Archive for the ‘quella casa là’ Category

Incubus

martedì, ottobre 18th, 2011

Ma che ci devo convivere solo io con i rumori allucinanti di un autoclave con seri problemi di identità?
Ma che ci devo bestemmiare solo io contro la sistematica devastazione del testicolo interiore?
Ma che ci devo moccolare solo io contro le domande assurde del cosiddetto censimento?
Ma che ci devo…

No, eh. Beccatevi anche voi un po’ di inquietudine.

Di pirati e altre amenità

martedì, settembre 27th, 2011

Iniziamo quest’ennesimo inutile post con un paio di testimonianze:

Nella prima domenica di tempo brutto dopo un mese e mezzo di calura, proprio nel giorno in cui il centro era chiuso al traffico per invitare la gente a spostarsi a piedi e vivere la città, e in occasione della giornata mondiale del “Parla come un Pirata”, una sessantina abbondante di giovani sciamannati si sono agghindati al meglio delle loro possibilità e hanno dato l’assalto alla città, riversandosi lungo le strade dell’Arezzo vecchia, intonando canti marinareschi, azzuffandosi amichevolmente, arrembando turisti, cercando mappe del tesoro e via dicendo. Inutile dire che io ero lì in mezzo, perché quando si parla di fuffa non posso esimermi dal dare il mio contributo.

Peccato che la città era tristemente vuota.
Hai voglia te a limitare il traffico (e comunque qualche guascone passava uguale, chissà come mai) se poi lasci tutto lì. Non un’iniziativa, non un negozio aperto a parte i soliti, non uno stimolo, non una cippa.
Comunque, io mi so’ divertita, ho conosciuto gente, mi so’ fatta una passeggiata sbraitando senza che nessuno lo trovasse strano, sono stata insieme a molti cari amici. E’ vero che mi basta poco per essere contenta… ma me ne vanto e ne godo, tiè.

Momenti rari e preziosi, questi. Ora si va in una stagione che non promette poi molto di buono. Vediamo come procede fino a dicembre e cosa si combina con qualche laboratorio che ho in ballo… vediamo se riesco a vendere le mie creaturine… sto cucendo roba con gli scampoli e gli scarti che ho in casa, e devo dire che la cosa non mi sta venendo male…

…vediamo se il GRV può diventare un minimo remunerativo… sennò vediamo di trovare un altro lavoro. Del tutto. Cosa che mi dispiacerebbe, ma così non si va più avanti.

E vediamo se il Lurker domani si leva di torno gli ultimi due esami, e a dicembre la tesi, e poi… e poi, miseriaccia ladra, poi ci si vedrà sempre meno. Quest’estate siamo stati meravigliosamente gomito a gomito qui a casa, ma poi lui starà a Siena e io boh, vattelapesca. E sarà una faccenda lunga. Anni. L’idea non mi piace per niente, ma mi sa che o bere o affogare.

Son momenti di pensieri, e non tutti meravigliosi. Per questo poi quando tiri giù un catino dalle scale con dentro dei tappeti insieme alla tua amica bionda per spaventare il povero Lurker che studia al piano di sotto e ridi fino alle lacrime come una deficiente apprezzi enormemente l’attimo.

Son fugaci, gli attimi. Vanno coccolati. Come i diciotto gatti che circolano intorno a casa mia.

Soprassediamo. E porto sei.

lunedì, marzo 14th, 2011

Sorvoliamo a giro radente su certe dichiarazioni più che discutibili che si sentono aleggiar per l’aere in questi giorni, tipo “Comprendo la preoccupazione e la delusione del mondo della cultura in seguito alle ultime notizie riguardanti una ulteriore previsione di riduzione degli investimenti. A questo punto posso solo confidare che mi succederà a breve abbia l’autorevolezza e la forza di porre rimedio e invertire l’attuale situazione” (ovvero sono un fallito, via, ora mi dimetto che tanto mi so’ ciucciato i dìti e basta per tutto questo tempo, anche una scolopendra potrebbe far meglio di me) o altre chicche espulse dall’indecente MariaSssssSSSSsss tanto cara a LaProf. Sorvoliamo, perché sennò mi vien da pensare che le rogne più grosse son capitate proprio ai due settori che potevano darmi il pane quotidiano. Sorvoliamo, che sennò mi rabbuio e dopo non ho più voglia di tendere i panni, tanto come minimo mi ci piove.

