Archive for the ‘ch-ch-changes’ Category

Che mai pensa l’Oca?

venerdì, aprile 23rd, 2010

Dopo aver scoperto or ora da dove proviene questa frase sì famosa (Guido Gozzano, La differenza), più che altro per via dell’enigmistica illustrata by Bartezzaghi su uno dei primi numeri di Snoopy, nel 1987 o giù di lì, mi accingo a smettere di sproloquiare inutilmente e a meditare su una questione che mi sta abbastanza a cuore, e per la quale chiedo a tutti un parere spassionato.

Dovete sapere che la mia triste laurea in Scienze dei Beni Storico-Artistici, Cinematografici, Musicali e Teatrali è effettivamente piuttosto inutile se non si capisce come usarla al meglio. Purtroppo, benché di teoria ne sappia un pacco e forse anche un pacco e mezzo, questa simpatica triennale non ti apre le porte per insegnare nelle scuole di musica e questo ovviamente accade perché non ti dà nessun tipo di competenza musicale tecnica, come invece fa il Conservatorio.

Ora.

Appurato che nei dintorni non esistono lauree specialistiche che valga la pena di affrontare, appurato che se voglio continuare a insegnare musica dovrei avere minimo minimo la licenza di solfeggio (che non ho preso quando avrei potuto, odiavo il setticlavio e ho smesso di studiare, me idiota), ma anche con quella da sola non ci faccio nulla, appurato che dopotutto a me la didattica musicale piace e molto…

…secondo voi può valere la pena di mettermi a studiare di brutto per tre anni a SJ per arrivare alle competenze tecniche necessarie e poi gettarmi a pesce a far la specialistica (in jazz, suppongo) al Conservatorio di Bologna (dove forse avrei qualche agevolazione logistica e umana)?

Se dipendesse solo da me, forse sì. Ma il corso di diploma a SJ costa il giusto (160€ al mese, che per me non son bruschette) e non so se ce la farei mai a pagarmelo da sola. E nemmeno vorrei chiedere per altri 5 anni i soldi ai miei.

Appurato che ormai i trent’anni sono suonati e che le mie entrate attuali sono molto inferiori ai 500 € mensili, voi vi imbarchereste in un’impresa del genere?

Medito, pondero e non so darmi una risposta.

Printemps

domenica, marzo 21st, 2010
primule

Les voilà, pronte per essere piantate...

Prende forma. Sì, prende forma.

Il crescione è spuntato. I pesci rossi sono in giro. La terra odora di buono.
E pensare che un anno fa nevicava…

…e io stavo di merda.

Sotto il tono

venerdì, marzo 19th, 2010

…c’è il semitono, potrebbe asserire convinto qualche musicista burlone con una battuta di bassissima lega.

Ovviamente IO non mi abbasserei mai anche solo a pensare a una simile freddura ghiaccia, figuriamoci poi sul mio blog.  (…)

Resta il fatto che il cambio di stagione mi lascia un po’ stordita. Almeno, i sintomi sono quelli dello smarrimento pre-primaverile.

  • Mi rifa male la schiena, quindi stasera si vedrà di riprendere a pregare San Laroxyl.
  • Mi vengono inspiegabili lacrimoni agli occhi come reazione spropositata a eventi o stimoli che in altri frangenti mi avrebbero lasciato indifferente o avrebbero provocato tutt’altro tipo di reazione.
    Ad esempio, la notizia che non prenderò la paga degli ultimi sei mesi di lavoro ancora per un po’ (chissà quanto durerà questo po’), il ricordo di una bella sfacchinata con tanto di borse della spesa e sassofono da Porta Ovile a San Miniato un paio di primavere fa, il finale di School of Rock… non so se mi spiego.
  • Ho ricominciato a dormire a ca$%o la notte, con tanto di dolori e sogni seriali faticosissimi.
  • Varie ed eventuali.

A proposito, questo è Montegiovi. Ma io abito a un km da qui, dallaltra parte del paese. Però mica male, eh?

A proposito, questo è Montegiovi. Ma io abito a un km da qui, dall'altra parte del paese. Però mica male, eh?

Però a me piace la primavera. Mi piace come il cielo azzurro influisce positivamente sul mio umore, e mi piace il primo caldino, l’odore della terra che brulica di melolontha e di germogli in ebollizione, i pesci rossi che girellano nella vascona in cerca di pappa, le giornate che si allungano, il letto di sera che si scalda più velocemente, la voglia di pulire e ripulire, volatili che scorrazzano ovunque e campi ricoperti da fiori semisconosciuti che impreziosiscono la campagna.

