Archive for the ‘quella casa là’ Category

Lenta e gustosa risalita

martedì, giugno 29th, 2010

No, basta, avete ragione, hanno ragione tutti!
Non devo farmi mettere sotto da queste cose di salute che, dopotutto, mica mi portano alla morte!
Ce la faccio, ce la faccio!
E quindi sto reagendo, o almeno ci provo! Parole d’ordine: non mollare! non arrendersi! Dare ancora valore alle cose che mi piacciono! Farle nonostante le avversità!

Ecco, così devo fare. E ieri devo dire che mi sono impegnata a mantenere il mio proposito.
Del tipo… il mio augusto compagno ha dato un grosso esame brutto e cattivo con esito notevole, quindi ci siamo offerti una cenettina di quelle che rimpolpano coronarie, stomaco e autostima.


Di cosa trattavasi il menù? Nient’altro che un’ottima salsa tartara fatta in casa, una bella insalatona mista (peperoni, iceberg, chiara d’uovo sodo, menta, cetrioli, un filo di yogurt e olio), mezza bottiglia di vino speziato (quel che rimaneva di una sangria fatta sabato) e, signori e signore, LEI:

Non era chianina (costava troppo), ma cotta alla brace nel barbecue/monolocale costruito dal mio babbo si è saputa difendere strabene… E abbiamo avuto anche un ospite a cena:

Trattasi del sesto gatto che abbiamo visto circolare intorno a casa nostra, che egli ha ribattezzato Sé Stante, mentre io non ho ancora ben deciso. Ha pasteggiato a pezzettini di cartilagini e nervini di vitellone, ma avrebbe mangiato anche le gambe del tavolino, da quanta fame aveva.

Ecco, come potete notare non mi perdo d’animo. Finché lo stomaco fa il suo dovere, chiaro.

Il giorno che intestino e stomaco si coalizzeranno contro di me, ecco, quello sì che sarà il giorno in cui mi perderò d’animo.

Dieci giorni di fuego

giovedì, giugno 24th, 2010

Ok, preparatevi, che il post è lungo, e ve lo devo come minimo suddividere in capitoli. Su, su, un bel respirone e… via!

CAPITOLO #1 – VERSO GROSSETO

Il viaggio via Vespa inizia alle 6.30 di domenica non sotto i migliori auspici: prima di tutto, il giorno prima scopriamo che il porta pacchi si è sfilato dalla molla perché dovrebbe portare SOLO 6 kg (anche questa grande rivelazione dell’ultimo momento, perché quando lo smontiamo ci accorgiamo di una targhetta coperta – comodo, eh?) e quindi non abbiamo il core di fissarci sopra anche la tenda e il mini ombrellone in dotazione, e tocca arrangiarsi (…).

Ecco il mio copilota, bello bardato, pronto ad affrontare gli ultimi 20 km di viaggio...

Inoltre, la sottoscritta erronamente prende solo un elastico da portapacchi, quindi altre madonne si sprecano perché la mattina tocca fare un salto ad Arezzo.
Ma non finisce qui: mentre siamo in viaggio, durante il quale peraltro è un freddo e un umido da manuale (in barba ai 7 siti metereologici consultati che assicuravano sole da panico), la vostra rincoglionitissima Lyppa realizza (con un notevole ritardo neurologico) che il fatto di non doversi portar dietro la pillola perché il ciclo di 21 giorni è finito significa ANCHE E SOPRATTUTTO che… sì, avete capito. Dovevo essere molto stanca, prima di partire, perché questo ovvio collegamento non mi balza agli occhi fino al momento in cui vengo messa davanti alla cruda realtà fermandomi a far pipì in un campo di grano (immagine altamente poetica). Ovviamente non ho nessun bel sigarone morbidone (cit.) con me, ed è domenica. Gaudio infinito.
Ma l’affossamento non è ancora finito: approdando a Ludogrifo per consegnare della roba, metto il piede in terra scendendo dalla Vespa e TAC! mi si rompe un sandalo. Tac. Aveva retto dieci anni. No, dico. Tac.

