Archive for the ‘my dear fibromyalgia’ Category

Nel nome dell’O(c)io

lunedì, novembre 21st, 2011

Della serie, “il blog non serve a niente, però aiuta”, eccoci pronti per una nuova puntata di ODIO SENZA FRONTIERE! Evvivaaaa!

Diciamo che la mattinata parte subito bene alla volta dell’ospedale San Donato per una sudata visita di controllo (reparto nefrologia, l’antipastino), visita prenotata tramite l’utilissimo Cup telefonico (servizio che non ha funzionato per due settimane, ma transeat): la gentilissima (davvero) operatrice si era raccomandata di andare a pagare il ticket il giorno stesso della prenotazione (“mi raccomando, eh!”) al Cup dell’ospedale (“mi raccomando, eh! Lì!”) e armata di pazienza e buona volontà mi reco lì un’ora prima dell’esame (che è alle 10).
Ore 9: settanta persone davanti.
E vabbeh, dico al Lurker, ci sono sette postazioni, ce la faranno, no?
No.
Perché nel frattempo le postazioni attive diminuiscono, con la tizia alla n°2 che comunica telefonicamente con non so che reparto in non so quale parte dell’universo, le tizie della 8 e 6 che discutono fittamente di qualcosa, la tipa alla 1 che è fuori per colazione. E intanto chi prende il numero via via si ritrova davanti 80, 90, 100, 110 persone. Dov’era la meravigliosa comodità nel prenotare via telefono? Mi sfugge…
Alle 9.45 (ancora 20 persone davanti) mando il Lurker a implorare compassione dal nefrologo, mordicchio nervosa la mia ricetta rosa e finalmente, alle 10.10, tocca a me. Trenta secondi e ho fatto. Ovviamente l’ambulatorio dove devo andare è dall’altra parte del mondo.
E va bene, no? Va bene. Considerato poi che le indicazioni del nefrologo sono… mhh. Strane. Tralasciamo.

Poi, saltato un impegno di lavoro, si torna indietro verso Subbiano: di prima mattina nella posta ho trovato sia l’avviso di una raccomandata da ritirare (e non son mai buone notizie) che quello riguardante alcuni misteriosissimi documenti in giacenza dai vigili che urgentissimamente lallallà. Con l’angoscia nell’anima vado in Comune (“o tò, stamani c’è pure il mercato… Fammi scendere qui, va’…“). L’ufficio è chiuso. Salgo le scale cercando un vigile, un santo, un’entità superiore qualsiasi che mi faccia entrare. Faccio il percorso due volte. Arriva il Lurker trafelato. Arriva il colon irritato. Arriva un vigile sbarbato. Yeeeh!
Egli (il vigile), con fare quasi di scusa, mi porge il grimorio del mistero: accertamento ICI, signorina mia, qua lei non ha pagato, sa? (Non lo dice il vigile, ma il grimorio). Vada su di sopra all’ufficio tributi che le sapranno dire. (Non lo dice il grimorio, ma il vigile)
Vado. C’è maretta perché un principino ultracinquantenne ha saltato la fila causando ulteriore spargimento d’odio. Sorrido istericamente, so ormai da ore che la giornata può solo peggiorare e mi sfogo pure con l’omino inca$$ato. Poi entro. La responsabile è davvero una grandissima donna (e quando sono così bisogna riconoscerglielo e lodarne imperituramente l’operato) e cerca di aiutarmi in tutti i modi, asciugandomi praticamente i lacrimoni e ignorando con fare materno la mia voce lievemente spezzata dal pianto incipiente. Esco con l’animo turbato ma consolata a dovere. Chiamo mia mamma. “Guarda che l’ICI l’abbiamo pagato, sai. Esattamente quella quota lì, ma senza mora”. Ah. No, dico, AH. Brutte m3rde, ma che volete da me? Cosa? Che? CHEEEEE?

Ma non è colpa del Comune. Dell’Ufficio Tributi. Della meravigliosa responsabile. Neanche della Madonna, evidentemente, però la chiamo in causa uguale, per tenerla informata.
Vabbeh, dai, ci penserà la commercialista. Dai, sì, crediamoci, ca$$o.

