London Loves #1

Sorvolo a larghi passi su quelle trascurabili questioni (tanto per tirarne fuori una su millanta) che da quando sono atterrata a Pisa non hanno cessato di tormentarmi in tutti i modi possibili e mi accingo alla composizione del primo post pro Londinium…
(per i lettori di Feisbuk – leggetevi il post originale sul blog che sennò vi perdete tutte le foto, mi raccomando!)

Inutile dire che razza di meravigliosa esperienza sia stata sotto tutti i punti di vista, quindi di fatto inutile anche questo post e tutto quello che a pezzi e bocconi sto cercando di macinar fuori. Ma vabbeh.

Day 0

Dopo un incredibile sforzo di volontà (mio) per non scendere dall’aereo dopo i primi trenta secondi di permanenza e dopo un viaggio tutto sommato tranquillo e piacevole a parte le mie copiose lacrime e sospiri e frasi insensate, approdiamo alla nostra meta in località amena Aereoporto di Stansted.
Là con calci e morsi ci conquistiamo un posto nel bus che ci porterà in Liverpool St., dove becchiamo la Kirsty (uscita di straforo dal lavoro) per circa venti secondi. Poi ce ne andiamo a zonzo aspettando il momento della sua libertà, ed è stato così che la vostra Lyppa spende senza rimorsi le sue prime trentacinque (35) sterline in una giacca che più glam non si può – stoffa lucida viola con motivi di geishe. Checcazzo, non si può comincià così!
E invece sì. I nostri eroi poi fanno una grande scoperta: a Londra c’è la settimana del DESIGN. No, davvero, manco a farlo apposta. Ci ritroviamo immersi in una via dove gli atelier fanno outing delle proprie capacità direttamente sulla strada (vedi foto) e poi in seguito a Banglacity, con tanto di meravigliosi banchini di pappatoria (ma quella merita un post a parte…). Insomma, confusi e felici andiamo a riprendere la nostra splendida ospitante e ce ne andiamo a casa sua, là nel profondo Peckham, a sua volta là nel profondo Southwark. Dopodiché cediamo all’oblio, che siamo in piedi dalle 3.45 e in realtà non avevamo dormito una ricca s3ga.

Day 1


La mattina di buon ora siamo già in piedi per dirigerci verso Hyde Park Corner via bus… personalmente sono un filino addormentata, ma il mio compagno di viaggio è ancora sotto adrenalina e osserva ogni cosa con gli occhioni da bimbo felice… che non sono nulla in confronto dell’espressione luccicosa e contenta che assumono in vista del National History Museum, raggiunto dopo una bella passeggiata lungo il Serpentine e una breve sosta davanti alla Royal Albert Hall… ovviamente non abbiamo tempo di girarlo tutto, ma una parte di esso viene minuziosamente visitata… grossi bei dinosauri!
La visita prosegue con una capatina in una sezione dedicata a Darwin, dove campeggiano vasi e vasi di roba (animali-piante-altro) sotto formalina/spirito… ecco, prima di pranzo magari non era il caso, però…
Dopo esserci riempiti il pancino visitiamo uno dei musei più féscion della storia, ovvero il Victoria & Albert Museum (di cui si dirà sull’Entroglifero, attualmente un po’ quiescente), e in seguito Kensington Gardens, dove apprendiamo con disperazione che il campo giochi dedicato a Lady Diana non si può visitare se non accompagnando biNbi sotto i 12 anni. Peccato, Frank non si era fatto la barba, quella mattina…

Day 2
Venerdì giochiamo per un po’ ai turisti seriosi: camminiamo alacremente fino a Buckingam Palace attraverso il St. James Park, poi viriamo verso Big Ben – House of Parliament – Westminster (15 sterline per visitarla però non gliele diamo, maledetti preti…), e non trascuriamo nemmeno le guardie a cavallo nella nostra passeggiata baldanzosa verso Trafalgar Square. Possiamo poi forse esimerci dal tuffarci nella National Gallery? No, certo. Ca$$o, c’è anche un dipinto di Piero che sono 12 anni che non vedo di nuovo, e una sala dedicata agli impressionisti, come si fa a non andarci? Certo, tocca fare i conti con quintali di materiale di periodi e correnti artistiche di cui volontariamente non ricordo nulla (con buona pace dei miei ex-professori di storia dell’arte) e che mi danno un certo torpore alle palpebre e anche un po’ al colon, però…!
Insomma, puntatina anche alla National Portait Gallery (dove c’è una mostra su Twiggy, frallaltro), passeggiatina a Covent Garden (con tanto di artisti di strada di ogni genere e tipo, un paradiso) e poi via verso il Tamigi, verso il Milennium Bridge (e sottolineerei CALATRAVA – quell’uomo lì) e -soprattutto – verso il Tate Modern.
Ah, come amo quel posto. Come lo amo. Come lo amo? Lo amo.
Ne vediamo solo un piano, per il momento. Ma torneremo. Oh, se torneremo!

Day 3

Il sabato essi si riposarono un po’, anche perché nell’aria c’era un po’ una sorta di collasso generale per i ritmi mantenuti… nel pomeriggio, con molta calma, finalmente insieme anche alla Kirsty e Anthony (the old man), andiamo con l’autobus fino a King’s Cross (si evince dalla foto?) e poi via di nuovo verso Highgate Cemetery… che però è chiuso.
Eh, sì, chiude alle cinque, mannaggia. arriviamo là quasi alle sei. Niente tombe monumentali. Niente Douglas Adams per il poro Frank. In compenso, tanta stipa tenuissima, e una cena meravigliosa a casa di (si scriverà così?) Ellen.

