Archive for the ‘viaggi coi faggi’ Category

Londra-Parigi tout court!

lunedì, gennaio 9th, 2012

Eccomi, sono rientrata, e prima che torni ad affusolarmi sotto le coperte per ripigliarmi dall’impresa vi voglio fare una rapida cronaca del viaggio. Preparatevi, che sono 12 giorni di panico.

Day # 1/2 – La luuuunga notte

Come vi avevo precedentemente accennato, il mitico (?) duo deve prendere un aereo tipo alle 6.30 da Pisa. Impresa non facile, considerato che gli ultimi treni notturni arrivano in loco (e non in aeroporto, obviously) tipo all’una di notte. Allora i nostri due baldi giovani si armano di pazienza (e di euro, maledetti baristi pisani) e si recano nell’unico bar aperto vicino alla stazione dove per tipo 8+ euri ottengono un tè caldo, un caffé d’orzo e una pasterella. Il tè da solo costa 4,60 €, ladri infiniti.  Ma il posto è GLAM e noi siamo lessissimi. E ancora nemmeno siamo partiti… la nottata è lunga, ma la giornata che segue sarà campale…

 

Day # 1 – Finally landed

Dopo le solite (mie) scene di panico in aereo che ormai non preoccupano più nessuno a parte me e dopo la veglia forzata per motivi scaramantici (“Se mi addormento moriremo! MORIREMO TUTTI!!!”), io e il Lurker atterriamo e ci prepariamo a trascorrere svariate ore in giro coi bagagli in attesa del treno da Liverpool con il quale dovrebbero arrivare i nostri amici Kirsty e Anthony, che poi ci guideranno a casa loro… Girelliamo mezzi tronchi a Camden, dove siamo così provati e disorientati che a malapena riusciamo a trangugiare SOLO un misconosciuto piatto messicano (incredibile, nevvero? Ma ci siamo rifatti in seguito), ma i chilometri da macinare sono ancora così tanti che ogni tanto collassiamo ovunque si possa…


Dopo aver impiegato un tempo considerevole a cercare di capire che autobus ci serve per tornare verso il Tamigi, riusciamo a raggiungere Hyde Park nella speranza di metterci un po’ tranquilli e sonnecchiare sopra una panchina umida qualunque, basta che permetta un’inclinazione orizzontale… se non fosse che il posto è dominato da un luna park natalizio con una pista di ghiaccio da paura e un botto di gente, nonché la neve finta che cade da non si sa dove e tanti, tanti, tanti bambini. Proviamo a girellare un po’, ma con la valigia al seguito la cosa si fa controversa e pericolosa per i piedini degli infanti (il che va benissimo, bisogna che capiscano che la vita è dura fin da piccini XD) e per il mio equilibrio psico-fisico E la mia fedina penale.

Evitando miracolosamente l’attuazione di una colossale strage degli innocenti infine giungiamo a casa dei nostri anfitrioni: trattasi di appartamentino con autentica finestra sul cortile (interno) che meriterebbe un capitolo a sé (e ci sarà) in quanto posto bellissimo e tremendamente inglese… Da notare intanto che tutto l’ambiente è dominato dalla presenza di coloro che saranno i nostri compagni di stanza, sempre ammesso che non venga loro voglia di disfarsi di noi mentre dormiamo (il che è probabile, date le loro dimensioni). Ora che siamo giunti al termine della vacanza, devo ammettere che non so ancora perché ci abbiano lasciato in vita. Considerata l’assenza totale di fondo nei loro stomaci, credevo ci avessero mangiato prima di Capodanno. Stranissimo.

Day # 2 – I misteri di One Tree Hill

Poiché le delizie del viaggio ci hanno – per così dire – tritati fini fini, il giorno dopo ci facciamo una bella camminata intorno alla zona dove abitano i nostri splendidi ospiti; purtroppo per me il tour si svolge tipo a 300 km/h perché tutti tranne la sottoscritta sono muniti di gambe molto lunghe e io non posso far altro che arrancare nella loro scia… però apprendiamo la storia di Honor Oak (ma per ora non ve la racconto) e ci godiamo ampiamente il panorama, che merita un sacco… che mica penserete che Londra è solo la City, vero? Ah, ecco. Se non siete stati a Peckham e dintorni, non avete visto una s3ga. Diciamocelo. E comunque la sera Anthony cucina un riso buonissimo con le bietoline rosse, che io dovrei evitare come la peste, ma de qualcosa tanto tocca morì e a me piacciono così tanto… e poi sia mai che non mangio un riso FUCSIA.

 

Day #3 – Fallo al British!

Ok, ci siamo ripresi. Ci sono volute due notti ma alla fine eccoci pronti per finire di vedere il British Museum, tour iniziato due anni fa e mai completato. Ce la possiamo fare. Che ci mancava? Un piano intero? Ma… ma… oh beh. Iniziamo. Ci godiamo la vista di una delle stampe più antiche dell’Onda di Hokusai (sublime). Ci procacciamo il cibo (orientale) e lo sterminiamo sul gradino di un marciapiede.
Continuiamo. E troviamo dei falli.

La cosa non ci disturba affatto.

E comunque NON finiamo il tour manco stavolta. Magari alla terza… toccherà ritornare, via. Che sacrificio, guarda… e poi torte. Quiches. Figate.

 

Day #4 – L’insostenibile leggerezza di Soho

Si sapeva già, ma è bene ribadirlo: è pericoloso andare in giro per Londra. Ti sia attacca tantissima roba alle mani e non sai come mai. Soprattutto, MAI entrare in un grande magazzino londinese senza la consapevolezza di avere un conto in banca alle porte coi sassi. MAI. E’ la vostra unica salvezza, e a volte non è sufficiente.

Comunque, fra le cose che avevo interesse a procacciarmi (o meglio, fra quelle che mi posso permettere) trovo ciò: potrebbe sembrare un vezzo da dilettante, ma io spero proprio che rappresenti qualcosa di ben più che un hobby. Ma se ne riparlerà, spero. In ogni caso, dopo aver visitato svariati piani di un mega centro commericale di cui mi sfugge il nome ricolmo di DESIGN, scopriamo quant’è buono il fast food fatto bene  e ne gioiamo come ricci sulle spazzole, scofaniamo torte in quantità indecorose e giriamo come bimbi curiosi nei recessi dei negozi di Soho… ovviamente piove, ma poiché siamo in uno dei quartieri più fighi di Londra ci adeguiamo sfoggiando l’ultimo grido della moda: lo stile Dérelicte. Très chic.  (Se c’è in Zoolander, esiste. Punto.)


Ma mi sembra che siano già diversi capoversi che non vi parlo di cibo. Male, molto male. Perché la sera è il momento del ristorante indiano. Che bel momento… e che bella compagnia. E che bel cibo. E che bel pasto. E che… ok, avete capito.

 

Day #5 – New Year’s Eve Science

Prima che l’anno finisca, io e il Lurker facciamo una scappatina allo Science Museum che la volta precedente abbiamo dovuto totalmente bypassare… Contiamo di dargli una bella sgrossata visto che abbiamo una mattinata a disposizione, voglio di’, siamo bambini grandi, non è che abbisogniamo di – OMMIODDIOCHEBELLO! Ore, ore e ore ci avremmo passato dentro! E’ un paradiso! E’ meraviglioso! E’ un posto inquietante e stupendo! E’ pieno di giochi interattivi! E’ ciò che può trasformare un bambino normale in un giovane nerd DOC! Non che ne avessimo bisogno, ma… dei, migliaia di volte meglio di qualsiasi luna park… E non riusciamo a vederne che un’infinitesima parte, tutti presi a guardare TUTTO e a giocare con qualunque cosa…

Ma non possiamo schiantarci dentro il pomeriggio intero (e comunque servirebbe una settimana al ritmo in cui ci muoviamo affascinati e dondolanti in mezzo alle sale) perché c’è da preparare la cena di San Silvestro… Il menù è opera della padrona di casa, impareggiabile donnino di mondo: cannelloni (questi tirati a mano dall’immarcescibile duo di cui sopra), insalata di bufalino e arancia, fishcakes, caci vari e stilton a volontà (il Lurker l’ha sterminato con goduria quasi perversa) con biscotti adeguati da mangiarci insieme, hummus e salsine varie innumerevoli di cui una che ancora ricordo con amore… una mistura incredibile fatta da non so quale azienda cinese irreperibile nel territorio londinese (o, se sì, chissà dove). L’ho amata. Le ho giurato amore eterno. Mi ha distrutto le papille gustative, ma io l’ho amata tanto. Foreva.