E non pensiamo nemmeno al delirio che sta succedendo in Giappone, semmai indugiamo col pensiero a come la gente comune sta affrontando la tragedia. Non pensiamo al fatto che pur essendo preparatissimi cercar di evitare un disastro nucleare sarà un’impresa allucinante, altrimenti poi potrebbe venirci in mente che c’è chi preme perché le centrali riaprano anche in Italia (considerata la totale assenza di legami fra svariate cosche di vario tipo e l’edilizia, saremmo a cavallo – a dondolo, o di Troia. Alla prima scossa di assestamento – PAHN!!!! E la colpa non è mai di nessuno, in questi casi).

Pensiamo infatti a cose più amene e frivole, tipo le simpatiche 5 regole proposte da vari ascoltatori del Ruggito del Coniglio perché la convivenza fra un uomo e una donna possano essere perfette e prive di scazzi di alcun genere. Ad esempio, vediamo alcune delle cinque regole proposte dalle donne, che hanno la stessa imperatività delle leggi bibliche:

1) Io sono la tua unica donna. Le altre non esistono.
Condivisibile. Sì, dai, condivisibile. Diciamo che dovrebbero esistere solo per ricordare all’interessato quanto sono più figa io. :D
2) Non paragonarmi a tua madre, soprattutto quando cucino, perché potrei decidere di rimandarti da lei. In una scatola.
Fortunatamente non soffro più di questo problema. Prima ho bestemmiato tanto a causa di tanti fidanzati poco delicati, ma seddiovole la mamma del Lurker non ama cucinare; in compenso il su’babbo è un genio con le salsine e io sono sempre lì a pregare il mio distratto compagno di carpire i suoi segreti. La gastronomia vince su tutto, sempre.
3) Non mi interessa se c’è il Derby, quel branco di bufali non entra in casa!
Seddiovole il lurker non è un grande appassionato di calcio e i bufali che frequentano casa nostra sono essenzialmente giocatori di ruolo famelici amici di entrambi. Certo, rimangono in casa un po’ di più che se ci fosse la partita, con quel che ne consegue, ma come farne a meno? :D
4) Se torno a casa distrutta dal lavoro e tu hai fame, rimboccati le maniche e prepara la cena o al massimo vai a prendere due pizze
Magari avessi un lavoro che mi distrugge… ma comunque, visto che la fibromialgia mi riduce comunque uno straccio o dopo la PPO arrivo a casa tardi, il Lurker cucina spesso e volentieri, ed è pure bravo.
5) Ricordati che c’è la parità dei diritti, quindi i mestieri, la spesa e cucinare si fanno al 50%
In generale me basta che il Lurker spolveri e/o pulisca i piani, cosa che odio atavicamente, ma comunque siamo troppo pigri e rispettosi della pigrizia altrui per non dividerci equamente i compiti.
6) Non sindacare sul numero delle scarpe e delle borse presenti nell’armadio di tua moglie
Penso di essere fra le poche donne a non provar soddisfazione nel comprare le scarpe. Avendo piede piccolo combinato a polpaccio da terzino sinistro, gli stivali non mi entrano mai, gli anfibi sono difficili da trovare, le scarpe da ginnastica buone costano tanto e ai saldi finiscono sempre il mio numero per primo, le ciabattine mi fanno male alle piante dei piedi, decolletées e ballerine mi stanno malissimo e via dicendo. Mi prendono le crisi di nervi quando devo comprarne un paio nuovo. Ne ho tante solo perché non le butto MAI via, solo se sono a brandelli, e molto a malincuore. Ne ho una decina in tutto, fra estive e invernali, escludendo gli stivali fuffa per il GRV e le ciabattine rotte che non metto mai ma ci sono affezionata. Con le borse, stesso discorso. Le tengo anche se tritate, sapete, per ricordo. Ma anche lì si viaggia su numeri bassi.
7) Abbassa sempre la tavoletta del water
Il Lurker è troppo pigro per fare pipì da in piedi. E poi come potrebbe leggere gli Omi Ragni del Ciofo se non stesse comodamente seduto per circa mezz’ora?
8) Non addormentarti sul divano
A me piace dormire sul divano. Piace a entrambi. Possibilmente insieme, in un pigro pomeriggio d’estate dopo aver fatto uno schema di difficilissime parole crociate. In cu£o alla televisione, tiè.
9) In quei giorni, taci!
Taci? Macché! Parliamone! Festeggiamo! Sono arrivate! Yippiehhh!!! Niente maternità inattesa! Niente paternità distruttiva! Il Triminulet non tradisce! Evvai!
10) Devi riuscire a fare almeno due cose insieme (sono esclusi pensare e parlare che devono essere azioni consequenziali)
Impossibile. Secondo il Lurker, che studia Medicina e queste cose le sa, un uomo può fare solo una cosa per volta. Sennò si impalla e tocca resettarlo. O rottamarlo.

