Archive for the ‘odio odio odio odio’ Category

Quelle mattine lì

mercoledì, maggio 12th, 2010

Stamani me la sono presa molto comoda.
Del tipo, pisolo fino alle 10h30, purtroppo sognando cose poco gradevoli. Poi alzo, cerco di spiegare in venti modi alla signorina (gentilissima, una volta tanto) del call center dell’Enel il mio problema, e forse unendo i nostri sforzi riusciamo a fare un piccolo passo avanti.

Tutto questo parlare di fegato mi ha fatto pensare ai fegatelli arrosto... boni... basta pensare al cibo, maledizione!

Poi  do un’occhiata al forum privato della Contea di Alemar (roba da nerd, fate finta che non l’ho detto) e mi metto le mani fra i capelli. Leggo un articolo obbrobrioso citato nell’ultimo post di La Voce di Pollicino e mi passa l’appetito. Certo, potrebbe essere utile per la dieta, ma il mio fegato al solo pensiero di roba del genere si autodigerisce, ignorando ovviamente le basi della fisiologia umana per la quale un fegato non può digerire alcunché, così come è comprovato che una rondine non fa primavera e che LaRussa spaventa i bambini. Ma il fatto che ci provi disperatamente è significativo e sintomatico.

Adesso ci potrei anche riprovare. A farmi il sangue ancora più amaro, intendo. Del tipo che vado a riscuotere quattro voucher alle poste. Tempo stimato: un’ora come minimo, un minuto per ogni euro su cui dovrei mettere le mani.

No, via, non mi voglio così male.

Same refrain

venerdì, aprile 16th, 2010

"Fat Fairy" - Elohim Sanchez

Oggi, mentre attraversavo Banchi di Sotto a Siena, ho voltato la testa verso un negozio e in una frazione di secondo ho visto una ragazza che veniva verso di me.

Era una tipa snella, più alta di me, inguainata in un vestito vivace, lungo fino ai piedi, di quelli che possono star bene solo a poche persone sulla faccia della terra, e a lei stava benissimo. E credo ne fosse totalmente consapevole, con il suo passo slanciato e fiero, lo sguardo consapevole di sé e concentrato su chissà quale questione. Eppure non sembrava essere schiava della sua apparenza di donna che sapeva benissimo sia quello che voleva sia di essere in grado di ottenerlo.

Per quella frazione di secondo in cui ne ho colto la figura per intero ammetto di averla invidiata tantissimo.
Ammetto che avrei voluto avere anche io il suo sguardo risoluto.
Ammetto che avrei voluto portare io quel vestito come lo portava lei.
Ammetto anche che mi sarebbe piaciuto poter portare un vestito così.

Ma certe cose non si risolvono solo sospirando.
Certi vestiti chiusi nell’armadio che non puoi più metterti senza odiarti non si adatteranno da soli al tuo corpo.
Non è questione di vedersi orribilmente grasse. E’ questione di non riconoscersi più.
E nonostante tutti questi pensieri ancora non riesco a fare qualcosa di concreto.
Anzi, ora che mi rifa male la schiena, il mio corpo chiede a gran voce dolci e endorfine.
Come si fa a dar retta a tutti?

Perle intermedie

lunedì, marzo 1st, 2010

No, seriamente.

Mi fa un po’ cacare, il lunedì.

E nemmen lavoro.

Hovvistolaluce!

giovedì, febbraio 18th, 2010

Ebbene sì, signori, a questo punto credo che i segni che mi ha inviato il destino siano inequivocabili. No, davvero.