 

Insomma, alla fine ci siamo sfondati (ma con garbo) e abbiamo guardato i fuochi dalla collina, mentre intorno a noi la gente cantava Auld Lang Syne briaca fradicia e cercava di far innalzare in volo le lanterne cinesi che puntualmente si incastravano in mezzo agli alberi bagnati… un bel modo di iniziare l’anno, è un’esperienza che vi consiglio caldamente, soprattutto se avete amici vecchi e nuovi accanto con cui sparare cazzate e un Lurker caldo e accogliente presso cui rifugiarsi quando tutti vanno a dormire e insieme al quale sognare di nuovi pranzi, nuove avventure e nuovi amici da incontrare sulla strada…

(fine della prima parte)

…end a héppi niu ììììììar!

lunedì, dicembre 26th, 2011

PREMESSA

 

Domanda: Pronta per partire per Londra col Lurker?

Risposta: Ho l’influenza, mi cola il naso, mi bruciano gli occhi, ho paura dell’aereo, stanotte tocca fare afterhour in stazione o non so dove al freddo perché l’aeroporto di Pisa non apre prima delle quattro, dobbiamo pulire casa, digerire i pranzi di Natale e se mi prende una colica durante il decollo sono una donna finita.

Domanda: E quindi? Sei pronta?

Risposta: Sì, che diamine.

 

EVVIVA!!! Buon Natale a tutti!!!

Prima di levare le tende (grazie agli ultimi dindi rimasti… ma che cavolo, poi chissà quando mi ricapiterà!) e farmi ospitare dalla Kirsty che – santa donna – ogni tanto mi offre asilo politico da lei nella capitale londinese, volevo fare a tutti auguri a profusione e a garganella, perché con l’aria che tira c’è bisogno di tanta fortuna in giro…

Purtroppo non ho modo di venire a salutarvi uno per uno nei vostri sublimi blogghi (ma vorrei) per la scarsità di tempo disponibile a disposizione (e perché sto scroccando il portatile al Lurker… in compenso al connessione è mia, quindi si fa pari), però ci tenevo a salutarvi e a mandarvi tanti abbraccioni d’incoraggiamento per qualunque cosa vogliate intraprendere nell’anno nuovo…

…e poi è uscito il gioco, quindi ce dovete giocà!

OH MY!

mercoledì, settembre 7th, 2011

Dei, e ora come faccio?
Come si fa a raccontare un mese intero di bei momenti, soprattutto senza l’ausilio di foto sufficienti?
Non si fa, ecco.

In primis, i Seminari Senesi di Siena Jazz. Per dare qualche info aggiuntiva a @La Prof, ecco, sì sono proprio seminari come quelli di Umbria Jazz, anzi, oserei dire meglio perché meno caotici (almeno rispetto a qualche annetto fa), molto intensivi e (ahimé) costosetti (500 cannoni). Però valgono la pena di esser fatti, soprattutto dopo l’introduzione della formula nuova. Pochi allievi molto selezionati, docenti italiani e stranieri di livello altissimo, uno staff di meravigliose creature ad assistere i partecipanti (e chi fra i presenti fa parte dello staff da 11 edizioni? XD). Se chi di dovere sganciasse più guadrini, sarebbero anche meglio. Ma tant’è, c’è la GRISI pure nella città di torri e campane (e…) anche se molti autoctoni sostengono il contrario, chissà su quali basi. Ma vabbeh.
Insomma belli, belli, belli. Bell’atmosfera, bell’esperienza anche se non da musicista, ogni anno è sempre meglio… e poi ci sono gli amici che vedi solo in quelle settimane lì, però è come essersi lasciati il giorno prima. Bello. Mi ripeterò: bello.

E in mezzo? La Festa dell’Unicorno a Vinci, con la sua bella Disfida dei Rituali, dove le TdA si sono classificate prime per la terza volta di seguito con questo spettacolo… e quest’anno anche io avevo contribuito in modo più attivo, componendo il coro che commentava la scena… Però tutto quel che vedete sul palco è opera dei matti furiosi che passano mesi interi a lavorarci su, e io li stimo un sacco, tutti.

Questo è il video che ci ha fatto qualcuno, ce n’è anche un altro in giro, ma la cosa che preferisco ricordare è stata la collaborazione fra tutte le associazioni partecipanti, soprattutto Alae Noctis e Angainor GRV, nostri cugini fiorentini virtuali e cari amici… è questo il modo in cui si dovrebbero fare le cose. Diversi ma uniti.

C'eravamo anche noi, Warhammer live e GRV Italia lì nel mezzo a festeggiare... una piazza intera a bere dalla stessa coppa XD

Poi il mare. Eh già! Ferragosto al mare a casa della meravigliosa Marghe, a sperimentare gurillai, stati di ebbrezza vari, fritto sulla spiaggia, brocche di salsina al cioccolato fuso (esiste un video in proposito, ma ancora non è stato rilasciato), coccodrilli e – soprattutto – sessioni di Star Trek con la plancia disegnata sulla sabbia. Amo chiunque abbia condiviso quei momenti, dando in seguito origine a perle di follia tipo questa:

(@La Prof, ti lascio serenamente Kirk perché dalla prima alla terza serie ha messo su 15 chili… in compenso, una pigiatina a Spock…)

Son soddisfazioni, eh.

E poi gli ospiti! i graditi ospiti! Mi son goduta tre giorni di totale cazzeggio a causa del caldo in compagnia di Ninna e l’Orso, e se dico cazzeggio credetemi, era PURO cazzeggio.

E infine? Infine il Conclave. Voi lo sapete ormai cos’è, sì? Quei tre giorni di gioco di ruolo dal vivo tanto cari al mio cuore e a quello delle TdA… ogni anno si ripete il miracolo… questo, peraltro, è stato l’ultimo Conclave di questa campagna, e l’ultimo in cui io e il Lurker abbiamo indossato i panni dei due sballottatissimi conti di Alemar… credetemi, ho un po’ di lacrimuccia  a pensarci… anche se la campagna finirà a giugno (e da settembre partiremo coi nuovi personaggi giocanti e non e una nuova locazione in cui dar vita a nuove storie) e avremo quindi altre occasioni per interpretare Ullian e Katrinalea Goska, non avete idea di quanto uno possa affezionarsi anche a un personaggio non giocante… E mentre sono qui che frignaccolo e penso a quanto sto bene con questa gente malata che impiega il suo tempo libero e parte della sua vita sociale per concepire e realizzare nuove sfide per l’associazione, vi lascio qualche foto da masticare…

Belle, queste sono due persone belle.

Charlie's Angels? Sajal's Angels? Mah. :)

La Megera del Futuro (moi) che cerca chissà cosa. Occhi, si presume.

MacFarda (toujours moi), colei che sputa miele (!?!) e una Kasumi modalità WTF????

Alemaaaaaar!!!!

Ma quanto è cazzuta Isadora Strichetti, Gran Sinisciallo, ehm, Saniscalzo, no, Siniscallo, no... oh, beh, CAPITANO.

Il losco figuro sullo sfondo è un fotobomber, ma non oserei mai contraddirlo.

