Quel tizio lì

Rimandiamo a un’altra volta qualsiasi ilare aggiornamento sulla salute della vostra Lypsak. Ci sarà tempo.

Oggi volevo parlarvi di un tizio che ho conosciuto qualche anno fa. A vederlo sembrava un po’ uno di quei bambini cicciottelli sfigati, di quelli che le madri incoscienti rapano a zero inseguendo non so quale segreta speranza. Però, a differenza di quei poveri bimbi sventurati, non solo era sulle soglie della maggiore età, ma era anche dotato di un paio di grandi fanali di un azzurro sfacciato, di lunghe ciglia scure e di labbra dalla forma inusuale su cui spesso campeggiava un gran bel sorriso solare. Inoltre, su di lui la gente esprimeva solo pareri positivi: “è uno di cui ci si può fidare, tanto bravo, tanto intelligente, tanto responsabile, un vero amico, come un fratello maggiore, bravissimo master di D&D…”
In effetti mi pare che fu proprio lì che lo vidi la prima volta: a un torneo di Dungeons & Dragons sul finire dell’anno 2002. Io facevo le foto per le neonate TdA, lui masterizzava un’avventura. Ovviamente non scambiammo una parola. Avevamo amici in comune, io sentivo continuamente parlare di lui, ma ci volle quasi un anno prima che la conoscenza per sentito dire diventasse anche qualcosa di più tangibile, del tipo “oh, ciao, ma guarda chi c’è!”. Sarà che c’erano cinque anni di differenza tra noi e i maschi un po’ timidi difficilmente avvicinano le ragazze più grandi. Non saprei. Dovrei chiederglielo.

Comunque, poi alla fine trovammo argomenti di conversazione. O forse ci andai a parlare e basta, al cazzeggio, come sempre, approfittando della presenza di altri oscuri personaggi con cui mi piaceva scambiare due battute. Così, dal nulla, seguendo un istinto non meglio identificato.
Sempre senza alcun apparente motivo, dopo un po’ (un po’ di cosa? Di chiacchiere agli eventi di GRV, essenzialmente, lo vedevo solo lì) gli proposi di diventare mio coinquilino, pur sapendo che avremmo dovuto condividere non solo la camera, ma anche il lettone. Inspiegabilmente, quel tipo alto e cicciuto accettò la mia assurda proposta come fosse stata la cosa più naturale al mondo. Forse fu in quel momento che mi convinsi che quel tizio così perbene  nascondeva qualcosa. Certo, sotto la sua bella panciona rotonda poteva starci comodamente una squadra di rugby di personalità multiple, ma non era questo il punto. L’unica cosa certa per me in tutto quel marasma era che sotto la maschera del bimbo sereno e pacato c’era dell’altro e quindi io, irrequieta e rompicoglioni come non mai, mi misi subito d’impegno d’impegno per scoprire cosa fosse questo altro.

Sono passati almeno otto anni da quando ho visto quel tizio al torneo di D&D. E’ passata tantissima acqua sotto i ponti, tra cui due anni da coinquilini in cui si è cementata una solida amicizia, di quelle che quando hai bisogno di qualcosa sai che l’altro c’è sempre e che quando c’è qualche manovra folle da fare l’altro è sempre pronto a partire verso l’ignoto. E altre cose, poi, altri eventi, altre situazioni. Il tempo è passato per entrambi, insomma.

E il tempo mi ha dato anche ragione. Il bimbo cicciotto, diligente e pacato era un fake. Un gran bel fake, intendiamoci, ma sotto c’era talmente tanto altro che è bastato che quel tizio cominciasse a prendersi un po’ più cura di se stesso, invece di far sempre tutto per gli altri, che il fatturato è centuplicato. Perché il tizio valeva tantissimo e la gente lo stimava perché davvero era in gamba, non solo per quel che poteva dare al mondo. Solo che lui ancora non lo sapeva.
Quando finalmente se ne rese conto, il tizio iniziò a scrollarsi di dosso tutte le maschere che si appiccicava addosso da sempre e spiccò il volo. Forse pochi se ne accorsero, perché rimase la stessa persona generosa, diventente e gentile che era sempre stata. Eppure la differenza c’era, e stava esattamente fra il verbo dovere e il verbo volere. Ma questa è un’altra storia.

Comunque siano andate le cose, sta di fatto che ad un certo punto il tizio si rivelò in tutta la sua sconcertante bellezza. Quello che prima sembrava un bozzolone scuro, in realtà nascondeva un fiore dal profumo intenso, tanto dolce e penetrante da far perdere la testa. Era tutto già lì, solo che non si vedeva bene, perché lui non si rendeva conto che quella era tutta roba sua. Però era davvero già tutto lì, tutto scritto nel suo  sguardo spudoratamente azzurro.

Che poi, non è affatto azzurro. E’ verde acqua. E argento. E oro.
Ma questo, forse, questo l’ho potuto constatare solo io.
E ne vado fiera.
Sono orgogliosa di viaggiare ancora accanto a quel che rimane di quel post-adolescente grassoccio. Spero di poterlo accompagnare ancora per molto, molto molto tempo attraverso ogni istante della sua vita e di rimirare in ogni momento che splendida creatura sia diventato.

Auguri, Frank.

8 Responses to “Quel tizio lì

  • ciofo
    8 anni ago

    Auguri al Lurker ^___^

  • Auguroni al Frank e a te.

  • Auguri! 🙂

  • Gweiddi at Ecate
    8 anni ago

    Ieri il mio cellulare si è rifiutato di collaborare per tipo tutta la giornata ._.
    Scusa al Frank per non essere riuscita a fargli gli auguri in tempo.

  • Arrivo -esima per augurare un buonissimo compleanno al Frank!

  • auguri in ritardo al Frank

  • Ringrazio tutti in colpevolissimo ritardo… Sapete com’è, dura la vita del lurker! Ma grazie, grazie di cuore a tutti…

  • Eeeeeeeeeeeeh ma questo post mi era sfuggito!! Quasi mi vengono i lucciconi!!!
    Speldido lui e splendida tu! 🙂

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