Ma poi eccola, finalmente, la sacra raccomandata! La botta finale! Prima o poi dovevo riceverla… maledetti infami truffatori… qui non dico altro, vi rimando a un vecchio post che non mi sento nemmeno di andare a cercare (e tanto non diceva niente, come al solito). Parte la telefonata a un’amica. Avvocato. Era improbabile che mollassero l’osso. Infami carogne. O vediamo chi ha il capo più duro.

Arrivata a casa, decido che è il momento buono per accatastare tutti i motivi di frustrazione possibili e immaginabili su questa giornata, in modo da poterli esorcizzare tutti in gruppo, invece di dover fare una fatica immane per poi rifarmi daccapo il giorno dopo.
Faccio un paio di telefonate per capire come stanno le cose per la PPO. Mi deprimo, ma non troppo.
Controllo i barattoli in frigo. La meravigliosa bomba di Suverato ha fatto muffa. Ci siamo dimenticati di rimetterci sopra l’olio, o io o il Lurker. O entrambi. Mi metto a ridere, perché piangere mi fa fatica.
Il Lurker mi fa sedere sulle sue ginocchia. Gli propongo l’eventualità di andare ad abitare ad Ayers Rock, tipo. Perché questa mattina da sola ha sbancato tutti i miei sforzi precedenti nell’evitare lo stress. Quanto guadagnato in mesi di condotta quasi esemplare in termini di equilibrio fisico e mentale è stato risucchiato via in meno di 4 ore. Insomma, mi rifa male la schiena. Serotonina, dove sei? Torna, torna da me. Torna.

Ve lo avevo detto, no? Mai dire che le cose vanno bene. MAI! Lamentarsi, sempre e comunque, a ragione o a torto.

Nel nome dell’odio. E dell’ocio.

Ouf!

martedì, marzo 29th, 2011

Si produce, eh? Si produce.

Niente di sensato o di remunerativo, ovvio. Però qualcosa si compiccia. Presto avrete mie notizie, e immagino che ne avrete anche da Impo:) Quanto meno perché secondo me abbiamo tutto il diritto di pavoneggiarci per le opere messe in cantiere. E vi paresse poco!

pucchu!

Ne vorrei affogare un secchio pieno, di Pucchu... così, per pura violenza gratuita.

Comunque stasera avevo deciso di rilassarmi, di dedicare un po’ di tempo a me.
E la conclusione è stata che ho stirato magliette non mie, canovacci e lenzuola guardando Excel Saga.
Non è poi così male come si può pensare, soprattutto visto che un nuovo inquietante dolorino inspiegabile compare se e quando sto troppo tempo seduta. Perché – vi pare? – ci voleva anche qualcos’altro a tenermi impegnata, è ovvio.

Madò, sembro una vecchia comare piena di acciacchi. Mah.

PS: passate da questo post del Plas e poi godetevi pure questa chicchina che mi ha fatto conoscere il Pelle. I’m in the mood for some kind of love. In questo mondo e negli altri.
(…ecco che ritornano gli sdoppiamenti… ecco il mercato che schiamazza per attirare l’attenzione… ecco che la realtà si accartoccia… di nuovo…)



Keep yourself alive

martedì, ottobre 5th, 2010
Sissì, la cantavano pure i Queen negli anni Settanta, lo so.
Oh, un giorno da sola a casa e a parte trovare dodicimila annunci per lavori tipo callcenter (e ci sarebbe da fare un post lungo lungo al proposito, sì) non ho compicciato niente. Non ho nemmeno cucinato. Ho mangiato un po’ quel che era rimasto in dispensa (poco, maledizione, pochissimo!) e non è da me.
O meglio, è da me, visto che quando devo fare le cose per me stessa divento pigrissima.
Stasera per mettere in ordine la cucina ho dovuto costringermi a pensare che giovedì qualcuno ci avrebbe messo piede dentro, ed è carino arrivare a casa e non dover rimettere a posto il delirio (così ti puoi dedicare ad altro, nda) (zozza) (sì) (ma poi come!) (oggiù basta, s’è capito).
E dire che quando siamo in due partorisco cose del genere:

Che poi la ricetta del dolce (che chiamasi Torta Madeira, non si sa perché visto che non c’entra niente il liquore) l’abbiamo presa da un libro che ci ha regalato il grande Panca e il merito di averla sperimentata per primo sta proprio al Compagno Lurker. I lamponi invece vengono dal mio orto. Vi passerò la ricetta che è semplice ed efficace, fidatevi.