Un ascoltatore suggerisce anche una guida strategica ad uso e consumo dei mariti:

1) Guadagnare più dei mariti delle amiche di tua moglie
Per il momento, l’unica che guadagna qualcosa (…) sono io, quindi direi che la cosa non mi tange.
2) Unire armoniosamente il fisico di Rambo al glamour di 007. Gli occhi di Paul Newman costituiscono titolo preferenziale.
No, no. Io sono per la filosofia dei Noi Nati Male. Un uomo senza pancia è come un cielo senza stelle. E, aggiungo, il sesso è meno soddisfacente se non c’è un po’ di pancina a creare attrito. Il problema è quando ce n’è troppa… ehm.
3) Approvare incondizionatamente lo shopping ossessivo compulsivo
Il Lurker è portatore sano del cosiddetto Gene Biondo che gli ha trasmesso una certa sensibilità e attrazione verso lo shopping. Fatta eccezione per i tappezzieri o venditori di tende in generale, potrebbe andare in giro per negozi per ore senza comprare niente (ma solo perché è più al verde di me). E io non sono né ossessiva né compulsiva perché non ho mai una lira.
4) Guardare con sincero interesse tutte le fiction trasmesse in tv
Quale tv? Siamo stati concordi su questo: la tv può andare a cagare. Esistono i dvd e internet. E la PS2. Basta.
5) Giubilare gaudenti all’arrivo della suocera
Nemmeno io giubilo quando arriva la mi’mamma… Diciamo che spesso finisce che io e lei ci scazziamo mentre il lurker, tatticamente, scompare da qualche parte col mi’babbo a montare mobilio inesistente o a valutare lavori che verranno fatti forse di qui a vent’anni. Oppure, in assenza del mio augusto genitore, si eclissa comunque evitando accuratamente di prendere le parti di chicchessia. Saggio Lurker. Saggio.

Insomma, fa figo pensare di non ritrovarsi nelle classiche cose che fanno disperare le donne riguardo i loro fidanzati. In questi chiari di luna, è molto, molto consolante.
E bisogna sempre attaccarsi a pensieri consolanti, no?
Soprattutto quando hai appena finito di stendere i panni e il cielo si rabbuia in modo inappellabile, scaricando in pochi secondi decine di mm3 di preziosa acqua sul tuo bucato. Tu li ritiri in fretta e, chiaramente, smette di piovere.
Alé.

Mhhh.

martedì, gennaio 4th, 2011

Oh, sì, sì, eccomi.

Mentre il lurker se ne sta qui accanto a me a scrivere i plot per il Convivio (sempre roba da nerd, nda), io scrivo.

