Facing awareness

Stanotte, prima di addormentarmi, ho avuto uno di quei momenti pesantissimi che possono davvero ridurti ai minimi termini. Un vago senso di tremenda lucidità in cui riesci a percepire esattamente il vuoto, l’assenza, l’inevitabile.

E’ facile (o meglio, non è poi così faticoso e doloroso) parlare di morte da non religiosi e non credenti, perché alla fine è quasi consolante sapere che la falce prima o poi arriva per tutti, senza favoritismi perché il Caso non ne fa, e porta via con sé il dolore perché tu che trapassi cessi improvvisamente di aver coscienza di te. Il tuo corpo presto diventa un tutt’uno con ciò che ha intorno, si tratta solo di diverse forme di energia. Sotto questo punto di vista, fra l’altro, di te non si perde tutto, pensa che culo.

Però non credo che anche il più incallito seguace del pensiero scientifico non provi mai la paura che tutto finisca. Non le vite degli altri, l’assenza di quelle fa paura per un altro verso.
No, intendo dire, a voi non capita mai di ritrovare da qualche parte dentro di voi l’esatta comprensione del fatto che quando morirete smetterete di provare QUALSIASI cosa? Niente più consapevolezza di sé, niente di niente. Com’è non poter provare niente di niente?
Il corpo smette di lavorare e questo magico tessuto di parole, comunicazione, emozioni, sensazioni, sentimenti cessa improvvisamente di esistere. Il corpo è sempre lì, inutile perché le sinapsi hanno dato forfait. Niente più movimento. Niente più trasformazione, se non quella della decadenza dei tessuti. Ma non c’è più nulla. Se non credi nell’anima, ogni cosa smette di esistere per te che non hai più modo di percepirla. Sei morto, capito? La macchina si ferma. The End.
Non credo che la cosa spaventosa sia il pensiero di lasciare questo mondo, o di soffrire.
Per me la cosa più dolorosa, vertiginosa e terribile è il fatto di non aver più consapevolezza di me. Di punto in bianco. E la cosa peggiore-migliore è che in quel momento non me ne importerà nulla, perché non è possibile che me ne importi.

A volte uno tende ad immaginare la morte come un prosieguo del sonno. Mpfh. La morte è una stella risucchiata da un buco nero. Prima c’è, poi non c’è più. All’improvviso, cessa di esistere. Magari diventa qualcos’altro, ma quella stella non esiste più.
E’ in istanti come questi, in cui riesco a comprendere quanto sia terribile questo pensiero e il corpo è attraversato da brividi bollenti di paura, che capisco perché gli uomini hanno bisogno di credere che le cose non stiano così. Non è poi così consolante, come idea.
Ma comunque preferisco non aspettarmi nulla. Non ci credo, ma ci spero. Così come non credo alle creature cosiddette fantastiche, o alla magia. Non ci credo, ma ci spero un sacco.

Ma, come si dice, chi visse sperando, morì cac4ndo. Meno male, tengo molto al mio colon.
Comunque dopo quei tre minuti di buio e terrore mi sono messa a leggere questo racconto di Gaiman e le cose sono migliorate…

8 Responses to “Facing awareness

  • Cosa hai mangiato ieri sera?
    Non puoi pretendere di capire tutto. Il tutto. Si vive, si muore. Mi sembra sia già una grande cosa.
    Io mi son fatto una peperonata: stanotte ho desiderato di morire.
    Prendi la vita così come viene. Ed un Maalox.
    Baci.

  • Hai avuto la consapevolezza della tua mortalita’, so come ti senti, intorno ai trenta e’ capitato pure a me.

    Realizzi che e’ vero, un giorno non ci saremo piu’, come non ci siamo stati per migliaia di anni prima della nostra nascita mentre il mondo esisteva e la gente viveva.

    E non sentiremo nulla, sara’ come il sonno senza sogni che si protrae all’infinito, infinito di cui non avremo consapevolezza come non ne abbiamo avuta prima di nascere.

    Eh si, e’ una bella botta.

    A volte cerco di immaginare come sia essere morti, ma e’ come cercare di immaginare il battito di una sola mano.

    Pero’, come disse una comune conoscenza, "tanto quando saro’ sepolto in una bara delle mie figure di merd@ non restera’ nulla", e questo puo’ essere una piccola consolazione.

    PS: sai che in psicanalisi e interpretazione dei sogni la Morte rappresenta in realta’ il Cambiamento?  prova a meditarci su.

  • non esiste la fine
    ma il cambiamento come fine. Ne sono sempre più convinto e lo scrivevo qualche mese fa in un post.
    Anche io non credevo in qualcosa di oltre, ma forse speravo che non potesse essere tutto qui.
    E dopo tutto quello che ho passato e quello che ho vissuto adesso credo esattamente nella cosa opposta. 
    Non chiedermi perchè.