Eh, sì. Mi mancherà molto tutto questo. Soprattutto la violenza legalizzata contro il Lurker…

Foto-sconquasso

martedì, luglio 5th, 2011

No, via, vi voglio bene quindi non vi meritate un lungo post sulle ventimila cosa che vorrei raccontarvi. Non ve lo meritate e quindi mi limiterò a un post pieno di foto e con meno parole possibili. Mi tocca un po’ selezionare, eh.

#1


Anche se è un po’ scura, spero che si capisca che cosa stiamo facendo. E’ metà maggio, ci siamo appena sparati una fritturona in quattro sotto lo stand TdA a Ludogrifo e adesso è il momento di mangiare il profiterol portato da un amico.
Con le mani.
Mi piacciono sempre tanto questi momenti di porcilajo puro. Mi fanno sentire al posto giusto con la gente giusta. Forse questo dovrebbe preoccuparmi, eh?

#2

Non ho foto degli ultimi concerti della Peter Pan Orchestra, purtroppo. Voglio dire, immagino che i genitori dei ragazzi ne abbiano, ma io niente, sigh. Un po’ d’amaro in bocca, fra l’altro, a pensarci. Ma tralasciamo, anche perché stamani il mio amato pendrive/lettore mp3 ha misteriosamente smesso di funzionare. Del tutto.
Voglio dire… dentro c’erano due anni di arrangiamenti e non sono sicura di avere una copia di ogni cosa.
Sì, sì, stendiamo un velo pietoso, non ci voglio pensare adesso, via!

#3

Eccoci, questo è un rapido ricordo di quel che è successo a Orizzonti Fantasy. Purtroppo non c’è tutto quello che avrebbe dovuto esserci (nel filmato, intendo) perché incredibilmente non avevamo abbastanza foto di tutto. Ma spero si capisca.
Comunque, ora che la bufera è passata, onestamente non ci voglio più pensare per almeno due mesi. Poi, poiché mi conosco bene, mi ributterò a capofitto nell’idea di riorganizzarlo e stavolta più in grande e meglio. Però, per ora il mio cervello si svuoterà allegramente perché ho una crisi di rigetto pesantissima verso tutte queste cose… lallallà lallallaaaaahh!!!

#4

Due giorni dopo una simpatica litrotrissione (ovvero il bombardamento di Godzilla che attendeva perfido nel rene sinistro), dopo una notte al Pronto Soccorso iniziata col Contramal e terminata con il trionfo della morfina (che ti trascina sempre alla sagra del vomito contro la tua volontà), alle 8.30 di mattina (con 4 ore di sonno, nota bene) io e il Lurker siamo partiti per Spianessa (vicino Pistoia) per fare presenza all’evento delle TdA… o meglio, lui è riuscito a fare quello che doveva fare (ovvero arrivare e venire arrestato XD), io invece ero ancora sballottata dalla morfina quindi non ho impersonato la tipa che vedete qui sopra mirabilmente interpretata dalla Cri… e, con l’amaro in bocca, sono andata a onorare l’altro impegno della giornata, ovvero il matrimonio di mia cugina.

Potrei dire che era bella, la sposa, ma mentirei spudoratamente in quanto era molto, molto più che bella. Sarà che è la mia cuginetta del cuore, quella più vicina a me per età, con la quale abbiamo condiviso di tutto fin da piccole nonostante abitiamo in due città diverse… sarà che aveva un sorriso che avrebbe spaccato anche un iceberg al polo nord… sarà stata la faccia del mi’ zio mentre l’accompagnava all’altare… sarà stata la morfina… saranno stati i dolori che andavano e venivano… sarà stato quel che vi pare, ma appena l’ho vista entrare dal portone mi sono commossa come mai avevo fatto a un matrimonio prima d’ora. Anzi, un tempo nemmeno mi piacevano i matrimoni. In realtà in generale non mi piacciono nemmeno adesso, con eccezioni, e anche in questo c’era da pagare il solito fio (quello di aver 31 anni, un compagno studente, nessun lavoro che ti dia garanzie e nessuna fretta di avere una prole combinati a una famiglia in cui i genitori plurimi si sprecano e i “e te quando ti sposi?” fioccano in tutte le occasioni – ma d’altronde c’è chi sta peggio, tipo un certo cugino trentanovenne… soprassediamo!), ma lei, anzi, LORO erano splendidi e questo bastava a rischiarare a giorno qualsiasi ombra.
Queste sono cose preziose, e vanno tenute care.

Soprattutto perché poi le coliche sono andate avanti per otto giorni prima di espellere tutti i ghiaiottoli.

#5

Già, i ghiaiottoli! Le coliche! Sembra che adesso siamo solo a quota cinque (tre calcoli a sinistra vs. due a destra) e almeno quelli a sx non sono vicini ai calici, quindi per un po’ si spera se ne stiano buonini… in compenso è venuta a trovarmi sora Ragade-A-Ore-Dodici e il mio colon si è irritato enormemente per tutto questo via vai di urologi-nefrologi-proctologi. La morale della favola è che per mandar via sora R.A.O.D. (la quale si è presentata in quanto stizzita dalla presenza massiccia di farmaci in circolazione a Pasqua) il mio colon mi ha dichiarato guerra non si sa come mai, indi lo stomaco ha deciso arbitrariamente di non togliermi lo stimolo della fame, anzi, di combinarlo alla nausea continua, in modo da rendermi confusa e infelice (ma soprattutto dolorosamente stitica, ecco). Insomma, qui ‘un s’arguvisce.

Ma sapete che c’è? Mi importa una cippa. Domani accompagno il Lurker a fare l’esame di Radiologia (incrociate ogni appendice, potrebbe servirgli) a Siena e vada come vada poi si va. Dove si va? Mare, che diamine. Con la Vespa e in tenda, as usual. abbiamo un budget ridottissimo, ma lo faremo fruttare. Ce lo meritiamo. Ho bisogno di staccare da tutte le cose poco liete che mi sono successe. Ho bisogno di pensare lucidamente. Mi servono due giorni di puro nulla.

#6

Un’ultima cosa: vi segnalo un capolavoro. Un capolavoro che questa persona non potrà vedere. Ne ho già parlato, lo so, e all’epoca fu un colpo davvero amaro, ma ero convinta che il tempo avrebbe attenuato e lenito il dolore, che guardare un bel film e riconoscerlo come tale sarebbe stato un modo per rendere omaggio alla persona che era e a quanto era riuscito a trasmettere anche a una taona come me.
Mi sbagliavo. Ogni capolavoro che riuscirò a vedere sarà un dito in una piaga che non si rinsalderà mai del tutto. Un capolavoro che lui avrebbe visto e che a me sarebbe piaciuto sentirgli commentare. Indipendentemente dal fatto che forse non avrei capito molto delle sue considerazioni.
Comunque è qualcosa che non passa. Devo prenderne atto. Non può passare. Lui non c’è più e non vedrà mai né questo né nessun altro film. E dire che sembravano prendere vita solo per lui, perché lui potesse parlarne e condividerne i significati con il resto del mondo.
Beh, se non l’avete fatto, godetevi questa piccola perla, voi che potete.

E ora basta, il post è sufficientemente sconclusionato…

Mare mare mmmano

lunedì, settembre 6th, 2010

Ecco, e invece questo è il primo post che scrivo dalla mia novella postazione (che non mancherò di mostrarvi quando sarà diventata accettabile esteticamente)… e devo dire che ci si sta ben comodi, ho tutte le mie cosine di un tempo più una disposizione più nuova e funzionale, più tutta la pace di cui potrei aver bisogno per partorire ca$$ate immani da sottoporre alla vostra pazienza. L’unica cosa che ancora mi manca è l’uso del famoso indice della mano sinistra, ma si spera che prima o poi tornerà al 100% pure quello…

Cosa ho fatto in questi giorni? A parte sistemare roba e incasinarne altra, intendo… Beh, strano ma vero, ma sono stata al mare! Ben TRE giorni! E non ha nemmeno piovuto! That’s incredible!