Uhmmmm, quanto tempo è passato dall’ultimo post scritto non in stato di ebbrezza? Perché non sto raccontando niente? Perché non vi tedio con un fiume di parole come ho sempre fatto?
Lasciamo le risposte altrove.
Sarà anche che – incredibile - WordPress mi ha cancellato mezzo post mentre lo scrivevo. E proprio lì – STIO’!!! – mi ha salvato automaticamente la bozza. Un brivido mi corre lungo la schiena a pensare che siamo di nuovo ai tempi di Splainder, gli dei lo strafulminino. Ma non pensiamoci.
Rifacciamoci invece del tempo perduto. Partiamo da qualche parte.

NEVE!

Secondo voi QUANDO, sottolineo, QUANDO gli dei della temperatura atmosferica potevano decidere di inviare su questa valle di lacrime una quarantina di centimentri di neve? Quando, nonostante le mie invocazioni puntuali e precise scaglionate durante tutto l’anno solare? Quando?
Ovviamente, quando tutte le seguenti variabili si presentano contemporaneamente:

  1. Qui siamo vicino a via Nenni, dove sta il Lurker... più guardo alla foto e più non riconosco il posto :)

    Lypsak si trova a Siena. E trovarsi a Siena quando nevica significa assistere a uno dei misteriosi miracoli della vita moderna, ovvero una città intera si blocca e si inchina al devastante potere scatenato da un dito di polvere bianca (che non sia coca). Viale Toselli diventa un’eterna fila su cui nemmeno Dylan Dog si arrischierebbe a indagare, la tangenziale cessa di esistere come entità ed espelle le creature viventi dal suo corpo martoriato come fossero muco fastidioso, la gente si rassegna a lasciar la vettura dove capita pensando “ehhh, ma le catene ce le ho, eh! Ce le ho! In garage, dove è giusto che stiano a dicembre, sennò mi si rovina tutta la Mini, tanto sarà che nevica?“, e così impedisce ai virtuosi previdenti (tipo me) di avviarsi verso casa.
    Se Lypsak vuole condurre se stessa e il Lurker sani e salvi ad Arezzo, deve prendere la strada alternativa in mezzo al nulla. Quattro ore, ma ci è andata molto meglio che ad altri. Almeno, niente coda.

  2. La Gnocca di Neve. Io e il Lurker non sapevamo che fare, bloccati ad Arezzo...

    Il giorno dopo c’è una cena in gioco di GRV organizzata dalle TdA  per la quale (o meglio: per il menù della quale) Lypsak si è sbattuta un sacco. Ovviamente, nonostante il luogo dell’evento sia – una volta tanto – accessibile a tutti e non sperso in mezzo alla tenebrosa boscaglia, molti non possono nemmeno uscire di casa. Quindi niente cena.

  3. Il frigo della casa di Lypsak a Montegiovi è pieno di provviste deperibili per la succitata cena. Esse non potranno essere cucinate e congelate perché fra il frigo e il Doblò del babbo di Lypsak ci sono 4 km x 40 cm di neve in salita. Il Comune preposto non sa da che parte farsi per liberare la strada. Due giorni dopo, fortunatamente, mentre il Comune ancora brancola (…) e noi siamo determinati ad andare su a piedi, notiamo con un’immensa gioia che un trattore privato ha liberato la via. Ma per un grosso pezzo di arista non ci sarà più niente da fare. E tutto il resto dovrà essere comunque consumato e i costi ammortizzati in qualche modo. Stendiamo un velo pietoso.
    C’è da dire che però i gatti hanno festeggiato molto.

Nonostante tutto il giramento di culo, a me la neve piace, lo dico e lo ripeto.
Non so come ciò sia possibile ma la adoro anche quando mi rompe le palle.
Abbiamo anche ricavato una pista per slittino, ma la curva parabolica alla fine ci indirizzava sempre e comunque contro un cumulo di calcinacci. Dovremmo studiarci su.

PAPPA!

Ecco l'antipastino del pranzo di Natale a casa di mia cugina...