CAPITOLO #2 – LUDOGRIFO

Dopo aver montato la tenda al Camping Rosmarina a Marina di Grosseto e aver fatto un bagno fulmineo, rapidi io e il mio compagno veleggiamo verso il capoluogo per tornare a Ludogrifo, un evento molto carino e piacevole nonostante sia stato organizzato in fretta e furia (e, grande appunto da fare, non ci fosse manco un cartello in tutta la zona per indicare dove si trovava, né in giro si trovasse pubblicità acconcia alla bisogna). Nel posto troviamo un po’ di tutto, da giocatori di ruolo da tavolo e dal vivo a cosplayer di tutti i tipi… direi pochi, sì, ma buoni!

...perché, voi non lo sposereste?

E noi come associazione cerchiamo di dare un contributo alla cosa, e decidiamo pure di partecipare alla gara di cosplay (è vero, siamo una decina, ma che importa?). Viene fuori che tutti quelli che salgono sul palco si vede benissimo che lo fanno per divertirsi e per divertire (cosa a quanto mi dicono piuttosto rara nelle grandi manifestazioni), e alla fine le TdA portano a casa ben due premi: quello per miglior pg femminile se lo becca Miralys, mentre a chi va quello per il miglior pg maschile, se non all’uomo che tutte vorrebbero sposare? :D
Purtroppo però anche l’idillio di Ludogrifo viene infranto in malo modo: alle 16.30 iniziano a venir giù diversi goccioloni inquietogeni e il vento sbarba letteralmente via metà dei gazebo. Smontiamo quindi tutto in fretta e furia e, mentre stiamo per andarcene, non solo inizia ad arrivare gente, ma scappa anche fuori il sole.
No, cioè.
Però bello, ci divertiamo tanto, e soprattutto ci sono dei mitici personaggi in giro che ci lasciano indubbiamente un buon ricordo di sé…

Da sx: una bizzarra creatura in rosso (!), l'esymio dott. ing. Presidente, la soave Miralys e -tattaratà!- Juri Squarcia, organizzatore dell'evento e gran pezzo da novanta! Lo voglio anche io il suo fisichino asciutto! :D

CAPITOLO #3 – LA VACANZA

Notare i miei sandalini nuovi...

Finito Ludogrifo, ci aspettano due lunghi giorni di mare tutti per noi… ahhh, quanto li ho pregustati: spiaggia assolata, caldino benefico sulle spalle, tante coccole e molti bei bagni e castelli di sabbia…
Sì, certo. Ricordate quello che vi ho detto al capitolo #1? Ecco.
Ma io non demordo, sapete? Fortunatamente non sono una di quelle a cui l’acqua blocca il rovistamento ormonale: mi bardo attentamente e me ne frego. Sì, sono incattivita, ma mi voglio godere queste due preziosi giorni alla grande. Non temiamo nulla, noi, nemmeno le limitazioni del corpo e dell’anima!
Nulla, capito? Nulla!!!

Peccato che c’è un’altra falla nella nostra determinazione.
Perché lunedì c’è il sole ma è un freddo cane.
Martedì in compenso piove.
Ma porc&%£*§£$”&%!!!!!!

E va bene, non importa, nemmeno questo ci ferma… approfittiamo di ogni sprazzo di luce, di ogni interruzione dell’acqua che gronda dal cielo pur di goderci la nostra vacanzina, e il tempo atmosferico ci premia, dandoci il tempo di fare bagnetti sporadici, di fare due passi anche sotto un ombrello (comprato da dei mercanti esosi, tanto ci costa che gli diamo pure il nome di Roderigo, l’ombrello figo), di andare a mangiare alla Volpe Ghiotta a pranzo (frittura di pesce da $ega, moscardini al sugo da leccaggio selvaggio, lasagna alle verdure da struscio), di fare aperitivo alla Locanda dei Briganti (e, signori, quello E’ un signor aperitivo, altro che patatine, raudi e fischioni!) e di prendere un paio di santi gelati alla Gelateria Da Carla. La proprietaria l’avevamo conosciuta a Ludogrifo, è davvero simpatica e in gamba, e il gelato è proprio notevole (Val, fatti un appuntino :D ). Insomma, questi tre posti segnateveli, ve lo dice una che quando si parla di mangiare sa sempre dove sta il piatto (?).

Alla fine, beh, sotto l’ultima generosa acquata serale, la vacanza volge al termine, e si rientra all’ovile… Inutile dire che il tempo di m3rda ci segue ovunque, anche a casa.

