Meno male che domani è primavera

tageteAl solito, il tempo passa e io non scrivo niente.
E di cose da scrivere ne avrei avute.

A febbraio però ero troppo piegata dagli eventi per riuscire a sfogarmi via tastiera, anche se avrei tanto voluto esser capace di farlo di nuovo.
A marzo avrei avuto da raccontare un viaggio intero, ma meglio goderselo fino in fondo che perder tempo a smanettare sulla tastiera di uno smartphone.
Ad aprile il contraccolpo del ritorno ha causato una mesata di bipolarismo che ha prodotto energia e lacrime in ugual quantità, ergo stare davanti al pc non era un’opzione.
A maggio sono scesa nel mio inferno personale dedicato ai rimpianti e, anche se forse mi avrebbe fatto bene, non fa bene all’autostima coprirsi il capo di cenere nella pubblica piazza.

Ho pensato, ho valutato, ho pianto. Non ho trovato una soluzione definitiva, ma alla fine è evidente che quel che è fatto ormai non si disfa e tutto sommato poteva andare peggio.
Quindi vediamo da qui in poi che si può fare.
Intanto, se tutto va bene da settembre tenterò la via della laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo (musicoogia e beni musicali, per capirsi). Apre delle porte? No probabilmente, forse quella limitatissima dell’insegnamento di materie che non caga nessuno. Ammesso che io sia ancora capace di studiare come dieci anni fa, cosa che è tutta da vedere. Ma la cosa che mi dà più fastidio è il pensiero di aver perso un sacco di tempo, quindi non voglio che quei tre anni di esami macinati a tutto spiano cadano nello scarico del water.
Ma tanto, chi mi prende? Che so fare a parte insegnare? Tutto, ma soprattutto niente. Forse è come in Giappone, è come mi raccontava Satoe: se sei una donna e hai oltre 30 anni non puoi cambiare lavoro (ammesso che tu ce l’abbia). Nessuno ti considera. A parte che in Italia nessuno ti considera a prescindere e se sei una donna è sempre più difficile fare qualsiasi cosa che per un uomo, ma ci vuole ottimismo.
(Mantenere l’ottimismo quando prendi durante l’anno 300 euro al mese e le scuole finiscono a metà giugno comunque non è banale.)
(E nemmeno quando tutto quel che trovi sono misteriosi lavori di consulenza commerciale porta a porta a provvigione e callcenter umilianti, gesuccristo, meglio la fame che incentivare sciacallaggi del genere)

Insomma, al momento la mia consolazione più grande (marito a parte) è guardare fuori dalla finestra e vedere che è primavera. Anzi, quasi estate.
Mi sembra un miracolo meraviglioso.

fragole

Il tubo di fragole. Yeee!

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