Dei, quanto ho mangiato in queste feste. Il post precedente era solo l’inizio di una disordinata discesa verso l’abisso intestinale. Tanto che arrivata al presunto Cenone di San Silvestro (consumato davanti al caminetto perché da qualunque altra parte era tutto troppo caro) ero già bollita e incapace di mangiare qualcosa di più di un magro piattino di affettati e sottoli misti fatti in casa o giù di lì. E meno male che non avevamo prenotato da nessuna parte. Non avremmo mangiato una cippa.
E pensate che ancora adesso mica mi sono ripresa del tutto. Ma continuo a mangiare, mi mettono davanti cose troppo deliziose e invitanti per frenare la gola (che un giorno non troppo lontano mi ucciderà).

Ah! Evocare il ricordo del petto d’anatra sotto sale su fettine d’arancia e il lombo di tacchino su valeriana e melagrana, tutto fatto in casa… oh my. E i tortellini in brodo fatti a mano. E l’anatra all’arancia. E la testina di vitello. E il lesso con la salsa verde. E la galantina fatta in casa. E la macedonia favolosa. E poi ancora il rinsoprello con gli avanzi di Santo Stefano, che ha messo in difficoltà pure il Lurker. E la cenettina dalla Chiara con tanto di crostata alternativa (fatta deliziosamente da lei e da me solo assemblata in tralci e volute perché sono pazza). E il pranzo al ristorante a buffet sino-giapponese. E gli affettati della Bottega di Mario. E le visioni notturne di intestini furiosi in sciopero e stomaci esultanti seppur esalanti l’ultimo respiro. Per non parlare della derisione della bilancia. Oh cielo.

Ipsa crostata. Basta poco, a volte...

Basta, per oggi la chiudo qui. Troppe parole tutte insieme potrebbero nausearmi (e nausearVi) e poi magari non scriverei per altri due mesi.
E poi devo cucinare.

Dei, non ce la farò mai. Dite addio al mio basso ventre.

Se non ci risentiamo entro 10 giorni vuol dire che mi sono autodigerita.

Ripulimenta vitae

martedì, novembre 23rd, 2010

Cose positive fatte negli ultimi giorni:

1) Un seminario di canto tenuto da Maria Laura Bigliazzi, mia ex-compagna del corso di arrangiamento e composizione e grande esperta di gospel, seguito insieme al compagno di avventure. Ora, voi non lo sapete, ma questo è il sogno di una vita. In tanti anni dedicati alla musica, un minimo di educazione della voce mi mancava. Oh, beh, so tirar fuori gli armonici, un pochino, ma di qui a Demetrio Stratos la via è lunga. No, no, ci siamo divertiti, poi il Lurker ora va in giro ripassando motivetti gospel e parti che non ricorda bene ma l’importante è il pensiero, e queste son sempre cose. E gli esercizi di respirazione rilassano, non avrei mai pensato QUANTO!

2) Dragon Age Origin per pc. E’ vero, questo ha significato l’azzeramento della vita sociale, ma OH MY GOLDDDD…

3) Spazzare sotto il letto. E chi fra noi sa cosa significhi trovare talmente tante lane da poterci rinnovare i cuscini, non parlerà. Per pietà.

4) Staccare la spina da MG e dalle sue beghe. Tipo le bollette che arrivano il giorno dopo la scadenza, ma fortunatamente tu ti eri già insospettita e le avevi pagate già.

5) Montare la tenda a pannelli in mezzo alla stanza grande. Questa tenda qui accanto. Che impresa, lo sforzo congiunto e non continuativo di 4 persone circa.

Quanto alle cose negative… il punto 2 spiega già molte cose sul perché ho compicciato il meno possibile…

Le gioie della casilinghitudine

martedì, novembre 16th, 2010

Datemi un buon motivo per cui dovrei rimettere in ordine casa.



Il lavandino che implora clemenza non è un buon motivo.

Eppure novembre è.

domenica, novembre 7th, 2010

Domenica, finalmente. Una domenica passata a cazzeggiare, fare lavatrici, leggere Scott Pilgrim sul divano, cucinare la sorella minore della grande zucca e dimenticare per poche ore tutte le cose che continuano a martellarmi in testa.