Ne avevo bisogno, ve lo immaginerete. Oddio, in realtà ho sempre bisogno di scappare altrove, anzi, bisognerebbe vivessi sempre da un’altra parte, ma poi alla fine l’altra parte diventerebbe come questa parte, i ruoli si scambierebbero e io vorrei ritornare a casa… (e ciò dimostra che l’effetto benefico del mare si è del tutto esaurito nel giro di pochi giorni, se mai c’è stato del tutto XD)

Ecco un baldo giovane alle prese con un rappresentante della fauna locale della Cerreta, impietrito per la somiglianza condivisa con il sopracitato giovine. Per il tonnellaggio, essenzialmente. XD

Ma andiamo per ordine: innanzitutto io e il mio immancabile compagno di tante avventure e idiozie partiamo prestino muniti di Melanzana Isterica (la mia Panda viola a metano, per chi si fosse messo in ascolto solo adesso) alla volta del barrino della Cerreta lungo la Siena-Grosseto. A qualcuno potrebbe venire il dubbio che in realtà ci spostiamo unicamente per nutrirci e non sarò certo io a dissipare le nebbie su quest’incresciosa questione. Comunque, dopo esserci rifocillati con un panino (io) con porchetta fredda – come usa in Maremma – e (lui) col salame toscano, giungiamo a Castiglione della Pescaia (GR), dove facciamo tappa (1 di 3) alla Volpe Ghiotta, rosticceria-pizzeria di cui ho già cantato le lodi migliaia di altre volte.
Ivi ci procacciamo il pranzo, e poi via al Camping Rosmarina (di cui già vi dissi qua) a montare la nostra tendina e a rifocillarci…
Poi, finalmente ci piazziamo al mare con un ombrellone storico che non veniva riaperto da circa 13 anni… e lì il dramma: era una giornata di vento immane e chi conosce la zona sa che non sto usando aggettivi a caso. Questo significa che nel giro di 10 minuti l’ombrellone già esalava il suo ultimo respiro andandosi a schiantare contro una coppia di pacifici villeggianti intenti a amoreggiare con i quali ci siamo scusati a profusione dopo un’inutile corsa per riacchiappare il fuggitivo.
Oltre al freddo e alla sabbia che ci sferzava le ciccie senza pietà torturandoci, la sottoscritta ha infierito ulteriormente commettendo un tragico errore nel dare la crema solare al suo collega: infatti, visto che era nuvoloso e il sole non picchiava nemmen quel che bastava per scaldarti i piedi, la vostra Lyppa è andata giù liscia, mettendogli la crema solo sulle spalle e ripulendo a caso la mano sul resto della schiena. Di tanto in tanto il povero virgulto veniva controllato perché non si rosolasse troppo… e di fatto stava andando tutto benissimo finché non è stata l’ora di fare il bagno fra le onde belle alte. Oh, già, sì, avrei dovuto immaginarlo. Il sole riflesso, star sempre col busto fuori dall’acqua, l’acchiappar le onde come due pischellotti fregandosene di tutto il resto… morale della favola?
Il poro Noctulio aveva (ha tutt’ora) la schiena a chiazze rosse (in basso), bianche (ovunque, a forma di dita e mano) e rosate (in alto, dove la crema aveva fatto il suo porco dovere). Oggi, una settimana esatta dopo, son lì che lo guardo e non so se ridere o scusarmi ancora…
Comunque la sera prima di cena la passiamo a passeggiare e a far foto sequenziali al tramonto (che infilerò su Flickr appena mi ricordo di farlo) e, soprattutto, a collassare a letto.

Collassare a letto è una parte importante, del resto, perché la mattina dopo abbiamo intenzione di camminare via spiaggia da Marina a Castiglioni. Tempo stimato se uno non si distrae e con le scarpe: due ore. Tempo impiegato da due deficienti (di cui una con l’intestino in subbuglio) fancazzisti ambitissimi dai tafani? Tre ore. Dignitoso, via.

Eccole, qui quasi c'eravamo... con gli immancabili pomodorini di Montegiovi, per tutta l'estate ho mangiato altro che quelli e fiori di zucca... ma questa è un'altra storia...

Dopo aver fatto il bagno (OVVIO) e aver raggiunto il centro della cittadina, ci rechiamo in una splendida panetteria (su suggerimento del proprietario della Volpe Ghiotta, che ne sa a pacchi) a far man bassa di schiacciata e poi al mercatino dentro al parcheggio lungo il molo dove prendiamo quasi un chilo di sarde appena pescate. Il pescivendolo, che mi pare si chiamasse Mauro, ci ha poi dato una dritta per cucinarle che troverete prima possibile fra le ricette, ma intanto vi dico che cucinate fresche così su un fornelletto a gas alla povera son davvero una raffinatezza da provare…

Chi sarà mai? Il Diàvvelo? L'Amico del Diàvvelo? solo Fabietti ha la risposta (cripitca, eh?)

Durante il pomeriggio siamo di nuovo assediati dal vento, ma attendiamo fino al tramonto per fare il bagno… e devo dire che ne vale la pena. Provare per credere. (Lieve velo di sàspens) Segue apericena (alle 21.30…) alla Locanda dei Briganti e un bel gelatino alla Gelateria Da Carla e poi nanne.

Il giorno dopo è di tutto riposo, totale e stravaccante riposo. Per riequilibrare, capite. Ma non ci esimiamo dall’essere sempre creativi e artistici. Infatti ci divertiamo a scandalizzare grandi e piccini con strane creature sataniche di sabbia, nella speranza che i loro sogni siano perennemente turbati dalla nostra perfidia (macché). La giornata, una volta tanto, è mite e dà tanta soddisfazione, ma purtroppo il mare è pieno di alghe, accidentallui.

La sera invece torniamo alla Volpe Ghiotta (2 di 3), sbafiamo una pizza direi davvero OTTIMA (e per farlo dire a me che, anche se ho lavorato in pizzeria tanti anni, non è che ci vada poi pazza…), cazzeggiamo in giro godendoci il desàin che non ha risparmiato nemmeno questo tranquillo angolo di Maremma e poi (ti parrà?) nanne, che la mattina si riparte. Non senza prima aver fatto un altro bagno (in cui l’uomo del mio còr si becca una bella medusa, alé! E proprio sulla parte rossa della schiena, rialé!) e aver pranzato all’ombra della Volpe Ghiotta (3 di 3), con un po’ di malinconia. Poi gitarella a Sant’Antimo (ah, i capitelli romanici!) e a Pienza (ah, l’odore tremendo di cacio ovunque!), e a letto praticamente senza cena, tanto ci eravamo mangiati un chilo di schiacciata della famosa panetteria per merenda…

Insomma è andata. E’ andata ma tornata a casa ho avuto da farne mille. Tra cui cucinare per il Conclave del Regno Eterno, che forse qualcuno di voi ricorderà che roba sia. Eh, sì, meno male che però c’è chi mi dà sempre una mano:

Eccoli bellini loro, a intrugliare per fare le polpette al forno!!!

Vabbeh, oggi l’ho fatta lunga. Smaltite questo post, intanto che io mi getto a capofitto in un’altra settimana da paura… Ci si risente presto!

Dieci giorni di fuego

giovedì, giugno 24th, 2010

Ok, preparatevi, che il post è lungo, e ve lo devo come minimo suddividere in capitoli. Su, su, un bel respirone e… via!

CAPITOLO #1 – VERSO GROSSETO

Il viaggio via Vespa inizia alle 6.30 di domenica non sotto i migliori auspici: prima di tutto, il giorno prima scopriamo che il porta pacchi si è sfilato dalla molla perché dovrebbe portare SOLO 6 kg (anche questa grande rivelazione dell’ultimo momento, perché quando lo smontiamo ci accorgiamo di una targhetta coperta – comodo, eh?) e quindi non abbiamo il core di fissarci sopra anche la tenda e il mini ombrellone in dotazione, e tocca arrangiarsi (…).

Ecco il mio copilota, bello bardato, pronto ad affrontare gli ultimi 20 km di viaggio...

