maggiore, bravissimo master di D&D…”
In effetti mi pare che fu proprio lì che lo vidi la prima volta: a un torneo di Dungeons & Dragons sul finire dell’anno 2002. Io facevo le foto per le neonate TdA, lui masterizzava un’avventura. Ovviamente non scambiammo una parola. Avevamo amici in comune, io sentivo continuamente parlare di lui, ma ci volle quasi un anno prima che la conoscenza per sentito dire diventasse anche qualcosa di più tangibile, del tipo “oh, ciao, ma guarda chi c’è!”. Sarà che c’erano cinque anni di differenza tra noi e i maschi un po’ timidi difficilmente avvicinano le ragazze più grandi. Non saprei. Dovrei chiederglielo.

Comunque, poi alla fine trovammo argomenti di conversazione. O forse ci andai a parlare e basta, al cazzeggio, come sempre, approfittando della presenza di altri oscuri personaggi con cui mi piaceva scambiare due battute. Così, dal nulla, seguendo un istinto non meglio identificato.
Sempre senza alcun apparente motivo, dopo un po’ (un po’ di cosa? Di chiacchiere agli eventi di GRV, essenzialmente, lo vedevo solo lì) gli proposi di diventare mio coinquilino, pur sapendo che avremmo dovuto condividere non solo la camera, ma anche il lettone. Inspiegabilmente, quel tipo alto e cicciuto accettò la mia assurda proposta come fosse stata la cosa più naturale al mondo. Forse fu in quel momento che mi convinsi che quel tizio così perbene  nascondeva qualcosa. Certo, sotto la sua bella panciona rotonda poteva starci comodamente una squadra di rugby di personalità multiple, ma non era questo il punto. L’unica cosa certa per me in tutto quel marasma era che sotto la maschera del bimbo sereno e pacato c’era dell’altro e quindi io, irrequieta e rompicoglioni come non mai, mi misi subito d’impegno d’impegno per scoprire cosa fosse questo altro.

Sono passati almeno otto anni da quando ho visto quel tizio al torneo di D&D. E’ passata tantissima acqua sotto i ponti, tra cui due anni da coinquilini in cui si è cementata una solida amicizia, di quelle che quando hai bisogno di qualcosa sai che l’altro c’è sempre e che quando c’è qualche manovra folle da fare l’altro è sempre pronto a partire verso l’ignoto. E altre cose, poi, altri eventi, altre situazioni. Il tempo è passato per entrambi, insomma.

E il tempo mi ha dato anche ragione. Il bimbo cicciotto, diligente e pacato era un fake. Un gran bel fake, intendiamoci, ma sotto c’era talmente tanto altro che è bastato che quel tizio cominciasse a prendersi un po’ più cura di se stesso, invece di far sempre tutto per gli altri, che il fatturato è centuplicato. Perché il tizio valeva tantissimo e la gente lo stimava perché davvero era in gamba, non solo per quel che poteva dare al mondo. Solo che lui ancora non lo sapeva.
Quando finalmente se ne rese conto, il tizio iniziò a scrollarsi di dosso tutte le maschere che si appiccicava addosso da sempre e spiccò il volo. Forse pochi se ne accorsero, perché rimase la stessa persona generosa, diventente e gentile che era sempre stata. Eppure la differenza c’era, e stava esattamente fra il verbo dovere e il verbo volere. Ma questa è un’altra storia.

Comunque siano andate le cose, sta di fatto che ad un certo punto il tizio si rivelò in tutta la sua sconcertante bellezza. Quello che prima sembrava un bozzolone scuro, in realtà nascondeva un fiore dal profumo intenso, tanto dolce e penetrante da far perdere la testa. Era tutto già lì, solo che non si vedeva bene, perché lui non si rendeva conto che quella era tutta roba sua. Però era davvero già tutto lì, tutto scritto nel suo  sguardo spudoratamente azzurro.

Che poi, non è affatto azzurro. E’ verde acqua. E argento. E oro.
Ma questo, forse, questo l’ho potuto constatare solo io.
E ne vado fiera.
Sono orgogliosa di viaggiare ancora accanto a quel che rimane di quel post-adolescente grassoccio. Spero di poterlo accompagnare ancora per molto, molto molto tempo attraverso ogni istante della sua vita e di rimirare in ogni momento che splendida creatura sia diventato.