Che di truffe non ne ho prese solo io, che i vicini di casa sanno essere molto molesti se ci si impegnano, che la gente può crearti molti problemi anche se tu non hai fatto niente per meritarteli. Che poi sono molto sensibile, e queste cose mi attanagliano il sonno, mi fanno svegliare di colpo la mattina, mi tormentano nei momenti più impensati.

Così oggi cerco di non pensare a nulla se non alle tazze glam che ora dimorano in una delle mensole del tè e a quello che ci ho messo dentro. Me le hanno portate Ninna, l’Orso e Rebecca martedì, quando sono venuti a pranzo in questa landa sperduta. Sarà che non ci vedevamo da troppo, sarà che è un periodino, ma avere ospiti così graditi alla tavola della mia casa mi ha fatto davvero piacere. Poco importa che dieci minuti dopo che erano partiti (sigh) mi si sia rotto il motore della lavastoviglie e mi si sia allagata la cucina. Poco importa che la £$%&£”^ sia una serpe velenosa e la sera me lo abbia dimostrato ampiamente. Poco importa.

E poi, venerdì dopotutto ho rivisto la mia cuginetta di Firenze. Che si sposa a giugno, ed è più piccina di me. E poi, sabato ero a Lucca per incontrare delle belle persone (tipo questa creatura soave qua accanto) che non vedevo da un bel po’ e anche quello è stato un momento topico. Ho ribeccato Impo, la mia figliola spirituale, gente folle da tutta Italia. Purtroppo non ho imbroccato Val, ma lo costringerò a una gita appenninica, prima o poi.

Mi piacerebbe molto raccontare di gente che veniva e che andava, di personaggi equivoci e di risate, o anche delle due ore per uscire da Lucca, del mal di piedi atavico, e del delirio affrontato per arrivare indenni al day after, ovvero quando con le Terre degli Angeli avremmo dovuto infestare tutto il borgo di Santa Mama (vicino ad Arezzo) per Halloween… anche quella una bella esperienza, nonostante le piogge torrenziali fino alle quattro del pomeriggio e la gente che arrivava alla spicciolata e che (beh, meglio) sembrava non accennare a smettere di farsi un giro.
Insomma, una bella conquista anche quella, un esperimento che è andato a buon fine. Però, ecco, mi piacerebbe essere dell’umore giusto per raccontare aneddoti, per lanciare qualche microaccidente a qualche ragazzino pestifero che (non) ha allietato la nostra performance, per gasarmi abbestia per quanto fatto/visto/mangiato (ahhhh, la trippa al sugo! I panini con la salsiccia calda! Le castagne con zucchero e grappa!). Invece niente. Cerco solo di pensare il meno possibile, di accarezzare di tanto in tanto la nuca del mio lurker di casa che le fasi finali di Final Fintasy X accanto a me, di sorseggiare il mio tè “Sweet Chili“, che vi consiglio caldamente perché è strabuono e stradelicato.

Ecco, nient’altro.
Poi magari domani sera l’incontro di “lavoro” (cosa sarà? ancora non lo so!) andrà a meraviglia, forse invece sarà un fake e quindi metterò quell’inserzione per fare la cuoca a domicilio, oppure la tipa di cui sopra continuerà a mandarmi sms minatori senza motivo, o anche niente di tutto questo.Che poi mercoledì sera non andrò alle prove, ma per un buon motivo visto che sarò insieme al mio matematico preferito (e al lurker, che in queste occasioni smette di essere lurker e quindi intangibile e mangia come un caimano con la benedizione di tutto l’Olimpo). Forse inizierò a scrivere il libro su cui sto arpeggiando in questi giorni.Ci sono cose al fuoco, alcune brutte e altre belle. Ma sono inquieta e non penso in modo lucido. Eppure,  sono convinta che tanta confusione non può non produrre qualcosina di positivo.
Forse.
O no?