Poi divento pure narcolettica, ma questo è un altro discorso.
(Beh, meglio così che essere allergica agli ulivi, cipressi e graminacee come qualcun altro. E vivere in Toscana, frallaltro).

Masters of the Iùnivers

lunedì, marzo 1st, 2010

Prima di narrarvi come fu che i titolari della pizzeria in cui lavoravo fino a qualche settimana fa vendettero l’attività a un personaggio piuttosto misterioso e equivoco, storia peraltro gustosa ma che forse sarà meglio che pubblichi in qualche sezione privata (capirete poi come mai), sento il bisogno di scrivere un post di tutt’altro genere.

Un post sul lunedì, per esempio. L’ennesimo inizio della settimana. Il giorno più duro per interrogarsi sul da farsi.

Cacchio, è arrivato un altro lunedì e io ancora non so nemmeno che tipo di lavoro cercare.

Che non si tratta solo di trovare, ma anche di cercare, eh. Badiamo bene. Perché cercare è il primo passo. Se non si cerca, difficilmente si trova. E se non si cerca bene, si rischia anche di infilarsi nel cosiddetto ginepraio.
Ho riflettuto milioni di volte sulla possibilità di fare una delle cose che mi riesce meglio, ovvero gestire una pizzeria, o un piccolo locale, però la risposta è sempre stata la stessa:

Alò, testaccia, lo sai benissimo che non hai intenzione di lavorare quando gli altri si divertono. O quando il tuo compagno non lavora. O quando potresti uscire e godertela come una persona normale. Basta, via, non hai voglia.

Al che mi aggrappo al pensiero che comunque qualcosa sto facendo, che comunque ho sempre lavoricchiato, che comunque mi basterebbe poco altro per vivere rispetto a quello che ho. E penso:

Massì, troviamo un part-time! Una roba flessibile che farebbe impazzire chiunque ma non me!

Che sono abbastanza abituata ad avere orari sballati alternati con momenti di normalità.
Peccato che anche sul part-time non è che ci sia molta scelta. E dire che fino a qualche anno fa trovavi solo quello, che la gente non voleva pagarti tanto. Adesso non ti vuol pagare proprio per niente, quindi paga un full time quanto un part time. Lavori di più e prendi una miseria.

Allora potresti organizzarti da te, proporre progetti alle scuole, sbatterti un casino per…

Per? Già, per? Per. Per fare qualcosa che non sono sicura di saper fare bene. E nemmeno di volerlo fare a tempo pieno, diciamocelo.
Le scuole. Mi piace stare con gli adolescenti, ma mi trovo un po’ a disagio con i bambini. Non si direbbe, in verità. Però è così. E dire che ci ho lavorato spesso, insieme. Ci lavoro tutt’ora.

A questo punto mi areno. Non capisco quali meravigliose porte avrebbe dovuto aprirmi il mio corso di laurea. Poche, per carità, ma qui si sfiora davvero il nulla. O forse sono io che manco di iniziativa.
Esiste anche la tangibile possibilità che io davvero non abbia voglia di fare niente.

E un master?

Me le sborsi te tremila euro e passa?

Se magari mi tingessi i capelli potrei fare questo, di Master of the Iùnivers.

Se magari mi tingessi i capelli potrei fare questo, di Master of the Iùnivers.

Il lunedì mi sta sul ca$$o davvero.

Under Control

sabato, febbraio 13th, 2010

Datti da fare! Dai! Forza! Per la miseria!

Però the more I want the less I feel it, the more I get, the less I need it.

Ancora non ho ben capito quale sia il mio posto nel mondo, o meglio, quale vorrei che fosse. Sono dubbiosa. Ecco cosa succede quando non si persegue nessun sogno in particolare: ci si ritrova nel mezzo, a rimirare le nuvole, a guardare la neve che cade, a cazzeggiare. Si dice che dopotutto uno si arrangia a fare qualsiasi cosa, ma mica è vero. O meglio, è vero, ma prima di farlo bisogna veramente essere ridotti in miseria nera.

Eppure me l’hanno detto in tanti e io sono la prima a saperlo. Basterebbe solo volerlo, e potrei arrivare dovunque voglia. Basterebbe solo buttarci dentro anima e cuore. Basterebbe solo sapere cos’è che mi piacerebbe davvero fare. E non lo so ancora. Giuro che non lo so.
Me ne piacciono tante. Ovvero non me ne piace davvero nessuna.
So fare un sacco di cose, ma nessuna talmente bene da poter essere scelta come reale possibilità.
Non so ancora come me la caverò. Inizio ad avere dei dubbi sulla mia integrità morale. QUALCOSA devo decidermi a portare fino in fondo. QUALCOSA.

