Scrivo queste righe in risonanza con quelle scritte da Ninna in questi ultimissimi giorni. Premetto che non ho un’idea precisa di ciò a cui si riferisce lei. Solo, di tanto in tanto i miei pensieri si lasciano trasportare dai suoi verso altre storie, altri mondi, altre situazioni. Di tanto in tanto le sue parole e i suoi ricordi mi rimbombano nel cervello. Non c’entrano assolutamente nulla con la mia vita, e nella stragrande maggioranza dei casi so a malapena a cosa si riferiscano. Però mi colpiscono. Mi fanno pensare.
Uno certe cose non le capisce finché non ci si ritrova nel mezzo. Ma esistono molti indizi per scoprire qualcosa di se stessi in anticipo.
Non conosco a fondo il mio rapporto con la morte. Temo la mia nella misura in cui non ho punta voglia di abbandonare adesso questo mondo. Mi dispiacerebbe morire adesso perché sono rimasta l’unica, e di certo per i miei sarebbe un bel colpo perdere per la terza volta un figlio. Senza nemmeno la consolazione di un nipotino, aggiungo. Ma la cosa si ferma qui. Non va oltre. Certo, mi secca. Mi seccherebbe, ammesso che qualora capitasse avessi la possibilità di rendermi conto dell’accaduto. E’ probabile che non mi porrei più il problema. Non ne sarei più in grado. Quindi, fine delle preoccupazioni (mie).
Ma gli altri?
Nessuno è indispensabile, si dice, e credo che alla fine anche il genitore più straziato se ne possa fare una ragione e continuare a sopravvivere. Penso che la gente sopravviverebbe tranquillamente alla mia morte.
Peccato che io non sia tanto sicura che questa regola possa valere in ogni caso anche per me.
Non sono poi così controllata e saggia, vero? Ve ne sarete resi conto anche voi, ormai…
Mi preoccupo senza motivo. Sono ansiosa. Sono soggetta a poderosi sbalzi d’umore. Temo profondamente l’ignoto, quello che non conosco e che non posso "controllare". Ma non quello che potrebbe agire su di me.
Mi terrorizza quello che può capitare agli altri.
Se non vuoi avere preoccupazioni, disse un tizio, non devi tenere a nulla. Se non hai nulla, non temi di perdere nulla.
Ho la fortuna di amare molte persone. Quindi sono ricca. E come tutti i ricchi ho il terrore che giunga qualcosa di irreparabile a portarmi via le mie cose preziose. E, come diceva Bertoli, solo alla morte non c’è rimedio.
Prima o poi tutti se ne vanno. Vero, sacrosanto. Ma c’è modo e modo, momento e momento. Adesso no, checcazzo. Adesso no.
Non so se ce la farei a sopportarlo. Non so se il dispiacere di dare un dolore ai miei genitori mi tratterrebbe dal cercare una fine rapida, dolce, tremenda come solo un’idiota romantica drogata di racconti potrebbe escogitare. A volte la paura mi porta a chiedermelo. Non mi so dare una risposta.
Stesso discorso riguardo alla violenza. Su di me ha un peso, sugli altri ne ha uno ben diverso. Se qualcuno mi mettesse le mani addosso dovrebbe solo sperare di finirmi. La sopravvivenza prima di tutto, ma se c’è anche solo una speranza di sottrarmi, mi batterei fino allo sfinimento. Quattro anni di scherma medievale ti aprono un po’ il cervello. Ma la sopravvivenza viene prima di tutto. Poi c’è la vendetta. Fredda, probabilmente. Biblica.
Quando invece è chi amo la vittima, la storia mi ha dimostrato che non solo le leonesse fanno fuoco e fiamme. Solo il buon senso mi ha frenato dal mettere in atto piani basati su atrocità e umiliazione del nemico. Solo perché non valeva la pena di finire in galera o denunciata per la stupidità di gente simile. E solo per rispetto ai feriti. A malapena riesco a immaginare la proporzione con eventi (che spero non capitino mai) più gravi.
Sicuramente non riesco a difendermi da molte cose, e non saprei difendermi da altre. Ma mi dannerei l’anima per saper difendere le persone che amo. Se si potesse fare, lo farei. Giusto per essere sicura di poterle proteggere fino in fondo.
Ci sono molte persone che avrei voluto saper proteggere, ma ero troppo piccola, e non erano affari miei. Genitori che picchiavano i figli, stronzi che picchiavano le loro ragazze. Mi sarei sempre messa in mezzo volentieri, ma non mi toccavano mai abbastanza da vicino. Adesso mi rendo conto che non mi farebbe paura nulla. Come la più sprovveduta degli esseri, mi ci butterei a capo basso, se mai mi passassero così vicine.
Nessuno ha mai avuto anche lontanamente l’idea di mettermi le mani addosso. Forse sono stata fortunata, forse mi sono scelta bene le amicizie, forse in giro si era sparsa la voce che all’occorrenza le mani le sapevo usare anche io, e nemmen tanto male. Certo, un’arma in mano risolve molti conflitti. Metterebbe a nanna anche tutta la mia irruenza. La sopravvivenza viene prima di ogni altra cosa. Ma se succede a me, è un conto. Se succede a qualcuno che mi è molto, molto, molto vicino, l’unica cosa che può frenarmi è il buonsenso. Che non è eterno e sempre perfettamente all’erta.
Cosa volevo dire con tutto questo discorso? Niente, riflettevo e basta. Ho messo i grassetti a caso.
L’amore in tutte le sue forme dà una soddisfazione unica al mondo. Ma è anche un peso tremendo.
Ma, ve l’ho detto, fin qui sono stata fortunata. Spero che le cose continuino così ancora per un bel po’.
Eppure, di tanto in tanto, il cuore mi si stringe in una morsa. Ci son cose che accadono e non ci si può far nulla. Quelle mi fanno paura. Tanta. Anche se è stupido.
Sì, è stupido.