Auguri, Frank.

Perle in numero di otto.

martedì, aprile 5th, 2011

“Non c’è un filo di vento.”

E’ come dice Bollani, però è primavera. Nonostante io sia arenata in un loop controproducente, qualcosa produco.

E fra le cose utili (di cui avrete notizie presto) ce ne sono molte inutili.

Come questa.

Evado volentieri, in questi giorni. Dovrei farne un mestiere.
Forse, se mi avessero preso alle Belle Arti… ma in quel caso forse non avrei fatto il Siena Jazz. Non sarei andata ad abitare in culo ai lupi per tre anni. Non avrei diviso casa con il Lurker, imparando a conoscerlo.
La vita è fatta di bivi strani.

Ouf!

martedì, marzo 29th, 2011

Si produce, eh? Si produce.

Niente di sensato o di remunerativo, ovvio. Però qualcosa si compiccia. Presto avrete mie notizie, e immagino che ne avrete anche da Impo:) Quanto meno perché secondo me abbiamo tutto il diritto di pavoneggiarci per le opere messe in cantiere. E vi paresse poco!

pucchu!

Ne vorrei affogare un secchio pieno, di Pucchu... così, per pura violenza gratuita.

Comunque stasera avevo deciso di rilassarmi, di dedicare un po’ di tempo a me.
E la conclusione è stata che ho stirato magliette non mie, canovacci e lenzuola guardando Excel Saga.
Non è poi così male come si può pensare, soprattutto visto che un nuovo inquietante dolorino inspiegabile compare se e quando sto troppo tempo seduta. Perché – vi pare? – ci voleva anche qualcos’altro a tenermi impegnata, è ovvio.

Madò, sembro una vecchia comare piena di acciacchi. Mah.

PS: passate da questo post del Plas e poi godetevi pure questa chicchina che mi ha fatto conoscere il Pelle. I’m in the mood for some kind of love. In questo mondo e negli altri.
(…ecco che ritornano gli sdoppiamenti… ecco il mercato che schiamazza per attirare l’attenzione… ecco che la realtà si accartoccia… di nuovo…)



Riepilogo

martedì, marzo 8th, 2011

HA! Eccomi.
Dovrei aggiornarvi, come sempre, di migliaia di cose. Ma sarà dura.
Facciamolo in modo randomico, via.

LA SETTIMANA ENIMMISTICA
Dedicato ai solutori più abili, ecco un quiz rompicapo che li terrà incollati al monitor! La domanda è: A COSA SERVONO QUESTI AGGEGGI? (La soluzione a pag. 46)

Il GRV FA MALE!
Si è concluso domenica il Convivio d’Inverno, dopo svariati giorni di gioco e preparazione… è inquietante tutte le volte notare come passa veloce il tempo quando sei impegnato in un altro mondo, anzi, in un mondo “altro”… è anche un po’ deprimente constatare che la tua mente si rifiuta in modo categorico di tornare alle cose di tutti i giorni (il precariato, ad esempio) e piuttosto preferirebbe essere ancora lì a occuparsi di plot che iniziano e che finiscono, di quantità di ragù che non ti convincono, di sogni che ti ossessionano (Ago lasciami in paceeeeee!!!! cit.), di vestiti fradici di fango, di pg che piangono dietro la maschera, di complotti contro principi oscuri e puccettosi…

Non ho foto per il momento (CRISTINAAAAAAAAAAAAAaaaaaAAAAAaaaa…) ma vi butto qua il filmato introduttivo all’evento (colui che ci ha perso tempo per farlo si vede nell’ultima inquadratura, adoratelo come gli si conviene!) realizzato con i filmati dell’anno scorso… Come fa a non mancarti una cosa così…?