CAPITOLO #4 – QUEL CONCERTO LA’

Mentre giovedì e venerdì scorrono più o meno senza grandi intoppi, e venerdì sera si fa la cena del corso di giapponese a base di ciccia alla brace (tra cui degli ottimi spiedini tipo satay/tandoori di cui bisogna vi dia la ricetta appena la perfeziono), insalata grecizzante, verdure al forno, pesche al prosecco e ciliege, sabato veniamo sottoposti a una dura prova. Chi? Tutta la PPO al completo, ovvero noi tre insegnanti, i ragazzi e i loro genitori.

Vorrei scrivere passo passo perché sono così livorosa (e non solo io) per come sono andate le cose, ma voglio evitare di farlo pubblicamente. Appena sarò pronta scriverò un post con pwd annessa, così nessuno ci va di mezzo. Non dico nemmeno dove eravamo e perché (e sul perché anche io ho diversi punti interrogativi all’appello).

Fatto sta che so’ incazzata come una biscia.

CAPITOLO #5 – CON-DITO

Sapete che sto scrivendo con un dito in meno del solito? No, certo, non potete saperlo. Ve lo dico io.
Domenica avevamo la sessione di gdr a casa mia, e anche in quel caso era prevista una bella braciata fra amici. Per placare l’acquolina in bocca, ad un certo punto decido di preparare la solita salsina di tonno che avrò preparato migliaia di volte. Lo faccio, tranquilla e beata, e poi vado per pulire il minipimer… non so come, non so perché, non stacco la spina. E tengo un dito su quello che credo sia il pulsante per staccare le lame, ma in realtà è l’accensione.

Che sarà successo? Avete indovinato?

Bravi: proprio quattro tagli da lame sulla falangetta dell’indice della mano sinistra.
Come si fa a essere così dementi?
Non lo so, ma l’epilogo della storia è che smettiamo di giocare, io vado al pronto soccorso, mi faccio dare tre punti sparsi su tutto il dito, tento di pulire tutto il sangue dai pantaloni buoni, piove, lo Spo coce la ciccia con maestria, ci strafoghiamo di paste, tentiamo di fare la lavatrice coi panni delle vacanze, sto tutto il girono col braccio per aria e un sibero attaccato alla mano, l’Italia fa una figura cacina ai mondiali, allaghiamo la dispensa perché non abbiamo letto bene le istruzioni della lavatrice ed era la prima volta che la usavamo, ripiove, giochiamo a Persona 3 presi un po’ dal ridere e un po’ dalla disperazione e la sera crolliamo a letto. Seddiovole il dito non fa male, non si infetta e mi lascia in pace. Vi paresse poco.

CAPITOLO #6 – LA COLICA

Oh, beh, sì. Era destino che riaccadesse. Stavolta l’altro rene, però.
Ieri mattina alle 6.30 mi sveglio con una colichetta alle grandi labbra. “Vai”, penso, “fra qualche giorno o settimana mi viene quella grossa… andrò a farmi vedere…”
E invece niente. Mi passa quella, arriva subito l’altra. Quella vera, renale, cattiva. Frank chiama l’ambulanza, che ci mette 20 minuti ad arrivare (Subbiano è a 5 km, è un mistero da dove siano passati per metterci così tanto). Mi bombardano un po’, lì per lì sembra che vada bene, mi dicono di andare all’ospedale di Arezzo a fare l’ecografia e se ne vanno. Ma mentre sono in macchina mi sento male un’altra volta. Vomito a strisciate fuori dal finestrino (che immagine soave) e mi contorco dal dolore, anche se un po’ meno. Mi portano nel codice giallo e sento le infermiere che fanno commenti alla fine del corridoio: “eh, certo, non capisco come mai dopo le medicine che le hanno fatto ancora si lamenta tanto… che soglia del dolore minima che ha! Figuriamoci se deve partorire, che scene…”, al che io trovo comunque la forza di incazzarmi e di gridare col poco fiato rimastomi “GUARDATE CHE VI SENTO!”. Dopo venti secondi appare dal nulla un’infermiera che mi chiede come va e io ribadisco che è un’ora e mezzo che sono in preda ai dolori, e che non c’entra nulla la soglia del dolore, a quanto ne so se una colica non la stoppi in tempo hai voglia te a buttar giù medicine… una dottoressa, mossa da pietà, mi chiede come avevano fatto a farmeli passare la volta prima, e io rispondo “m’hanno addormentato a forza di morfina, i dolori sono passati ore e ore dopo…”.
Eh bien, morfina è stata. Una sensazione sgradevole, stavolta, come di forze e coscienza di sé che se ne vanno, lasciandoti inerme e senza la forza di reagire a quel che ti accade intorno.
Insomma alla fine riesco a tornare a casa, con tanti porcai in corpo e tanto vomito secco da smaltire. Passo tutto il giorno in uno stato di totale inebetimento, di limbo fra sonno e irrealtà, con doloretti di tanto in tanto e la paura che non sia finita qui. Beh, se non riesco a produrre ‘sti calcoli, non sarà di sicuro finita qui. E infatti faccio pipì in un barattolo, febbrilmente. Ma niente, niente di niente.

