Fuga per due

E’ un periodo un po’ gonfio, ma mi ci andava di dedicare parte di questa domenica di totale svacco a ricordare la mini vacanza sotto l’acqua che ci siamo meritati col Frank per festeggiare il suo compleanno… Ma, poiché sono sempre più pigra, mi limiterò ai tratti salienti. Le foto a caso parleranno per me. Forse.

#1 – LA LUNGA NOTTE DELLE TAPPE CASUALI

t-shirt washPartenza alle 20.45 circa, mezzi cenati mezzi no, che mangiare in viaggio è più figo. Io so dove voglio arrivare al termine della notte, il Frank no, ma può scegliere il percorso iniziale e tutte le tappe intermedie.
Tentiamo di andare a Serremaggio, ma non c’è nemmeno il posto per parcheggiare, ma tanto gne gne gne, dopo dieci minuti che andiamo via delusi si mette a diluviare. Allora andiamo a Monteriggioni, a vedere com’è di notte. Ovviamente ad un certo punto piove e ovviamente l’ombrello era rimasto in macchina, ovviamente. Però figata, e proseguiamo. A Volterra ci fermiamo in un parchino, perché it’s regalo time!
Festa festa festa festa!
Brindiamo con una striscia di cookies e una bottiglia di estathé alla pesca… La lattina di cola equa e solidale e il pacchetto di patatine inglesi li rimandiamo alla baldoria del giorno dopo (?). E ripiove, minchia, la perturbazione ci insegue ovunque… Ma tanto il Frank ha indosso il mio regalo, che ha anche un cappuccio… E’ ovviamente una delle cose più nerd che riesco a concepire. Se non l’afferrate perché la foto è incomprensibile vi do degli indizi: Firefly, dinosauri, Wash. E anche Dolan, plz. Basta.

 

#2 – LA CUGINA DI PONSACCO

PonsaccoMentre procediamo verso la nostra meta decidiamo di passare da Ponsacco, nota per molte cose ma soprattutto per aver dato i natali alla cugina del Troio. Sono tipo quasi le due di notte, vedrai che parcheggiare si parcheggia facile.
Ponsacco è proprio caruccia, almeno di notte. Nel centro poi ci sono molte sculture interessanti, tra cui anche delle sorte di panchine-triclini-sarcofagi piuttosto ben congegnati e tutti diversi fra loro, e due arcate realizzate in materiale misto che… sì, beh, andateci, anche non alle due di notte.
A noi la cosa che è rimasta più impressa sono state le chiare metafore falliche insite in alcune delle sculture. O anche in tutte. O anche…

Vabbeh, salutata Ponsacco si va a vedere Livorno, che alle tre di notte deve essere davvero un città magica… Più o meno lo è, in effetti. Ci sono in giro delle teppaglie strane accentrate intorno ai pochissimi locali aperti, ma per il resto ha il suo fascino. La glicemia alle stelle dovuta ai cookies comunque aiuta. E mi tiene sveglia il tempo necessario per guidare fino a Calafuria…

E lì, avvolti nei sacchi a pelo, lungo la strada panoramica, si stianta un sonnellino di un’oretta, aspettando che sorga il sole… che lo so che sorge dall’altra parte, ma è bello e romantico uguale, oh.