THE LAST ONE
A febbraio c’è stato l’ultimo laboratorio al Museo per Bambini.
No, via, non l’ultimo della Peter Pan, che prosegue gagliarda (speriamo per parecchio) e realizza scenografie per i suoi concerti (beccatevi anche una foto, va’).
M’è dispiaciuto, proprio tanto. Non tanto per il fatto che ora mi devo ingegnare per sbarcare il lunario dei prossimi mesi (e tanto toccava comunque), ma perché coi ragazzi di III elementare venivano fuori cose troppo demenziali. La storia di Ganesha e il topolino (che purtroppo in giro non ho trovato, ve la racconterò prima o poi) riserva sempre delle sorprese e, aspetto da non sottovalutare, mi faceva perdere ogni volta almeno un chilo. Già, a questo proprosito…

SONO UN BAMBINO GRAAASSO
Faccio mia l’espressione di Pj perché mai cosa detta fu più vera. Sono sopra di troppi chili e ieri, riguardando le foto dei live di qualche anno fa, mi sono accorta che stavo molto, molto, molto meglio. Ma molto, eh. Roba da poter recuperare un intero guardaroba. Nel 2004-5 ondeggiavo fra i 58 e i 62. Ora sono stabile sui 73. Non va bene. Non si vede tanto, ma non va bene.
Ora, mi è impossibile mangiare meno e meglio di così. Ergo l’unica soluzione possibile è fare movimento.
OMG.
Dei del fitness, sostenetemi.

RICORRENZE
Buon compleanno. Quanti anni sono passati, 28? E’ roba. E’ tanta roba.
Eppure a te ci penso spesso. Nonostante tutto quel che è stato fatto per farsene una ragione, ci penso.
Di solito è in questo momento che penso seriamente che da qualche parte si debba andare. Altrimenti non sarei qui a farti gli auguri.

E il buffo è che oggi fanno tutti gli auguri a me. Dovremmo essere insieme a festeggiare. Dovremmo.

Ok, ho concluso, per il momento. Ma magari vien fuori qualche cosa e scrivo prima, stavolta. Tanto il lurker è a Siena… (Sigh, il lurker è a Siena, e io no.)

Fugge, fugge, fugge.

martedì, novembre 16th, 2010

Chiunque abbia scattato questa foto l’ha fatto per sbaglio. Io o il Lurker, intendo.
Ma non è male, a parte il fatto che è mossa. Mossa di corpo, sì.

Sono stati giorni strani, da mal di stomaco immotivato. Oppure motivato ma senza motivo apparente a giustificarlo. O insomma sì.
Volevo scrivere un bel post introspettivo, o aggiornarvi su questo e su quello, o scrivere qualcosa di cui non si sarebbe capito un accidente (come sempre). Però no. Niente, l’ispirazione è sfuggita. Magari poi torna.
Magari è solo in un angolo del foglio, che cammina distrattamente verso di me.
Con un cappotto rosso addosso.
Così rosso che mi abbaglia e a malapena mi accorgo di lei.

Shit.

Eppure novembre è.

domenica, novembre 7th, 2010

Domenica, finalmente. Una domenica passata a cazzeggiare, fare lavatrici, leggere Scott Pilgrim sul divano, cucinare la sorella minore della grande zucca e dimenticare per poche ore tutte le cose che continuano a martellarmi in testa.

Che di truffe non ne ho prese solo io, che i vicini di casa sanno essere molto molesti se ci si impegnano, che la gente può crearti molti problemi anche se tu non hai fatto niente per meritarteli. Che poi sono molto sensibile, e queste cose mi attanagliano il sonno, mi fanno svegliare di colpo la mattina, mi tormentano nei momenti più impensati.

Così oggi cerco di non pensare a nulla se non alle tazze glam che ora dimorano in una delle mensole del tè e a quello che ci ho messo dentro. Me le hanno portate Ninna, l’Orso e Rebecca martedì, quando sono venuti a pranzo in questa landa sperduta. Sarà che non ci vedevamo da troppo, sarà che è un periodino, ma avere ospiti così graditi alla tavola della mia casa mi ha fatto davvero piacere. Poco importa che dieci minuti dopo che erano partiti (sigh) mi si sia rotto il motore della lavastoviglie e mi si sia allagata la cucina. Poco importa che la £$%&£”^ sia una serpe velenosa e la sera me lo abbia dimostrato ampiamente. Poco importa.

E poi, venerdì dopotutto ho rivisto la mia cuginetta di Firenze. Che si sposa a giugno, ed è più piccina di me. E poi, sabato ero a Lucca per incontrare delle belle persone (tipo questa creatura soave qua accanto) che non vedevo da un bel po’ e anche quello è stato un momento topico. Ho ribeccato Impo, la mia figliola spirituale, gente folle da tutta Italia. Purtroppo non ho imbroccato Val, ma lo costringerò a una gita appenninica, prima o poi.

