Dieci giorni di fuego

Ok, preparatevi, che il post è lungo, e ve lo devo come minimo suddividere in capitoli. Su, su, un bel respirone e… via!

CAPITOLO #1 – VERSO GROSSETO

Il viaggio via Vespa inizia alle 6.30 di domenica non sotto i migliori auspici: prima di tutto, il giorno prima scopriamo che il porta pacchi si è sfilato dalla molla perché dovrebbe portare SOLO 6 kg (anche questa grande rivelazione dell’ultimo momento, perché quando lo smontiamo ci accorgiamo di una targhetta coperta – comodo, eh?) e quindi non abbiamo il core di fissarci sopra anche la tenda e il mini ombrellone in dotazione, e tocca arrangiarsi (…).

Ecco il mio copilota, bello bardato, pronto ad affrontare gli ultimi 20 km di viaggio...

Inoltre, la sottoscritta erronamente prende solo un elastico da portapacchi, quindi altre madonne si sprecano perché la mattina tocca fare un salto ad Arezzo.
Ma non finisce qui: mentre siamo in viaggio, durante il quale peraltro è un freddo e un umido da manuale (in barba ai 7 siti metereologici consultati che assicuravano sole da panico), la vostra rincoglionitissima Lyppa realizza (con un notevole ritardo neurologico) che il fatto di non doversi portar dietro la pillola perché il ciclo di 21 giorni è finito significa ANCHE E SOPRATTUTTO che… sì, avete capito. Dovevo essere molto stanca, prima di partire, perché questo ovvio collegamento non mi balza agli occhi fino al momento in cui vengo messa davanti alla cruda realtà fermandomi a far pipì in un campo di grano (immagine altamente poetica). Ovviamente non ho nessun bel sigarone morbidone (cit.) con me, ed è domenica. Gaudio infinito.
Ma l’affossamento non è ancora finito: approdando a Ludogrifo per consegnare della roba, metto il piede in terra scendendo dalla Vespa e TAC! mi si rompe un sandalo. Tac. Aveva retto dieci anni. No, dico. Tac.

CAPITOLO #2 – LUDOGRIFO

Dopo aver montato la tenda al Camping Rosmarina a Marina di Grosseto e aver fatto un bagno fulmineo, rapidi io e il mio compagno veleggiamo verso il capoluogo per tornare a Ludogrifo, un evento molto carino e piacevole nonostante sia stato organizzato in fretta e furia (e, grande appunto da fare, non ci fosse manco un cartello in tutta la zona per indicare dove si trovava, né in giro si trovasse pubblicità acconcia alla bisogna). Nel posto troviamo un po’ di tutto, da giocatori di ruolo da tavolo e dal vivo a cosplayer di tutti i tipi… direi pochi, sì, ma buoni!

...perché, voi non lo sposereste?

E noi come associazione cerchiamo di dare un contributo alla cosa, e decidiamo pure di partecipare alla gara di cosplay (è vero, siamo una decina, ma che importa?). Viene fuori che tutti quelli che salgono sul palco si vede benissimo che lo fanno per divertirsi e per divertire (cosa a quanto mi dicono piuttosto rara nelle grandi manifestazioni), e alla fine le TdA portano a casa ben due premi: quello per miglior pg femminile se lo becca Miralys, mentre a chi va quello per il miglior pg maschile, se non all’uomo che tutte vorrebbero sposare? 😀
Purtroppo però anche l’idillio di Ludogrifo viene infranto in malo modo: alle 16.30 iniziano a venir giù diversi goccioloni inquietogeni e il vento sbarba letteralmente via metà dei gazebo. Smontiamo quindi tutto in fretta e furia e, mentre stiamo per andarcene, non solo inizia ad arrivare gente, ma scappa anche fuori il sole.
No, cioè.
Però bello, ci divertiamo tanto, e soprattutto ci sono dei mitici personaggi in giro che ci lasciano indubbiamente un buon ricordo di sé…

Da sx: una bizzarra creatura in rosso (!), l'esymio dott. ing. Presidente, la soave Miralys e -tattaratà!- Juri Squarcia, organizzatore dell'evento e gran pezzo da novanta! Lo voglio anche io il suo fisichino asciutto! 😀

CAPITOLO #3 – LA VACANZA

Notare i miei sandalini nuovi...

Finito Ludogrifo, ci aspettano due lunghi giorni di mare tutti per noi… ahhh, quanto li ho pregustati: spiaggia assolata, caldino benefico sulle spalle, tante coccole e molti bei bagni e castelli di sabbia…
Sì, certo. Ricordate quello che vi ho detto al capitolo #1? Ecco.
Ma io non demordo, sapete? Fortunatamente non sono una di quelle a cui l’acqua blocca il rovistamento ormonale: mi bardo attentamente e me ne frego. Sì, sono incattivita, ma mi voglio godere queste due preziosi giorni alla grande. Non temiamo nulla, noi, nemmeno le limitazioni del corpo e dell’anima!
Nulla, capito? Nulla!!!