Inoltre, la sottoscritta erronamente prende solo un elastico da portapacchi, quindi altre madonne si sprecano perché la mattina tocca fare un salto ad Arezzo.
Ma non finisce qui: mentre siamo in viaggio, durante il quale peraltro è un freddo e un umido da manuale (in barba ai 7 siti metereologici consultati che assicuravano sole da panico), la vostra rincoglionitissima Lyppa realizza (con un notevole ritardo neurologico) che il fatto di non doversi portar dietro la pillola perché il ciclo di 21 giorni è finito significa ANCHE E SOPRATTUTTO che… sì, avete capito. Dovevo essere molto stanca, prima di partire, perché questo ovvio collegamento non mi balza agli occhi fino al momento in cui vengo messa davanti alla cruda realtà fermandomi a far pipì in un campo di grano (immagine altamente poetica). Ovviamente non ho nessun bel sigarone morbidone (cit.) con me, ed è domenica. Gaudio infinito.
Ma l’affossamento non è ancora finito: approdando a Ludogrifo per consegnare della roba, metto il piede in terra scendendo dalla Vespa e TAC! mi si rompe un sandalo. Tac. Aveva retto dieci anni. No, dico. Tac.

CAPITOLO #2 – LUDOGRIFO

Dopo aver montato la tenda al Camping Rosmarina a Marina di Grosseto e aver fatto un bagno fulmineo, rapidi io e il mio compagno veleggiamo verso il capoluogo per tornare a Ludogrifo, un evento molto carino e piacevole nonostante sia stato organizzato in fretta e furia (e, grande appunto da fare, non ci fosse manco un cartello in tutta la zona per indicare dove si trovava, né in giro si trovasse pubblicità acconcia alla bisogna). Nel posto troviamo un po’ di tutto, da giocatori di ruolo da tavolo e dal vivo a cosplayer di tutti i tipi… direi pochi, sì, ma buoni!

...perché, voi non lo sposereste?

E noi come associazione cerchiamo di dare un contributo alla cosa, e decidiamo pure di partecipare alla gara di cosplay (è vero, siamo una decina, ma che importa?). Viene fuori che tutti quelli che salgono sul palco si vede benissimo che lo fanno per divertirsi e per divertire (cosa a quanto mi dicono piuttosto rara nelle grandi manifestazioni), e alla fine le TdA portano a casa ben due premi: quello per miglior pg femminile se lo becca Miralys, mentre a chi va quello per il miglior pg maschile, se non all’uomo che tutte vorrebbero sposare? :D
Purtroppo però anche l’idillio di Ludogrifo viene infranto in malo modo: alle 16.30 iniziano a venir giù diversi goccioloni inquietogeni e il vento sbarba letteralmente via metà dei gazebo. Smontiamo quindi tutto in fretta e furia e, mentre stiamo per andarcene, non solo inizia ad arrivare gente, ma scappa anche fuori il sole.
No, cioè.
Però bello, ci divertiamo tanto, e soprattutto ci sono dei mitici personaggi in giro che ci lasciano indubbiamente un buon ricordo di sé…

Da sx: una bizzarra creatura in rosso (!), l'esymio dott. ing. Presidente, la soave Miralys e -tattaratà!- Juri Squarcia, organizzatore dell'evento e gran pezzo da novanta! Lo voglio anche io il suo fisichino asciutto! :D

CAPITOLO #3 – LA VACANZA

Notare i miei sandalini nuovi...

Finito Ludogrifo, ci aspettano due lunghi giorni di mare tutti per noi… ahhh, quanto li ho pregustati: spiaggia assolata, caldino benefico sulle spalle, tante coccole e molti bei bagni e castelli di sabbia…
Sì, certo. Ricordate quello che vi ho detto al capitolo #1? Ecco.
Ma io non demordo, sapete? Fortunatamente non sono una di quelle a cui l’acqua blocca il rovistamento ormonale: mi bardo attentamente e me ne frego. Sì, sono incattivita, ma mi voglio godere queste due preziosi giorni alla grande. Non temiamo nulla, noi, nemmeno le limitazioni del corpo e dell’anima!
Nulla, capito? Nulla!!!

Peccato che c’è un’altra falla nella nostra determinazione.
Perché lunedì c’è il sole ma è un freddo cane.
Martedì in compenso piove.
Ma porc&%£*§£$”&%!!!!!!

E va bene, non importa, nemmeno questo ci ferma… approfittiamo di ogni sprazzo di luce, di ogni interruzione dell’acqua che gronda dal cielo pur di goderci la nostra vacanzina, e il tempo atmosferico ci premia, dandoci il tempo di fare bagnetti sporadici, di fare due passi anche sotto un ombrello (comprato da dei mercanti esosi, tanto ci costa che gli diamo pure il nome di Roderigo, l’ombrello figo), di andare a mangiare alla Volpe Ghiotta a pranzo (frittura di pesce da $ega, moscardini al sugo da leccaggio selvaggio, lasagna alle verdure da struscio), di fare aperitivo alla Locanda dei Briganti (e, signori, quello E’ un signor aperitivo, altro che patatine, raudi e fischioni!) e di prendere un paio di santi gelati alla Gelateria Da Carla. La proprietaria l’avevamo conosciuta a Ludogrifo, è davvero simpatica e in gamba, e il gelato è proprio notevole (Val, fatti un appuntino :D ). Insomma, questi tre posti segnateveli, ve lo dice una che quando si parla di mangiare sa sempre dove sta il piatto (?).

Alla fine, beh, sotto l’ultima generosa acquata serale, la vacanza volge al termine, e si rientra all’ovile… Inutile dire che il tempo di m3rda ci segue ovunque, anche a casa.

CAPITOLO #4 – QUEL CONCERTO LA’

Mentre giovedì e venerdì scorrono più o meno senza grandi intoppi, e venerdì sera si fa la cena del corso di giapponese a base di ciccia alla brace (tra cui degli ottimi spiedini tipo satay/tandoori di cui bisogna vi dia la ricetta appena la perfeziono), insalata grecizzante, verdure al forno, pesche al prosecco e ciliege, sabato veniamo sottoposti a una dura prova. Chi? Tutta la PPO al completo, ovvero noi tre insegnanti, i ragazzi e i loro genitori.

Vorrei scrivere passo passo perché sono così livorosa (e non solo io) per come sono andate le cose, ma voglio evitare di farlo pubblicamente. Appena sarò pronta scriverò un post con pwd annessa, così nessuno ci va di mezzo. Non dico nemmeno dove eravamo e perché (e sul perché anche io ho diversi punti interrogativi all’appello).

Fatto sta che so’ incazzata come una biscia.

CAPITOLO #5 – CON-DITO

Sapete che sto scrivendo con un dito in meno del solito? No, certo, non potete saperlo. Ve lo dico io.
Domenica avevamo la sessione di gdr a casa mia, e anche in quel caso era prevista una bella braciata fra amici. Per placare l’acquolina in bocca, ad un certo punto decido di preparare la solita salsina di tonno che avrò preparato migliaia di volte. Lo faccio, tranquilla e beata, e poi vado per pulire il minipimer… non so come, non so perché, non stacco la spina. E tengo un dito su quello che credo sia il pulsante per staccare le lame, ma in realtà è l’accensione.

Che sarà successo? Avete indovinato?

Bravi: proprio quattro tagli da lame sulla falangetta dell’indice della mano sinistra.
Come si fa a essere così dementi?
Non lo so, ma l’epilogo della storia è che smettiamo di giocare, io vado al pronto soccorso, mi faccio dare tre punti sparsi su tutto il dito, tento di pulire tutto il sangue dai pantaloni buoni, piove, lo Spo coce la ciccia con maestria, ci strafoghiamo di paste, tentiamo di fare la lavatrice coi panni delle vacanze, sto tutto il girono col braccio per aria e un sibero attaccato alla mano, l’Italia fa una figura cacina ai mondiali, allaghiamo la dispensa perché non abbiamo letto bene le istruzioni della lavatrice ed era la prima volta che la usavamo, ripiove, giochiamo a Persona 3 presi un po’ dal ridere e un po’ dalla disperazione e la sera crolliamo a letto. Seddiovole il dito non fa male, non si infetta e mi lascia in pace. Vi paresse poco.

