Scelte

Un altro anno immersa nella scuola. Un anno strano, fatto di quarantene, domande, fughe rocambolesche, troppi lavori, dubbi esistenziali, pranzi al volo, lacrime ricacciate dentro a forza, risate, affetto, pensieri negativi e positivi mescolati fra loro in cocktail esplosivi.

E adesso, FINALMENTE, l’estate.

Un’estate in cui la parola d’ordine è riflettere e prendere delle decisioni, o quanto meno mettere ordine in una vita che finora è stata composta al 90% di caos, aleatorietà e improvvisazione. Ma non è facile, perché non riesco a capire ancora fino in fondo quale sia la mia lista della priorità.

Ormai è abbastanza ovvio che mi piace insegnare e trasmettere le mie passioni ai miei allievi, almeno quanto mi pesa aver a che fare con un contesto tossico dal punto di vista burocratico e sociale, se così si può dire. Mi piace pensare che qualcuno possa trarre beneficio dalle cose che ho da condividere, soprattutto in quelle fasi delicate in cui sentirsi dire la cosa giusta può fare la differenza in futuro fra un caprone lobotomizzato e un individuo capace di pensiero critico e innamorato delle arti.

Mi piace imparare dai colleghi, anche quelli molto diversi da me. Non mi piacciono i millemila fogli da riempire (ma a chi piacciono?), le relazioni da stendere (idem), i rapporti con (alcune) famiglie. Non mi piace che l’idraulico o il medico mi dicano come fare il mio lavoro, perché io non metto bocca sul loro.

Mi piace cambiare e non fare sempre la stessa cosa. Non mi piace pensare che il mio percorso di arricchimento personale si esaurisca qui.

Mi piace mettermi alla prova. Non mi piace portarmi costantemente dietro le ansie, le angosce e il peso delle responsabilità, anche perché alcuni aspetti della mia salute sono indubbiamente fragili e non posso trascurarli.

Mi piace studiare, ma mi piace anche lavorare con le mani e creare qualcosa di decente, se non bello.

Mi piace stare con le persone, ma mi saturo facilmente.

Un bel po’ di cose da districare, nevvero? E quindi qual è dunque la conclusione?

Non lo so ancora, ovviamente.

Per il momento, ho messo ufficialmente in standby il progetto di dottorato: tanto, o lo faccio come vorrei (e mi serve di sapere il giapponese molto meglio) o non ne vale la pena, perché è qualcosa che voglio fare per me stessa, non per un’ipotetica carriera accademica che non mi interessa minimamente, e quindi voglio farlo bene. Ma questo non significa che rinuncio all’idea. Seddiovole l’età non conta molto, quindi vedremo cosa mi riserva il futuro.

Inoltre, nonostante l’ambiente scolastico non sia propriamente salubre per la mia salute mentale, soprattutto oggi come oggi, ho inviato la domanda per il concorso ordinario per le scuole medie (alle superiori non ci sono posti). Non è la cosa che vorrei davvero fare, ci sono pochi posti in tutta la Toscana, non è detto che lo vinca e non è detto nemmeno che lo passi, ma non si sa mai. Se uno non fa niente, è difficile che succeda qualcosa, quindi tanto vale darsi da fare e spargere semini in giro.

Ci sono tante, tantissime cose in ballo. C’è un’estate intera per pensare e per capire. Non basterà forse, ma intanto c’è l’estate.

E l’estate quassù è semplicemente bellissima, come dimostrano i due dementi felini qua sotto.

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