E vabbeh.

Mazzi di smazzi

venerdì, gennaio 29th, 2010



Si potrebbe pensare che questo post è una risposta a quest’altro, ma non è esattamente così. Più che altro, quest’ultimo mi ha fatto riflettere.

A questa tenera età da me raggiunta ormai potrei arrischiarmi a dire che forse – e dico forse – per me il periodo del brancolamento nel buio dovrebbe esser giunto al termine. Forse anche da un bel pezzo, direbbero alcuni. Non ci sperate troppo, ribatterei io. Ma comunque.

L’ho detto molte volte ma mi piace ripeterlo: non c’è niente di poetico, romantico o bello da ricordare dell’adolescenza.
Quel periodo informe che va dai 12 ai 19 anni circa, in cui sei lì come una cogliona a cercar di tirare fuori la tua identità in mezzo a tutto quel marasma che ti circonda e che ti soffoca, impedendoti di vedere chiaramente cosa vuoi, dove sei e cosa ca$$o stai facendo.
Sì, proprio quello.
Quel periodo in cui ogni graffio diventa una ferita profonda e scomoda da leccare, che più cerchi di alleviarla e più ti fai male da qualche altra parte.
Quel periodo in cui non ti sta bene mai niente ma non sai se dare la colpa a te stessa o al resto del mondo, in cui non riesci a trovare agevolmente una via di mezzo, in cui tutto purtroppo non si riduce a trovare un responsabile, chiunque esso sia, ma anche a tormentarsi il più possibile comunque stiano le cose.
Quel periodo in cui o vivi sereno senza farti domande o sprofondi nell’abisso delle migliaia di quesiti insoluti; o sei tu che sei sbagliato o sono gli altri che non ti capiscono; o nuoti con stile ed eleganza o annaspi come un cane.

Che poi è anche quel periodo in cui vorresti qualcosa che non puoi o non vuoi avere, in cui sai che tutto sta cambiando ma non capisci dove tutto questo trasformarsi voglia andare a parare, in cui quelli che ti stanno intorno sono disorientati quanto te ma non sanno come spiegartelo perché devono da contratto darti dei punti di riferimento.

Il guaio, l’ho capito adesso, è che da fuori non esiste nulla che si possa dire o fare per migliorare le cose. O meglio, si può, ma la comunicazione è difficile. Figuriamoci se nel magico periodo del terrore avevo piacere che qualcuno mi facesse esplicitamente capire che ne sapeva più di me, che le mie paure o i miei dolori erano bazzecole in confronto ai veri problemi, quelli da grandi. In realtà, poi, questa è pure un’emerita ca$$ata. Le cose che ci fanno stare male lo fanno e basta, sia che abbiamo 3 anni che 30 che 60. Ci ho messo un po’ per capirlo, ma è così. I torti che ci vengono fatti sono gravi se li percepiamo come tali, non è che ci sia da discutere su questo. Se uno sta male, porca miseria, perché stare a sindacare su quanto sia sensato o no il suo dolore? Innanzitutto c’è. Ha una sua causa. Può fare i suoi bei danni, alla lunga.
A volte basta solo un attimo per incrinare il meccanismo dorato degli affetti, dell’amore, dell’amicizia. Se uno piange, l’ultima cosa che si vuol sentir dire sul momento è che piange per una cazzata. O meglio, dimmelo pure che sto facendo una tragedia per niente, ma prendimi sul serio. Il mio dolore è serio e reale. Cagami, ca$$o.