Mi piacerebbe molto raccontare di gente che veniva e che andava, di personaggi equivoci e di risate, o anche delle due ore per uscire da Lucca, del mal di piedi atavico, e del delirio affrontato per arrivare indenni al day after, ovvero quando con le Terre degli Angeli avremmo dovuto infestare tutto il borgo di Santa Mama (vicino ad Arezzo) per Halloween… anche quella una bella esperienza, nonostante le piogge torrenziali fino alle quattro del pomeriggio e la gente che arrivava alla spicciolata e che (beh, meglio) sembrava non accennare a smettere di farsi un giro.
Insomma, una bella conquista anche quella, un esperimento che è andato a buon fine. Però, ecco, mi piacerebbe essere dell’umore giusto per raccontare aneddoti, per lanciare qualche microaccidente a qualche ragazzino pestifero che (non) ha allietato la nostra performance, per gasarmi abbestia per quanto fatto/visto/mangiato (ahhhh, la trippa al sugo! I panini con la salsiccia calda! Le castagne con zucchero e grappa!). Invece niente. Cerco solo di pensare il meno possibile, di accarezzare di tanto in tanto la nuca del mio lurker di casa che le fasi finali di Final Fintasy X accanto a me, di sorseggiare il mio tè “Sweet Chili“, che vi consiglio caldamente perché è strabuono e stradelicato.

Ecco, nient’altro.
Poi magari domani sera l’incontro di “lavoro” (cosa sarà? ancora non lo so!) andrà a meraviglia, forse invece sarà un fake e quindi metterò quell’inserzione per fare la cuoca a domicilio, oppure la tipa di cui sopra continuerà a mandarmi sms minatori senza motivo, o anche niente di tutto questo.Che poi mercoledì sera non andrò alle prove, ma per un buon motivo visto che sarò insieme al mio matematico preferito (e al lurker, che in queste occasioni smette di essere lurker e quindi intangibile e mangia come un caimano con la benedizione di tutto l’Olimpo). Forse inizierò a scrivere il libro su cui sto arpeggiando in questi giorni.Ci sono cose al fuoco, alcune brutte e altre belle. Ma sono inquieta e non penso in modo lucido. Eppure,  sono convinta che tanta confusione non può non produrre qualcosina di positivo.
Forse.
O no?

Noir. Lumière. Exit.

lunedì, ottobre 25th, 2010

No, no. Non voglio pensare al grandissimo figlio di pu**ana che mi ha intasato il blog con qualche malware che il supremo Val ha rimosso con amore e dedizione (grazie, grazie, grazie, grazie…).
E nemmeno ai luridi ammassi di m3rda che mi hanno truffata (chiudiamola qui, per il momento).
E nemmeno alla mia ingenuità, alla mia buona fede, al fatto che non riesco a schiodarmi da una situazione lavorativa incerta, al fatto che i soldi non bastano mai perché oggettivamente non possono bastare, alla fibromialgia, ai calcoli, ai medici, a tutte quelle cose che non funzionano e che mi assillano la mattina quando mi sveglio, mi portano alle lacrime, mi impediscono di godermi i bei momenti fino in fondo, si approfittano di ogni momento di stanchezza e mi sensibilizzano così tanto che non riesco più a valutare oggettivamente e lucidamente le situazioni.

No. Voglio pensare ad altro.

Voglio pensare alla gente che si è fatta in quattro per darmi una mano ogni volta che le ho chiesto di aiutarmi.
All’entusiasmo di Imp.Bianco quando gli ho proposto quella faccenda di maggio (seguiranno spiegazioni).
Alla bella giornata trascorsa con la Ghià a sentire gente per la succitata faccenda.
A quante volte Val mi ha tolto castagne informatiche dal fuoco.
A Hachi e al Menco che anche adesso che sto scrivendo mi tengono occupata su msn e mi impediscono di pensare a tutto quel che mi tormenta.
A un amico avvocato che mi ha soccorsa mentre ero nella valle di lacrime – e spero me ne tiri fuori.
Alle persone a cui penso volentieri, tra cui molte che frequentano questo blogghino, o ci lurkano dentro.
A quella persona là che c’è sempre, anche con una buona ottantina di chilometri nel mezzo.
Al fatto che – vaffancu£o – devo reagire e posso farlo, perché non sono da sola.

No, maledizione, no.