Donnino di casa mode: ON

lunedì, ottobre 11th, 2010

Scrivo essenzialmente per una sorta di inerzia, stasera. Perché in realtà non ho molto da dire, tranne che il lunedì, se possibile, riesco a compicciare meno degli altri giorni.

Beh, in realtà ho dato una pulita generale alla casa. E’ bello stare in un posto così grande, ma è impegnativo. O meglio, potrebbe essere impegnativo per una persona amante delle case perfettamente in ordine, ma io non riesco a tenere ordinata nemmeno la mia vita, figuriamoci i miei spazi. (E qui torrenti di lacrime rotolino giù dalle vostre palpebre socchiuse per la tristezza)

Comunque la cucina è sempre più o meno agibile – e del resto non cucinerei mai sul porcajo – quindi state sereni: quando verrete a pranzo o a merenda da me (e mi auguro che lo farete) non spaventatevi se troverete cose in posti dove evidentemente non dovrebbero stare. Sotto al caos apparente regna non solo l’ordine, ma anche la pulizia.
A parte l’orrido impegno dello Spolverare, attività che mi è intollerabile (e infatti sugli scaffali a parte i libri non ci deve entrare nient’altro) ma tutto il resto dei lavori di casa lo tollero abbastanza bene. A parte stirare. Non è così male, ma non ho mai tempo. O non voglio trovarlo, ecco. Ma del resto ci sono tante cose che tento di bypassare appena posso. Anche cose gradevoli. E’ che sono pigra, inqualificabilmente pigra. Ho anche sorpassato i 70 kg. Ormai è ufficiale.
Lo sapevo che l’autunno m’avrebbe fregato. Autunno unito alla pigrizia, ovviamente.

Bah, inconcludente.

Da qualche parte tocca cominciare

martedì, ottobre 5th, 2010

Questa è la prima notte che passo qui a Montegiovi da sola.
Forse non dovrei scriverlo in quanto il mostro di Pietralba e i suoi cugini che mi fanno la posta in giardino potrebbero seguire questo blog nella speranza di beccarmi senza compagno e quindi indifesa (…), ma dopotutto ci devo fare l’abitudine (del resto ho scritto che è la prima notte, ma non è mica detto che debba anche essere l’ultima, noh? No, vero? Ah, ecco).

Beh, comunque fa uno strano effetto. Anche a Casciano dormivo da sola, ma al piano di sopra dormiva una rumorosissima famiglia, stavo in paese e nella casa accanto abitava (abita) un amico. Qui invece è un po’ più solitario, anche se le altre case sono a due passi, ci vediamo reciprocamente le finestre e c’è una muta di cani da tartufo a 200 m in linea d’aria che fa un casino del dodici tutta la notte. Insomma, dire che mi sento sola è eccessivo.

Però fa un effetto strano.

Oggi comunque avrei voluto scrivere una decina di post. Uno era legato alla puntata di Io, Chiara e l’Oscuro di stamani, dove c’è stato un intervento piuttosto drammatico e inaspettato. Non che io sia una fan sfegatata di questo programma, che comunque di norma mi piace abbastanza, ma stamani me lo sono ascoltato con molta attenzione. Si parlava di ansia, cara vecchia stronza ansia:  una signora ha chiamato raccontando che da quando le hanno dato due mesi di vita l’ansia le è passata e ha capito di aver buttato la sua esistenza preoccupandosi del giudizio altrui.

Mentre ascoltavo mi sono resa conto di alcune cose fondamentali, talmente fondamentali che è incredibile che io non ci abbia fatto caso prima.

La prima è che non soffro più d’ansia da diverso tempo. Il che può derivare sia dal fatto che ho trovato delle buone strategie per tenerla a bada, sia che non ho più molti motivi per farci capo. E non mi sembra poco, se considerate la genesi e lo sviluppo di questo blog.