Basta, devo smettere di finire sempre a parlare di mangiare. Sembra che io non faccia altro tutto il giorno.  (…)

Insomma domani si ricomincia con la Peter Pan.
Devo finire i compiti di giapponese.
Mi fa male la schiena.
Niente Mostro di Pietralba.
Piove.
Il letto è più freddo del necessario.
Quindi vado a letto.
E leggo qualcosa di veramente sopra le righe (chissà se Val me lo conferma…).

Da qualche parte tocca cominciare

martedì, ottobre 5th, 2010

Questa è la prima notte che passo qui a Montegiovi da sola.
Forse non dovrei scriverlo in quanto il mostro di Pietralba e i suoi cugini che mi fanno la posta in giardino potrebbero seguire questo blog nella speranza di beccarmi senza compagno e quindi indifesa (…), ma dopotutto ci devo fare l’abitudine (del resto ho scritto che è la prima notte, ma non è mica detto che debba anche essere l’ultima, noh? No, vero? Ah, ecco).

Beh, comunque fa uno strano effetto. Anche a Casciano dormivo da sola, ma al piano di sopra dormiva una rumorosissima famiglia, stavo in paese e nella casa accanto abitava (abita) un amico. Qui invece è un po’ più solitario, anche se le altre case sono a due passi, ci vediamo reciprocamente le finestre e c’è una muta di cani da tartufo a 200 m in linea d’aria che fa un casino del dodici tutta la notte. Insomma, dire che mi sento sola è eccessivo.

Però fa un effetto strano.

Oggi comunque avrei voluto scrivere una decina di post. Uno era legato alla puntata di Io, Chiara e l’Oscuro di stamani, dove c’è stato un intervento piuttosto drammatico e inaspettato. Non che io sia una fan sfegatata di questo programma, che comunque di norma mi piace abbastanza, ma stamani me lo sono ascoltato con molta attenzione. Si parlava di ansia, cara vecchia stronza ansia:  una signora ha chiamato raccontando che da quando le hanno dato due mesi di vita l’ansia le è passata e ha capito di aver buttato la sua esistenza preoccupandosi del giudizio altrui.

Mentre ascoltavo mi sono resa conto di alcune cose fondamentali, talmente fondamentali che è incredibile che io non ci abbia fatto caso prima.

La prima è che non soffro più d’ansia da diverso tempo. Il che può derivare sia dal fatto che ho trovato delle buone strategie per tenerla a bada, sia che non ho più molti motivi per farci capo. E non mi sembra poco, se considerate la genesi e lo sviluppo di questo blog.

La seconda è che, al contrario di quella signora, se mi guardo indietro non ho rimpianti. Non così grossi, almeno. Posto che vorrei avere ben più di due mesi di vita davanti, ma parecchi parecchi di più, per ora non me la sono cavata poi male. Nel bene e nel male ho vissuto molto intensamente e, detto fra noi, la cosa mi ha causato non pochi problemi (…ma volete mettere?). Sono stata fortunata, o forse sono stata sufficientemente orgogliosa da imparare presto a volermi bene, almeno quel tanto che bastava per capire che se non ci si prende cura dei propri desideri poi finisce che non si ha niente da dare a nessuno, nemmeno a noi stessi.

Forse negli ultimi tempi la situazione è migliorata ancora. Me lo dice la scimmia, fra l’altro. Sono più calma, indubbiamente. Più serena. Decisamente meno in ansia. Le cose troveranno un loro equilibrio. Le cose che non riesco a capire, oh beh, prima o poi le capirò. Se non altro, per esclusione.

(Ecco, poi dico così, vedo tutto rosa e mi porto rogna in qualche modo. Maledette strategie scaramantiche. Queste non me le schiodo di dosso. Pensa al peggio, perché così non succede. Ma si potrà, a trent’anni, essere così?)
(Non ci crederete, ma certi pensieri balzani mi servono per esorcizzare l’ansia. )
(Ma di che stavo parlando?)
(Oh beh, non è importante)

Insomma mi attende un lettone grosso grosso e un po’ freddo. Però mi basta dare un’occhiatina alla sua roba qua e là, leggermi uno dei suoi fumetti e respirare quel che rimane del suo profumo dal cuscino per non sentirlo più tanto lontano.