Ecco, cosa direi io adesso a me stessa nel passato?
Tieni duro, ragazza, per cominciare.
Poi mi direi che il periodo nero spesso è sfumato di egoismo. Ma tale egoismo viene sistematicamente rifiutato, il più delle volte.
Invece la cosa è semplice. Ci sei tu, ci sono gli altri. Prima metti a posto te stessa. Impara ad amarti, ad ascoltarti, a consolarti tu per prima. Datti la possibilità di stare male senza rotture di scatole. Dopo che ti sei tranquillizzata, solo dopo inizia a farti un esame di coscienza. Dopo, non prima, non durante. Dopo. Tanto, finché non arrivi a un compromesso con te stessa, le cose col resto del mondo andranno sempre in malora. Genitori, amici, amori.
Scopri quello che ti piace di te prima di riversarti furiosamente su quello che ti fa schifo. Non si possono far tutte dritte, ma finché si ha vita si può sempre migliorare.
E poi ricorda, cara me stessa del passato, che anche gli altri fanno ca$$ate, e alcune non le puoi parare. Altre non le puoi cambiare. Altre ancora davvero non stanno né in cielo né in terra. Ma cambiare gli altri non è un potere magico che ci è concesso possedere, seddiovole. L’importante è non farci troppo capo. Se vale la pena, va bene tentare il dialogo, il confronto. Se vale la pena ma da quell’orecchio proprio non ci sentono, vabbeh, nessuno è perfetto, basta evitare accuratamente ogni tipo di sollecitazione. Se non ne vale la pena, vadano a prendersela in cu£o. Stronzi.
Non è che si deve sempre soffrire inutilmente. Visto che il mondo è già abbastanza incasinato, meglio non cominciare a fustigarsi da soli, no? Non tutto quello che non piace agli altri va cambiato. A volte va solo sfumato, stemperato, valorizzato. A volte basta solo incontrare chi è pronto ad apprezzare anche quell’aspetto. A volte le due cose insieme.

Seddiovole, a me stessa nel passato non avrei mai dovuto ricordare che tutti hanno il pieno diritto di essere se stessi, il pieno diritto alla felicità, il pieno diritto di esprimere al propria opinione, che vale come quella di chiunque altro. Non avrei mai dovuto ricordarle che talvolta alzarsi e puntare i piedi aiuta molto di più che stare zitti e ingollare i rospi. E nemmeno che una sana discussione animata per difendere la propria posizione non è solo un’attività faticosa, ma ha molti lati positivi, soprattutto guardando al futuro.
Semmai, avrei dovuto dirle di stare un po’ calmina, ogni tanto, che non c’è bisogno di far sempre polemica.

Ma, se anche avessi la possibilità di dirglielo, non so se mi ascolterebbe.
Non è facile essere veramente ragionevoli e lucidi da dentro quel buco nero.

No, non è per niente facile.

Thirty questions

sabato, gennaio 23rd, 2010

Ok, ok. Dai, ci provo.

1) Se non era per la mi’nonna che si impuntava per cercare un medico qualsiasi in tutta la maternità, probabilmente un’ostetrica cretina avrebbe fatto fuori sia me che la mi’mamma. Non ricordo bene con esattezza cosa sia accaduto ma, quando ne parla, la mi’nonna continua a minacciarla anche dopo tutti questi anni. E non è una persona rancorosa.

2) La prima volta che ho visto il mare avevo sette mesi. La leggenda narra che già volessi buttarmi a mollo, tendendo le braccine cicciotte spasmodicamente verso l’acqua. Un grande amore nato quasi subito.

3) La mia primissima amica si chiama Chiara, ha i capelli rossi e fino alle medie è stata sempre molto, molto, molto più alta di me. Ma roba che ci chiamavano mamma e figliola. Adesso sono più alta io di lei, e mi sento quasi a disagio.

4) Quando ancora costruivano i caminetti in modo approssimativo (…) e io ero in fasce o giù di lì, andò a fuoco una specie di materiale a me ignoto che mettevano nel cassettino della cenere. Di notte la casa si riempì di fumo e non ricordo chi fra la mi’mamma e la mi’nonna si svegliò, evitandoci una dolce e silenziosa morte per asfissia.

5) Ruppi il fidanzamento con il mio grande amore dell’asilo perché iniziò a perdere i denti da latte.

6) Ho perso il primo dentino a 7 anni suonati e l’ultimo a 17, in classe, dopo sei mesi di dringolamento.

7) Odio le bambole, mi fanno paura, e questo anche da piccola. L’unica che mi regalò una fidanzata di qualcuno che non ricordo la buttai nella spazzatura davanti ai suoi occhi. Seppi poi che i due si lasciarono poco dopo.

8) Un giorno imprecisato del 1983 la mi’mamma a scuola (fa l’insegnante alla materna) ricevette una telefonata trafelatissima di mia nonna.
N: Oddio oddio! e’ successa una cosa! Oddio!
M (che già aveva un infarto in corso): Oddio! Che è successo? La bimba sta male?
N: oddio!!! Era davanti alla televisione!!! (n.b. all’epoca la mattina su alcuni canali c’erano ancora le prove tecniche del televideo e niente programmi)
M (sempre più angosciata): oddio! Ma come sta? che è successo?
N: oddio! M’ha chiesto che vuol dire “contemporaneamente”!!!
M (boccheggia): come scusa?
N: l’ha letto sul televideo!!! LEGGE!!!!
M: (attimo di silenzio, respiro che ritorna normale, odio che inizia a trapelare) Ah. E non lo sapevi? M’hai fatto prendere un colpo. (bestemmie silenziose)
N: sì ma…
M: (click)

9) Ho dato il mio primo bacio a 11 anni in una doccia di un campeggio a Marina di Grosseto. Con me c’era la vittima predestinata e una mia carissima amica, di due anni più grande di me. Ella mi fu testimone.

