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Ammetto che la dieta distruttiva di cui vi parlai tipo qui mi sta distogliendo molto dalle gioie della cucina, però anche in caso di restrizioni alimentari uno può rimboccarsi le maniche e tirare fuori qualcosa di sfizioso che cerchi di mettere d’accordo tutti (ciccia, colesterolo, reni…).

La ricetta originale non è mia ma della Cristina, altra nota buongustaia, e prevedeva fra gli ingredienti anche il salmone fresco, però per l’occasione l’ho rimaneggiata (e poi il salmone fresco cotto non è che sia l’amore della mia vita, lo preferisco in carpaccio millemila volte)

Cosa serve? Vi metto più o meno le quantità per far star bene due persone (accompagnato da qualche verdureria):

600 g di filetto di persico (o qualunque altro pesce simile di vostro gradimento… di solito non lo prendo mai perché non è pescato vicino, però stavolta avevo fretta)
un ciuffetto di prezzemolo tritato
100 g di ricotta di mucca fresca
qualche grano di pepe verde
un uovo
tre cucchiai di crusca
(o un paio di pan grattato)
un cucchiaino di zenzero fresco grattugiato
(o mezzo di zenzero secco)
un pizzico di noce moscata
sale qb

(ci andrebbe anche il limone e/o la scorza, ma stavolta ho lasciato perdere per certi problemini intestinali che… lasciamo perdere, appunto.)

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Cuocete il pesce con un filo d’acqua e i grani di pepe verde e spolveratelo con un pizzico di sale. Normalmente cuocio il pesce nel latte, ma sapete com’è, per non essere ridondante visto che c’era già la ricotta (che di solito non metto)… Vabbeh, oh, Avete capito il concetto!

Mentre il pesce cuoce, mescolate in una terrina l’uovo, la crusca, lo zenzero, la noce moscata e il prezzemolo tritato. Poi aggiungete anche la ricotta: a me piace quella di mucca che è più leggera e nell’insieme sa un po’ meno di latte, poi vedete voi… quella presa al banco rimane più granulosa e la preferisco, ma se vi piace più cremosa scegliete quella che vi piace di più.

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Lasciate intiepidire il pesce e mescolatelo a tutto il resto, aggiustando di sale (e di limone, se volete mettercelo) e attendete qualche minuto prima di formare tante palline: l’impasto è abbastanza “viscido” da lavorare e in compenso non si appiccica alle mani, ma se aspettate finché il pesce si fredda la sua consistenza “collosa” aiuterà a mantenere compatte le palline.

Sistematele in una leccarda o teglia (su cui avrete precedentemente steso la nostra beneamata cartaforno) un po’ distanti fra loro e infornate il tutto a 180° per una decina di minuti.

Teoricamente si possono anche friggere, ma in questo modo sono più leggere (e tremendamente proteiche, occhio) e poi fritte son buone anche le ciabatte… 😀
Il risultato appena uscite dal forno è questo! In alto invece le avete viste già condite con un goccio di salsa di soia… non esagerate o vi ritroverete con la lingua stracotta tipo – ehm – io (oh, avevo fame stasera, dopo ore e ore di biNbi!).

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