Some catchin’ up to do

Proprio in questi mesi che avrei avuto tanto, tanto bisogno di usare questo negletto blogghino, VUOTO.
Non ho scritto una parola.
Sto migliorando (oh, tesoro, finalmente invece di perder tempo a macinare sproloqui che poi non vorrai più rileggere e che non servono a nessuno hai deciso di affrontare le cose passando all’azione diretta! O no?) o sto regredendo (brutta cretina, almeno prima scrivevi, ti sfogavi e in questo modo mettevi a fuoco le cose! Ora sei troppo pigra anche per cazzeggiare sul tuo blog?)… difficile a dirsi…

Comunque sia, la situazione è strana.
Mentre altre questioni apocalcriptiche erano in lenta ma inesorabile via di risoluzione, lo scorso Venerdì Santo la mia indistruttibile nonna si è sentita male. Per la precisione ha avuto un ictus e lì per lì, nonostante avesse sempre avuto una salute migliore della mia, i medici la davano per spacciata.
E invece ha reagito alle terapie, si è ripresa in barba alle statistiche e non solo stava sempre meglio, ma in un mesetto aveva anche ripreso a mangiare da sola, chiacchierava e raccontava un sacco di cose (anche più volte, ma pazienza), c’erano buone possibilità che ritornasse a camminare, anche se in modo moooolto malandato.
La situazione era talmente promettente che l’avevano presa in un istituto per farle fare tre settimane di riabilitazione… e lì si è presa una polmonite o qualcosa del genere ed è venuto fuori che si era anche presa un bel batterio (clostridium difficile, con un nome così ‘ndo vuoi anda’?) che ha goduto tantissimo quando ha visto che le difese dell’intestino erano state piallate dagli antibiotici per la polmonite e l’ha stesa. Bum. Rotta.
Riportata in ospedale, stavolta nel famigerato reparto di Geriatria, dove passavano circa due bare al giorno, per 48 ore tutti erano fermamente convinti che mia nonna avrebbe tirato il calzino. E invece no, perché la Santa è una dura. Ma evidentemente il danno causato dall’ictus, pur non peggiorando, ancora non aveva dato il meglio di sé: scampato in parte il pericolo, nel giro di qualche giorno smise praticamente di parlare, dormiva e basta e siamo piuttosto certi che se non l’avessimo fatta dimettere le cose si sarebbero messe anche peggio. Per farvi capire quanto poco ci credevano, i medici l’hanno mandata a casa senza nemmeno attivare servizi come la fisioterapia, anzi, non ce ne hanno nemmeno parlato (diamo loro il beneficio del dubbio sulla professionalità…).
Ma ancora una volta, a dispetto delle circostanze, quella donna rocciosa non è morta, anzi, nel giro di una settimana si riprende e ci fa sperare di riuscire a recuperare quel tanto che basta per fare un po’ di cose da sé…
Ma no. Ad un certo punto declina di nuovo. Poco, non troppo. La fisioterapia andava bene, stava addirittura seduta sul letto da sola, e tac! Le si riempiono  i polmoni di liquido. Ancora.
In soldoni: se si sforza, peggiora. Se non fa nulla, rimane così, o peggiora.
Potrebbe anche stare senza sondino (ovviamente non ci facciamo mancare nulla), ma mangiare la stancherebbe e non riuscirebbe a nutrirsi a dovere, quindi deve tenerlo.
A volte ci dà di testa, e anche parecchio, a volte no, e anche parecchio. In ogni caso non avrei mai pensato di vederla in queste condizioni e anche lei si augurava proprio di non finire allettata, dipendente in tutto e per tutto dagli altri (nella fattispecie mia mamma, che sta con lei 24/7).

Non pensavo che un avvenimento del genere avrebbe sconvolto e scombinato tutte le nostre vite ad un livello così profondo. O meglio, lo immaginavo, ma la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Eppure le cose stanno così e uno ci deve fare i conti. Sperare che la faccenda stia diversamente non ha molto senso. Augurarsi questo o quello serve ancora a meno. Fra l’altro, non saprei più cosa augurarmi di preciso.

Se se ne fosse andata e basta, credo che sarebbe stata una bella botta comunque, ma questa esperienza è davvero qualcosa di estraneante, qualcosa a cui ti abitui solo perché gli esseri umani tendono ad adattarsi a tutto.
Il punto è che tutto in un modo o nell’altro ha ruotato intorno a quest’unico, fondamentale avvenimento.
Da aprile ad oggi sono successe altre cose, terribili (poche), splendide (poche), medie (molte)… tutte filtrate da questa grande lente che ne ha ingigantite alcune e ne ha ridimensionate altre.
La vita prosegue, quindi.

Per quel che mi riguarda, invece, sono piuttosto confusa. Non so bene che cosa accadrà, non riesco a star dietro a tutto, non sto compicciando granché. Non riesco nemmeno ad essere emozionata come vorrei per alcune cose di cui scriverò in seguito. Vorrei ora più che mai ritirarmi in casa mia e star dietro solo all’orto, ai gatti e a qualcuna delle arti che mi sono lasciata alle spalle.
Mangiare solo crauti con le mele. No, anzi, cucinare e mangiare quanto mi pare.
(Ah, già, mi sono anche messa a dieta. La mia dietologa è brava, anche se sono una capra che cede spesso alle tentazioni mi sto sgonfiando.)
Non parlare con nessuno (Frank a parte).
Dipingere un drago cinese sulle pareti di casa per poi imbiancare di nuovo.
Leggere un sacco di libri.
Starmene a guardare l’autunno, visto che con l’estate non è andata molto bene.

Ma le cose adesso mi scivolano addosso. Anche il freddo, anche il brutto tempo.
Deve essere questo fastidioso rumore di fondo…

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