10) Visto che mi piaceva tanto il mare ma con la ciambella ogni tanto mi rovesciavo, mi mandarono in piscina a imparare. Fu tutto bellissimo finché non fu il momento di andare in vasca grande. Pianti e disperazione inaudita. Solo grazie allo zio della sopracitata Chiara, che mi accompagnò braccio a braccio lungo il bordo vasca, la grande impresa fu possibile.

11) Il mio ricordo più antico penso sia un greppetto di margherite vicino alla scalinata della maternità col mi’ babbo un 8 marzo di tanti anni fa. Poi, buio per diversi anni.

12) A parte la Chiara e ogni tanto la mia vicina di casa non giocavo mai con molte persone. Passavo un sacco di tempo all’aria aperta e nel pollaio, e ogni tanto ipnotizzavo le galline accarezzandole.

13) Ogni tanto sogno le scale di casa di mia zia piene e rigonfie di scatoloni. Eppure sono convinta di averla vista, questa scena.

14) Per anni sono stata terrorizzata dai campanili, e abitare davanti a una chiesaccia moderna con un campanile particolarmente brutto non mi ha aiutato granché. Passavo sotto le finestre di cucina per non farmi vedere e facevo incubi tremendi in cui il campanile di questa chiesa mi inseguiva ovunque, avvicinandomi ovunque andassi. M’è passata quando m’hanno raccontato quando era iniziata.

15) A Bocca Seriola, per cercare di acchiappare i girini, finii dentro un ruscello battendo una memorabile culata bagnata.

16) AL Luna Park salivo sempre da poche parti, ho lo stomaco debole anche adesso. Mai salita sul Tagadà manco da grande.

17) Ho iniziato a scrivere diari privati e segreti più o meno a sei anni.

18) Con la Chiara passavamo mattinate intere alle elementari a rimodificare gli slogan pubblicitari infarcendoli di parolacce.

19) Sono sempre stata per le storie lunghe e testarde: per tutte le elementari mi è piaciuto un bambino che non m’ha mai preso in considerazione. Alle medie uguale. Alle superiori ho capito che così non poteva funzionare.

20) La mia prima volta è stata nel garage di un amico attrezzato a sua stanza privata. Non con lui, ovviamente.

21) La terza media è stato l’anno più tremendo della mia vita. E lo dico pur sapendo che anche di recente ci sono stati momenti orrendi. Inutile quello che dicono i “grandi”, l’adolescenza non è affatto il periodo più bello della vita di una persona. Semmai l’esatto contrario.

22) Quando ho odiato veramente qualcuno, di solito erano tutte femmine. Le ferite più grandi però me l’hanno inferta la mancanza di sensibilità di alcuni maschi.

23) Quando mi arrabbiavo da piccola mi infilavo il cuscino in bocca per morderlo, e un po’ mi calmavo.

24) Sono sempre stata manesca, ma quasi mai per prima. L’eccezione è il primo anno dell’asilo, in cui fui costretta ad andare a scuola con la mi’mamma. Chiunque si avvicinasse a lei o le saltasse in braccio, io lo tonfavo di brutto. Una situazione deliziosa, soprattutto per la mi’mamma.

25) Ho fatto l’Azione Cattolica Ragazzi, e per mia scelta. Poi qualcosa si è incrinato irrimediabilmente.

26) Ho preso la patente a 18 anni essenzialmente perché volevo guidare la vespa 125 senza problemi in due. Poi ho capito che anche la macchina era utile, sopratutto perché ero al più grande di uno dei miei gruppetti di amici e toccava sempre provvedere a me. Che lunghi anni di gente che vomitava e io a reggere le teste…

27) Fin da piccolissima ho sempre partecipato alle Feste dell’Unità, e fin da allora ho sempre dato una mano, anche solo a preparare i rotoli di tovagliolo e posate. In una di queste feste nella Fortezza Medicea io e la Chiara (sempre lei) a 7-8 anni ci siamo fatte tutto il giro delle mura della fortezza di notte, mentre i nostri genitori lavoravano in pizzeria. In un lato (non tanto piccino) non si poteva passare perché era in ristrutturazione, così l’abbiamo fatto tutto camminando a pelo aggrappate alla rete di recinzione che dava su un buco piuttosto profondo, finché non siamo approdate sane e salve su un bastione. Al di là della rete si vedeva il cimitero illuminato… che comodo: se cadevamo, potevano portarci direttamente lì!

