Generazioni impastate

Narrano le leggende che la mia bisnonna, che purtroppo se n’è andata qualche mese prima della mia venuta al mondo, fosse impietoso giudice di qualunque cosa intraprendesse mia nonna in ambito gastronomico. Ogni qualvolta che quest’ultima faceva la pasta, non importa quanto le fosse davvero venuta bene, la bisnonna si avvicinava, tastava la pagnotta messa a riposare (non ci vedeva quasi per niente, va detto) e sospirava tra sé (*): “Anche stavolta ‘n c’ha cavo gnente…” (**)

Circa 20 anni dopo queste scene, mi accinsi – giovane inesperta – a impastare per la prima volta la mia fontana di farina, uova, un pizzico di sale, un guscio di acqua tiepida, un filino d’olio, sotto la supervisione di mia madre. Con molta concentrazione e una certa trepidazione lavorai di forchetta e di mani, finché non ottenni una bella palla liscia liscia e promettente.
Al che sopraggiunse mia nonna, forse non proprio fiduciosa riguardo alle mie capacità di manipolatrice di Didò e forse certa di trovarsi davanti a un trojaio™ di proporzioni bibliche… stese la mano sulla pasta per accertarsi del risultato e in quell’attimo mia mamma colse la palla al balzo, elogiandomi tutta giuliva: “Oh, guarda, ti è venuta meglio di come viene alla tu’ nonna!”.

All’epoca non conoscevo ancora le peripezie delle massaie della mia famiglia, ma ora posso solo immaginare quanto questa cosa abbia fatto ridere mia mamma e indispettire mia nonna… chissà se poi la pasta mi era venuta davvero bene e, soprattutto, chissà se la bisnonna Felice mi avrebbe detto “udììììo, se’ come la tu’ nonna, ‘n ce cavi gnente manco te…”

 

(*) Quindi in modo ben udibile da tutta la famiglia, compresa la zia nella casa accanto

(**) Traduzione per i digiuni di aretinità: “Sono spiacente di constatare che l’impresa – ahinoi – non è riuscita secondo i canoni standard di successo

Adesso vorrei poter dire a mia nonna che la sua pasta mi garbava, e mi garbava proprio tanto. Non mi pare di averglielo detto abbastanza volte. Anche se lo avessi fatto, vorrei dirglielo ancora, a ripetizione. 

Se avete una nonna che fa bene la pasta fatta in casa, diteglielo millemila volte prima che sia tardi.

 

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