La solitudine dei centri storici

Ho passato una settimana intera a viaggiare su e giù per il Casentino (e dintorni) e a camminare per svariate ore, macinando chilometri attraverso zone residenziali e vicoli minuscoli, condomini nuovi fiammanti e antiche cinte murarie.
Nonostante la combo di fatica e devastazione pedestre, ho avuto modo di passare da angolini di mondo meravigliosi, custodi di chissà quante storie perdute, minuscole, eppure ancora presenti nell’aria.
A volte ho trovato anche scorci vagamente inquietanti, come misteriosi giardini lasciati a se stessi che nascondono case dalle finestre rotte o sfilze di nani da giardino estremamente competitivi.

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Talla – cortile privato

In quasi tutti questi luoghi si stende un velo di malinconia, forse percepibile solo da inguaribili sognatori, anime sensibili o donzelle in preda al ciclo mensile. Un velo dovuto forse al fatto che i centri storici sono vuoti, lasciati a avvolgersi nei ricordi che custodiscono nel tentativo di mantenersi ancora caldi, di ignorare le crepe impietose che si aprono nell’intonaco, di ritardare il lento lavoro dei tarli nelle travature.
Pochissimi giovani, molti anziani. Giusto il flusso degli stranieri riesce ad arginare l’emorragia, a colorare i campanelli di cognomi esotici e a volte difficili da pronunciare, a procurare ingorghi di passeggini dei minuscoli androni.

Chissà, magari molti dei palazzi dei centri storici costano ancora moltissimo. Chi te lo fa fare di spendere un sacco di soldi in una casa brontolona che ha sempre bisogno di cure, magari con tante scale e niente ascensore, magari in un vicolo stretto e buio dove il sole arriva con calma la mattina… Meglio occuparsi di un appartamento nuovo fiammante, magari più spazioso, magari vicino al supermercato, magari con il parcheggio proprio sotto casa. Non c’è paragone, è mooooolto più comodo, no?
E quindi i vecchi centri medievali si svuotano. I negozi e le botteghe degli artigiani chiudono. Niente più storie ad accumularsi fra le pareti.

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Strada In Casentino – Negozio chiuso

Passare vicino alle case disabitate (soprattutto con le finestre rotte o sbarrate) mi ha sempre creato molto disagio. Forse nella scorsa settimana ne ho viste troppe tutte insieme perché il groppo in gola non ne vuole sapere di allentarsi.

Raggiolo - Muro delle parole dimenticate

Raggiolo – il Muro delle Parole Dimenticate

La cosa migliore da fare forse è ricordare tutto il possibile. Tenersi stretti i propri ricordi e quelli di chi è venuto prima di noi e ce li ha raccontati.
Tutto va perso prima o poi, tutto si trasforma e cambia pelle.
Ma alcune cose forse si stanno perdendo troppo di corsa. Perdere la coscienza di ciò che eravamo nemmeno cinquant’anni fa forse non è cosa saggia. Penso che le memorie di ciò che è stato siano essenziali per comprendere ciò che siamo adesso e per non dar nulla per scontato. Penso che tecnologia e tradizione possano trovare un meraviglioso punto di incontro. E penso che ci sia ancora tantissima poesia nell’aria e un sacco di gente capace di percepirla.

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Il Borro – Pinocchio diventa un bambino vero (Opera di Don Pasquale Mencattini)

2 Responses to “La solitudine dei centri storici

  • Valentina
    2 anni ago

    …e poi sono io quella con la marcia in più. Tu hai la retromarcia più bella di tutte, tesoro mio!

  • Come al solito la mia testa lavora troppo e mi sa pure nella direzione sbagliata 😀
    Grazie Vale <3

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