Day 4

Anche la domenica è giorno di sbraco totale, di pescivendolo e di chiccai che vendono anche la Curiosity Cola, che ti fa sentire curiosamente rinfrancato o una cosa così. Frank assicura che è vero, noi rispettiamo rispettosamente le sue idee.
Dopo la gitarella dal chiccaio proseguiamo verso il cimitero di Nunhead, visto che Highgate l’avevamo trovato chiuso, e troviamo un posto davvero irreale (le cui foto sono -ahimé- nel mac della Kirsty, sigh, maledette teste svuotate). Scopriamo che è rimasto abbandonato per almeno una cinquantina d’anni, e se fossimo andati là alle due avremmo avuto la possibilità di fare delle attività con l’associazione che adesso lo cura con amore e dedizione. Inoltre, è pure una sorta di parco naturale e ci allevano le api. Splendido.
Uh, giusto, e la sera tentiamo di raggiungere un locale sul tetto di un immenso parcheggio passando per una piccionaia invasa da materiale organico e inorganico di vario genere… però la musica è incredibilmente alta, e ce ne rimaniamo appoggiati al parapetto a osservare un’immensa Londra notturna. Ahhh.

Day 5

Soho. Carnaby Street. Chinatown. Ma soprattutto la vera meta di questo viaggio (per me, tipo): Agent Provocateur. Ho scoperto che ce n’è uno anche a Milano. Dei del cielo, quando potrò spendere 290 sterline per un corpetto, giuro, lo farò. Devo spicciarmi a diventare ricca.
Poi sbarbiamo un bel po’ di tempo da Angels, negozione su cinque piani che vende/noleggia/realizza ad hoc costumi di ogni tipo e ovviamente ha pure un botto di trucchi adatti. Il paradiso del giocatore di ruolo coi soldi. E in seguito al Forbidden Planet, dove Frank spende involontariamente una trentina di sterline in libri di Gaiman, e poi a Denmark Street, dove ti scappano gli strumenti musicali dalle orecchie. Però la vostra Lyppa avverte che qualcosa nel suo fisico sta cedendo… la stanchezza e la scimmia del cacchio stanno avendo la meglio…

Day 6


Quanti giorni ci vogliono per visitare tutto il British Museum? Non lo sappiamo ancora, ma sicuramente non due. Intendo, per visitarlo con calma. In una giornata finiamo a malapena il primo piano, ma solo perché alcune sale sono chiuse e perché altre tocca farle un po’ di corsa.
Quindi promettiamo a noi stessi che, quando torneremo, gli dedicheremo molto tempo. Moltissimo. Il che va ad aggiungersi a tutte le cose che intendiamo rivedere con calma. Insomma, non ci basteranno due mesi. Ma vabbeh.
Purtroppo però la vostra Lyppa a questo punto del viaggio ormai è tritata e irrimediabilmente devastata nel fisico e se ne va a zonzo col braccio al collo per evitare tutti i movimenti inutili che possano peggiorare la situazione… però resiste stoicamente perché Londra è Londra, perché chissà quando le ricapiterà di tornare e perché non può rallentare e impedire al suo compagno di viaggio di godersi al pieno gli ultimi due giorni! Ecchecass, no!

Day 7

L’ultimo giorno lo dedichiamo per metà a Camden Town e a tutti i maledetti mercatini pigiati lì, autentici paradisi per amanti del cyberpunk e per le gothic lolitas… se solo avessi avuto tanti soldi e una valigia più grande, gliel’avrei fatta vedere io, ‘un avevo paura di niente! HA!
L’altra metà è invece tutta per il Tate Modern, del quale visitiamo il 5° piano che comprende una mostra su un progetto dedicato a Ann Lee, un personaggio secondario di Ghost In The Shell. Vi consiglio di documentarvi, ne vale un sacco la pena.
Infine, devastati ma felici, sbagliamo strada e ci dirigiamo verso Elephant and Castle impiegandoci ore ed ore. Bus, casa, e cena con il mitico Rob e compagna (anche lei mitica). Sì, decisamente devastati, ma anche decisamente felici.

Il giorno successivo siamo di nuovo sull’aereo (con mia grande felicità, ma stavolta me la cavo un po’ meglio) e nel primo pomeriggio ci rendiamo conto che ormai ci eravamo abituati a Londra e al suo stile, che ci eravamo abituati alla comodità di avere tanti autobus a disposizione e orari precisi e chiari da seguire, cartelli che spiegavano ogni cosa, servizi edificati in modo intelligente, strade ampie e in generale adatte a camminarci su, etc. La stazione di Pisa ci è sembrata la cosa più brutta e scomoda che avessimo mai visto. E ha pure piovuto. Meno male per il pollo arrosto a Firenze… (Ma del cibo, s’è detto, si dirà.)

Insomma siamo tornati. Stanchi, soddisfatti e un filino intristiti.
Ma va ben così, no?

5 Responses to “London Loves #1

  • bello, bravi, bissssssssssss!

    mi hai fatto venir voglia di tornarci, a Londra… sono 12 (leggasi DODICI) anni che non la vedo… sigh sigh…

    ah, ma prima o poi ci si va, eh!

  • Macome intristiti?

    Parlaci del cibo, và…che così passa tutta la tristezza 😉

  • @Ali: ci DOVETE andare, dà troppa soddisfazione! 😀

    @Val: ma infatti il prossimo post lo dedicherò tutto alla pappa, con tanto di foto acconce!

  • Cinque piani di costumi? O___O

    ma potevi dirlo che venivo anche io! ;__;

  • E il Forbidden Planet era il paradiso dei Nerd! dovevi venì, fattelo raccontare da Stilgar…

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