28) Una volta ho fatto una sana maratona orizzontale in una piscina pubblica all’aperto. Vi assicuro che nessuno si è accorto di niente. Ero giovane e scavezzacollo, e meno cicciotta di ora.

29) Da piccina ho letto “Uccelli di Rovo” e più tardi i libri di Richard Bach. NAll’epoca non mi sono nemmeno dispiaciuti tanto. Ma un trauma da qualche parte doveva pur esserci.

30) Stamattina, finalmente, sono andata a donare il sangue. Un buon modo per festeggiare l’ultimo giorno da ventinovenne.

Difficile raccontare 30 cose successe in questi 30 anni. Ma più difficile è raccontarne 30 un minimo interessanti.
E insomma, alla fine, attraverso tutto questo e anche molto di più, eccomi qua!

ultimo da 29

Finger-food

mercoledì, dicembre 30th, 2009

Ma sapete che non ci avevo fatto caso? Ma proprio per niente, se non lo dicevano di sfuggita a Radio2 mi sa che me ne sarei resa conto segnando la data delle lezioni di giapponese… Fra dieci giorni, come minimo.

Insomma, dai e dai, siamo arrivati alla fine del decennio!

Miseria ladra, per un’occasione speciale ci vogliono dei buoni propositi tutti speciali su cosa mi impegno a fare nei prossimi dieci anni! E non son quisquilie! E’ roba! Uhm… vediamo… che potrei impegnarmi a fare… ah, sì!

  • sopravvivere (anche al 2012)
  • convolare a nozze (e tre! yu-huuuu!)
  • riprodurmi, qualora mi pigliasse bene (anche perché o in questo decennio o mai più)
  • scrivere un libro sotto la guida di Val
  • andare in Giappone
  • trovare un lavoro poco remunerativo ma strafigo
  • mangiare di nuovo  un Kouign-Amann, perché prepararlo con le mie mani è molto al di sopra delle mie capacità

Ecco, tutto qua. Un po’ miseri e pochi, forse, come propositi per i prossimi dieci anni… è che sono scaramantica. Un po’ perché inizio a sentire un po’ il fiato sul collo. Un po’ perché vedo ancora il mio futuro come una massa nebulosa da sbrogliare giorno per giorno. Un po’ perché tanto nel 2012 moriremo tutti, quindi è inutile fare programmoni a lunga scadenza. Un po’ perché se poi non riesco o non posso tener fede ai miei propositi poi ci rimango male e mi deprimo. E non ho punta voglia, ché!

E’ stato un decennio denso per me, comunque. E nonostante la pesantezza di certi periodi, devo ammettere che è volato. Porca miseria, è volato davvero.

Non mi ci fate pensare troppo, via. Torniamo all’anno nuovo, teniamoci sul classico e vediamo di partorire (?!???) qualche altro buon proposito (ahhh, ecco!!! Fiùùùù, m’era preso un colpo) (mi sa non solo a me) (sia benedetto il Triminulet).

  1. diventare gnocc riperdere quei famosi chili di troppo
  2. per ovviare al punto 1,  tener fede al progetto a due “run&ride”: la fase invernale prevede graduali sessioni di corsa (piano, per carità) (no, più piano) (piaaaanoooooo, checcazz!!!) (dei, come odio correre) (so’ un disastro), cosa che a quella persona piace, mentre la fase primaverile si articolerà in gite in bici poco impegnative, cosa che mette me a mio agio (e mette tanto in difficoltà il mio socio) (ma tanto, eh) (roba che io, manco a dodici anni) (ma si potrà esser così negati) (no, io dico).
  3. districare la matassa, o almeno continuare a provarci
  4. usare questo blog per adescare giov essere più costante nei miei impegni, a cominciare dal blog che non è un impegno ma aiuta, come dice il profeta (o l’insegnante di brodo)
  5. continuare a mettere in pratica quanto appreso con fatica in 21 sessioni di psicoterapia
  6. sedurre uomini ricchi sfond trovare il modo di diventare indipendente economicamente
  7. invitare a pranzo Val e tutti quelli che ancora non ho avuto l’onore di avere al mio desco
  8. tornare al mare in vespafare la zocc godermi abbestia la vacanza, senza rotture di palle né paranoie da spiantata

Direi che otto siano già troppi. Voi che ne dite? Che vi siete promessi? Anche voi come me sapete già che non riuscirete mai a mantenerli tutti, e anzi, è grassa se ci riuscirete con uno, mezzo, un quarto?