Ecco, questo capitolo ancora necessita di un buon finale, e spero che domani tale parola “fine” possa metterla l’urologo.
Ma insomma, che ve ne pare? Sono o non sono stati 10 giorni di fuego? :D

Sovrabbondanze

lunedì, maggio 31st, 2010

Vi rendo partecipi di due esempi di sovraffollamento che si stanno producendo in questi giorni nella mia vita.

No, non stava piovendo mentre davo da mangiare ai pesci. E’ che le gambuse sono diventate come minimo 200.  E i pesci rossi diventano sempre più tonti, perdono tempo a litigare fra loro per il cibo e non si accorgono che un’orda di pescetti grigi traslucidi stra provvedendo a spazzolare ogni briciola di mangime.
Sì, perché vedete tutti quei coriandolini colorati di pappatoria? Ecco dieci minuti dopo non ne esisteva più nemmeno il ricordo.

Immaginate dove siamo? Ve lo dico io: questo è il tavolone autoprodotto che sta davanti al mio letto nella mia camera di Arezzo. Come potete notare ivi regnano massimamente l’ordine e la disciplina.
Vivere un pezzo in qua e un pezzo in là mi crea dei violenti dissesti mentali a causa dei quali la mia roba viene scaglionata e disposta a caso, anzi, per lo più viene lasciata dove l’ha appoggiata l’ultimo che l’ha maneggiata, meglio se in bella vista, perché può sempre tornare comodo.
Con questo ragionamento su questo tavolo si accumula roba incessantemente da diversi mesi. Anche anni, nel caso di alcuni fogli, spartiti, documenti.
Credetemi, cercare di essere ordinata almeno a Montegiovi è una tortura. Ma ce la posso fare.

Vi lascio, vado a cercare di dare un senso al mio armadio, al mio tavolo ma soprattutto alla mia cucina, che non ricordo quand’è stata l’ultima volta in cui ho pulito tutti i piani e ho dato il cencio per terra come una brava massaia, usando persino il sapone.

Son dilemmi.

Sotto il tono

venerdì, marzo 19th, 2010

…c’è il semitono, potrebbe asserire convinto qualche musicista burlone con una battuta di bassissima lega.

Ovviamente IO non mi abbasserei mai anche solo a pensare a una simile freddura ghiaccia, figuriamoci poi sul mio blog.  (…)

Resta il fatto che il cambio di stagione mi lascia un po’ stordita. Almeno, i sintomi sono quelli dello smarrimento pre-primaverile.

  • Mi rifa male la schiena, quindi stasera si vedrà di riprendere a pregare San Laroxyl.
  • Mi vengono inspiegabili lacrimoni agli occhi come reazione spropositata a eventi o stimoli che in altri frangenti mi avrebbero lasciato indifferente o avrebbero provocato tutt’altro tipo di reazione.
    Ad esempio, la notizia che non prenderò la paga degli ultimi sei mesi di lavoro ancora per un po’ (chissà quanto durerà questo po’), il ricordo di una bella sfacchinata con tanto di borse della spesa e sassofono da Porta Ovile a San Miniato un paio di primavere fa, il finale di School of Rock… non so se mi spiego.
  • Ho ricominciato a dormire a ca$%o la notte, con tanto di dolori e sogni seriali faticosissimi.
  • Varie ed eventuali.

A proposito, questo è Montegiovi. Ma io abito a un km da qui, dallaltra parte del paese. Però mica male, eh?

A proposito, questo è Montegiovi. Ma io abito a un km da qui, dall'altra parte del paese. Però mica male, eh?

