Catastate di legna bagnata

Dal tutto al niente il passo è breve… due post in due giorni? Da paura… Ma tanto s’era detto che scrivevo per me stessa, come agli inizi, quindi che importa?

Questa mattina io, il mi’ babbo e il Frank ci siamo messi a sistemare la legna. Ne abbiamo tanta sparsa in giro, ma o si taglia con la motosega o non c’è verso di farla entrare nella stufa, e in più il mi’ babbo si era fatto dare una bagagliaiata di ciocchi misti e andavano messi a posto. Così, mentre cominciava a nevicare, ci siamo divisi il lavoro e giù d’impegno.

Ad un certo punto ho alzato gli occhi e ho valutato meglio la scena: io e il Frank portavamo le cassette dal Doblò alla catasta, poi raccoglievamo i pezzi tagliati, mentre il mi’ babbo sistemava i ciocchi e tagliava quelli lunghi con la motosega. Da che mi ricordo, la motosega l’ha sempre usata solo lui.
E mi è venuto in mente che, nella sua profonda diversità, quella situazione era comunque molto simile a un ricordo. Tanti anni fa, sulla piazza davanti casa ad Arezzo, io e il mio cuginetto (coetaneo del Frank, casualmente) raccoglievamo la legna che mio zio segava a mano, quando l’estate ormai stava finendo, per metterla sulla catasta. Ci affannavamo come solo i bambini riescono a fare per dare una mano, anche se era un po’ faticoso, e a volte provavamo (con scarso successo) a segare anche noi. Lo zio spaccava anche i ciocchi con la scure, facendoli schizzare qua e là, e noi lì, imperterriti, a raccattare i pezzi cercando di non farci male.
Stamattina è stata la stessa cosa. Noi pivellini ad aiutare il capo, bimbetti vs. uomo adulto che sa quel che fare.
Qualcosa di questa scenetta familiare mi ha spezzettato.

Lo zio che sistemava la legna a fine estate non c’è più. E’ morto alla fine di novembre dopo una brutta malattia, portandosi dietro una scia di ricordi che si divertono a riaffiorare come stelle in un cielo di raso nero, come stamani. Ricordi belli, soprattutto, o dolci come solo i ricordi delle sonnacchiose giornate estive della mia infanzia sanno essere. Sembra una coincidenza, ma dalla fine di quest’anno i lutti si sono susseguiti a un ritmo vertiginoso e anche se questo resta comunque il fulmine caduto più vicino, non posso far altro che pensare alla sequenza infinita di addii che ha funestato la fine del 2012 e l’inizio di questo nuovo anno, funestando le vite di parenti e amici. Stanotte, un altro. Sembrano non voler finire mai.
Di fatto, in verità, è così.

In compenso, il cuginetto di cui sopra adesso ha un bambino appena nato. Mio zio è riuscito a vederlo qualche ora prima di andarsene da questo mondo.
Forse è vero che si può solo sperare che in mezzo alla terra gelida continuino a spuntare i tulipani.

2 Responses to “Catastate di legna bagnata

  • Mi dispiace per tuo zio e per i lutti che hanno funestato il 2012. Ti capisco. Mi sa che i Maya tutti i torti non ce li avevano, anche se non è finito il mondo.
    Mia nonna è morta vent’anni fa, ma io ogni tanto mi incanto a pensare a lei che saliva le scale di casa mia a Perugia, in visita da Passignano, che ci metteva a letto, ci aiutava a curare le piantine; quando la aiutavamo a fare l’orto, quando andava alla messa la sera e io la guardavo dalla finestra che saliva la strada che portava alla chiesa dell’Oasi.
    E ancora mi manca.

  • E’ proprio vero che certe ferite rimangono sempre aperte di brutto…

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