#3 – THE DAY AFTER

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Questa foto non rende assolutamente giustizia a nulla di quello che ci attendeva appena la luce era diventata sufficiente per scendere un po’ sulla scogliera. Il cielo in fondo all’orizzonte era di mille colori perlati e c’era u chiarore abbagliante ovunque.  Il vento, cacchio, quanto vento.
Poi si riparte, si tenta di fare metano, non ci si riesce, allora si tenta tirare le sette e mezzo andando a vedere le Spiagge Bianche a Rosignano Solvay, non ci si riesce, si torna a tentare di fare metano, si constata che tutto a Rosignano è dedicato al signor Solvay, meditiamo sul perché Larderello si chiama così, parliamo del bicarbonato di sodio e di quanto smacchia bene i tessuti, pensiamo molto al Kama (?!), facciamo davvero metano e andiamo a Piombino a vedere se si piglia un traghetto per qualche parte.
No, no si piglia che costa troppo, abbiamo poco tempo e piove.
Allora si va a cercare un posto per fare un sonnellino verso Grosseto, che non abbiamo più il fisico di una volta. Troviamo le indicazioni per una famigerata Fonte dei Tiburzi, ci facciamo 3 km in una via dove la Panda rischia la trippa più volte e alla fine giungiamo a una sbarra con un bel cartello spaccato con su scritto “Divieto di accesso per animali al pascolo”. Manco a piedi si poteva passare. E non siamo gli unici a esserci rimasti fregati, ho scoperto.
Ecco perché di tanto in tanto penso che tutte le cattiverie che si dicono abitualmente sui maremmani siano tutte tremendamente vere. Tanto che sono lì, ne aggiungo un altro paio alla lista, corredati dalle sempiterne bestemmie. Ma tanto siamo così tronchi che ci mettiamo a dormire lì, con la macchina in salita, scomodissimi ma beati, in mezzo alla natura più prepotentemente primaverile che questa stagione ci abbia messo a disposizione. E un vento della madonna.
Ci si sveglia, alla fine, e si va a far pranzo al mercato di Castiglion della Pescaia, tanto l’albergo si prenderà lì. Niente tenda, visto che piove ogni due ore. Anche al mare, dopo pranzo, piove. dopo esserci asciugati, si girella come animelle in pena per Castiglioni e si guarda il raduno di ciclisti da enduro che si divertono come matti in mezzo al paese. Anche noi ci divertiamo, e poi non piove, via, una volta tanto…
Con calma perdiamo tempo qua e là, perdendoci dentro Grosseto almeno un paio di volte per cercare la Coop, poi ci avviamo con calma alla Giannella, cerchiamo il ristorante per dieci minuti buoni perché è nascosto proprio bene, andiamo a perdere un po’ di tempo in spiaggia, ci facciamo divorare dalle zanzare, divoriamo a nostra volta una cena ottima (e leggete qui  il perché), poi collassiamo , perché il sonno ci mangia davvero anche lui.

#4 – L’IRA DI KHAN

Lasciando l’albergo sotto un sole bastardo (fino a due ore prima pioveva di nuovo, quindi niente bagno a ‘sto giro, ‘nsomma), pregustando la mattinata sulla spiaggia a rotolarci sotto il sole con la Settimana Enigmistica e l’agognato pranzo con frittura di pesce  della sempre mitica Volpe Ghiotta, per poi ripartire alla volta di Casciano di Murlo, dove mi aspetta un bel concertone con l’Arbia Big Band, facciamo LA scoperta.

La Pandina ha una ruota a terra.
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Meno male che ho il ruotino. E’ la terza volta che buco, cacchio, almeno quello l’ho imparato.
Meno male che Gigi della Volpe Ghiotta (uomo santo) ci dà una mano trovandoci un compressore per rigonfiare il ruotino.
Meno male che il metanaro di Grosseto è aperto e preciso c’è un meccanico che ci fa pat pat sulla testa.
Meno male che secondo lui andando P I A N O riusciremo a ritornare ad Arezzo.
Meno male che siamo zen inside.
Meno male, sennò ero ancora lì a moccolare.

#5 – GNAGNINI!

Dopo le bestemmie del lunedì successivo alla vacanza (AAHAHAHAHAHYAHAHAH) dal gommista e varie altre amenità, il mercoledì notte la maledetta gatta Pena (il nome è quanto mai appropriato alla sua psiche contorta e nevrotica) scodella finalmente i gatti nella sua pancia.
Ed è subito amore.

 2013-05-23 miciulini

5 Responses to “Fuga per due

  • Alibimba2.0
    7 anni ago

    Ma che bella vacanza da gggiovany, di quelle che un po’ ora rimpiango (ma anche no, visto che sono una pigrona che pretende di dormire in un letto 😛 ).
    Ruotino a parte.
    Però bravi!

  • Questa è un’odissea, altro che.
    Ma bellini i mici rossi!!!!

  • Ciofo
    7 anni ago

    Ma sempre questi viaggi della speranza! va beh che siete GRVisti quindi nulla vi spaventa, ma ogni tanto qualcosa di meno “sector no limits”?? B-D

    micini troppo miciosi :-*

  • O Lyppina!!!!

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