Inannzitutto, è evidente che chiunque può scrivere di cose di cui non sa assolutamente nulla e venir pagato per questo. Lo sa bene la giornalista che ha scritto questo impareggiabile articolo sul gioco di ruolo dal vivo, dimostrando un’ignoranza quasi imbarazzante sulla realtà che si accingeva a descrivere e a criticare. (A questo proposito, le TdA hanno sottoscritto insieme ad altre associazioni una bella letterina alla redazione, chissà come si evolverà la cosa – probabilmente in nessun modo, la casta dei giornalisti è inattaccabile ai piani alti)
Mi si potrebbe dire che dopotutto è normale che il 99% della popolazione italiana non sappia una cippa di cosa sia il gioco di ruolo dal vivo, e su questo non discuto, ma di certo quell’alta percentuale di persone per bene non va a scrivere articoli su un argomento di cui, palesemente, non sa nulla o non sa abbastanza. Perché poi cosa succede? Succede come sempre: leggendo un articolo che contiene idee farlocche, la gente che non può opporre conoscenze dirette  si fa un’idea sbagliata sull’argomento. E questo spiega perché la vita dei giocatori di ruolo è così difficile quando si devono chiedere permessi o finanziamenti, nel caso delle grandi associazioni.
Ma non è questo il punto a cui volevo arrivare, bensì far notare una volta di più che si può scrivere su qualsiasi cosa indipendentemente da quanto se ne sa. Via, lo fanno tutti. Molti vengono anche pagati bene per farlo.

L'Odyosa Femmina quantomai fiera sui tacchi (creature per lei indomabili)

Poi, stamattina, l’altro segno del destino. Mentre ascoltavo quel geniale programma che è Il Ruggito del Coniglio, durante lo stacco pubblicitario ho sentito la notizia definitiva: Antonella Clerici ha scritto un libro.
Sì, sì, lo so, cani e porci scrivono libri nonostante a malapena sappiano tenere una penna in mano… eppure per me sapere che proprio LEI ha scritto un libro ha fatto accapponare la pelle.
Cioè, lei sì e io no?
L’Odyosa Femmina sì e io no?
Quella “bara ambulante” sui tacchi (cit. lib. la signora Chiarina) sì e io no?

No, signori, non va bene. Non va affatto bene.
Ecco l’appello che vi faccio.
Trovatemi un argomento qualsiasi, datemi uno spunto, e io mi metto a lavorarci su. Vi prego, aiutatemi. Non esiste che la Clerici pubblichi libri e io niente. No, cioè, non esiste. Come minimo lo devo scrivere.
Poi vediamo se qualche filantropo che come me ha in totale disamore  l’Odiosa Femmina è disposto a pubblicarlo.

“Senta, scusi, vorrei sottoporle il mio romanzo/raccolta di racconti/saggio breve/elenco del telefono…”
“Sì, ma perché lei, perfetta sconosciuta, dovrebbe aver scritto qualcosa di interessante?”
“Perché la Clerici ha pubblicato un libro.”
“Diamine, mi faccia vedere immediatamente. Anzi, no, non perdiamo tempo. Lo pubblichiamo sulla fiducia.”

Muahahahaaahhhrgh.. Sarebbe figo.

Oh, attendo proposte numerose, eh? Dai, dai. Aiutatemi, è per una buona causa.

Well done, Sfiga! You levelled up!

martedì, dicembre 22nd, 2009

No, mica per altro. Non solo non nevica.

Piove.

Ma baffancuro, come potrebbe dire un giapponese qualora si trovasse nella mia condizione.
E vabbeh. E domattina si lavora, dai, alé. Pè.
(Il ka-tso, semmai. Anzi, la cosa che c’è scritta qui sotto in hiragana, il cui significato reale ovviamente non c’entra nulla col… insomma, s’è capito. Sì. No. Boh.)

katsuo

Evviva il lunedì!

lunedì, ottobre 12th, 2009
Piove, governo ladro. (cit.)

Se prima avevo poca voglia di uscire di casa col mal di schiena a cercare un bel (?!?!??) lavoro part-time con il quale sentirmi in pace con me stessa, adesso che vengon giù le funi piuttosto andrei allo Scopetone a cercare pinaroli col rischio fulmini.

A questo aggiungiamo anche il dettaglio non trascurabile che la mi’nonna, non abbastanza contenta del suo dolore al rene/schiena/i-dottori-dibattono, è pure caduta mentre si metteva a sedere. Ho sentito il tonfo dal piano di sotto. No, dico.

Se faccio l’elenco delle cose che potrei fare mi prende un colpo come minimo, quindi diciamo che per il momento è meglio se non ci penso. Anzi, è proprio meglio se mi metto a fare qualcosa che non è nella lista. Almeno mi do uno scrollone.