Che cavolo, questa è casa nostra, dopotutto.

Mangez, les enfants! Mangez!

venerdì, ottobre 1st, 2010

Che altro si può fare in giornate così grigie e umide, quando senti la scimmia che ti batte delicatamente sulla spalla per ricordarti che, se smetti di pensare a coccolarla, chiamerà i suoi amici sorci verdi e te li presenterà uno ad uno?

a) Fare l’amor
(sì, funziona benissimo, porta endorfine a iosa, ma nei prossimi giorni grigi e umidi in cui lui sarà a Siena a finire il sesto anno di Medicina e io a Arezzo a ciucciarmi i diti potrebbe esser difficile mettere in pratica la proposta)

b) Mangiare robine buone schifosamente dolci
(e questo mette d’accordo tutto il mercato ortofrutticolo asserragliato nel mio cervello: se mangiare golosità implica lo sforzo di dover cucinare e scegliere ingredienti buoni e sani o impiegare le risorse di stagione, mi sento meno in colpa e me la godo un sacco di più)

Mettendo quindi insieme questa ricetta (modificata con la scorza d’arancio al posto di quella di limone e un bel po’ di gocce di cioccolato) con un po’ di fichi appena colti spezzettati e poi brasati con zucchero e brandy, servendola con qualche delizioso tè speziato (tipo il Chai, o un buon tè alla cannella), si ottiene una gran bella merenda:

...ovviamente a prepararla per due ci si diverte di più...

Detta merenda può esser considerata un surrogato accettabile al punto a), anche se sarebbe di certo meglio unire i due punti e darsi al sesso alimentare.

E, non per vantarmi, ma su certe cose ci chiappo assaj.

Fiiiiiii… Rotta.

lunedì, agosto 16th, 2010

Ormai questo sembra il diario di una novantenne.

No, anzi, non è vero: la mi’ nonna ha 89 anni e molti meno acciacchi di me. E secondo me è anche parecchio più lucida di quanto non sia io.

A parte i calcoli, a parte una sympatyca (come il vomito su per il naso) vulvovestibulite (che va a braccetto con my dear fibromyalgia, oh yes), a parte i morsi feroci delle zanzare tigre che vanno messi in conto, a parte il tessuto cicatriziale del mio dito tagliato che ancora non se ne va… da venerdì non posso più star seduta a lungo che mi prende un dolore fisso e fitto al fianco destro (sì, è sempre il destro, mi viene tutto a destra, e la tetta di destra è anche più piccola!). Pensavo fosse intestino, poi ho optato per il rene, poi magari era il VAIRUS che mi ha passato Noctulio… insomma, intanto so’ qui e me lo sto tenendo.

No, dico, basta, alò. Un po’ di tregua. Almeno fatemi ripigliare da una…

E niente foto da postare: ha smesso di funzionarmi la macchina fotografica del telefono. Non mi posso portare dietro la mia gloriosa Nikon. Mi ci vogliono fior di guadrini fra pellicola e sviluppo… e anche eoni per produrre qualcosa.

Insomma, ‘na ciofega.

You gotta keep ‘em separated

domenica, giugno 27th, 2010

Devo ammetterlo, ieri sera mi si è spento il morale.
E’ che sto collezionando un po’ troppe magagne a livello di salute, e mi sento un po’ sfiduciata. A parte i tagli sul dito, posso scegliere fra calcoli renali, fibromialgia, vulvo-vestibulite, un occhio che mi balla da due settimane ma non è lo stress e…

…e odio scrivere un post in cui parlo di roba mia con la mi’mamma che mi chiacchiera e mi chiede le cose in sottofondo.

Impara l’arte…

venerdì, maggio 7th, 2010

Questo era per l'attività in cui si doveva concepire se stessi come un one man band...

…sì, via, bisogna che vi spieghi cos’era lo strano coso apparso nel post precedente.

Come qualcuno forse saprà, alla Peter Pan Orchestra non si suona soltanto. Una volta al mese ci arrampichiamo (faticosamente, nel mio caso) fino al Santa Maria della Scala (davanti al Duomo di Siena) e ci facciamo ospitare dal Museo d’Arte per Bambini, dove facciamo attività sempre legate alla musica, ma soprattutto all’arte.

