The first after the last

Stamattina la nuova epopea ha avuto inizio. Ecco il preambolo:

Primo esame dopo 10 anni dall’ultimo, discussione della tesi non inclusa.
Oggetto dell’esame: l’unica tragedia mai scritta, negletta e ostracizzata dalla critica positivista, del caro vecchio TT. Niente nomi, si sa mai.
Unico esame di italianistica, a scelta con un altro.
L’esaminatrice/tore non sarebbe stato la stessa (bravissima) professoressa che aveva tenuto il corso. Poteva essere un disastro o un successo.

Trama (pietosa)

Lypsak giunge nel luogo dell’esame. Incontra delle compsgne di corso stralunate e abbastanza perplesse. Decide di non scappare.

Il professore deputato all’impresa discute con qualcuno al di là della porta. Poi la fa entrare.
Le chiede di mostrare i libri. Lei li mostra, fotocopiati. Dramma: non sono originali. Spiegare al professore che alcuni sono fuori stampa da 10 anni e che qualche testo ce lo ha mandato addirittura la nostra professoressa titolare in formato digitale genera solo ulteriori spirali di dramma.

Poi si chiede a Lypsak di rendere conto dei testi non obbligatori della bibliografia. Ella si fa piccola sulla sedia dichiarando implicitamente di non poter passare metà della sua vita in biblioteca, non avendone una sotto casa a disposizione (evitando di aggiungere “soprattutto per latuasoavefacciadasolgnicosaio, se devo morì non lo faccio per questaminchia di esame a scelta”) e dovendo anche lavorare.
Al grido di “è fortunata che lavora e se non studia per la magistrale può anche stare a casa” l’orgoglio di Lypsak si impenna e argomenta che egli non è l’illustre accademica titolare del corso, la quale aveva a suo tempo di voler le cose a ics. Se a lui garbano a ipsilon, siamo forse noi eredi del Tiresia sofocleo? No, checca$$o.
(Tra l’altro l’erede ufficiale è un’altra, lui è lì per caso. Che ne saprà mai della volontà della Somma?)

Messa in sospesa del dramma.

L’esame dunque inizia. Con le stesse domande fatte alle altre giovani studentesse. Argomenti a malapena nel programma. Ma l’esaminanda non si fa impressionare. Ha studiato, non le cose che vuole lui (bi-blio-gra-fi-a-non-ob-bli-ga-to-ria, ma vorrà dire qualcosa?), o meglio, come le vorrebbe lui, ma 37 anni di vita mondana insegnano l’oscura arte del “non mi faccio intimidire dal ciclo mensile di nessuno”.

E la tragedia oggetto del nostro disio? E i verdi chiostri? E le spelonche?
Niente.
Dopo 5 minuti il voto è dato. Altri 5 minuti di gradevoli (davvero) chiacchiere sulla tragedia, finalmente, e poi allez.
Fine dell’esame.
28.
Vada con il suo dio, buona giornata, tarallucci e vino.

…WAD?

Considerazioni

  1. No, dare un esame non mi mancava
  2. No, dare un esame con qualcuno che non ti rispetta non mi mancava
  3. No, il complesso di superiorità di certi professori non mi mancava
  4. No, sbrigare un esame in dieci minuti dopo aver studiato due mesi nei ritagli di tempo e non poter parlare di nessuno degli argomenti affrontati e approfonditi a lezione non mi mancava
  5. No, non sentirsi appagati dopo un esame non mi mancava
  6. No, il desiderio di schiaffeggiamento che mi indurrebbe a caldo di rifutare un ventotto per puro spirito di contraddizione non mi mancava (anche se è stato soppresso ogni volta che si è presentato in passato)
  7. Sì, sono convinta che con la titolare sarebbe stato un bel momento di confronto e questo mi mancava
  8. Sì, con fatica e odio, ma ancora riesco a studiare. Ce la posso fare. Mi mancava.

E si fotta la battaglia di Lepanto. Si riparte con un 28 surreale e incazzato, ma pur sempre un 28!

 

 

 

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