La seconda è che, al contrario di quella signora, se mi guardo indietro non ho rimpianti. Non così grossi, almeno. Posto che vorrei avere ben più di due mesi di vita davanti, ma parecchi parecchi di più, per ora non me la sono cavata poi male. Nel bene e nel male ho vissuto molto intensamente e, detto fra noi, la cosa mi ha causato non pochi problemi (…ma volete mettere?). Sono stata fortunata, o forse sono stata sufficientemente orgogliosa da imparare presto a volermi bene, almeno quel tanto che bastava per capire che se non ci si prende cura dei propri desideri poi finisce che non si ha niente da dare a nessuno, nemmeno a noi stessi.

Forse negli ultimi tempi la situazione è migliorata ancora. Me lo dice la scimmia, fra l’altro. Sono più calma, indubbiamente. Più serena. Decisamente meno in ansia. Le cose troveranno un loro equilibrio. Le cose che non riesco a capire, oh beh, prima o poi le capirò. Se non altro, per esclusione.

(Ecco, poi dico così, vedo tutto rosa e mi porto rogna in qualche modo. Maledette strategie scaramantiche. Queste non me le schiodo di dosso. Pensa al peggio, perché così non succede. Ma si potrà, a trent’anni, essere così?)
(Non ci crederete, ma certi pensieri balzani mi servono per esorcizzare l’ansia. )
(Ma di che stavo parlando?)
(Oh beh, non è importante)

Insomma mi attende un lettone grosso grosso e un po’ freddo. Però mi basta dare un’occhiatina alla sua roba qua e là, leggermi uno dei suoi fumetti e respirare quel che rimane del suo profumo dal cuscino per non sentirlo più tanto lontano.

Che cavolo, questa è casa nostra, dopotutto.

Routine. O ruotina.

mercoledì, settembre 22nd, 2010

Ehhh, qui ‘un se fa pari! O, per dirla ancora più grezza, qui ‘un s’arguvisce!

Insomma, dopo le vacanze (vacanze? O quali? ah, sì sì! Sembra siano passati du’ anni! Me ce ne vorrebbero dell’altre…) venne il Conclave, che non ha niente a che fare con il pretame vario ma trattasi di un evento di gioco di ruolo dal vivo… anzi, un gran bell’evento… anzi, una gran bella taverna (cit., ma solo per intenditori).

Visto che di cose da dire ce ne sarebbero un secchio ma non avrebbero alcun significato per voi che leggete, mi limiterò a lanciare il giochino “Trova la Lyppa”. Vince chi riconosce la vostra amata (…) scribacchina in più foto ridicole. E un premio speciale a chi identifica anche il poro Noctulio… Pronti? cominciamo!

Foto 1, ovvero Gente Che Porta Rogna Alla Riscossa

Foto 2, ovvero Eh Sì, Qui C'è Un Bel Po' Di Gente! (Bonus speciale a chi rintraccia anche il vecchio Dahal!)

Foto 3, ovvero E Qui Si Va Sul Difficile!

Dai, dai che ce la fate! Purtroppo mi manca un’importante trasformazione di cui mi piacerebbe farvi avere un video, ma ogni cosa a suo tempo…

Mi rendo conto comunque che seguire le vicende di questo gruppetto di dannati sia complicato, quindi vi metterò qui un breve promemoria, anch’esso opera mia e del poro Noctulio… quando avete tempo dateci un’occhiata… O anche no, eh!

Ma a parte questo, che posso dirvi? Che la vita è ricominciata nel suo solito delirio, che se non trovo un altro lavoro non arrivo a fine mese, che sono sempre molto cazzeggiatrice e quindi non so no nemmeno cosa cercare, che mi strafogo di fichi verdini e che la mia postazione qua è molto comoda.

Uh, e che qui ormai è pieno di inquilini. Vorrò vedere d’inverno che banda sarà. Per ora ne ho contati circa tredici.

Insomma, life goes by.

Ma se qualcuno di voi mi inventa un lavoro gliene sarò eternamente grata.

E per dimostrarvi la mia buona fede vi do la ricetta delle sarde alla Castiglionese. E poi ‘un dite che ‘un vi voglio bene.