A novembre, mi pare, abbiamo dato il via alle danze con un’attività in cui  si divideva il foglio a metà, si ascoltava un brano, si sceglievano tre colori e si cercava di “dipingere” la musica. Poi si ascoltava un altro brano, si sceglievano altri tre colori che potevano descriverne il feel, e poi vai col tango. Chiaramente, il tutto in un tempo piuttosto ristretto, realizzato tutto di getto e, chiaramente, anche gli insegnanti non sono esentati dalle attività. E così, fra un “ohhh, ma così va bene?” e un “ahhhhh, Tizio mi ha dato una pennellata sul gomito!” e un “Caio smetti di rotolarti per terra e lascia stare Sempronio!”, anche io mi so’ messa a fare qualcosina.

La metà di sinistra è mia, ed è la versione bi/tridimensionale di "Birdland" dei Weather Report... l'altra metà l'ha fatta il Pelle, ed è "Homecoming" di Dave Holland

E in tale sede sono state concepite anche altre cose, tipo la copertina di un cd registrato dai miei due colleghi Gnappo & il Pelle (di cui vi parlerò in seguito), la bozza per la testiera del mio lettone, e altri porcai come quelli che vi espongo in questo post.

Comunque.

E’ stata una settimana piuttosto impegnativa, e ancora non è finita e fino a domenica sarà una bella rumba… Però stamani ho dormito bene e profondamente, e anche mercoledì notte. Il che non è poco, vi pare?
Questo infatti significa che oggi alla Peter Pan magari non sarò narcolettica, e che non tornerò a casa con la pesantezza d’ossa tipica di queste giornate grige e umide, un toccasana per la scimmia che vive costantemente sulla mia spalla.
Resistencia.
Oh, beh, vi lascio con uno scorcio che ritrae un po’ di PPO sul palco del Teatro dei Rozzi, risalente a martedì scorso (ecco dove andavo) e anche un fotogramma del video che avevo montato per il fondale (ecco a che serviva quello che avevo nel pendrive). Gnappo dirige e il Pelle sta dietro al pianoforte, a sinistra. Io sono quella cicciotta col soprano e gli occhiali da Clark Kent in fondo a destra.

PPO in concert! Il tizio vestito di grigio è un intruso quasi ventenne in cerca di notorietà :)

Sarà per via del tempo.

martedì, maggio 4th, 2010

Appena il pc ha finito di trasferire un video da 2Gb sul pendrive, scappo a Siena. No, prima alle poste. E anche dal Benassi a comprare le mollette di legno per i panni. No, non devo stendere i panni. Le userò domani per la Peter Pan Orchestra. Perché si sa, le mollette sono ottime per tenere insieme fogli molto grandi e per tener ferme le partiture sui leggii.

Questo l'ho fatto io, eh! :)

Sono un po’ svagata. Mi girano un po’ le scatole. Mi fa male la schiena.
E sono anche un po’ perplessa.
Bah, che post inconcludente.

Non ti scordar di me

lunedì, aprile 26th, 2010

Non sapevo che esistesse questa iniziativa... mi verrebbe da dire che sarebbe anche l'ora... XD

Mi fa male la schiena.

Dopo una settimana di Laroxyl ancora siamo in alto mare. A dicembre m’era andata meglio, dopo una settimana già festeggiavo la vittoria, anche se ero diventata narcolettica. Stavolta invece niente. Il reumatologo mi disse ai tempi che ci voleva un mesetto prima di iniziare a star meglio, quindi andai in sollucchero quando mi accorsi che c’era voluto molto meno. E dopo un mese esatto smisi di prenderlo, per non correre il rischio di assuefarmi.

Adesso invece è quasi ininfluente. Mi fa male la schiena, mi sento tritata e basta.

Merda. Ora aspetto un mese, e poi vediamo. Vediamo se tocca ricominciare tutto daccapo. Vediamo se tocca prendere qualcos’altro. Vediamo se forse basta aumentare la dose.

Ma intanto… soffri, Lyppa, soffri e godi. E non stare alla tastiera del pc che fai peggio.