In realtà non ho nemmen voglia di scrivere, e infatti per non dover fare nemmen questo (no, dico, ma perché ora che staresti facendo?)(Ma ti pare scrivere questo?)(no)(ah, ecco) vi segnalo questo post del noto compagno di merende e di viaggi, ma soprattutto sottolineerei merende. (Sì, è incredibile, dopo millemila mesi ha postato anche lui, ci voleva proprio di portarlo a Londra per farlo partorì!)

Odio questa stagione quando fa così.
Almeno se ci fosse stato il sole prendevo la vespa e andavo a funghi. O a castagne. O a meretrici, è uguale, basta fare qualcosa di manuale.

Peccato non essere un maschietto, almeno qualche idea mi sarebbe venuta.

Notarella: almeno ripostai sul Galletto.

Eccheddì.

mercoledì, settembre 9th, 2009

"…Infine, per i pazienti, documentarsi e partecipare insieme ai propri familiari agli eventi o meglio ancora unirsi per formare un’unica voce affinché anche in Italia la fibromialgia possa essere riconosciuta quale malattia sociale (anche se non si muore né tanto meno si rimane su di una sedia a rotelle) può far sì che quanti ne soffrono ritrovino quella fiducia che si perde nella peregrinazione da uno specialista e da un esame ad un altro."

Da http://www.sportmedicina.com/fibromialgia.htm

Ecco.
E’ di nuovo settembre.
E’ tornata, piuttosto accanita.

Volevo scrivere di tutt’altra cosa, ma credo che lei stia reclamando la mia attenzione. Tanto vale dargliela.
Mi stavo informando per un bel corso di pattinaggio qui ad Arezzo, perché devo tornare a fare sport, e mentre lo cercavo (senza successo) mi sono chiesta che tipo di attività sportiva facessero i miei compagni di sventura. Ho rimestato un po’ sui forum specifici e ho scoperto che pochissimi fibromialgici riescono a fare sport, perché per non patire immensamente occorre tenesi in esercizio senza raggiungere il limite di affaticabilità del muscolo.

Beh, stai in campagna, fatti delle passeggiate, no?
Sì, certo. Adesso che non è freddissimo, posso anche farle.
Ma d’inverno? Quando fuori è freddo e umido insieme? Cammino un quarto d’ora per poi scontarla tutto il giorno?

Vi viene in mente una soluzione sensata?
A me ancora no.

Sfogati Piero

martedì, luglio 7th, 2009

Non fateci caso.

Li odio, i lavori su a Monte Giovi. Gli idraulici se la prendono comoda e per la troppa sicurezza il falegname s’è affettato un piede. Lavori di due mesi si stanno trascinando da sette, e ancora io personalmente non ne vedo il fondo. Sono demoralizzata, mi sembra che non riuscirò mai a godermi quel posto. Ancora fatico a cercare di lasciarci la mia impronta. Mi tocca litigare con la mi’mamma perché ho venduto un lampadario che trovavo veramente fuori luogo. Mi faceva cacare, intendiamoci. Meno di altri lampadari là dentro, ma non era certo una cosa che avevo piacere a tenermi in casa.
E nemmen su queste cose ho pace. Ma fammi fare un po’ il cazzo che mi pare almeno sulla scelta dell’arredamento, no?
E infatti attendo, mordendomi le labbra.

Ma non fateci caso. Stasera ho un serata no.
A volte nemmeno le cose belle ti risollevano il morale.

Ma domani andrà meglio.

Metereopatia

lunedì, luglio 6th, 2009

La mia psicologa dice che il tempo atmosferico influenza solo per un 10% l’umore, e che se uno dice di "risentire del tempo" in realtà è nervoso per qualcos’altro.
Questa penso sia una delle poche cose con la quale non sono pienamente d’accordo con lei.
A lungo andare il tempo, il buiùme di una giornata senza sole, le cose che devi rimandare perché piove o potrebbe piovere ti logorano dentro. Ti fanno girare le scatole. E se a queste cose, che ci sono sempre state, ci aggiungo gli effetti meravigliosi della fibromialgia… fanculo, sono mesi che aspetto l’estate, quella calda, non umida, CALDA, col sole che ti secca la pelle, dove ovunque si frigna per la siccità (che magari nemmeno c’è, son le tubature che hanno 60 anni le responsabili, ma tralasciamo)… due mesi, ca$$o, oh voi divinità olimpioniche, me li vorrete concedere due mesi di caldo?
NO.