Però a me piace la primavera. Mi piace come il cielo azzurro influisce positivamente sul mio umore, e mi piace il primo caldino, l’odore della terra che brulica di melolontha e di germogli in ebollizione, i pesci rossi che girellano nella vascona in cerca di pappa, le giornate che si allungano, il letto di sera che si scalda più velocemente, la voglia di pulire e ripulire, volatili che scorrazzano ovunque e campi ricoperti da fiori semisconosciuti che impreziosiscono la campagna.

Poi divento pure narcolettica, ma questo è un altro discorso.
(Beh, meglio così che essere allergica agli ulivi, cipressi e graminacee come qualcun altro. E vivere in Toscana, frallaltro).

Melolontha da post

lunedì, marzo 15th, 2010

I post migliori mi vengono in mente quando guido o la mattina presto, e poi o si dissolvono come i buoni propositi di fronte a una còfana di trippa o succede qualcos’altro che li rende obsoleti.

Ieri mattina avrei voluto discorrere lungamente sulla meraviglia di svegliarsi in una stanza verdina che piano piano ha preso forma intorno a te, bella insaccata in un caldo piumino, tenuto ancor più caldo dall’individuo che lo divide con te e che ti sta raggomitolato accanto ronfando leggermente come un grosso gatto satollo, perso nei suoi sogni di prosciutto cotto e topi ballerini. Avrei voluto parlare del genuino stupore nel vedere un passeraceo (senza occhiali mica è facile capire che creaturina sia) posarsi sulla persiana aperta, la sua figuretta nera stagliata contro il cielo azzurro della prima domenica mattina senza pioggia né nuvole.

Poi nel pomeriggio avrei voluto narrarvi delle mirabolanti imprese dei giovani giardinieri, impiegati in una lotta senza quartiere contro la melolontha, detto anche baco dormiente nelle nostre zone, che tutti avevano sempre visto raggomitolata sottoterra nel periodo in cui si vanga ma nessuno sapeva se la sua presenza era positiva o negativa. Poi, ovviamente dopo aver sistemato il terriccio nei vasi, grazie a un giretto su internet e a un paio di telefonate abbiamo saputo la verità: quella larvetta bianca grossa quanto un dito avrebbe ciucciato via quintali di radicette, quindi abbiamo dato il via all’ecatombe (no, via, niente strage di massa: li abbiamo tolti tutti dai vasi e dal terriccio e presto li libereremo in luogo più acconcio, tipo dentro alla Chiassa, così i cavedani se li pappano, muahauabuahaiahauahauahaarrgh!) (che ineffabile crudeltà) (ci puoi contare)

In seguito, la sera avrei scritto un breve post sulle gioie della digestione consumata giocando alla PS2 (prestatami da un santo), in particolare a BGII: Dark Alliance, che come storia e varietà di gioco non allaccia nemmen le scarpe a Baldur’s Gate II per pc ma è sempre utile per sfogare la propria aggressività latente.

E stamattina invece mi era venuto in mente qualcos’altro che non c’entrava assolutamente niente con i precedenti tre. Ma è finito nel grande calderone dell’oblio e delle cose solo pensate-però-chissà-quando-chissà-perché-ma-ormai-chissenefrega.

Evidentemente non era importante. O forse sì, è più probabile.

Se l’è mangiato la melolontha.

Back from Whanel

venerdì, febbraio 12th, 2010

È venerdì e il Convivio è finito domenica scorsa.

È venerdì e ancora ho una strana infiammazione fra coscia e coscia, un po’ di tisi residua, l’adrenalina dei 200 metri in salita e in discesa implorando il Doblò di non abbandonarmi proprio in quel momento.

È venerdì e già penso al live di marzo, a quello di aprile, a quello di maggio, al Conclave di settembre, al prossimo Convivio, alla prossima Campagna.

È venerdì e già rimpiango un po’ di non aver bordato di più il poro Dahal versione Bertuccio, visto che ne avevo l’occasione.

È venerdì e penso che dopotutto la neve è bella, anche se quest’anno ha deciso di arrivare tutta insieme e solo nei momenti in cui non me la potevo godere o mi rompeva enormemente i co&£ioni.

È venerdì e penso che mi sto divertendo ancora molto, che non rimpiango la scelta di non giocare più da pg, che le TdA funzionano ancora nonostante i passati scazzi e mazzi. A settembre saranno otto anni che funzionano. Non sono pochi, per un’associazione di gioco di ruolo.