Peccato che c’è un’altra falla nella nostra determinazione.
Perché lunedì c’è il sole ma è un freddo cane.
Martedì in compenso piove.
Ma porc&%£*§£$”&%!!!!!!

E va bene, non importa, nemmeno questo ci ferma… approfittiamo di ogni sprazzo di luce, di ogni interruzione dell’acqua che gronda dal cielo pur di goderci la nostra vacanzina, e il tempo atmosferico ci premia, dandoci il tempo di fare bagnetti sporadici, di fare due passi anche sotto un ombrello (comprato da dei mercanti esosi, tanto ci costa che gli diamo pure il nome di Roderigo, l’ombrello figo), di andare a mangiare alla Volpe Ghiotta a pranzo (frittura di pesce da $ega, moscardini al sugo da leccaggio selvaggio, lasagna alle verdure da struscio), di fare aperitivo alla Locanda dei Briganti (e, signori, quello E’ un signor aperitivo, altro che patatine, raudi e fischioni!) e di prendere un paio di santi gelati alla Gelateria Da Carla. La proprietaria l’avevamo conosciuta a Ludogrifo, è davvero simpatica e in gamba, e il gelato è proprio notevole (Val, fatti un appuntino :D). Insomma, questi tre posti segnateveli, ve lo dice una che quando si parla di mangiare sa sempre dove sta il piatto (?).

Alla fine, beh, sotto l’ultima generosa acquata serale, la vacanza volge al termine, e si rientra all’ovile… Inutile dire che il tempo di m3rda ci segue ovunque, anche a casa.

CAPITOLO #4 – QUEL CONCERTO LA’

Mentre giovedì e venerdì scorrono più o meno senza grandi intoppi, e venerdì sera si fa la cena del corso di giapponese a base di ciccia alla brace (tra cui degli ottimi spiedini tipo satay/tandoori di cui bisogna vi dia la ricetta appena la perfeziono), insalata grecizzante, verdure al forno, pesche al prosecco e ciliege, sabato veniamo sottoposti a una dura prova. Chi? Tutta la PPO al completo, ovvero noi tre insegnanti, i ragazzi e i loro genitori.

Vorrei scrivere passo passo perché sono così livorosa (e non solo io) per come sono andate le cose, ma voglio evitare di farlo pubblicamente. Appena sarò pronta scriverò un post con pwd annessa, così nessuno ci va di mezzo. Non dico nemmeno dove eravamo e perché (e sul perché anche io ho diversi punti interrogativi all’appello).

Fatto sta che so’ incazzata come una biscia.

CAPITOLO #5 – CON-DITO

Sapete che sto scrivendo con un dito in meno del solito? No, certo, non potete saperlo. Ve lo dico io.
Domenica avevamo la sessione di gdr a casa mia, e anche in quel caso era prevista una bella braciata fra amici. Per placare l’acquolina in bocca, ad un certo punto decido di preparare la solita salsina di tonno che avrò preparato migliaia di volte. Lo faccio, tranquilla e beata, e poi vado per pulire il minipimer… non so come, non so perché, non stacco la spina. E tengo un dito su quello che credo sia il pulsante per staccare le lame, ma in realtà è l’accensione.

Che sarà successo? Avete indovinato?

Bravi: proprio quattro tagli da lame sulla falangetta dell’indice della mano sinistra.
Come si fa a essere così dementi?
Non lo so, ma l’epilogo della storia è che smettiamo di giocare, io vado al pronto soccorso, mi faccio dare tre punti sparsi su tutto il dito, tento di pulire tutto il sangue dai pantaloni buoni, piove, lo Spo coce la ciccia con maestria, ci strafoghiamo di paste, tentiamo di fare la lavatrice coi panni delle vacanze, sto tutto il girono col braccio per aria e un sibero attaccato alla mano, l’Italia fa una figura cacina ai mondiali, allaghiamo la dispensa perché non abbiamo letto bene le istruzioni della lavatrice ed era la prima volta che la usavamo, ripiove, giochiamo a Persona 3 presi un po’ dal ridere e un po’ dalla disperazione e la sera crolliamo a letto. Seddiovole il dito non fa male, non si infetta e mi lascia in pace. Vi paresse poco.