  • "All’improvviso, cessa di esistere"….adesso capisco perchè hai un po’ timore della morte.  Tu credi che il tempo esista  😉

  • utente anonimo
    9 anni ago

     Ciao Lastrina! Molto bello il tuo pensiero…
    Ma posso per un attimo sentirmi preso per il culo?
    No, dico… In amicizia, eh….
    …Ma come mai voi agnostici/atei/eretici/Senza Dio credete che l’essere cristiani sia più facile?
    Ma facile rispetto a cosa?
    Ma credete davvero che noi cristiani siamo così stupidi e ingenui da credere che Nostro Signore ci ha preparato un paradiso fra le nuvolette dove ci saranno party a gogo e per i più cattivi un inferno dantesco con i demoni che ti punzecchiano il sedere?

    No… Via… Continuo ancora per un po’…
    Ma credete davvero che 2000 anni di storia cristiana non siano altro che un tentativo di dare risposte alle paure più ataviche dell’uomo?

    Cazzo! In 2000 anni ne avremmo veramente fatta poca di strada se fosse così!!!

    Insomma… Niente di personale… Figurati… Stimo molto la tua intelligenza e la tua capacità di analizzare la realtà, ma posso dirti che non la penso come te?

    Io credo che la nostra anima non svanisca nel nulla dopo la morte… E questo non c’entra niente col mio essere cattolico praticante.

    E’ la certezza di vivere insieme a Platone, Cartesio, Da Vinci, Freddie Mercury che, sono convinto, continuano ad esistere da qualche parte e se non altro con la loro MEMORIA sono sempre lì a darmi coraggio e ispirazione.

    Non si tratta di credere in Gesù Cristo: si tratta di essere cosciente del fatto che TUTTO ESISTE.

    TUTTO

    ESISTE

    E io credo proprio che la nostra anima (o coscienza o autocoscienza, chiamala come ti pare) sia qualcosa che vada al di là dello spazio e del tempo…

    Cmq grazie per la riflessione… davvero molto bella 😉

  • utente anonimo
    9 anni ago

    Ops…. Scusa ho dimeticato di firmarmi…

    MacMercury dixit!

    Se vuoi fatti viva su facebook che lì ci sono sempre 😉

  • l’importante, forse, è non pensare troppo…

  •  @PLAS: effettivamente se controllassi meglio la mia dieta sono quqasi sicura che non avrei di questi pensieri XD
    Lungi da me il voler capire tutto, anche perché se avessi capito non avrei più paura di nulla, immagino… ma tanto il punto non è morire, è l’essere morti. questo mi preoccupa, e paradossalmente è l’unica cosa di cui non dovrebbe fregarmi niente 🙂

    @ciofo: sapevo dell’interpretazione dei sogni e anche dei tarocchi (mica mi sono trascinata dietro quella sfigata di Melisenda per 4 anni senza una minima infarinatura delle sue conoscenze… XD) e non è nemmeno la prima volta che mi capitano pensieri di questo genere, che in realtà si dovrebbero concludere con un "giusto, non posso saperlo, non lo saprò finché non morirò, quindi basta pensare, prendiamo du’ ovini e facciamoci una tazzina di crema…"

    @fsn: ci credo e mi fido delle tue parole, e infatti ti confermo che non mi aspetto nulla, ma continuo a sperarci 🙂

    @Val: se anche non esiste, finché i tuoi sensi rimangono legati ad esso, come ignorarlo in modo efficace? XD

    @MrMercury: e lo so che non la pensi come me, e ciò – ti dirò – mi piace assaj! Tra l’altro, caro il mio gnocco da competizione, ricordati che parlo da ex-cattolica, ex-religiosa, ex-credente e so benissimo che non è affatto facile darsi risposte convincenti nemmeno quando si ha fede… anzi, proprio perché le risposte che mi do da agnostica mi convincono di più (ma non del tutto, ovvio, sennò il giochino sarebbe estremamente facile) che ho accantonato quel genere di modo di pensare…
    Comunque sai, il problema è che credere nell’anima ti dà speranza, in un modo o nell’altro, e sapere magari di lasciare unì’impronta di se stessi aiuta ancora di più; se però non ci credi, o comunque pensi di essere più onesto con te stesso se non ci credi ed accetti serenamente l’idea di essere parte della materia, ma non un’entità distinta da essa, questa consolazione non c’è. 
    Ci sono molti modi per intendere la vita e la morte e credo che siano più o meno pari al numero di persone che si sono poste la domanda nel corso dei millenni e credo che in fondo non ve ne possa essere nemmeno uno di totalmente soddisfacente o esauriente. In realtà va bene così. Ma il punto è che a tutti quanti, in un verso o nell’altro, sia venuto in mente di chiedersi "e se avessi torto?" o di non riuscire più a stare aggrappato alle proprie idee (che comunque dovrebbero essere un modo per sentirsi tranquilli dinanzi all’argomento, sia che uno pensi di diventare solo cibo per vermi o di elevarsi verso il nirvana) soprattutto davanti a una disgrazia… Sono quelli i momenti in cui si ha paura, credo. Di qualunque cosa legata all’argomento.
    Poi passa, o comunque uno prende atto del fatto che finché non sarà lì non saprà come andranno le cose, quindi perché farsi venire il panico prima? 🙂

    Comunque mi ripeto, sono estremamente lieta che non la pensiamo allo stesso modo, stimo molto il tuo modo di sviscerare le cose 😀

    @Stone: esatto! O non mangiare roba strana la sera, come giustamente faceva notare PLAS.

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