Questa è la prima notte che passo qui a Montegiovi da sola.
Forse non dovrei scriverlo in quanto il mostro di Pietralba e i suoi cugini che mi fanno la posta in giardino potrebbero seguire questo blog nella speranza di beccarmi senza compagno e quindi indifesa (…), ma dopotutto ci devo fare l’abitudine (del resto ho scritto che è la prima notte, ma non è mica detto che debba anche essere l’ultima, noh? No, vero? Ah, ecco).
Beh, comunque fa uno strano effetto. Anche a Casciano dormivo da sola, ma al piano di sopra dormiva una rumorosissima famiglia, stavo in paese e nella casa accanto abitava (abita) un amico. Qui invece è un po’ più solitario, anche se le altre case sono a due passi, ci vediamo reciprocamente le finestre e c’è una muta di cani da tartufo a 200 m in linea d’aria che fa un casino del dodici tutta la notte. Insomma, dire che mi sento sola è eccessivo.
Però fa un effetto strano.
Oggi comunque avrei voluto scrivere una decina di post. Uno era legato alla puntata di Io, Chiara e l’Oscuro di stamani, dove c’è stato un intervento piuttosto drammatico e inaspettato. Non che io sia una fan sfegatata di questo programma, che comunque di norma mi piace abbastanza, ma stamani me lo sono ascoltato con molta attenzione. Si parlava di ansia, cara vecchia stronza ansia: una signora ha chiamato raccontando che da quando le hanno dato due mesi di vita l’ansia le è passata e ha capito di aver buttato la sua esistenza preoccupandosi del giudizio altrui.
Mentre ascoltavo mi sono resa conto di alcune cose fondamentali, talmente fondamentali che è incredibile che io non ci abbia fatto caso prima.
La prima è che non soffro più d’ansia da diverso tempo. Il che può derivare sia dal fatto che ho trovato delle buone strategie per tenerla a bada, sia che non ho più molti motivi per farci capo. E non mi sembra poco, se considerate la genesi e lo sviluppo di questo blog.
La seconda è che, al contrario di quella signora, se mi guardo indietro non ho rimpianti. Non così grossi, almeno. Posto che vorrei avere ben più di due mesi di vita davanti, ma parecchi parecchi di più, per ora non me la sono cavata poi male. Nel bene e nel male ho vissuto molto intensamente e, detto fra noi, la cosa mi ha causato non pochi problemi (…ma volete mettere?). Sono stata fortunata, o forse sono stata sufficientemente orgogliosa da imparare presto a volermi bene, almeno quel tanto che bastava per capire che se non ci si prende cura dei propri desideri poi finisce che non si ha niente da dare a nessuno, nemmeno a noi stessi.
Forse negli ultimi tempi la situazione è migliorata ancora. Me lo dice la scimmia, fra l’altro. Sono più calma, indubbiamente. Più serena. Decisamente meno in ansia. Le cose troveranno un loro equilibrio. Le cose che non riesco a capire, oh beh, prima o poi le capirò. Se non altro, per esclusione.
…
(Ecco, poi dico così, vedo tutto rosa e mi porto rogna in qualche modo. Maledette strategie scaramantiche. Queste non me le schiodo di dosso. Pensa al peggio, perché così non succede. Ma si potrà, a trent’anni, essere così?)
(Non ci crederete, ma certi pensieri balzani mi servono per esorcizzare l’ansia. )
(Ma di che stavo parlando?)
(Oh beh, non è importante)
Insomma mi attende un lettone grosso grosso e un po’ freddo. Però mi basta dare un’occhiatina alla sua roba qua e là, leggermi uno dei suoi fumetti e respirare quel che rimane del suo profumo dal cuscino per non sentirlo più tanto lontano.
Che cavolo, questa è casa nostra, dopotutto.