CAPITOLO #6 – LA COLICA

Oh, beh, sì. Era destino che riaccadesse. Stavolta l’altro rene, però.
Ieri mattina alle 6.30 mi sveglio con una colichetta alle grandi labbra. “Vai”, penso, “fra qualche giorno o settimana mi viene quella grossa… andrò a farmi vedere…”
E invece niente. Mi passa quella, arriva subito l’altra. Quella vera, renale, cattiva. Frank chiama l’ambulanza, che ci mette 20 minuti ad arrivare (Subbiano è a 5 km, è un mistero da dove siano passati per metterci così tanto). Mi bombardano un po’, lì per lì sembra che vada bene, mi dicono di andare all’ospedale di Arezzo a fare l’ecografia e se ne vanno. Ma mentre sono in macchina mi sento male un’altra volta. Vomito a strisciate fuori dal finestrino (che immagine soave) e mi contorco dal dolore, anche se un po’ meno. Mi portano nel codice giallo e sento le infermiere che fanno commenti alla fine del corridoio: “eh, certo, non capisco come mai dopo le medicine che le hanno fatto ancora si lamenta tanto… che soglia del dolore minima che ha! Figuriamoci se deve partorire, che scene…”, al che io trovo comunque la forza di incazzarmi e di gridare col poco fiato rimastomi “GUARDATE CHE VI SENTO!”. Dopo venti secondi appare dal nulla un’infermiera che mi chiede come va e io ribadisco che è un’ora e mezzo che sono in preda ai dolori, e che non c’entra nulla la soglia del dolore, a quanto ne so se una colica non la stoppi in tempo hai voglia te a buttar giù medicine… una dottoressa, mossa da pietà, mi chiede come avevano fatto a farmeli passare la volta prima, e io rispondo “m’hanno addormentato a forza di morfina, i dolori sono passati ore e ore dopo…”.
Eh bien, morfina è stata. Una sensazione sgradevole, stavolta, come di forze e coscienza di sé che se ne vanno, lasciandoti inerme e senza la forza di reagire a quel che ti accade intorno.
Insomma alla fine riesco a tornare a casa, con tanti porcai in corpo e tanto vomito secco da smaltire. Passo tutto il giorno in uno stato di totale inebetimento, di limbo fra sonno e irrealtà, con doloretti di tanto in tanto e la paura che non sia finita qui. Beh, se non riesco a produrre ‘sti calcoli, non sarà di sicuro finita qui. E infatti faccio pipì in un barattolo, febbrilmente. Ma niente, niente di niente.

Ecco, questo capitolo ancora necessita di un buon finale, e spero che domani tale parola “fine” possa metterla l’urologo.
Ma insomma, che ve ne pare? Sono o non sono stati 10 giorni di fuego? 😀

12 Responses to “Dieci giorni di fuego

  • mmmm direi che non vi siete fatti mancare niente. almeno, anche se il tempo è stato schifoso vi siete riposati staccando al spina da tutto e da tutti…io agogno quel momento da un sacco di tempo! Accidenti per il dito ma fortunatamente non è stato nulla d serio…e acciddenti alle coliche, bimba vai a lourdes 🙂 Dai che il peggio è passato!

  • Ti comprendo sorella.. hai fatto accadere delle cose intorno a te,che avrebbero fatto molto ME…
    Inizio a pensare che ci sia della forte affinità tra di noi!!!

    Povero ditino….

  • Lyppa…sono sconvolta! Passi per il tempo di M..passi per le (poco) comode donazioni mensili che ti avranno rotto le balle. Ma il dito? Ma soprattutto la colica??? Immagino solo i dolori allucinanti (anche se io dalla mia ho le coliche del pancino tutt’altro che simpatiche)!!!

    Insomma…ti serve un’altra vacanza per rigenerarti!

  • ma dove hai beccato una mia foto con la vespa rossa? e soprattutto: io ho mai guidato una vespa rossa? AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!

  • @Martina: davvero, Lourdes mi ci vorrebbe proprio… speriamo bene per il futuro, sono ancora qui che spero di far uscire ‘sto calcolo… 🙁

    @Ale: ora capisco perché quando dobbiamo incontrarci qualcosa va sempre storto… è la Grande Volontà del Grande Universo che impedisce che ci incontriamo, sennò finisce il mondo! XD

    @Ly: nooo, anche te sei colicante? Mi spiace, so quanto fa male (oddio, fa taaaanto male davvero)… speriamo di risolvere tutte e due, prima o poi… e speriamo di rifare un po’ di vacanzine verso fine agosto! 🙂

    @stone: ma questo significa che te e il poro Noctulio vi somigliate? ma questo signiifica che tu e lui siete la stessa persona? OMMIODDIO!!!!
    [RIVELAZIONE SCONCERTANTEEEEE!!!] 😉

  • è uno dei miei sette sosia a livello mondiale… mi sento sconcertato…

  • Più che vacanza, chiamasi Odissea.

  • PaoloPlas
    11 anni ago

    Mi meraviglio, non ho sentito parlare di tsunami. Dopo tutte queste sfighe uno tsunamino ci stava proprio bene.
    Per le prossime uscite consiglio un carrarmato.

  • @stone: non ci posso credere! Devo dirglielo!

    @Idabeth: o anche calvario, chissà!

    @Plas: ma infatti anche io sono molto sorpresa… secondo me però meglio stare a casina propria, chessò, in un bunker a prova di guerra nucleare…

  • Ciofo
    11 anni ago

    Ma.. ma.. ma.. O__O

    Con una vita cosi’ mi spieghi perche’ fai GRV?? Te vivi piu’ avventure nella vita normale!

  • In effetti hai ragione! XD

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  • Canti Acidi » Blog Archive » Mare mare mmmano :

    […] di altre volte. Ivi ci procacciamo il pranzo, e poi via al Camping Rosmarina (di cui già vi dissi qua) a montare la nostra tendina e a rifocillarci… Poi, finalmente ci piazziamo al mare con un […]

    11 anni ago

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