Domenica, finalmente. Una domenica passata a cazzeggiare, fare lavatrici, leggere Scott Pilgrim sul divano, cucinare la sorella minore della grande zucca e dimenticare per poche ore tutte le cose che continuano a martellarmi in testa.
Che di truffe non ne ho prese solo io, che i vicini di casa sanno essere molto molesti se ci si impegnano, che la gente può crearti molti problemi anche se tu non hai fatto niente per meritarteli. Che poi sono molto sensibile, e queste cose mi attanagliano il sonno, mi fanno svegliare di colpo la mattina, mi tormentano nei momenti più impensati.
Così oggi cerco di non pensare a nulla se non alle tazze glam che ora dimorano in una delle mensole del tè e a quello che ci ho messo dentro. Me le hanno portate Ninna, l’Orso e Rebecca martedì, quando sono venuti a pranzo in questa landa sperduta. Sarà che non ci vedevamo da troppo, sarà che è un periodino, ma avere ospiti così graditi alla tavola della mia casa mi ha fatto davvero piacere. Poco importa che dieci minuti dopo che erano partiti (sigh) mi si sia rotto il motore della lavastoviglie e mi si sia allagata la cucina. Poco importa che la £$%&£”^ sia una serpe velenosa e la sera me lo abbia dimostrato ampiamente. Poco importa.
E poi, venerdì dopotutto ho rivisto la mia cuginetta di Firenze. Che si sposa a giugno, ed è più piccina di me. E poi, sabato ero a Lucca per incontrare delle belle persone (tipo questa creatura soave qua accanto) che non vedevo da un bel po’ e anche quello è stato un momento topico. Ho ribeccato Impo, la mia figliola spirituale, gente folle da tutta Italia. Purtroppo non ho imbroccato Val, ma lo costringerò a una gita appenninica, prima o poi.
Mi piacerebbe molto raccontare di gente che veniva e che andava, di personaggi equivoci e di risate, o anche delle due ore per uscire da Lucca, del mal di piedi atavico, e del delirio affrontato per arrivare indenni al day after, ovvero quando con le Terre degli Angeli avremmo dovuto infestare tutto il borgo di Santa Mama (vicino ad Arezzo) per Halloween… anche quella una bella esperienza, nonostante le piogge torrenziali fino alle quattro del pomeriggio e la gente che arrivava alla spicciolata e che (beh, meglio) sembrava non accennare a smettere di farsi un giro.
Insomma, una bella conquista anche quella, un esperimento che è andato a buon fine. Però, ecco, mi piacerebbe essere dell’umore giusto per raccontare aneddoti, per lanciare qualche microaccidente a qualche ragazzino pestifero che (non) ha allietato la nostra performance, per gasarmi abbestia per quanto fatto/visto/mangiato (ahhhh, la trippa al sugo! I panini con la salsiccia calda! Le castagne con zucchero e grappa!). Invece niente. Cerco solo di pensare il meno possibile, di accarezzare di tanto in tanto la nuca del mio lurker di casa che le fasi finali di Final Fintasy X accanto a me, di sorseggiare il mio tè “Sweet Chili“, che vi consiglio caldamente perché è strabuono e stradelicato.
Ecco, nient’altro.
Poi magari domani sera l’incontro di “lavoro” (cosa sarà? ancora non lo so!) andrà a meraviglia, forse invece sarà un fake e quindi metterò quell’inserzione per fare la cuoca a domicilio, oppure la tipa di cui sopra continuerà a mandarmi sms minatori senza motivo, o anche niente di tutto questo.Che poi mercoledì sera non andrò alle prove, ma per un buon motivo visto che sarò insieme al mio matematico preferito (e al lurker, che in queste occasioni smette di essere lurker e quindi intangibile e mangia come un caimano con la benedizione di tutto l’Olimpo). Forse inizierò a scrivere il libro su cui sto arpeggiando in questi giorni.Ci sono cose al fuoco, alcune brutte e altre belle. Ma sono inquieta e non penso in modo lucido. Eppure, sono convinta che tanta confusione non può non produrre qualcosina di positivo.
Forse.
O no?