CAPITOLO #6 – LA COLICA

Oh, beh, sì. Era destino che riaccadesse. Stavolta l’altro rene, però.
Ieri mattina alle 6.30 mi sveglio con una colichetta alle grandi labbra. “Vai”, penso, “fra qualche giorno o settimana mi viene quella grossa… andrò a farmi vedere…”
E invece niente. Mi passa quella, arriva subito l’altra. Quella vera, renale, cattiva. Frank chiama l’ambulanza, che ci mette 20 minuti ad arrivare (Subbiano è a 5 km, è un mistero da dove siano passati per metterci così tanto). Mi bombardano un po’, lì per lì sembra che vada bene, mi dicono di andare all’ospedale di Arezzo a fare l’ecografia e se ne vanno. Ma mentre sono in macchina mi sento male un’altra volta. Vomito a strisciate fuori dal finestrino (che immagine soave) e mi contorco dal dolore, anche se un po’ meno. Mi portano nel codice giallo e sento le infermiere che fanno commenti alla fine del corridoio: “eh, certo, non capisco come mai dopo le medicine che le hanno fatto ancora si lamenta tanto… che soglia del dolore minima che ha! Figuriamoci se deve partorire, che scene…”, al che io trovo comunque la forza di incazzarmi e di gridare col poco fiato rimastomi “GUARDATE CHE VI SENTO!”. Dopo venti secondi appare dal nulla un’infermiera che mi chiede come va e io ribadisco che è un’ora e mezzo che sono in preda ai dolori, e che non c’entra nulla la soglia del dolore, a quanto ne so se una colica non la stoppi in tempo hai voglia te a buttar giù medicine… una dottoressa, mossa da pietà, mi chiede come avevano fatto a farmeli passare la volta prima, e io rispondo “m’hanno addormentato a forza di morfina, i dolori sono passati ore e ore dopo…”.
Eh bien, morfina è stata. Una sensazione sgradevole, stavolta, come di forze e coscienza di sé che se ne vanno, lasciandoti inerme e senza la forza di reagire a quel che ti accade intorno.
Insomma alla fine riesco a tornare a casa, con tanti porcai in corpo e tanto vomito secco da smaltire. Passo tutto il giorno in uno stato di totale inebetimento, di limbo fra sonno e irrealtà, con doloretti di tanto in tanto e la paura che non sia finita qui. Beh, se non riesco a produrre ‘sti calcoli, non sarà di sicuro finita qui. E infatti faccio pipì in un barattolo, febbrilmente. Ma niente, niente di niente.

Ecco, questo capitolo ancora necessita di un buon finale, e spero che domani tale parola “fine” possa metterla l’urologo.
Ma insomma, che ve ne pare? Sono o non sono stati 10 giorni di fuego? :D

Vamos alla playaaaa

sabato, giugno 12th, 2010

Mi scuso con coloro a cui avevo promesso nuove ricette e il resoconto della cena, ma ho un dilemma.

Domenica mattina io e l’augusto compagno partiamo in vespa verso il mare. Una roba da tre giorni, eh, non sospirate troppo che queste mi sa saranno le mie uniche vacanze. Che peraltro martedì ha messo pioggia, porco il clero. E in più domenica niente mare, perché il pomeriggio c’è LudoGrifo a Grosseto, e le TdA partecipano e quindi si va anche noi, vestiti come cretini (nel senso di quantità di roba portata addosso).
Esattamente non so cosa combineremo, ma vi farò avere delle foto che saranno più che esplicative (temo).

Ma torniamo al dilemma.
Il punto è che il campeggio dove eravamo stati l’anno passato ha modificato i prezzi trafficando con l’attribuzione di bassa-media-alta stagione. Il che significa che non è più tanto conveniente (ben 12,75€ a persona per notte, piazzola inclusa – sì, lo so, è una miseria… eppure…).
Tuttavia, anche un altro noto campeggio ha ritoccato i prezzi, stranamente mantenendoli più bassi del solito (10 €, davvero ottimo per noi). Il che significa un risparmio pro capite di circa 7 €, con cui noi potremmo andare tranquillamente andare a mangiare nella mitica rosticceria La Volpe Ghiotta (di cui parlai felicemente qui), straviziando.
Di per sé la cosa è strabella, no? Perché sto ancora qui a chiedermi dove voglio andare? E’ magnifico, no? No? EH? NO? Eh? NO? EH? EEEH??? NO???

No.

Perché quel campeggio lì è il campeggio dove ho trascorso circa 11 anni di vita fra infanzia e adolescenza. Avete una vaga idea di quanti ricordi io abbia rinchiusi là dentro? Che effetto mi farà il fatto di tornare lì dopo 12 anni e non  trovare più nessuno dei vecchi amici? La cosa di per sé non è un problema, non parto in vacanza per fare vita sociale ma per rilassarmi abbestia, ma… è come guardare un cartone animato che ti appassionava da piccino con gli occhi di un adulto. Molto spesso perde molta della sua magia.

Una di queste docce, credo la n°6. E' lì che...!

E poi là dentro veramente conosco ogni pietra, ogni pino, ogni colore, conoscevo ogni veranda di ogni roulotte perché c’era sempre la stessa gente, ho passato ore intere a guardare vecchiardi giocare a bocce prima e ragazzotti seduti ai tavolini poi, ore ad ammirare quelli “bravi” che giocavano prima a Arkanoid e Dragon’s Lair, poi a Street Fighter II, Bubble Bobble, Metal Slug, Snow Bros., Puzzle Bobble, perfino Tetris (c’era uno tipo di Ambra che smetteva di giocare dopo centinaia di schemi fatti con un solo gettone solo perché si rompeva le palle, e noi tutti lì a sbavare), e tanti altri. Ho complottato sui tavolini e ho discusso animatamente con altri bambini, ho fatto lunghe passeggiate solitarie o insieme ad amiche a parlare di problemi coi ragazzi, ho vissuto la mia prima storia d’amore, ho dato il mio primo bacio (nella famosa doccia, il n° se lo ricorda meglio la Silvia di me), ho conosciuto una delle mie più grandi amiche, ho amato e odiato, ho trovato delle cose e ne ho perse altre, ho in mente immagini gradevoli e sgradevoli, tutte appartenenti a un mondo e a un tempo che non esistono altro che nella mia memoria e in quella di chi c’era…

Andare lì sarà come ritrovare tutto per non ritrovare niente.

Però ho fiducia. Ho fiducia perché sono in buona compagnia. Ho fiducia perché le cose cambiano, è vero, ma non è detto che lo facciano in peggio. E ciò che è stato è stato. Farà bene, farà male, ma è stato. E’ stato un periodo, denso e lungo. Ma molte pagine sono state voltate nel mezzo.

Va bene così, dopotutto.

E vediamo di aggiungere qualche altro bel ricordo alla lista, dopo dodici anni di intermezzo.

Ci si sente in settimana prossima!

Cadeau

lunedì, maggio 24th, 2010

No, non ho avuto un’ispirazione dadaista, e non è mia intenzione parlare di Man Ray. Non adesso, per lo meno…

Insomma è andata così.

Lunedì 17
Ore 4: suona la sveglia in quel di Montegiovi e due anime un po’ impastate si alzano barcollanti, bevono un caffé (avete letto bene: un caffé. Nessuno di noi due lo prende mai. MAI.) e partono mentre la notte è ancora fonda, fermandosi solo dieci minuti a fare metano e a comprare anche una guida ai metanari d’Italia. Servirà, si dicono. Profetici. Servirà sì, ma solo fino a Savona. Poi, i metanari si eclissano misteriosamente. Forse c’è un portale che li risucchia, chissà.