È venerdì e non vedo l’ora che arrivi il prossimo live. Che figata.

Uh, a proposito, piccolo aggiornamento…

E’ proprio bella la neve, anche se è venerdì e dovresti andare a Siena Jazz per la Peter Pan, ma c’è la bufera ovunque… Ma tutta ‘sta neve, ad Arezzo, quando mai è venuta?

Neve Montegiovi

Tour turistico #1

giovedì, gennaio 7th, 2010

Giuro, vorrei invitarvici tutti quanti.

A prendere un tè, un caffè, una tisana, un vinsantino della casa, un raffreddore, quel che più vi aggrada. A rilassarvi sul divano, a fare le parole crociate, a godervi il calduccio del caminetto, a giocare a Munchkin, a sbafarvi un pranzone. A cazzeggiare, essenzialmente.

Ma infatti vi ci invito. Siete tutti ufficialmente invitati. Se passate di qua, fermatevi. Un po’ di tempo per chiacchierare in quella casa là si trova sempre.

Con la partecipazione straordinaria della Melanzana Isterica e dell’Operatore

Colonna sonora:
GarbageQueer
Fatboy Slim – Praise You
Morphine – I had my chance
Hot Chip – Keep Fallin’

Big monster lover

giovedì, agosto 20th, 2009

Big monster lover
A bigger pusher over
Stands alone in most walks of life
Walks alone in most walks in life

Cat Power, "Back of your head", Moon Pix

Perché io ho i mostri nell’angolo doccia.

Però ho anche una tenda molto féscion.
Questa della casa sembra una monomania, ma effettivamente occupa molto del mio tempo e molto del mio pensiero.
Fare, sistemare, restaurare, ricomprare, montare, buttare, visualizzare, sperimentare, cambiare continuamente idea.
Prendersela con i fornitori o i tecnici che hanno lasciato tutto a metà. Prendersela con le alghe che non se ne vogliono andare dalla vasca dove ormai alloggiano due pesci rossi e tremila gambuse che continuano a riprodursi e a nutrirsi come una squadra di alani.
Prendersela con l’omino che annaffia alle 4 di notte il giardino dei miei vicini (non so chi sia, ma esiste) e la mattina alle 7.30 usa la motosega non so contro quale bestia vegetale.
Prendersela con un calabrone che ti assedia la sera e non sai come fare a uscire/rientrare in casa, a seconda di dove è volato il bastardo.
Alzarsi la mattina in mezzo alle pareti gialle che ti sono costate tante sudate e tante macchie di Idrotix da grattar via dal pavimento.
Pensare a quanto ancora c’è da fare, ma a quanto è stato fatto.
Pensare che finalmente il piano di sotto non è più pauroso come all’inizio, anzi, è diventato accogliente, quasi familiare, soprattutto se visto dal divano letto.
Pensare che qualcosa è in corso e qualcosa sta cambiando, piano piano.

Che è tutto da vedere, che non si sa quel che succederà, ma intanto va.

E non va malaccio, via.

Battle Royale

lunedì, maggio 4th, 2009

Ieri sera ho finito di leggere Battle Royale, che ho scoperto essere un film, un romanzo e anche un fumetto.
Il film l’avevo già visto (cioè, c’è Kitano, me lo potevo perdere? No, ditemelo!) e l’avevo apprezzato molto… il manga è sostanzialmente diverso, e cattivo oltre ogni immaginazione.
Insomma, ieri sera ero un po’ scombussolata, dopo aver chiuso il 15° volume della serie, the last one. Mi lascio coinvolgere troppo da quel che leggo, entro in mondi da cui poi non riesco mai ad uscire del tutto.

Così ho iniziato a fare foto a caso. Per riprendere il contatto con la realtà.

Vi mostro quindi un brandello della mensolina sul muro che funge da secondo (altissimo) comodino. Come potete notare, àvvi anche una papera nera riempita di noccioli di ciliegia, un regalo suonante di Cbicp e una lampada da leggio.

Mi fa un po’ strano pensare che presto questa roba verrà trasferita in quella famosa casa che inizia per M.
Il cambiamento è eccitante, è vero, e fa anche bene… però ti lascia addosso una strana sensazione.
A volte è gradevole, a volte è entusiasmante, a volte fa proprio paura.

O tò, rieccoci coi post inconcludenti.