INSOMMA, CARISSIMI! BUON ANNO A TUTTI!!! (che io domani mi alcolizzo e mi drogo di musica e fingerfood, in culo al Laroxyl e alla mia cara amica fibromyalgia!) (so già che me ne pentirò) (eh, oh.)


(Ho detto fingerfood?)

(spero che così finiscano le dita di quei figli di madre plurima che stanno scoppiando petardi a quest’ora a sei metri dalla mia finestra)

Requiescat, Mondieu.

martedì, dicembre 29th, 2009

Avevo preannunciato che dovevo/volevo scrivere di qualcosa che avrebbe un po’ rattristato l’aria festosa che domina questi giorni di pace e letizia (ma ‘ndo? A cccchi?). Forse non sarà nulla di che, ma sento l’imprescindibile dovere di farlo.

Quando facevo le medie, un novembre che già si coglievano le olive, il mi’ babbo e la mi’ nonna fecero un incidente con la Ford nuova nuova (beh, due anni di carriera) e si ribaltarono contro un filare di viti, sopravvivendo senza un graffio (miracoli inspiegabili della tecnica).
DSC00810Poiché quella povera automobile non era più recuperabile, nella nostra casa fece il suo ingresso un’elegante e sobria Ford Mondeo nuova di un colore che non sono mai riuscita a definire. Nonostante fosse una berlina, aveva il culo tagliato, come già all’epoca avevano iniziato a costruire le auto, e la cosa mi faceva ridere.
A 18 anni presi la patente imparando a guidare un po’ con lei, un po’ sull’autocarro del mi’babbo, un po’ sulla mitica Mini 3 Innocenti, che se sapevi guidare quella potevi guidare anche un tir (ma non una 500 vecchia, quella era un mondo a parte). E quando mi diplomai, iniziai a guidare questo macchinone regolarmente, bestemmiando perché non era possibile sistemarlo negli infimi buchini dei parcheggi senesi, ma apprezzandolo per la sua infinita affidabilità e solidarietà nelle cose avverse.
Ad esempio, quando aveva le gomme lisce e alle tre di notte andai a sbattere contro una macchina parcheggiata poco dopo esser ripartita da un semaforo, in salita, nel bel mezzo di Siena. Avrò fatto 20 km/h.
Oppure come quando mi tamponarono a catena alla rotonda, noi due in cima alla fila ad accusare il colpo.
Oppure quando, pochi anni fa, finimmo al rallentatore (a 10 km/h?) dentro un fosso di un metro per via del ghiaccio. Avevo pure il tempo di scendere e cercare di spingerla dall’altra parte (che scena cretina sarebbe stata!), ma non ebbi la presenza di spirito. Si ammaccò tutta per il suo stesso peso.

DSC00811Quante avventure abbiamo vissuto insieme, io e la Mondieu, come la chiamava una mia vecchia fiamma che non mi ha mai cacato! Centomila chilometri glieli ho fatti fare tutti io, e ne aveva 138 all’attivo… e il viaggio fino ad Antibes con la Kirsty, ce lo vogliamo mettere? Festeggiammo tutte e tre insieme i 500 km percorsi, poi i 1000, poi i 1500… ascoltavamo a palla gli Ska-P passando nel centro di Nizza, facendo scomparire i truzzetti sulle Twingo che ascoltavano musica techno-commerciale… gettavamo baci ai ciclisti, inveivamo contro i camioncini dei sanitari (Elvio…), passavamo con sgomento sotto strette gallerie a ogiva… E vivevamo dentro la Mondieu, era un viaggio a tre…

Però qualche anno fa si inizia a parlare di cambiare macchina. Nel frattempo, la Mini moribonda ci ha lasciati, lasciando il posto a una panterosa Fiesta nera dagli occhi storti. Ma la Mondieu regge bene. Ne difendiamo la salute, la vogliamo ancora con noi anche se beve come un tribunale veneto. Ci piace, la Mondieu, perché cambiarla? E’ tutta ammaccata, ma che importa? E’ storica, la Mondieu. Ha tanti anni ma viaggia sempre in pompa magna, la Mondieu.