Ore 9.30 circa: i due si trovano nelle vicinanze di Genova (io oooodio Genova) e bestemmiano copiosamente per tentare di aggirare la città senza perdersi in mezzo agli svincoli, maledette autostrade strette dove la gente va a 140 km/h, camion compresi.

Ore 12: arrivati a Vallecrosia, a 2 km da Ventimiglia, i due si sistemano in un campeggio già noto alla sezione femminile della coppia e, visto che l’ora è propizia, danno fondo alle provviste. Le orecchiette ai broccoli della Coop non sono poi così male, se accompagnate al plumcake ricotta, pollo, funghi e pomodori secchi preparato la sera prima (e già smaltito abbondantemente come colazione durante il viaggio).

E già si nota sotto gli occhi un vago alone nerastro... che sarà mai? La tisi? Mah.

Ore 13.45: i due ripartono, satolli e emozionati, alla volta del confine con la Francia. Uno si aspetterebbe una sorta di continuità linguistica e semantica destinata ad assestarsi lentamente man mano che ci si allontana dalla frontiera, e invece è una cesura netta, aut aut: di qua Francia, di là Italia. Zit.

Attraversano dunque i luoghi che già la lei visitò in terza media, ovvero ormai la bellezza di 16 anni fa, durante il suo primo gemellaggio in terra straniera con la scuola; vengono additate cose vecchie e nuove, raccontati aneddoti, rievocati momenti con bonaria nostalgia. Oltrepassano Monaco, Nizza, Antibes passando accanto a alte frange rocciose bianche candide, e poi a spiagge più o meno affollate, sfrecciando (?) sulla Promenade des Anglais per rifarsi del traffico onnipresente (io oooodio Nizza) e il lui gongola, pensando che può definitivamente aggiungere un’altra terra straniera all’esile lista di quelle già visitate.

Ore 16: i nostri eroi giungono infine a Cannes e possono alfine rimirare da dentro la Melanzana Isterica tutta la Croisette gremita di gente strana, un po’ allezzita e un po’ glam, un po’ patetica e un po’ stilosissima. Si sa, il Festival è il Festival, molto di più di quanto Sanremo possa essere Sanremo.

Fra l'altro, ieri ho scoperto che preciso quel giorno presentavano il tanto discusso film di Kitano... KITANO, cazzo! Magari avessi scorto anche solo un lembo di camicia di quell'uomo...

Dopo essersi infilati in un parcheggio relativamente a buon mercato, essi si recano in passeggiata sull’immenso viale lungomare dove avvengono le cose più disparate, tra le quali l’incontro con un italiano che canta felicemente “Gelato al cioccolatooo dolce un po’ salatoooo”. Dei, che vergogna essere italiani, ma ancor più aretini, e aver dato i natali a Pupo… ma tralasciamo. Perché seddiovole sulla spiaggia ci sono cose più gradevoli da guardare.

Peccato che abbiamo beccato solo il risultato finale dell'esecuzione... Riko Narumi presentava il suo "Shodo Girls!!"... penso che andrò a vederlo se esce in Italia, ma ne dubito, merde (alla francese)...

Ore 18 circa: benché riluttanti a lasciare un posto così fyne (e caro dannato) e dopo aver fallito la cerca del pain au chocolat (ci credereste? non un baretto, non una pasticceria, non una panetteria qualsiasi) e della bottiglia di cydre a buon mercato (nemmeno al corrispettivo francese della Sma), i due prendono l’autostrada francese (che meriterebbe un capitolo a sé) e ripassano da Montecarlo, che all’andata avevano solo aggirato. Fatto significativo: il giorno prima c’era stato il GP. Sfrecciare con un pandino viola in mezzo a gradinate  e barriere ancora da smontare non ha prezzo.

Ore 22: Dopo un piatto di riso ai porcini e zafferano made in Coop (eh, oh,  in dotazione c’era solo un fornelletto, che altro si poteva cucinare così, di corsa?) e un caffé d’orzo ben caldo, nanne obbligatorie. Per forza.

Martedì 18
Ore 7: suona la sveglia, ma i due la ignorano.
Ore 8: ri-suona la sveglia, e stavolta i due ascoltano il suo dolce pigolio, smontano baracca e burattini e ripartono alla volta del lungomare, impiegando un’ora solo per uscire da Sanremo (io oooodio Sanremo). Attraversano monti e città, passano sotto bellissime gallerie romane, aggirano di nuovo Genova, sentono lodare sperticatamente la Melanzana a Sestri Levante, passano sotto gli antichi tunnel strettissimi fra Sestri-Moneglia-Deiva Marina (l’inferno, l’infernoooo!!!! Ma perché ci sono voluta ripassare, perchéééé!!!!) preparando il riso alla pescatora Coop mentre aspettano il verde del semaforo (che scatta ogni 20 minuti…) e infine giungono a Levanto, dove finalmente possono piantare la tenda.

Ore 17 e qualcosa: i due prendono il treno e balzellon balzelloni visitano quattro delle Cinque Terre. Per la precisione, prima Monterosso, dove c’è la rupe scolpita a gigante e la spiaggia tutta sassi.

Inquietante come le scarpe siano sempre le stesse ormai da anni...

Poi Vernazza, dove i bambini andrebbero tenuti al guinzaglio, ci sono le facce sulle lastre dei pavimenti e l’acqua davvero ghiacciata, cosa che però non impedisce ai baldi idiot eroi di fare il bagno.

Ed era pure pieno di granchi....

In seguito, messi a scelta da priorità ferroviarie, saltano Corniglia e si recano a Manarola, dove i gatti di mare sono particolarmente grossi e dove i pesci affollano le strade.

Questa è una cosa da vedere, se passate di là...

Infine, affamati ma non paghi, l’invincibile duo scende a Riomaggiore e subito si dà a un’accurata spunta dei ristoranti disponibili, optando infine per “La Lanterna”, dove gustano in pace ottime specialità locali, per la precisione un piatto di spaghetti con le alici fresche e i pinoli che diceva “amami amami”, uno di penne  al ragù di palamita da farci il bagno dentro e la torta allo sciachetrà che rimane inevitabilmente nel cuore ma non nelle coronarie.

Ivi è esemplificata la difficoltà di scelta incontrata dall'immarcescibile coppia. Bisognerebbe tornare là e assaggiare qualcos'altro.

Ore 21.35: esausti e sconvolti, ma con i pancini belli tesi, i due prendono il treno, fanno ritorno al campeggio e si mettono a dormire della grossa praticamente all’istante (o quasi).

Il giorno successivo, ve la faccio breve, la sveglia è alle 8, il rientro a Siena alle 13.30 e il tempo intercorso tra il momento in cui la vostra Lypsak tocca il letto e quello in cui perde coscienza di sé è di 10 secondi netti. Fino alle 16, ché poi c’è la Peter Pan Orchestra e si lavora.

Ma tutto questo, perché?
Perché il 18 maggio lui compiva 25 anni. Un quarto di secolo per il miglior compagno di viaggio che possa esistere. E io non avrei saputo in che altro modo fargli gli auguri se non regalandogli una fuga in piena regola.

Ancora buon compleanno, Frankie.

Tiatraounga Annamita

sabato, maggio 15th, 2010

Ecco, questa è la seconda parte del post. Ve lo dico perché dal titolo non si capiva con immarcerscibile certezza.

E questa è la seconda protagonista della serata:

Purtroppo, la ricetta che Cbicp aveva trascritto sul suo blog non è al momento reperibile (ma chi ha Ricette Immorali di Manuel Vázquez Montalbánla troverà senz’altro) quindi non posso postarvela. In realtà doveva essere una sorta di frittata campagnola straricca, ma noi abbiamo eliminato l’uovo e aggiunto il riso. E questo è ciò che è successo dopo.