In compenso la diga di Montedoglio è piena.
No, niente caldo, cara la mia Lypsak. E se verrà il caldo, subito tutti si lamenteranno perché è caldo.
Ma porca miseria, è ESTATE, ma che vi aspettate? La neve?

Scusate, sono molto suscettibile.
Sarà anche per via di sabato e domenica. Cosa è successo, ve lo riassumo in breve.

Sabato
Ore 9.30: L inizia a prepararsi per cucinare tutto il giorno. Va a fare la spesa, si chiede se allora si deciderà di fare il live o no, ma intanto cucina perché non si sa mai.
Ore 15.00: si decide di tentare. L si sderena per cucinare.
Ore 16.30: L e N vanno a fare la seconda spesa, quella della roba deperibile da prendere solo nel caso in cui si faccia l’evento.
Ore 18.30: L va a lavorare e manda N a fare la terza spesa perché lo stufato potrebbe esser troppo poco.
Ore 21.30: L torna dal lavoro e si rimette a cucinare con N.
Ore 23.30: L va a letto distrutta dividendo il suo lettino con N, come tante volte han fatto a Siena.

Domenica

Ore 1.15: L va ad aprire a D, che quella notte sarà suo ospite al piano di sotto. Torna a letto.
Ore 1.20: N ha un attacco  d’asma. L non ha nemmeno la forza di confortarlo, non riesce ad articolare le parole perché continua a riaddormentarsi in una specie di incubo-dormiveglia.
Ore 4.04: B manda un sms a L lamentandosi perché piove e chiedendosi cosa fare. L a malapena si rende conto della cosa.
Ore 6.00: A manda un sms a L per sapere che fare. Piove, o forse no, o lì sì e lì no. L chiama S perché alle 6.30 deve prendere il treno da Bologna per avvertirlo di non salire. Altre telefonate. Troppe. Infinite. A tutti.
(nel frammentre) ore 6.30 (mi pare): N ha un altro attacco d’asma. L non sa più se mettersi a piangere o sterminare tutti i santi del paradiso.
Ore 7.15: dopo un’ultima telefonata a Firenze, L si rimette a dormire.
Ore 7.30: smette di piovere.
Ore 8.30: la mamma di L la sveglia per chiederle se davvero vogliono rimandare il live visto che c’è il sole. L bestemmia in settemila lingue e intima a D (che nel frattempo si è alzato, svegliato dal nubifragio) di ritornare a letto.
Ore 10.15: D va via e L si alza per salutarlo.
Ore 10.30: L ha appena ripreso sonno quando arriva A in moto sotto casa sua e lui e il babbo di L si mettono a chiacchierare amabilmente sotto la sua finestra aperta. L vorrebbe sclerare ma ha troppo sonno.
Ore 11.30: L capitola e lei e N si alzano, esausti.
Ore 13.00: L, N e la mamma di N si industriano per congelare tutto quanto cucinato il giorno prima.
Ore 15.00: finalmente, e sottolineo, FINALMENTE si rimette a piovere. Peccato che dove dovremmo aver fatto il live ancora il cielo è bello chiaro.
Ore 15.10: Straripa la Chiassa. A malapena raggiungiamo Montegiovi.

E per aggiungere un bel VAFFANCULO, il live per forza di cose viene rimandato al 18 luglio.
Io sono a lavorare a Siena Jazz e non posso andarci.

Poi c’è chi mi fa notare che questa settimana ho bestemmiato come mai in vita mia.
HE.

Ohne Worte

giovedì, maggio 21st, 2009

E qui si chiude un ciclo.

Scusate, non ve la posso spiegare.
Sono un po’ scombussolata.

E poi mi so’ pure presa l’influenza.
Per tutto l’inverno m’aveva lasciato in pace.
Ora che arriva il caldo, ovviamente, ha deciso di stendermi.
Ma vafangùl.