DSC00812E ancora una settimana fa era così. Ma purtroppo io mi bevo tutto quel che guadagno in benzina per andare a Siena, anche se guido la Fiesta. La Mondieu è anche peggio. Non va bene. E non si parcheggia bene, la Mondieu. E si paga uno sfacelo di bollo.
Non sta bene a nessuno di cambiarla, ma la abbandoniamo. Fra le lacrime, soprattutto mie e della mi’ mamma, la portiamo al suo ultimo viaggio. E’ orribile, mi viene da piangere anche adesso a scriverne. Una cosa tremenda fatta a una macchina tanto fedele e paziente, soprattutto con me. Ci piango tutt’ora e non mi vergogno ad ammetterlo. Era una compagna. Come fa certa gente a cambiare la propria auto ogni cinque anni tanto a cuor leggero? Non me lo spiego.

Al suo posto, è entrata una Panda Viola a metano, ribattezzata Melanzana Isterica. Avrebbe preferito entrare in punta di piedi, lo vedo, è una Panda e quindi non è che si crede chissà chi. Lo capisce, non è mica scema. Ma ha quel colore così eclatante… Stride. E’ chiassosa. Tutti la guardano e commentano o pro o contro, niente mezze misure. Eppure è elegante, a modo suo. Credo che le vorrò bene, a modo mio. Ma di eli parlerò quando mi sarò un po’ ripresa, e la questione è lunga.

E poi non sarà mai la Mondieu, l’auto che nessuno voleva dare via, ma… così è stato, dopo 16-17 anni di onorato servizio. Mi manca.
So che un’auto non può provare né dolore né emozioni, ma siamo creature fatte di carne e tendiamo ad umanizzare qualsiasi cosa. Per tornare in un discorso affrontato da Val recentemente, la ragione mi dice che la Mondieu non ha sofferto perché oggettivamente non può. Ma il sentimento mi dice tutt’altra cosa e non posso fare a meno di tormentarmi.
Mi manca, la mia compagna di viaggio. Anche se non può saperlo e non gliene può importare, questo voleva essere un omaggio a lei.
Grazie per tutti i viaggi, Mondieu.
Grazie per avermi sempre riportata sana e salva a casa.
Grazie.

Aria nuova – reloaded

lunedì, dicembre 14th, 2009

Non mi bastava, no!

Quando si dice il cambiamento… oggiù, cambiamento deve essere, no mezze misure! No chiodi! No bruchi pettinati contropelo!

E quindi sì. Ci siamo. Benvenuti sul nuovo Cantiacidi!

Innanzitutto osanniamo tutti in coro (tutti chi?) (oggiù, aiutatemi, dai!) (…) il roboante, magniloquente, incommensurabile Val che ha reso possibile tutto questo, e che presto renderà possibile anche la migrazione dei vecchi post (quelli del privé, ricordate? son lì dal 2003…), oppure la distruzione di tutti i miei blog, compresi quelli aperti sotto falso nome di cui ormai si è persa memoria (vi ci voglio a trovarli, ma ritengo che abbiate troppo buongusto e una vita sociale troppo soddisfacente anche solo per pensarci). Chi può dirlo.

Scopro solo adesso con una certa sorpresa che non posso (a meno che non si possa spippolare sull’html) diminuire l’ampiezza del carattere, quindi niente soliti giochini di piccolo/grande/piccolo/grande finché non ho imparato il sistema (sigh).
E scopro anche con immensa gioia che se sbaglio a pigiare i tasti la pagina non sparisce come su Splainder (quanti post bruciati per le mie scarse doti di dattilografa!), ma mi chiede educatamente conferma:

“Vuoi davvero uscire da questa pagina?”
“No, ca$$o, NOOOO!!! Ahhh, già, non è Splainder, fiùùù… no, grazie.”

Ma comunque.
Che cosa è dunque diventato questo posto, o meglio, che cosa diventerà una volta che in esso saranno confluiti ben sei anni e passa della mia vita di paciosa blogger?
La risposta è ovvia: resterà sempre il solito, palloso, increscioso contenitore di cazzate. Cavallo che vince (?!?) non si cambia. Più che altro, non avrò mai la costanza di cercare di farlo diventare qualcosa di diverso.

E questo trasloco forse significherà una maggiore assiduità da parte mia nel postare?
Risposta altrettanto ovvia: no, certo, scherziamo? Sia mai.  Blasfemia pura.

Insomma siamo qui. Sono qui. Insomma, sì, beh, mah.
Che ve ne pare, di questo vento di cambiamenti?