Inutile dire che non ci siamo fermati alla Tiatraounga Annamita (il cui nome, a scriverlo continuamente, sembra più quello di un fungo velenoso). No, siamo porci, noi. Infatti, mentre noi eravamo stati spediti in camera con i dadi del petting, Cbicp in cucina preparava quest’abuso mangereccio:

Al che probabilmente siamo diventati la prova vivente che una glicemia alta può dare svariati effetti collaterali, tra cui a) una spiccata propensione alla genialità costruttiva, che spinge all’utilizzo creativo di oggetti d’uso evidente e banale che vengono indi riqualificati e destinati ad un uso diverso e inatteso,

e b) il totate e inarrestabile sonno della ragione il quale, si sa, genera e può solo generare mostri.

E sottolineerei la parola mostri.

E ora vi saluto, mi sa che non ci si sente per una settimana. Non vi posso dire dove vado perché sennò quel lurker di Noctulio lo scopre, maledetto, e non deve. Vi dirò tutto al mio ritorno…

Buona settimana a tutti! :)

Madddi…

domenica, marzo 28th, 2010

Racconteròvvi senza indugi la mia giornata di ieri, perché ve lo meritate. E perché sì.

Trattasi di panino di torta al formaggio con non ricordo cosa dentro, ma del resto mica l'ho mangiato io...

Trattasi di panino di torta al formaggio con non ricordo cosa dentro, ma del resto mica l'ho mangiato io...

Per l’ennesima volta mi sveglio dieci minuti prima che suoni la sveglia. In condizioni normali il mio primo pensiero sarebbe “vai, si comincia bene”, ma non voglio cedere al pessimismo. Dunque si parte alla volta del lago Trasimeno verso le 8.30, baldanzosi e ansiosi di fare una bella colazione in riva alle chiare (no), dolci (è dolce il petrolio?) e fresche (a marzo forse sì) acque. E’ una mattinata discreta, nonostante la foschia e le nuvole che sembrano addensarsi a ovest, ma dopotutto che ccci frega a noi? Basta mangiare, no? Ecco.

Tentiamo di fermarci a Passignano, ma non c’è un buco per parcheggiare nemmeno a chiamarlo, e quindi proseguiamo, infilandoci in un paesino dove una barista comprensiva ci spiega che non ha la spuma bionda, la beviamo solo noi in Toscana. Io tutt’ora mi chiedo perché quest’incredibile gap regionale. In Romagna spesso non sanno nemmeno cosa sia. Non oso pensare altrove. Ah, paese che vai…

Una discesa incredibile a lato di Palazzo dei Consoli, da provare assolutamente con tacco 12.

Una discesa incredibile a lato di Palazzo dei Consoli, da provare assolutamente con tacco 12.

Poi proseguiamo alla volta di Umbertide e poi Gubbio, ammirando lungo la via ruderi di castelli in cima a cucuzzoli, chiedendoci come accidenti si faccia a raggiungerli. Gubbio è sempre bianca e luminosa come me la ricordavo, e ci regala un panino col ciaùscolo da manuale. Girovaghiamo qua e là annusando famelici gli effluvi provenienti dai negozi di gastronomia, e nel frattempo io cerco disperatamente un luogo qualunque per fare pipì, ma senza successo… alla fine approdiamo a Parco Ranghiasci, un posto davvero splendido e piuttosto inusuale per la tradizione italiana del giardinaggio (e lì la natura fa il suo corso, complici certe siepi alte e selvagge e la totale assenza di forme vitali nel raggio di miglia).

Nonostante la stanchezza per me inizi a farsi sentire (ieri sera fra una cosa e l’altra ho chiuso gli occhietti alle 2.30…), la giornata procede a meraviglia. Fin qui.

(Meno male che la cicciosità delle mani stempera la melensaggine dell'immagine)

(Meno male che la cicciosità delle mani stempera la melensaggine dell'immagine)

Sazi e satolli e soprattutto incalzati dal temporale che inizia a premere sul cielo azzurro, ci dirigiamo alla volta di Assisi, rosa e bianca, solenne e silenziosa. Dopo aver parcheggiato in un posto che è tutto un programma (Mojano, che con l’accento al posto giusto sembra proprio beneaugurale), facciamo tappa a Santa Chiara e notiamo subito una cosa che ci stupisce e ci fa piacere al contempo. E’ tutto molto sobrio. Quieto. C’è nell’aria una sorta di brusio discreto, continuo, avvertibile anche dai non credenti. Io c’ero già stata, ma non avevo fatto caso al fatto che la città è talmente intrisa di spiritualità che non c’è nemmeno tanto bisogno di sbandierarla. A parte il fatto che se vuoi avere qualche indicazione sulle opere d’arte ti devi portare un manuale di storia dell’arte perché ti fanno pagare anche i depliantini (soprattutto a San Francesco) e che l’illuminazione delle cappelle della Basilica Inferiore sono da denuncia (bello il mi’ Simone Martini con la lampadina ad altezza affresco…), ci sono spazi per tutti. Per chi guarda, per chi apprezza, per chi prega. Ci sono cartelli quanto bastano. Non paghi l’ingresso. Non come al Duomo di Siena, per intenderci.

E poi mi sono sempre stati simpatici, Chiara e Francesco. Credo che per i loro tempi abbiano fatto qualcosa di estremamente coraggioso, e chi ha il coraggio delle proprie idee ha tutto il mio rispetto. Indipendentemente dalla scelta di vita che fa, indipendentemente da se la condividerei o meno.
Proprio in un momento in cui il mio disgusto per il clero e la religione costituita sta toccando un discreto picco massimo, mi sono ritrovata a provare profonda partecipazione e solidarietà per figure come loro. Avranno avuto tutti i difetti del mondo, come tutti del resto, ma non posso fare a meno di ammirarli.

Insomma siamo venuti via da Assisi soddisfatti e in pace col mondo, nonostante avesse cominciato a piovere, si fosse rotto l’ombrello e per 8 minuti avessimo pagato di più il parcheggio. Nessuna bestemmia è volata per l’aere.

Finché.

Finché non siamo arrivati a teatro.

E abbiamo scoperto che lo spettacolo era stato anticipato al 21 marzo.

Una settimana fa.

Il biglietto era il mio regalo di Natale al mio compagno di viaggio, peraltro, che ci teneva proprio tanto a vedere Avenue Q.

A questo punto tutti i santi che non erano stati scomodati in tutto il giorno hanno subito un’incessante sequela di chiamate rabbiose e volgari, e per tutta risposta le cataratte del cielo si sono aperte, e io mi sono messa a piangere a dirotto per la rabbia, il teatro era chiuso, al telefono non rispondevano (e nemmeno oggi), poteva succedere di tutto e di più…

…e invece, una volta di più, mi sono resa conto di essere una ragazza molto, molto, molto fortunata. Pur nella sfiga, pur nelle avversità, pur nel giramento di palle, il mio compagno di viaggio non si è perso d’animo.
Abbiamo macinato altri succosi chilometri per andare a Orvieto, città natìa del succitato, ci siamo cambiati d’abito come previsto e lui mi ha fatto da cicerone, mostrandomi luoghi, cose e ricordi. Siamo andati a cena fuori, cosa che non succedeva da secoli causa tasche vuote, abbiamo mangiato bene spendendo un po’ più del dovuto, ho resistito al dolore atroce dei piedi sui mattoncini del lastricato (città ostica per un tacco alto…), mi sono presa un attacco di panico a guardare da sotto le guglie del Duomo e poi abbiamo percorso altri 120 km in mezzo alle colline per tornare a casa. Insieme. Solidali. Appoggiati l’uno all’altra. Compatti.
E’ stato bello. Nonostante al ritorno la mia condizione fosse questa:

Cinque minuti dopo questa foto la mia mente era decisamente altrove.

Cinque minuti dopo questa foto la mia mente era decisamente altrove. Notare la giacca con le geishe.

E oggi a pranzo c’erano il Papero e il Muflone.

E io ho mangiato tanto e sono stata bene.

Ora però collasserò a letto, credo.